mercoledì 26 novembre 2008

Cambia la Giornata ebraico-cristiana. Mons. Amato: Finalità del dialogo interreligioso non è la creazione di una religione universale, sincretistica


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Il vescovo Paglia al convegno Cei dei delegati diocesani

Cambia tema la Giornata ebraico-cristiana

Roma, 26.

Cambierà tema di riflessione la Giornata ebraico-cristiana che tutti gli anni si celebra il 17 gennaio alla vigilia della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani: lo ha annunciato questa mattina - riferisce l'agenzia Sir - il vescovo di Terni-Narni-Amelia, Vincenzo Paglia, presidente della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo, parlando ai delegati diocesani riuniti in convegno a Roma. La scelta è diretta conseguenza della decisione dell'Assemblea dei rabbini d'Italia di non partecipare a quella Giornata di riflessione per manifestare la loro contrarietà per la nuova formulazione (nel rito latino) della preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo.
"Questo incidente - ha detto monsignor Paglia - non può far saltare per noi una riflessione sul rapporto ebraico-cristiano che rimane essenziale. Semmai ci spinge a farlo ancora di più". La Giornata dunque si celebrerà lo stesso, "continuerà e andrà fatta con grande tenacia e con profonda spiritualità" ma "per senso di fraternità con gli ebrei - ha aggiunto - sospenderemo la riflessione che dal 2006 stiamo facendo insieme sui dieci comandamenti". Seguendo la numerazione ebraica, era in programma una riflessione sullo Shabbat, la quarta parola ("Ricordati del giorno di sabato per santificarlo"). Si è pertanto deciso - ha spiegato il vescovo Paglia - "di riflettere sul rapporto tra ebrei e cristiani sottolineando l'importanza delle Scritture, alla luce del recente Sinodo e della partecipazione, per la prima volta, di un rabbino tra i vescovi di tutto il mondo".
Presto l'ufficio della Cei per l'ecumenismo e il dialogo farà arrivare ai delegati diocesani il nuovo sussidio per la celebrazione della Giornata. "Naturalmente - ha detto ancora il presidente della commissione episcopale - se ci sono ebrei che nelle diocesi vogliono partecipare alle iniziative della Giornata, noi non glielo impediremo. Ma ciò dipende dai rapporti che ognuno di noi ha con i rabbini e con i fratelli ebrei". La linea è quella "di non enfatizzare" l'incidente "anche perché una sua eccessiva sottolineatura contraddirebbe quello che vogliamo fare e cioè appianare la situazione. La nostra saggezza ci aiuterà a ricucire gli strappi".

Ieri al convegno è intervenuto l'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, che ha tenuto a precisare che "finalità del dialogo interreligioso non è, come alcune correnti teosofiche lasciano intendere, la creazione di una religione universale, sincretistica, che riconosce un minimo comune denominatore" presente in tutte le religioni.

Nel dialogo ecumenico - ha ricordato il presule salesiano - le Chiese hanno "una piattaforma comune e condivisa" che ovviamente non può esserci nel dialogo interreligioso. Pertanto diverse sono le finalità. Inoltre, nel dialogo con le altre fedi è giusto mostrare la propria identità religiosa: "Non si può fare tabula rasa della propria identità cristiana" ha sottolineato l'arcivescovo.

(©L'Osservatore Romano - 27 novembre 2008)

Non capisco si possa parlare di "incidente".
Non mi pare molto rispettoso utilizzare questo termine in relazione ad una preghiera legittimamente utilizzata nella celebrazione della Santa Messa.
Esaustive e illuminanti, al contrario, le parole di Mons. Amato
.
R.

5 commenti:

don Gianluigi Braga ha detto...

Io continuerò a pregare per la conversione degli Ebrei, affinché riconoscano Gesù come unico Salvatore e come il loro vero Messia.

Anonimo ha detto...

e se non si convertono?

don Gianluigi Braga ha detto...

Non è un problema mio.

Anonimo ha detto...

però...

don Gianluigi, fratello minore ha detto...

Il Padre di Gesù saprà riconoscere la fede di ogni Ebreo e, se animata da un sincero desiderio di salvezza e di adesione alla divina volontà, lo salverà.