giovedì 10 dicembre 2009

Un merlo bianco nei giardini del Papa. L'animaletto immortalato dalla macchina fotografica di uno dei segretari di Benedetto XVI (Osservatore Romano)


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Un merlo bianco nei giardini del Papa

di Francesco M. Valiante

Avesse dato retta al Merlo bianco, oggi Pinocchio sarebbe un altro. Magari un attempato signore in pensione dopo un'onesta vita trascorsa tra famiglia e lavoro. Poco o niente da raccontare ai nipotini: una fanciullezza tranquilla, spensierata, mai un giorno di scuola marinato, sempre alla larga dai pasticci e dai guai. Solo quello strano ricordo di un lungo naso di legno, retaggio di vecchi incubi infantili presto svaniti.
E dire che l'avvertimento del volatile non difettava di buon senso: "Non dar retta - gli aveva gridato - ai consigli dei cattivi compagni se no, te ne pentirai". La penna accorta di Carlo Collodi glielo aveva fatto incontrare proprio sul cammino che dal teatro dei burattini portava alla casa di Geppetto. Un'ancora di salvezza a metà strada tra la rovina e la redenzione. Ma non c'era stato niente da fare. Anche perché a tacitare la già esitante coscienza di Pinocchio ci aveva pensato il Gatto, che con un balzo si era avventato sull'uccello divorandolo in un sol boccone prima che potesse proferire altro.
Diciamo la verità: a nessun bambino verrebbe in mente di rimpiangere il povero animaletto. Chi può immaginare un libro di fiabe orfano delle peripezie del burattino più famoso del mondo? Destino ingrato, quello del giudizioso volatile. E di tutti quei consiglieri saggi e assennati che diventano sempre più rari compagni di strada lungo i sentieri della vita. Proprio come i merli bianchi. Che poi, a dispetto della simbologia popolare, tanto rari non sono, stando alle acquisizioni della scienza ornitologica. "Aberrazioni cromatiche" le chiamano gli studiosi, con un'espressione che, in verità, sembra evocare terrificanti alchimie genetiche piuttosto che innocenti scherzi della natura.
Pare sia tutta una questione di pigmenti: nel caso dei merli le melanine, agenti responsabili della colorazione scura del piumaggio. Quando sono del tutto assenti si parla di albinismo, quando sono prodotte in quantità minime si è in presenza di leucismo.
Merli albini e merli leucistici - discendenti dell'illustre ma sfortunato progenitore finito tra le grinfie del gatto di Pinocchio - non sono così insoliti da osservare, assicurano gli esperti.
Anche in un angolo verde del tutto particolare come i Giardini Vaticani. Ce n'è un esemplare nella zona del giardino alla francese, alle spalle della Grotta di Lourdes, che non di rado si concede all'osservazione dei bird-watcher più fortunati nella cerchia delle Mura leonine.
Tra i quali lo stesso Benedetto XVI e uno dei suoi segretari, monsignor Alfred Xuereb, che lo hanno notato durante la quotidiana preghiera del rosario recitato passeggiando lungo i viali.
Fortuna che nessuno dei due ha propensioni venatorie, verrebbe da dire. Fatto sta che il prelato, incoraggiato anche dal Papa, si è messo di impegno con l'intenzione di "catturarlo".
Ma per farlo è bastata una macchina fotografica dotata di un potente obiettivo. Che unita a una buona dose di pazienza e a uno spirito di osservazione non comune gli ha consentito il giorno seguente, al termine di un appostamento neanche tanto lungo, di immortalare in una serie di splendidi scatti (pubblicati in questa pagina) il volatile. Del tutto ignaro - soprattutto dopo la cattiva sorte capitata al suo più celebre avo - di essere divenuto oggetto nientedimeno che dell'attenzione del Romano Pontefice.
I suoi "colleghi" neri - una delle colonie più numerose tra le specie di uccelli che affollano i Giardini Vaticani - non se ne avranno certo a male. Anche perché, a dare ascolto a un'altra leggenda, quell'esemplare dal piumaggio candido custodirebbe in realtà le sembianze della loro originaria bellezza. Altro che pigmenti e melanine. Pare infatti che un tempo tutti i merli fossero bianchi. La loro attuale colorazione corvina sarebbe legata al freddo rigido delle ultime tre giornate di gennaio - da qui l'espressione "i giorni della merla" - che avrebbe costretto appunto una merla intirizzita a rifugiarsi con i piccoli all'interno di un comignolo. Dal quale sarebbero poi usciti ricoperti di fuliggine. E perciò, da allora, completamente neri. Dev'essere per questo che un altro acuto osservatore naturalista come il romanziere francese Jules Renard ha scritto: "Il merlo bianco esiste; il merlo nero non ne è che l'ombra". C'è da scommettere che cominci a pensarlo anche il Papa.

(©L'Osservatore Romano - 11 dicembre 2009)

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Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo:

PAPA: VESCOVI IRLANDA, CHIEDIAMO PERDONO PER ABUSI SESSUALI

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 10 dic.

Alla vigilia dell'incontro che avranno in Vaticano con Benedetto XVI, i vescovi irlandesi hanno voluto "chiedere pubblicamente scusa a tutti coloro che sono stati abusati da preti come bambini, alle loro famiglie e a tutte le persone che si sentono giustamente indignate e deluse dalla mancanza di autorita' morale e di responsabilita' che emerge dal Rapporto".
Altrettanto pubblicamente i presuli hanno assunto l'impegno ad un'azione fondata su "carita', verita', integrita' e trasparenza". "Come prima risposta al Rapporto - afferma la Conferenza Episcopale dell'Irlanda in una dichiarazione pubblicata oggi dal Servizio Informazione Religiosa - abbiamo deciso oggi di chiedere al Consiglio nazionale per la tutela dell'infanzia nella Chiesa cattolica di esplorare con i servizi competenti del governo e delle autorita' preposte, al Nord e al Sud del Paese, un meccanismo che consenta di garantire che le politiche attuali della Chiesa e le pratiche messe in atto per la protezione dei bambini siano le migliori e che le accuse di abuso siano adeguatamente trattate. Siamo profondamente scioccati dalla scala e dalla depravazione degli abusi, cosi' come sono descritti nella Relazione. Siamo pieni di vergogna per il modo in cui l'abuso sessuale sui bambini e' stato coperto nella arcidiocesi di Dublino e riconosciamo che questo indica una cultura che era diffusa nella Chiesa. Evitare lo scandalo e preservare la reputazione dei singoli e della Chiesa hanno avuto la precedenza sulla sicurezza e il benessere dei bambini". "Tutto questo - continua la dichiarazione - non sarebbe mai dovuto succedere e non deve mai avere la possibilita' di ripetersi. Chiediamo umilmente perdono".
I vescovi si mettono in discussione: "il Rapporto solleva questioni molto importanti per la Chiesa in Irlanda, compreso il funzionamento della Conferenza episcopale e come i fedeli laici possono essere piu' efficacemente coinvolti nella vita della Chiesa". La dichiarazione si conclude invitando le comunita' a pregare "per tutti coloro che hanno sofferto".

© Copyright (AGI)

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VATICANO

Papa: Se Dio sparisce, l’umanità rischia di distruggere se stessa

Messaggio di Benedetto XVI al convegno della Conferenza episcopale italiana sulla questione di Dio. Il saluto del card. Bagnasco e la relazione del card. Ruini. Il razionalismo che emargina Dio, fa emergere le religioni irrazionali. La questione di Dio e della verità distinguono l’uomo dall’animale e dalla macchina.

Roma (AsiaNews)

“Dio oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto”: è il tema di un convegno internazionale organizzato dal Comitato per il Progetto culturale della Cei, presieduto dal card. Camillo Ruini.
Per due giorni, a partire da oggi pomeriggio, si susseguono letterati, scienziati, teologi, giornalisti di fama internazionale. Oltre ai dibattiti sulla presenza di Dio negli ambiti della vita (l’anima, la società, la musica, il cinema, l’arte,…), l’evento comprende la presentazioni di libri e concerti presso l’Auditorium di via della Conciliazione, a due passi dalla basilica di san Pietro.
Per l’apertura del convegno, Benedetto XVI ha inviato un messaggio al card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei. In esso egli ricorda che “la questione di Dio è centrale” per la nostra epoca, dove spesso “si tende a ridurre l’uomo ad una sola dimensione, quella ‘orizzontale’, ritenendo irrilevante per la sua vita l’apertura al Trascendente”. E ancora: “quando Dio sparisce dall’orizzonte dell’uomo, l’umanità perde l’orientamento e rischia di compiere passi verso la distruzione di se stessa”.
Per il papa il convegno deve servire al grande compito della Chiesa e dei cristiani, “di rendere Dio presente in questo mondo”, cercando di “aprire agli uomini l’accesso a Dio”.
Nel suo saluto agli intervenuti al convegno, il card. Bagnasco ha messo in luce che la questione di Dio è legata a quella della verità, che “distingue l’uomo dall’animale e dalla macchina”.
Egli fa notare che quanto più la “questione Dio” viene “emarginata e psicologicamente rimossa” dalla cultura, tanto più essa riappare “sotto mentite spoglie”, con l’interesse contemporaneo al paranormale, all’occulto, alle religiosità esoteriche, dove la ragione “è sconfitta”.
Fra relativismo e presunzioni prometeiche della scienza, la domanda su Dio e sulla verità apre un compito ai cristiani di affermare la ragionevolezza del Vangelo, tornando a dare senso alla vita e al mondo.
Il card. Ruini ha presentato la prima, dotta relazione, in cui egli ha suggerito tre vie (simili a quelle di san Tommaso d’Aquino) che nella cultura contemporanea rendono viva la questione di Dio. Le tre vie sono: quella che parte dall’esistenza nostra e del mondo, che sottolinea il fatto che esista qualcosa (e non il nulla); quella che parte dall’intelligibilità della natura, che è a fondamento anche delle stesse scienze sperimentali; quella che parte dall’esperienza etica.
Il porporato ha anche ricordato che la presenza del male nella società è una delle più grandi difficoltà a riconoscere l’esistenza di Dio. Ma ha fatto pure notare che la domanda sul male e su Dio percorre tutta la storia umana.
Egli ha concluso ricordando che lo scientismo che vuole pervadere ogni aspetto dell’esistenza tende a dire che Dio è inconoscibile e l’uomo viene ridotto a un oggetto della natura: oggi, come forse mai in precedenza, appare chiaro che l’affermazione dell’uomo e di Dio “o stanno insieme o cadono insieme”.

© Copyright AsiaNews

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Le due linee della Chiesa

Sulla polemica tra la Lega e Tettamanzi è stato detto troppo ma non tutto

di Tiziano Fonte

Sulle critiche del giornale “La Padania” al cardinale Tettamanzi sono state dette molte cose, ma non è ancora stato detto tutto.
D’accordo con il segretario di Stato vaticano cardinale Bertone, che a Milano ha elogiato il pastore della più grande diocesi del mondo. D’accordo con i moltissimi fedeli che inviano e-mail alla curia ambrosiana esprimendo solidarietà verso il loro arcivescovo.
D’accordo con il Presidente della Repubblica che, dopo aver riconosciuto il significato “essenziale” della presenza della Chiesa nella società, ha pure lui difeso l’arcivescovo di Milano.
D’accordo con Gianni Alemanno che ha auspicato che la Chiesa sia lasciata fuori dal confronto politico. Per niente d’accordo con chi sostiene che le sciocche accuse leghiste siano motivate da manovre per il dopo-Tettamanzi. Per niente d’accordo anche con chi, da una parte e dall’altra, usa con la Chiesa due pesi e due misure a seconda delle convenienze.

Detto tutto questo, dato ad ognuno il suo, chiarito quello che c’è da chiarire, bisognerà però pur dire che nella Chiesa italiana ci sono due linee d’azione ed una sembra passare anche dal cardinale Tettamanzi. Non c’era bisogno delle buzzurrate leghiste per vederlo, ma fatta la tara delle buzzurrate leghiste, si può dire che sarebbe auspicabile che ci fosse maggiore unità nella Chiesa attorno alla linea tracciata dal papa e che non è certamente positivo che si facciano discorsi troppo diversi o addirittura contrapposti?

Al convegno della Chiesa italiana tenutosi a Verona il 19 ottobre 2006, hanno parlato sia l’arcivescovo di Milano Tettamanzi sia il Papa. Il primo ha aperto il convegno in Arena e il secondo ha incontrato i partecipanti alla Fiera a metà dei lavori. I due discorsi sono stati molto diversi. Mentre Tettamanzi ha proposto una Chiesa estroversa ed a priori solidale con il mondo, il Papa ha parlato della missione di verità della Chiesa, la qual cosa comporta non solo accompagnare ma anche giudicare il mondo, che non sa darsi da solo la sua salvezza.
Proprio a Verona il cardinale Tettamanzi, commentando Paolo agli Efesini, pronunciò la frase che poi divenne famosa: “meglio essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo”. Tutti avevano pensato che il suo bersaglio fossero i cosiddetti “atei devoti”, oppure gli stessi leghisti, che talvolta strumentalmente si fanno tutori della cosiddetta identità cristiana, e forse si trattava di ipotesi centrate. Ma l’affermazione del cardinale poteva anche essere intesa come diretta all’insegnamento del Papa che, come noto, è molto critico vero i “cristiani anonimi” e continua ad affermare che i cristiani devono lottare perché nel mondo si faccia spazio a Dio.
Altri ancora avevano letto quella frase come diretta al cardinale Ruini che, lasciando la presidenza della Cei, aveva affermato: “E’ preferibile essere contestati che essere irrilevanti”.
I cristiani della diocesi di Milano sono fedeli al loro pastore e gli vogliono bene. Non mancano però coloro che fanno notare una eccessiva orizzontalità del suo insegnamento.
La solidarietà, l’accoglienza, la sobrietà sono certamente valori anche cristiani. La diocesi di Milano è partita per prima nella creazione di un fondo di solidarietà a favore delle famiglie colpite dalla crisi economica ed ha poi trascinato altre diocesi italiane e la stessa Conferenza episcopale che ha fatto proprio il progetto. Si tratta senz’altro di un merito, che va riconosciuto unitamente a tanti altri. Però talvolta si ha l’impressione che l’approccio del cardinale sia fin troppo sociologico fino a sbiadire la specificità della presenza cristiana nella società di oggi.
Come se i cristiani dovessero solo amare, ma senza alcuna relazione con la verità, mentre, come dice Benedetto XVI, non si può amare se non nel rispetto della verità di chi si ama. Non pochi fedeli milanesi raccontano che è ormai difficile sentire a Milano un discorso di presenza cristiana nella società a tutto tondo – né tantomeno di “identità” cristiana - e non limitatamente ai doveri dell’assistenza e della convivenza pacifica.
In occasione dell’”occupazione” musulmana del sagrato del duomo di Milano del gennaio 2009, la curia ambrosiana era stata piuttosto sfumata, richiamando il diritto di tutti alla preghiera e il dovere dell’accoglienza.
Trascurando che quell’atto era ben più di una preghiera. Era una prova di forza, una sfida e una intimidatoria promessa di quanto potrebbe avvenire in futuro. Allora intervenne il ministro leghista Maroni per impedire simili manifestazioni in futuro, mentre la curia di Milano si limitava a dichiarare di aver ricevuto una delegazione che aveva portato all’arcivescovo le sue scuse ed rassicurazioni.
Oggi inizia a Roma il grande convegno: “Con Dio o senza Dio niente è come prima”. Con esso il Comitato per il Progetto culturale presieduto dal cardinale Ruini si fa carico di una vivissima preoccupazione di Benedetto XVI: “Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio”. Questa frase era contenuta nella Lettera ai vescovi del mondo sul ritiro della scomunica ai lefebvriani, ma il concetto ricorre continuamente negli interventi del papa. Dietro c’è la convinzione che non sarà solo con la solidarietà o l’accoglienza che si potrà rendere Dio presente in questo mondo.
Nella Chiesa di oggi ci sono quindi due linee. L’una dice che il cristianesimo è utile ma non necessario per la costruzione della società; l’altra dice che è non solo è utile ma anche necessario.
Per la prima i cristiani devono praticare solidarietà ed accoglienza accanto agli altri uomini e come gli altri uomini; per la seconda la solidarietà e l’accoglienza devono essere inserite in Cristo se vogliono essere veramente liberanti per tutti. Le semplificazioni sono sempre pericolose. Ma talvolta c’è l’impressione che queste due linee passino anche per il Duomo di Milano.
Cosa c’entra “La Padania” con tutto ciò? Assolutamente niente ed è per questo che le accuse al cardinale Tettamanzi di essere un “imam” sono state un brutto incidente. La Chiesa non ha certo bisogno di simili grossolani interventi per guardare dentro di sé e ancor meno per trovare un compromesso tra due linee. Le due linee però ci sono.

© Copyright L'Occidentale, 10 dicembre 2009

Concordo pienamente con le riflessioni di Fonte.
Ribadisco ancora una volta la mia solidarieta' al card. Tettamanzi per gli attacchi subiti da parte di alcuni politici e di un articolo della Padania (non quello ovviamente di Reguzzoni).
Vorrei pero' andare oltre la polemica.
A volte noi fedeli ambrosiani ci troviamo spiazzati perche' abbiamo l'impressione che la diocesi voglia per forza distinguersi dalle altre.
Ci sono state occasioni in cui le opinioni degli arcivescovi (quello in carica e soprattutto quello emerito) hanno fatto molto "rumore" consentendo ai media, in modo piu' o meno corretto, di opporre cardinali "buoni" a cardinali "cattivi" quando non addirittura al Papa "cattivo".
In altre occasioni (come nel caso dell'occupazione del sagrato del Duomo o dell'agonia di Eluana Englaro) il silenzio della diocesi e' apparso assordante.
Noi ambrosiani chiediamo semplicemente piu' comunione con il Papa e meno confusione.
Purtroppo in alcuni casi abbiamo notato una corsa alla distinzione (ad esempio in occasione dell'applicazione del motu proprio Summorum Pontificum) che non giova certo alla Chiesa Cattolica
.
R.

Lettera del Papa al card. Bagnasco: "Dio, questione centrale per la nostra epoca" (Sir)


Vedi anche:

Il Papa al card. Bagnasco: "La questione di Dio è centrale anche per la nostra epoca, nella quale spesso si tende a ridurre l’uomo ad una sola dimensione, quella orizzontale, ritenendo irrilevante per la sua vita l’apertura al Trascendente" (Lettera)

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BENEDETTO XVI: LETTERA AL CARD. BAGNASCO, “DIO, QUESTIONE CENTRALE PER LA NOSTRA EPOCA”

Una “importante iniziativa, che affronta uno dei grandi temi che da sempre affascinano ed interrogano lo spirito umano”: così Papa Benedetto XVI ha definito il convegno “Dio oggi: con lui o senza di lui cambia tutto”, in corso a Roma, nel messaggio inviato al presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Angelo Bagnasco, e letto da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei (testo integrale su Agensir.it).
Il Papa afferma subito che “la questione di Dio è centrale anche per la nostra epoca, nella quale spesso si tende a ridurre l’uomo ad una sola dimensione, quella ‘orizzontale’, ritenendo irrilevante per la sua vita l’apertura al Trascendente. La relazione con Dio, invece, è essenziale per il cammino dell’umanità e, come ho avuto modo di affermare più volte, la Chiesa e ogni cristiano hanno proprio il compito di rendere Dio presente in questo mondo, di cercare di aprire agli uomini l’accesso a Dio”. “In questa prospettiva – ha poi aggiunto Benedetto XVI - si pone l’evento internazionale di questi giorni.
L’ampiezza di approccio alla importante tematica, che caratterizza l’incontro, permetterà di tracciare un quadro ricco e articolato della questione di Dio, ma soprattutto sarà di stimolo per una più profonda riflessione sul posto che occupa Dio nella cultura e nella vita del nostro tempo”.
Riflettendo sulla natura e i contenuti del convegno internazionale che si apre oggi a Roma, Benedetto XVI ha poi affermato: “Da una parte (..) si intende mostrare le varie strade che conducono ad affermare la verità circa l’esistenza di Dio, quel Dio che l’umanità ha da sempre in qualche modo conosciuto, pur nei chiaroscuri della sua storia, e che si è rivelato con lo splendore del suo volto nell’alleanza con il popolo di Israele e, al di là di ogni misura e attesa, in modo pieno e definitivo, in Gesù Cristo. Questi – sottolinea il Papa - è il Figlio di Dio, il Vivente che entra nella vita e nella storia dell’uomo per illuminarle con la sua grazia, con la sua presenza”. “Dall’altra parte, si vuole mettere proprio in luce l’importanza essenziale che Dio ha per noi, per la nostra vita personale e sociale, per la comprensione di noi stessi e del mondo, per la speranza che illumina il nostro cammino, per la salvezza che ci attende oltre la morte”, ha aggiunto Benedetto XVI, sottolineando le diverse arti, scienze e discipline coinvolte nei lavori del convegno.
Nelle parti conclusive del suo messaggio al presidente della Cei, il Papa ha poi affermato: “In una situazione culturale e spirituale come quella che stiamo vivendo, dove cresce la tendenza a relegare Dio nella sfera privata, a considerarlo come irrilevante e superfluo, o a rifiutarlo esplicitamente, auspico di cuore che questo evento possa contribuire almeno a diradare quella penombra che rende precaria e timorosa per l’uomo del nostro tempo l’apertura verso Dio, sebbene Egli non cessi mai di bussare alla nostra porta”. “Le esperienze del passato, anche non lontano da noi, insegnano che quando Dio sparisce dall'orizzonte dell’uomo, l’umanità perde l’orientamento e rischia di compiere passi verso la distruzione di se stessa. La fede in Dio – conclude Benedetto XVI - apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa, che non delude; indica un solido fondamento su cui poter poggiare senza timore la vita; chiede di abbandonarsi con fiducia nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo”.

© Copyright Sir

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Il Papa a Sulmona il 4 luglio

L’annuncio della storica visita dato dal vescovo Spina

di Annalisa Civitareale

SULMONA. 4 luglio 2010. Sarà una data storica per Sulmona. Papa Benedetto XVI sarà in città in occasione dell’ottavo centenario della nascita di San Pietro Celestino. L’annuncio ufficiale è stato dato ieri dal vescovo Spina nel corso della celebrazione eucaristica nella cattedrale di San Panfilo. Un annuncio arrivato nel giorno della Concezione, un giorno di immensa gioia cristiana per i fedeli della diocesi, che hanno risposto con un lungo applauso. Sarà la terza visita del Santo Padre in Abruzzo.

L’ANNUNCIO. «Carissimi fratelli e sorelle, oggi, solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, con cuore commosso e gioia grande sono lieto di annunciare all’intera diocesi di Sulmona-Valva e alla Regione ecclesiastica abruzzese-molisana che, domenica 4 luglio 2010, il santo padre Benedetto XVI, a seguito dell’invito da me rivoltogli con lettera del 26 ottobre 2009, ha disposto di visitare Sulmona in occasione dell’ottavo centenario della nascita di San Pietro Celestino». Parole semplici quelle con cui il vescovo Angelo Spina, poco prima dell’omelia, ha dato l’annuncio ai fedeli. Nel 2010 il Papa compirà altri tre viaggi in Italia. Sarà anche a Torino (2 maggio), Carpineto Romano (5 settembre) e Palermo (3 ottobre).

IL PROGRAMMA. I dettagli della visita di Ratzinger, la terza in Abruzzo, sono da definire, ma si sa già che l’unica tappa sarà a Sulmona. Si fermerà nella basilica di San Panfilo dove venererà le reliquie di San Pietro Celestino. Nella cappella inaugurata lo scorso settembre, in occasione dell’avvio della peregrinatio delle spoglie di Celestino V nelle diocesi di Abruzzo e Molise, sono infatti conservati alcuni oggetti appartenuti al santo (i sandali, gli abiti, il cilicio, le scarpe e la tibialia indossati da papa e, soprattutto, una piccola parte del cuore, donato a Sulmona dal vescovo di Ferentino nel 1906). Lo stesso cuore che il papa ha benedetto il 30 settembre quando circa 2.500 fedeli della diocesi Sulmona-Valva sono stati in udienza a Roma. Dopo la sosta in cattedrale il papa celebrerà la messa e reciterà, in mondovisione, l’Angelus in piazza Garibaldi.

LA TELEFONATA. La notizia dell’arrivo del papa è arrivata al vescovo Spina due giorni fa. «L’altro giorno», ha raccontato l’a lto prelato, «ho ricevuto una telefonata dalla Prefettura pontifica che mi ha comunicato che il papa aveva accolto l’invito e sarebbe venuto in città il 4 luglio e avrei potuto dare l’annuncio alla comunità diocesana nel giorno della Concezione. Questa visita per noi è un grande dono, ma anche motivo di grande responsabilità ad accogliere tra noi, con la conversione del cuore, il successore di Pietro».

L’ANNO GIUBILARE. L’avvicinamento tra la diocesi di Sulmona-Valva e il Pontefice è arrivato quest’anno, in occasione dell’anno giubilare. «Il 18 agosto è stato a Sulmona il fratello del papa, Georg Ratzinger», ha ricordato il vescovo, «poi siamo stati noi in udienza dal papa. In quell’o ccasione, dissi al Santo Padre che Sulmona lo aspettava. Poi, lo scorso 26 ottobre, per scrupolo ho voluto scrivergli una lettera per invitarlo ufficialmente, ma con una flebile speranza, consapevole dei suoi innumerevoli impegni. Invece, l’altro giorno è arrivata la notizia della sua visita, motivo di speranza per tutto il territorio».

DON MAURIZIO. Al termine della cerimonia di ieri, durante la quale è stato celebrato il battesimo della piccola Ilaria, figlia del consigliere comunale Giuseppe Ranalli e di sua moglie Claudia, il parroco di San Panfilo, don Maurizio Buzzelli, a nome di tutti i presbiteri e di tutta la comunità dei fedeli ha espresso la sua gratitudine al vescovo. «La visita del papa è motivo di speranza», ha detto il parroco, «per questo territorio che sta attraversando un difficile momento economico e occupazionale».

© Copyright Il Centro, 9 dicembre 2009 consultabile online anche qui.

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Convegno Cei sulla "questione di Dio”. Il cardinale Ruini: Italia più cristiana di quello che dicono i media

“Dio oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto”: è il tema di un convegno internazionale promosso dal Comitato per il Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana, che si apre oggi pomeriggio nell’Auditorium di via della Conciliazione a Roma. Teologi, filosofi, giornalisti, intellettuali, uomini di cultura e docenti universitari si confronteranno per tre giorni sulla “questione di Dio”, spaziando dalla musica alla politica, dalla letteratura alla scienza. Il Convegno sarà aperto, alle ore 15, dai saluti del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, e del sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Intervistato da Luca Collodi, il presidente del Progetto culturale della Cei, il cardinale Camillo Ruini, si sofferma sull’importanza della cultura nella vita della Chiesa:

R. – E’ importante perché la cultura è come l’aria che tutti respiriamo. Dalla cultura dipende la vita, come, del resto, dalla vita dipende la cultura. C’è un rapporto profondo. La presenza cristiana nella cultura è essenziale per l’evangelizzazione.

D. – Secondo lei, l’evangelizzazione della cultura italiana è oggi ancora possibile in una società dove c’è un forte pluralismo culturale?

R. – Non solo è possibile, ma direi quanto mai necessaria. L’evangelizzazione è capace di penetrare ogni cultura e tanto più può penetrare una cultura come quella italiana di oggi, che ha radici cristiane profonde, che nasce in buona parte dal cristianesimo, anche se – per certe sue tendenze – sembra allontanarsi dal cristianesimo stesso.

D. – Quanto è importante la presenza e l’incidenza del laicato in ambito sociale, ma anche politico?

R. – C’è stata, con il Concilio Vaticano II, la grande riscoperta del valore del laicato. Questa esperienza, che certamente ha un terreno privilegiato nel campo sociale e politico, riguarda la vita di ogni giorno, ad esempio la vita familiare, e riguarda anche la testimonianza cristiana. E’ mia profonda convinzione che l’evangelizzazione nel futuro non sarà possibile se non ci saranno tanti laici evangelizzatori, che con la loro testimonianza di vita ed anche con la loro capacità di proporre le ragioni della fede possano fare un apostolato capillare negli ambienti in cui vivono.

D. – C'è chi afferma che si può credere in Dio, ma che non si possono più sostenere alcuni precetti della Chiesa cattolica in campo dottrinale e morale. Lei cosa risponde?

R. – Si può credere in Dio e si può accogliere pienamente e definitivamente la Chiesa in campo dottrinale come in campo morale. Per me altrettanto essenziale e forse ancora più essenziale è un’altra questione, quella della vita oltre la morte. Non c’è autentico cristianesimo se pensiamo che la vita dell’uomo finisca su questa terra. Cristo è risorto dai morti. Questo è il messaggio centrale del Nuovo Testamento, questa è la missione degli Apostoli, rendere testimonianza alla Risurrezione di Cristo. Cristo non è risorto solo per sé, ma è risorto per tutti noi.

D. – Per il Progetto culturale è fondamentale anche un sano rapporto con la stampa, la radio, la televisione. Ma questo rapporto con i media è un altro punto su cui fermarsi a riflettere. Il Papa ne ha parlato anche domenica scorsa in Piazza di Spagna…

R. – E’ un punto molto delicato ed importante. Io sono convinto che la realtà della vita quotidiana della nostra gente è molto più impregnata di cristianesimo di quello che spesso emerga dall’immagine che ne danno i mezzi di comunicazione. Perciò chiederei ai mezzi di comunicazione di ascoltare e vedere la realtà della vita, che non è soltanto rappresentata dalle deviazioni, dalle cose brutte che purtroppo avvengono e che sono sempre avvenute, ma c’è anche tanto di positivo nella vita. C’è anche una adesione a Dio, una ricerca di Dio anche in coloro che, magari nella loro vita, non riescono sempre ad essere coerenti.

D. – Lei cosa si aspetta da questa tre giorni di lavori?

R. – Mi aspetto anzitutto un approfondimento culturale. Abbiamo chiamato personalità di grande spessore culturale in vari campi. Spero poi, in secondo luogo, che l’attenzione dell’opinione pubblica sia richiamata su questo punto centrale perché - come dice il titolo del Convegno - soltanto con Lui, con Dio o senza di Dio cambia tutto, cambia il senso della nostra vita. Ma anche perché la questione che viene prima di tutto è sempre questa: Dio c’è o non c’è? Credo che potremmo mostrare molte buone ragioni per renderci conto che non solo da un punto di vista del credente, ma anche dal punto di vista dell’uomo che cerca di essere razionale, la domanda su Dio si impone oggi così come si è sempre imposta nel passato.

(Montaggio a cura di Maria Brigini)

© Copyright Radio Vaticana

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Discorso del Papa in Piazza di Spagna: il commento del Prof. Mario Morcellini (Radio Vaticana)

Islam, il card. Bertone ad Al Jazeera: Un augurio di pace e di serena e solidale convivenza per tutti (Asca)

Il Papa all'udienza: "pazienza e benevolenza di Dio verso l'uomo peccatore" (Izzo)

Il Papa all’udienza generale: il ministero petrino è garanzia di fedeltà alla sana dottrina. Nell'Eucaristia Cristo è "realmente presente" (R.V.)

COMUNICATO: ALLACCIAMENTO DELLE RELAZIONI DIPLOMATICHE FRA LA SANTA SEDE E LA FEDERAZIONE RUSSA

Il Papa: L’origine del male è nell’uomo stesso e nell’uso sbagliato della libertà (Sir)

Il Papa: "Anche oggi esiste il pericolo di ridimensionare il realismo eucaristico, considerare, cioè, l’Eucaristia quasi come solo un rito di comunione, di socializzazione, dimenticando troppo facilmente che nell’Eucaristia è presente realmente Cristo risorto - con il suo corpo risorto - il quale si mette nelle nostre mani per tirarci fuori da noi stessi, incorporarci nel suo corpo immortale e guidarci così alla vita nuova" (Catechesi)

Richiamo del Papa ai media ed all'accoglienza (Vecchi)

Discorso del Papa in Piazza di Spagna: il commento di Giacomo Galeazzi

Massimo Gramellini commenta il discorso del Papa: Il bene difficile (La Stampa)

Discorso del Papa, l'autocritica dei direttori: "Osservazioni giuste" (Bruzzone)

Lucia Annunziata commenta le parole del Papa: Il male inevitabile (La Stampa)

Sbattiamo il bene in prima pagina: Gianni Riotta commenta le parole del Papa

Sei cardinali in pensione. Bertone invece resta e prova a rifare la curia (Rodari)

Giuliano Ferrara: Perché si può criticare Tettamanzi senza malizia (Il Foglio)

Amicone a Tettamanzi: La solidarietà banale stanca, quella vera a Milano c’è. Non c’è un’idea forte e viva di Cristo, invece (Il Foglio)

Discorso del Papa in Piazza di Spagna: il commento di Salvatore Izzo

Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo:

CUBA: PAPA, EMBARGO FERISCE ANCORA,MA RAPPORTI CON USA MIGLIORANO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 10 dic.

Le conseguenze della grave crisi economica che interessa anche molti altri Paesi, a Cuba si sommano "ai devastanti effetti dei disastri naturali e dell'embargo economico" e tutto questo "colpisce in maniera speciale le persone e le famiglie piu' povere".
Lo afferma Benedetto XVI nel discorso rivolto oggi al nuovo ambasciatore cubano presso la Santa Sede, Eduardo Delgado Bermudez, che ha presentato oggi le lettere credenziali. Nello stesso intervento, il Papa rileva pero' anche il "deciso protagonismo di Cuba nel contesto economico e politico dei Caraibi e dell'America Latina" e "alcuni segni di distensione nelle relazioni con i vicini Stati Uniti che fanno presagire nuove opportunita' per un benefico riavvicinamento reciproco, nel pieno rispetto della sovranita' e del diritto degli stati e dei cittadini".

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CUBA: PAPA, ATTUARE LIBERTA' RELIGIOSA CONSENTENDO PIU' CHIESE

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 10 dic.

Benedetto XVI chiede al Governo Cubano di consentire "la riparazione e la restituzione di alcuni templi e la costruzione di alcune case religiose". E' uno dei punti elencati dal Pontefice al nuovo ambasciatore di Cuba, Eduardo Delgado Bermudez.
"Spero - afferma Papa Ratzinger - che continuino a moltiplicarsi i segnali concreti di apertura per l'esercizio della liberta' religiosa, come e' stato fatto negli ultimi anni, come ad esempio la possibilita' di celebrare la messa in alcune carceri, di realizzare processioni religiose, di e di disporre di tutele sociali per sacerdoti e religiosi Cosi' la comunita' cattolica puo' esercitare piu' liberamente il suo compito pastorale specifico".
"Le antiche radici cristiane - ha ricordato Benedetto XVI nel suo discorso - hanno donato a Cuba uno straordinario patrimonio spirituale e morale che ha contribuito in modo decisivo a creare l''anima' cubana, dandole un carattere e una personalita' propria", insegnandole quei valori morali e spirituali, come il rispetto per la vita dal concepimento alla morte naturale che, ha ribadito , "rendono l'esistenza umana piu' degna".
Per il Pontefice, "sarebbe auspicabile che il dialogo con le autorita' cubane, in modo analogo ad altre nazioni, porti alla definizione di un quadro normativo per il "corretto e mai interrotto rapporto tra il Vaticano e Cuba", che garantisca un adeguato sviluppo della vita e dell'attivita' pastorale della Chiesa in quella nazione". "In questo senso - ha concluso - il servizio principale fornito alla Chiesa cubana e' l'annuncio di Gesu' Cristo e il suo messaggio di amore, di perdono e di riconciliazione nella verita': un popolo che percorre questo cammino di armonia e' un popolo che nutre la speranza di un futuro migliore".

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