venerdì 3 aprile 2009

Orrore nell'Europa "civile": eutanasia perché ha 93 anni (Belgio). Dolce morte a moglie per seguire il marito (Svizzera)


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Eutanasia perché ha 93 anni: la vecchiaia ora è una malattia

di Gabriele Villa

Fa venire i brividi pensare che un giorno ci si possa stancare di aprire gli occhi, di incuriosirsi. Di mangiare, di bere. O di guardarsi allo specchio. Ci si possa stancare di vivere.
Fa venire i brividi anche solo immaginare che una nonna come tante, nonna Amelie, 93 anni raggiunti con quella dolce navigazione che consente di contenere gli acciacchi con qualche aggiustatina di rotta, di tanto in tanto, decida di farla finita. Di andarsene. Non in punta di piedi, ma addirittura sbattendo la porta in faccia al resto dell’umanità, con un gesto fragoroso e clamoroso.
Stava bene Amelie. Niente patologie particolarmente preoccupanti se non quelle legate alla sua età, alla vecchiaia, come si usa dire anche se non si indossa un camice bianco e non si maneggia abitualmente cartelle cliniche. La vecchiaia, solo la vecchiaia. Hai detto niente.
Ecco la malattia di cui soffriva nonna Amelie. In Belgio, dove questa donna ha vissuto la sua vita dal primo all’ultimo giorno, non volevano crederle, non volevano darle retta. Ma soprattutto non volevano concederle il permesso di andarsene.
Così Amelie Van Elsbeen, dopo un anno di polemiche e battaglie legali, pur di conquistarsi l’eutanasia aveva cominciato nei giorni scorsi, nella casa di riposo dove risiedeva, poco lontano da Anversa, lo sciopero della fame. Trasformando il suo caso in un caso nazionale, innescando con interviste, rilasciate a giornali e tv, l’ennesimo dibattito sulla libertà di vivere e di morire piuttosto che sull’opportunità o no di estendere l’eutanasia ai minori, alle persone malate di Alzheimer o prevedere questa possibilità solo per i malati entrati in una fase terminale.
Un dibattito acceso e controverso anche in un Paese, come il Belgio, che ha detto sì, già nel 2002, all’eutanasia, sia pure secondo regole ben precise e partendo sempre dal capolinea più scontato: che chi ne fa richiesta sia affetto da un male incurabile e abbia dolori insopportabili.
Ma Amelie stava bene e per questo motivo il medico, che la seguiva abitualmente, aveva rifiutato di assecondarne la richiesta fino a quando, un paio di giorni fa, un altro medico ha deciso di dirle di sì e l’ha fatta morire. Ora noi potremmo appigliarci a quel «male di vivere», raccontato da Montale e da un’infinità di altri autori del Novecento e non solo del Novecento.
Potremmo tentare di capire, di scavare nel subconscio di Amelie. Ma sarebbe solo un far finta di non vedere e di non capire il vero male di questa nonna decisa ad andarsene in modo così clamoroso: Amelie Van Elsbeen, pativa la sua vecchiaia come un male insopportabile e incurabile. Per questo motivo, hanno sempre detto e ribadito i suoi familiari, che l’hanno assecondata nella sua battaglia, aveva più volte manifestato il desiderio di morire. Quindi, assecondando il suo desiderio quel medico è come se avesse riconosciuto che la vecchiaia è una malattia.
Una malattia che può diventare insopportabile, incurabile. E di conseguenza alleviata, o meglio aggirata, con il ricorso all’eutanasia. Aveva un peso opprimente la signora Amelie Van Elsbeen e il suo genere di peso è di quelli che si portano ogni giorno, ogni istante, con una fatica che diventa sempre di più insostenibile. Una fatica che si vorrebbe gridare al mondo se non si temesse di essere derisi da una gran parte di quel mondo che è molto lontana dall’età in cui si può patire quel genere di fatica insopportabile.
Sconvolgente, nonna Amelie con la sua convinzione. Con la sua ostinazione in questa battaglia che fa deragliare all’improvviso altre convinzioni. Quelle per esempio che associano la vecchiaia alla saggezza, alla serenità d’animo. Persino alla voglia di vivere e di ricominciare. «La vecchiaia - diceva Tolstoj -, è la più inattesa tra tutte le cose che possono capitare». E la sorpresa, si sa, può spiazzare. Al punto da far vedere la vita e la morte con occhi diversi.

© Copyright Il Giornale, 3 aprile 2009 consultabile online anche qui.

Dolce morte a moglie per seguire il marito

di Redazione

La clinica svizzera Dignitas ha annunciato che aiuterà a morire una donna sana che vuole spegnersi accanto al marito, malato terminale. E la notizia, dopo quella della ricca coppia britannica aiutata a morire nella stessa clinica, è destinata ad aprire un nuovo fronte di polemica nel dibattito sull’eutanasia.
Secondo il fondatore della clinica, Ludwig Minelli, il suicidio assistito è una «meravigliosa opportunità» che non dovrebbe essere negata alle persone malate allo stadio terminale. La coppia di coniugi canadesi si è già congedata da parenti e amici.
La compagna del marito: «Se lui se ne va, me ne voglio andare insieme lui».

© Copyright Il Giornale, 3 aprile 2009 consultabile online anche qui.

Servono commenti? Non credo...
R.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Eggià, due "paradisi fiscali" specializzati nello spedire le persone in Paradiso. Che civiltà, che etica!
Alessia

Mefistofele ha detto...

Già cara Alessia !!!!!!!! In Svizzera pese " civile" c'è una clinica che guarda caso si chiama Dignitas................ dove si pratica il suicidio assistito che viene definito " Opportunità meravigliosa" ma ci rendiamo conto?
Nella vecchia Europa l'etica e la civiltà sono ormai riferimenti non solo superati ma, da combattere e sradicare a tutti i costi.
Sentito l'ultimo discorso del Presidente della Camera? Incoraggiante no?

Anonimo ha detto...

Rob de matt, Raffa. Padre Lombardi esprime stupore sulla risoluzione belga in merito alle parole del Papa sul preservativo. Stupore!!!
Sul sito della Radio Vaticana.
Alessia

Raffaella ha detto...

Stupore?
Cari amici, mi potete preparare una camomilla che sia corretta con una buona dose di calmanti?
Va bene...va bene...faro' il fioretto.
Oggi faro' finta di non arrabbiarmi, ma in compenso, piu' tardi, mi mangio un gelato con la panna montata.
Visto che il fioretto per oggi...l'ho gia' fatto :-)
R.

euge ha detto...

Cara Alessia NON HO PAROLE!!!!! e se anche potrei trovarle credo che non riuscirei ad esprimere quello che ho dentro!!!!!!!!!

Pertanto, mi associo al fioretto con Raffa..... e lo offro per il nostro Pontefice!