venerdì 17 luglio 2009

"Caritas in veritate", Prof. Francesco Forte: Bravo Papa Ratzinger, sembra proprio Einaudi (Mecucci)


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ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE": LO SPECIALE DEL BLOG

Bravo Ratzinger, sembra proprio Einaudi

di Gabriella Mecucci

[17 luglio 2009]

Negli anni della guerra in particolare in Germania con Walter Eucken e in Svizzera con Wilhelm Ropke. Questi due filoni si sono fusi con quello, di natura assai simile, che proveniva dal mondo cattolico: del resto l'economia etica nasce con la Rerum Novarum. Hanno dato luogo così ad una complessa e articolata concezione dell'economia basata sull'uomo. Già in Eucken, che era protestante, veniva espressa l'esigenza di avere regole etiche nell'economia. Nel 1942 il parroco protestante di Berlino chiese a Eucken e ad altri di scrivere un documento teorico in cui si esaminavano i rapporti fra etica ed economia di mercato. Roepke, antinazista rifugiato in Svizzera, scrisse due libri molto importanti, recensiti entrambi da Einaudi. Grazie a questi testi prendeva forma e vita una terza via basata sull' economia di mercato, sulla concorrenza, ma anche sulla considerazione dell'uomo. Il libro più importante di Roepke s'intitolava non a caso Civitas umana e diventò un vero best-seller, mentre il suoprecedente saggio, riguardava la crisi sociale del nostro tempo. Già allora era abbastanza esplicita la differenza
Francesco Forte ha un importante passato politico, ma è anche un acutissimo studioso di economia: grande conoscitore delle tendenze liberali, a partire da Luigi Einaudi sulle cui elaborazioni ha scritto libri e saggi molto penetranti. Un economista di vaglia, dunque col quale approfondire l'enciclica papale.

Professore lei ha già scritto che la Caritas in veritate rappresenta un salto di qualità nel linguaggio e nell'approccio alle scienze sociali da parte della Chiesa. Cosa vuol dire?

Vuol dire che vengono usate in modo corretto anche le categorie più tecniche delle scienze sociali. A Paolo Prodi questa scelta sembra dare un qualche fastidio e la definisce l'enciclica professorale. Per quello che mi riguarda ciò che per Prodi è una critica, per me suona come un complimento, un dato positivo. Mi mette infatti in condizione - in quanto economista - di comprendere bene le tesi papali e di avere una solida base su cui poggiare i miei ragionamenti.

Questa enciclica è stata letta ai raggi X per capire in che rapporto devono stare stato e mercato, quanto il capitalismo viene accettato così come è e quanto debba essere corretto. Lei cosa ne pensa?

La Caritas e in veritate si fonda sulla teoria dell'economia sociale di mercato che si è sviluppata fra il capitalismo storico, spesso rapace, e il modello liberale. Questo nuovo modello conteneva una base etica ed un "ordo"che significa appunto regole costituzionali. Infatti il gruppo - si trattava del gruppo di Friburgo - che elaborava queste teorie aveva al suo interno anche numerosi giuristi.

Insomma professore dietro al Ratzinger della Caritas in veritate c'è dunque secondo lei questa lunga elaborazione in cui si intrecciano gli studi di teorici protestanti con alcuni filoni cattolici provenienti dalla Rerum Novarum?

Non ci vuole troppa fantasia per pensare che Benedetto XVI abbia come punto di riferimento questi testi che sono peraltro molto importanti e che fanno parte anche della mia formazione. Le teorie di Einaudi coincidono con queste. Egli stesso scrisse in Svizzera nel 1942 un libro dal titolo: Lezioni di politica sociale per contrapporre un'economia liberale sociale a quella che veniva definita liberale di Beveridge: si convertì al fatto che in economia dovessero esserci alcuni principi etici. Ratzinger si rifà coerentemente all'economia sociale di mercato. Ripeto. Si tratta di un mix di elaborazioni di teorici protestanti e cattolici. Questa cultura che ha forti radici in Germania ha influenzato molto il pensiero neoliberale. Lottieri ha scritto un bel libro dal titolo Perchè il Cristianesimo non è socialista in cui spiega bene la natura dell'economia sociale di mercato e la sua differenza col socialismo. Concludo dicendo che non si può fare di un pontefice un teorico dell'economia. Sarebbe ridicolo. Ma non c'è dubbio che Ratzinger nello scrivere la Caritas in veritate ha attinto a questo corpus di elaborazioni.

Solo a queste?

No, l'altro importante influsso è quello di Hayek. La sua teoria della razionalità limitata e della fallibilità della conoscenza è peraltro molto vicino al Sant'Agostino della "Città dell'uomo" messa a confronto con la "Città di Dio". In sostanza entrambe ritengono che ciò che è umano non può essere perfetto. E'quello che si chiama la critica del perfettismo. Il mercato non è, come sembra credere Giavazzi, perfetto. È un sistema imperfetto, ma certamente migliore del razionalismo umano totalizzante. E su questo punto mi sembra che nell'enciclica del Papa ci sia però un errore.

Qual è?

È l'idea del governo mondiale. Hayek e Sant'Agostino la considererebbero un'utopia. Noi possiamo volere la "Città di Dio", ma non la possiamo mettere nel mondo attraverso un governo mondiale.Un governo mondiale presupporrebbe un Parlamento mondiale, una struttura ideal-totalizzante-razionalistica assolutamente impossibile. L'idea del pianificatore generale che crede di essere Dio o del governante che sa tutto, che è perfetto e sbagliata e pericolosa. Questo poco c'entra con la critica del perfettismo di Sant'Agostino: nei suoi scritti c'è invece il peccato, l'incapacità umana di abbracciare, di capire tutto. E, su altri piani, poco c'entra anche con Hayek. Se penso al Fmi o all'Ocse che fanno le previsioni e spesso sono tutte sbagliate: mi accorgo che sono cose imperfette, esercizi che attestano i nostri limiti, le nostre incapacità. Se si crede a tali possibilità di conoscenza e di programmazione si entra nello scientismo.

Novak ha criticato sul nostro giornale l'enciclica perchè troppo incline ad enfatizzare il ruolo dello stato assistenziale, cosa ne pensa?

No, non è così. Ho letto Novak ed è interessante, ma non condivido la sua idea che il mercato è in sé buono. Mi sembra un errore. In ogni caso le componenti sociali che sono presenti in questa enciclica sono tutte su base individualistica e tutte concepite all'interno di un'economia di mercato. Questo non vuol dire che ogni tanto non ci sia qualche sfasatura. Mi faccia un altro esempio. Diciamo, insomma, che l'enciclica, molto coerente con la teoria dell'economia sociale di mercato e con la critica del perfettismo, contiene però una sfasatura: quella del governo mondiale. Nell'enciclica si prende in esame la giustizia commutativa, che si fonda sul contratto e quella distributiva in base alla quale si stabilisce quanto deve andare ad ogni singolo. Se un gruppo di pescatori va a pescare insieme, come si divide il pesce? In questo caso i criteri sono: il contributo che ciascun individuo ha dato e a chi togli ciò che prendi eventualmente in più.E poi c'è la caritas, il dono.Tutte e tre le categorie vengono prese in esame dal Pontefice in modo dotto ed equilibrato. A un certo punto però viene fuori la sfasatura, quando si afferma che tutti hanno diritto all'acqua e a un pezzo di terra. Ma questa affermazione è contraddittoria sia con la giustizia commutativa, che con quella distributiva.

Non risparmia critiche?

Sì, ma sono piccole cose, smagliature in un intessuto forte: l'insieme l'enciclica ha un inequivocabile ispirazione pluralista. C'è la sottolineatura della pluralità delle istituzioni pubbliche. C'è la critica agli organismi internazionali burocratici. C'è il mercato in senso stretto e quello che alcuni chiamano quasi mercato: le fondazioni, il no profit, le cooperative che sono una fonte economica basata sulla mutualità.Vanno considerate parte del mercato anche queste componenti che l'enciclica giustamente valorizza. Purtroppo però qua e là c'è l'appiglio per coloro che vogliono dare un'interpretazione diversa. C'è una tendenza al compromesso, anche per tener buone alcune componenti del mondo cattolico. Ma questo non mi spiace perchè è fatto in modo tedesco, a partire da alcuni principi generali che restano ben fermi. Non è un elenco di ricette, è un discorso coerente che contiene qualche piccola smagliatura che nasce da un'esigenza politica. È comprensibile. Il Papa deve guidare la Chiesa, tutta la Chiesa.

C'è insomma qualche cedimento alla sinistra per dirla un po' brutalmente?

C'è un po'di dossettismo, un po'di impostazioni alla La Pira.Ma sono piccole e rare smagliature. Per il resto la visione, ad esempio, dello Stato, è liberale e pluralistica.

E come si articola?

Innanzitutto - secondo l'enciclica - lo Stato è un'espressione degli individui, costruito secondo il principio di sussidiarietà. Prima c'è l'individuo con la sua famiglia, poi c'è l'associazione, poi la no profit, poi la cooperativa e poi si arriva allo Stato. Questo modello è coerente.

Mi sembra che sia un modo di intendere lo stato tradizionalmente cattolico...

Solo che il Papa l'ha inserito nella teoria dell'economia pubblica. La tradizione cattolica sta insieme a quella dell'economia sociale di mercato in cui lo stato non è autoritario nè un monopolista, ma - come sosteneva De Marchi - è una cooperativa. Questa scuola ha grandi tradizioni in Germania come in Svezia e in Svizzera. Ed in Italia ha come massima espressione Luigi Einaudi.

Una grande enciclica secondo lei?

Sì, non c'è dubbio. Con qualche inevitabile concessione.

Ripeto, concessioni a sinistra?

Direi che un simile modo di ragionare potrebbe anche ispirare una certa sinistra moderata.Tanto è vero che Blair s'incamminò su di una strada non distante da questa.

© Copyright Liberal, 17 luglio 2009 consultabile online anche qui.

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