martedì 25 novembre 2008

Il caso del crocefisso di Valladolid: una sentenza che toglie la libertà ai genitori (Medina)


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SPAGNA/ Il caso del crocefisso di Valladolid: una sentenza che toglie la libertà ai genitori

Redazione martedì 25 novembre 2008

Una croce è stata fatta togliere da una scuola di Valladolid, contrariamente alla volontà dei genitori. La sentenza che ha pronunciato il Tribunale amministrativo con cui si obbliga la scuola pubblica Macías Picabea a togliere il crocefisso rappresenta un indebolimento della libertà.

A marzo il Consiglio scolastico dell’istituto, in cui sono rappresentati i genitori, aveva deciso di mantenere i simboli. La Giunta di Castiglia e Leon, con una politica saggia, aveva delegato la decisione a quest’organo.

L’associazione Cultura Escuela Laica di Valladolid, che aveva visto respinte le sue richieste, anziché rispettare la decisione democratica si è rivolta ai tribunali. E ha trovato un giudice che, facendo ideologia, nella sua sentenza assicura che «la presenza di simboli religiosi nelle aule e negli spazi comuni del centro educativo pubblico in cui si insegna a minori che si trovano in piena fase di formazione della propria personalità indebolisce il diritto fondamentale dell’articolo 16 (della Costituzione), che regola la libertà religiosa».

Detto in altri termini, i genitori avevano deciso, in un esercizio di libertà, che i simboli religiosi sono ciò che vogliono che vedano i propri figli. E il giudice, a nome di tutti i cittadini, ma senza il loro parere, gli toglie questa libertà in nome dei diritti costituzionali.

Quello che è successo a Valladolid è esattamente ciò che è previsto nella legge dello Stato di Baviera il 23 dicembre del 1995. La norma determina, all’articolo 7, che «in considerazione della connotazione storica e culturale della Baviera, in ogni aula scolastica deve esserci un crocifisso. Così si esprime la volontà di realizzare i supremi obiettivi della Costituzione riguardanti la base dei valori cristiani e occidentali, in armonia con la tutela della libertà religiosa. Se la presenza del crocefisso è contestata […], il direttore didattico cercherà un accordo amichevole». Se questo accordo non si trova, dice la legge, si detterà una regola ad hoc che rispetti la libertà religiosa e le convinzioni di tutti gli alunni. A Valladolid l’accordo c’era.
La croce è il simbolo, in altri contesti, della separazione tra Chiesa e Stato.
In questa direzione si è pronunciato il Tribunale Amministrativo di Venezia (il Tar del Veneto) in una sentenza del 17 marzo del 2005, in cui si affermava che «il crocifisso può essere legittimamente posto nelle aule delle scuole pubbliche perché conferma il principio di laicità dello Stato repubblicano». L’argomento giuridico è stato confermato di un pronunciamento del Consiglio di Stato italiano del febbraio del 2006.

Il crocefisso è in realtà la miglior difesa di una laicità che sarà sempre più minacciata.

(Manuel Medina)

© Copyright Il Sussidiario, 25 novembre 2008

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Non sono stati ascoltati. Si ribellino!
Alessia

ilsanta ha detto...

"E il giudice, a nome di tutti i cittadini, ma senza il loro parere, gli toglie questa libertà in nome dei diritti costituzionali."
Se il diritto alla laicità è costituzionalmente sancito non vedo quale libertà sia lesa.
Allo stesso modo se un gruppo di cittadini decide "democraticamente" di occupare uno stabile privato, viola il diritto costituzionale alla proprietà privata. Anche in questo caso la democraticità di una scelta è irrilevante nei confronti del rispetto di una norma, tanto più se costituzionale.