martedì 25 novembre 2008

L'altra Spagna: malattia sociale il no al crocifisso (Bobbio)


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L'altra Spagna: malattia sociale il no al crocifisso

L'Osservatore Romano: il pretesto giuridico maschera un sentimento di odio antireligioso

nostro servizio

Alberto Bobbio

Roma

Adesso tutti attendono Zapatero per vedere se proporrà una legge nazionale per dare corso al diktat del giudice Alejandro Valentin, capo della II sezione del tribunale amministrativo di Castilla e Leon, che ha ordinato di togliere i crocifissi dalle scuole. Il laicissimo premier spagnolo deve scegliere: andare alla guerra per i crocifissi contro la Chiesa, oppure dar torto al giudice. E scegliere non sarà facile, soprattutto nella situazione di pesante crisi economica in cui è finita la Spagna, che richiede coesione e non lacerazione nazionale.
Eppure il giudice ha parlato chiaro, sentenziando che mantenere la croce appesa nelle scuole viola due articoli della Costituzione e la legge del 1980 sulla libertà religiosa. Dall'inizio dell'era Zapatero, il dibattito sui simboli religiosi divide la società. Ma mai si era arrivati a decisioni né per legge, né per sentenze di tribunali. A giugno c'era stato un affondo nel documento finale approvato dal congresso del Psoe, il partito socialista del premier, che aveva sottolineato la necessità di una legge dello Stato che liberasse dal simboli cristiani tutti gli edifici pubblici, scuole comprese, e che impedisse funerali di Stato nelle chiese. Ma Zapatero aveva lasciato correre, più interessato a ricucire i rapporti con la Chiesa e con la metà cattolica della società spagnola nell'avvicinarsi della crisi economica.
Dopo la tempesta sui matrimoni gay, sul divorzio express e sulla questione degli embrioni, saggiamente aveva imposto uno stop alle polemiche con la Chiesa. Adesso la sentenza di Valladolid apre le porte ad una battaglia che è non affatto solo legale. Il magistrato nel dispositivo scrive che «nessuno può sentire lo Stato più vicino di altri». E l'argomento è assai sensibile per gli uomini della laicissima squadra di governo di Zapatero. Il giorno dopo la sentenza non sono arrivate reazioni dalla Moncloa, sede del governo spagnolo. E anche nella regione di Castillo Leon, dove i socialisti sono all'opposizione, le reazioni del governo locale popolare sono state tiepide e un portavoce ha annunciato che l'amministrazione non ricorrerà contro la decisione del giudice. Forse è il segno che bisogna abbassare i toni.
Ieri, aprendo i lavori della assemblea plenaria dei vescovi spagnoli, il cardinale Rouco Varela non ha fatto cenno alla sentenza, ma al clima di «relativismo religioso e culturale» e alle «inquietudini» che derivano da un pericoloso «deterioramento di una convivenza serena e riconciliata». Ma la riunione della Conferenza episcopale andrà avanti fino a venerdì e il problema dei crocifissi sarà certamente affrontato. Il cardinale di Toledo, Antonio Canizares, ha definito la decisione del giudice spagnolo «un atto di cristofobia» e lo ha rubricato tra le «malattie sociali» della Spagna, dopo l'aborto, l'eutanasia, la sperimentazione sugli embrioni. Canizares ha definito «tempi duri e difficili» quelli che sta vivendo la Spagna e ha aggiunto che «nessuno può prevedere cosa ci riserva il futuro».
«L'Osservatore Romano» ieri pomeriggio, pur evitando di citare Zapatero, ha rilevato che «l'invocazione di diritti e libertà» si trasformano in Spagna «in un pretesto giuridico che maschera un sentimento di odio antireligioso», che le autorità spagnole avrebbero «l'obbligo di perseguire, invece di concedergli una copertura giuridica». Sullo stesso argomento insiste anche il Sir, l'agenzia vicina alla Cei, che nella sentenza nota «una progressiva perdita di memoria rispetto a tradizioni e valori che hanno dato sostanza all'Europa».
In Italia il segretario di Rifondazione Ferrero ha esultato, la Lega ha assicurato che finché sarà al governo mai accadrà una cosa del genere e Pierferdinando Casini, dell'Udc, ha chiesto di non ridicolizzare la laicità dello Stato: «Un vero Stato laico non sradica dalla nostra vita Dio e la religione».

© Copyright Eco di Bergamo, 25 novembre 2008

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Zio Berlicche e Malacoda cosa ne pensano? La terribile sentenza spagnola non può essere forse un'altra "zappa sui piedi" dei laicisti che in tal modo hanno scosso l'intorpidita coscienza popolare e dato l'occasione a tutti per riflettere su laicità e senso religioso? Maria Pia

roberto b ha detto...

a me sembra che si dia troppa importanza a questa storia del crocifisso. i genitori dovrebbero mettere una catena con crocifisso al collo dei bambini, così per un crocifisso che se ne va, venti ne entrano in classe. la fede la devono testimoniare i fedeli, non un muro di un edificio scolastico