sabato 11 luglio 2009

David Gibson: «L'incontro sarà un successo l'agenda sociale li avvicina» (Cometto)


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Su segnalazione di Eufemia leggiamo:

«L'incontro sarà un successo l'agenda sociale li avvicina»

David Gibson. Parla l'autore di "Il Papa Benedetto XVI e la sua battaglia con il mondo moderno".

di Maria Teresa Cometto

L'intesa fra il Papa e Barack Obama aiuterà il presidente Usa a conquistare consensi sulla sua agenda sociale. Lo prevede David Gibson, scrittore americano esperto di Chiesa cattolica, autore di "Il Papa Benedetto XVI e la sua battaglia con il mondo moderno". Dal suo studio a Brooklyn spiega al Riformista come si stia aprendo un nuovo corso nelle relazioni fra Casa Bianca e Vaticano.

Come sarà l'incontro fra Obama e il Papa?

Molto positivo per entrambi, forse meno gradito dai cattolici conservatori americani che vedono il presidente come un anatema. Certo il Papa era in sintonia con George W. Bush su diversi temi, dall'aborto fino alla ricerca sulle cellule staminali, ma era meno d'accordo sulla politica economica e internazionale. Le relazioni fra i due erano calorose, come si è visto dall'accoglienza del Papa alla Casa Bianca l'anno scorso e di Bush in Vaticano. Ma quando Ratzinger è stato eletto Papa, Bush era già alla fine del suo secondo mandato.

Ora invece Obama è all'inizio del suo governo…

Esatto, quindi è l'inizio di una rapporto che durerà per almeno quattro anni, forse otto ed è nell'interesse di entrambi che la relazione funzioni. L'obiettivo di questo primo meeting è conoscersi da vicino. Per adeguarsi agli impegni di Obama il Papa ha accettato di vederlo venerdì pomeriggio, ritardando la propria andata a Castel Gandolfo. È una scelta inusuale, perché di solito questi incontri al Vaticano avvengono al mattino o a colazione. Sembra un piccolo dettaglio, invece è un segnale importante della buona disposizione del Papa verso Obama.

Per Ratzinger le differenze con Obama sui temi morali passeranno in secondo piano rispetto alle affinità sui temi sociali?

Per la Chiesa i valori della vita rimangono prominenti. Ma il Papa è molto ricettivo verso la promessa di Obama di ridurre l'aborto con le politiche sociali come è stato fatto per esempio in Olanda, dove il tasso di aborti e molto basso grazie alla rete di assistenza sociale. Comunque l'incontro di venerdì è all'interno di una settimana all'insegna della giustizia sociale, con la pubblicazione della nuova enciclica "Caritas in veritate", il G8 sulla crisi globale e gli aiuti al Terzo Mondo e la visita di Obama in Africa.

Quanto è vicina o lontana la filosofia della nuova enciclica da quella obamiana?

È un testo molto ratzingeriano, denso e intellettualmente profondo. I temi principali sono la solidarietà, il bene comune, la responsabilità individuale, cose che Obama ama enfatizzare. Ci sono parole dure contro i peccati di finanzieri e uomini d'affari, ma non c'è una condanna del capitalismo, un sistema di cui il Papa riconosce il valore fondamentale. Proprio come Obama, che è americano e quindi ha una mentalità veramente capitalista. Vedo insomma reali punti di contatto fra i due leader.

Obama conquista con il suo fascino le folle, che lo osannano come un Messia. Ratzinger sa scaldare di meno l'audience…

È interessante il contrasto fra le due figure, che però in realtà sono diverse dagli stereotipi con cui le si rappresenta. Ratzinger ha sorpreso per la sua capacità di comunicare in modo chiaro, accessibile. Obama ha mostrato di avere sostanza oltre al look, di non essere solo un televangelista: nel discorso all'Università cattolica Notre Dame ha citato il peccato originale e vari teologi.

Quale effetto avrà l'incontro sui cattolici americani?

Saranno molto orgogliosi: amano sempre il Papa, anche se talvolta sono in disaccordo con lui; e oggi amano Obama. Quindi saranno felici di vederli vicini. Saranno in difficoltà invece i vescovi che hanno espresso forti critiche alla Casa Bianca: avranno un problema di credibilità fra i loro fedeli. Chi ascolteranno i cattolici: i vescovi anti-Obama o il Papa che lo abbraccia?

Prevede una svolta nella politica dell'episcopato Usa?

Dal Vaticano verrà una spinta perché abbiano un rapporto più costruttivo con la Casa Bianca. Il nuovo arcivescovo di New York Timothy Dolan rappresenta bene la nuova generazione di leader della Chiesa cattolica Usa, più impegnati al dialogo: non a caso Obama l'ha chiamato sul cellulare facendogli le congratulazioni per la nomina. Come il Papa aveva chiamato il neo-presidente dopo la sua elezione, chiacchierando amabilmente con lui.

© Copyright Il Riformista, 10 luglio 2009

Interessante intervista, peccato che l'intervistatrice sia caduta nel luogo comune.
R.

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