mercoledì 19 novembre 2008

Gli Ebrei: "Stop a iniziative comuni con il Vaticano" (Galeazzi)


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GIACOMO GALEAZZI

Dopo le polemiche sulla beatificazione di Pio XII, la giornata dell`ebraismo, celebrata dagli ebrei italiani ogni 17 gennaio, non avrà più iniziative comuni con la Chiesa cattolica («come era sempre accaduto finora»).
Ad annunciare lo «stop» è il rabbino Giuseppe Laras, presidente dell`Assemblea rabbinica italiana, al convegno della Camera sulle religioni e la pace.
«E`una novità sorprendente, considerati l`ottimo stato dei rapporti e i tanti gesti di buona volontà del Pontefice verso i nostri "fratelli maggiori" replica il cardinale Giovanni Battista Re, ministro vaticano dei Vescovi.
Sono fiducioso che non si tratti di una decisione definitiva e che le comunità ebraiche italiane possano tornare sulla decisione presa». Si riserva di «approfondire la situazione» il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici.
La «sospensione» della collaborazione, a partire dall`edizione 2009, è dovuta principalmente, precisa Laras, all`«irrisolta questione del- la preghiera del venerdì santo» che, nonostante la riformulazione voluta da Joseph Ratzinger `proprio per andare incontro alla sensibilità ebraica, è finita, invece, col riattizzare le tensioni.
«Quest`anno- afferma Laras- la giornata dell`ebraismo non verrà fatta insieme con i cattolici, come si è sempre fatto.
Ci sarà una sospensione della collaborazione, dato che non è stata ancora risolta la "vertenza" nata lo scorso febbraio sulla preghiera del venerdì santo». Con i vertici della Santa Sede c`è stato un «dialogo», rivela Laras, «ma non si è arrivati a nessun risultato soddisfacente dal nostro punto di vista». La preghiera del venerdì santo, dunque, continua a dividere ebrei e cattolici.
Nel mirino alcuni passaggi dell`invocazione.
A ciò si aggiunge la controversia su Pio XII beato, che influenza la decisione di bloccare la giornata ebraico-cristiana. «Non interferiamo negli affari interni della -Chiesa- precisa Laras-.Rivendichiamo, però, il diritto di formulare un giudizio storico critico. Durante la Shoah papa Pacelli poteva sicuramente protestare di più nei confronti dei regimi nazifascisti».
Al centro della disputa oltre al caso Pio XII passi della preghiera dei Venerdì santo «Non collaboriamo più col Vaticano» queste le paroledel rabbino Giuseppe Laras, presidente della Assemblea rabbinica italiana La preghiera della discordia La controversia sulla preghiera dei Venerdì santo ha una storia lunga. Già Pio XII fece precisare dalla Congregazione dei riti che l`antica formulazione «pro perfidis judaeis» stava a indicare «per i giudei che non hanno la fede» e non per gli ebrei «perfidi». Giovanni XXIII poi eliminò ogni riferimento alla «perfidia» giudaica. Ma nella preghiera erano rimasti riferimenti all`«accecamento» e alle «tenebre» del popolo ebraico. Infine Benedetto XVI ha fatto un ulteriore passo avanti: «Il Signore illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini». Ma neppure questa soluzione soddisfa la comunità ebraica: «il fatto che si preghi perché Dio "illumini" gli ebrei, significa in sostanza che essi non sono nella luce, dunque accecati, anche se è stata tolta la parola più forte».

© Copyright La Stampa, 19 novembre 2008 consultabile online anche qui.

Ripeto: pazienza!
R.

12 commenti:

Lapis ha detto...

moooolta pazienza! e non aggiungo altro

don Marco (ritualista) ha detto...

Ma è mai possibile che tutte le religioni debbano mettere sempre il loro becco nei nostri Riti come se fosse un loro diritto dire a noi come pregare???
Se si mettesse noi mano alla loro ritualità??

brustef1 ha detto...

Smettiamola noi di corrergli dietro!

Anonimo ha detto...

pazienza...

Luigi

euge ha detto...

Cari amici del blog se non è la beatificazione di Pio XII è la preghiera sugli ebrei ( peraltro modificata) in definitiva se non è zuppa è pan bagnato.
Ogni scusa è buona, per minacciare, interrompre, criticare ed intromettersi anche con molta poca diplomazia sugli affari interni della chiesa.
La Pazienza è la virtù dei forti e Benedetto XVI lo sa e lo sa molto bene visto che da quando era Prefetto, ne hanno dette e fatte contro di lui in tutti i modi e maniere. Ma, credo ragionevolmente, che forse qui non si tratta di aver pazienza ma, ad un certo punto di capire se questi soggetti, hanno la volontà di dialogare seriamente e di superare certi rancori e certi pregiudizi, oppure vogliono continuare nella loro ostinata cecità.
Per quanto mi riguarda devo dire con molta educazione, che io ho raggiunto il massimo o quasi della sopportazione e che questo modo di agire denota solamente tanta arroganza e nessun rispetto per chi si adopera e si adopererà per superare gli ostacoli mai veramente superati.

Anonimo ha detto...

Leggo il blog da diversi mesi.
Qualcuno di voi potrebbe ricordarmi qualche preghieruccia ebraica non tanto tenera con i cristiani?
Gradirei sapere se qualche confessione ebraica recita ancora queste preghiere e quali!
Grazie in anticipo.

roberto b ha detto...

mi chiedo. è giusto ragionare pensando di avere la verità in mano? è giusto pensare che il torto stia solo dall'altra parte? Giesù non diceva di guardare prima la trave che abbiamo nel nostro occhio? facciamo un gioco, se volete. menzionate uno sbaglio che le gerarchie eclesiastiche hanno fatto in questi anni con gli ebrei. non valgono i "siamo stati troppo buoni".

Anonimo ha detto...

Il dialogo vuole come premessa la libera volontà di due interlocutori che "desiderano confrontarsi" riconoscendosi, contestualmente e reciprocamente, "pari dignità" tra di loro. Non è così? Amen. Si aspettino tempi migliori! Nel frattempo si lascino cadere le richieste "collaterali" che non si richiamano al necessario e implicito riconoscimento di "pari dignità" a una delle due parti.

paolo ha detto...

Perché stupirsi? D'altra parte i vecchi eretici e scismatici di un tempo oggi sono diventati fratelli (maggiori? minori? gemelli?). Le "false religioni" adesso sono "ordinate" alla Chiesa cattolica, sono "vie di salvezza". Si invitano osservatori nelle assise ecumeniche che parlano e, all'occasione, suggeriscono cosa scrivere su documenti chiave. Perché impedire a persone che tutto sommato appartengono alla stessa famiglia - gli Ebrei sono "fratelli maggiori", no? - di dire la loro, discutere, andarsene e all'occasione insultare?
Perché la gerarchia cattolica di oggi getta certe premesse, e poi "dolorosamente" si stupisce?
Ma la mossa è politica e diplomatica, e il rabbino Laras lo sa bene.

odisseus ha detto...

la richiesta di conversione degli ebrei è fondata non solo a livello teologico ma esegetico: cristo, pietro e apolo chiamano costantemente alla conversione degli ebrei. La loro conversione è alla radice della nostra fede, perché dovremmo farne a meno? certamente qui si parla di convinzione non certo di costrizione....

Anonimo ha detto...

Mi sembra tutto estremamente strumentale... comunque non credo che sia un problema farsene una ragione. ch

odisseus ha detto...

Matteo, 3, 7-9: "Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, Gesù disse loro: "Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter
dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste
pietre". Questo è solo un brano ma nel NT ci sono tantissimi brani in cui Gesù chiama gli ebrei alla coversione? Perché noi seguaci di Gesù dovremmo fare diversamente, tradirlo? Certo bisogna convertire gli ebrei convincendoli con argomenti... nessuna costrizione è possibile in materia di fede...