sabato 2 maggio 2009

La visita del Papa in Abruzzo, gli sfollati: «Adesso anche il terremoto ci fa meno paura» (Ciociola)


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LA VISITA DI BENEDETTO

«Adesso anche il terremoto ci fa meno paura»

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DAL NOSTRO INVIATO A L’ AQUILA

PINO CIOCIOLA

La piazza d’Armi nella scuola della Finanza è fredda, inzuppata, fin dalla notte. È cupa. Sotto gli impermeabili e gli ombrelli c’è gente che aspetta anche da un paio d’ore, che ha la paura aggrappata addosso e chissà quando andrà via.
La macchina scoperta delle Fiamme Gialle esce e la piazza la percorre per intero, il Papa saluta, sorride, benedice.
Donne e uomini, anziani e bambini lo applaudono, lo chiamano, lo cercano: fra loro ci sono tanti sfollati e molti di coloro ai quali il terremoto ha portato via una, due tre persone amate, ci sono i volontari di mezza Italia e i militari e i Vigili del fuoco, i poliziotti, i carabinieri, e ragazzi e ragazze della Protezione civile. Adesso il freddo è diventato meno fastidioso, la cupezza s’è dissolta.
Specie quando Benedetto XVI sale sul palco allestito l’altro giorno, siede e alle spalle ha un grande Crocifisso. Anche le scosse - che continuano a martellare questa terra - ora fanno un po’ meno paura.
«Il Papa non poteva averci abbandonati» , sussurra una signora anziana: «Non poteva, lo sapevamo che sarebbe venuto tra noi» .
È vero, il Papa è qui. Sorrisi diversi si disegnano su volti tirati e scavati. « Qui si soffre, sembra di non avere più tregua, ormai c’è anche il fango, l’umidità ormai bagna materassi e lenzuola nelle tende » , racconta un giovane uomo e un volontario che gli è accanto, ed anche lui dorme nelle tende, annuisce in silenzio.
«Vederlo qui, averlo qui, è una sferzata di speranza. È una consolazione» .
Il Papa abbraccia con dolcezza chi può avvicinarglisi e salutarlo, gli prende le mani, gli parla guardandolo negli occhi ed è come lo facesse con ognuna di queste persone, con ognuna delle persone che ha perso qualcosa, credenti e non credenti.
I maxischermi « allargano » i suoi abbracci fino a poter stringere tutti.
Un paio di gocce scivolano sul volto di un volontario veronese e forse non è solamente pioggia.
«Santità, lei qui è anche come Padre – gli si rivolge il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente –.
Padre di tutti noi. Come quel Padre che dà coraggio ai suoi figli, aiutandoli a superare la paura della tragedia che li ha colpiti» . E, poco dopo, conclude: «Grazie per la sua presenza, Santità. Consideri l’abbraccio sincero che le diamo come segno di devozione, deferenza e sincero affetto. Continui a pregare per noi, ne abbiamo bisogno» .
Poi torna a sedersi al suo posto, il sindaco. Lì, a quel punto, si commuove. Sciogliendo, a testa alta, la tensione feroce e le paure di queste tre settimane. Non è davvero l’unico. Suor Rosa Maria, clarissa claustrale del monastero di Paganica, tiene le mani giunte tutto il tempo e gli occhi fissi sul Papa.
La gente applaude spontaneamente le parole di Benedetto XVI, assai più affettuose che cerimoniali. Le applaude con gioia. Vuole stare a sentirlo: « Vogliamo che ci aiuti » . spiega un finanziere aquilano, e che « ci stia vicino, ci è tanto necessario » , aggiunge un’altra signora.
Ma la gente ha applausi anche per le parole di chi porta al Papa il suo saluto, come il governatore abruzzese Gianni Chiodi: « Santità, vogliamo ringraziarla, lei ha voluto visitare « in pellegrinaggio » le nostre rovine, per essere vicino al nostro dolore » . Va avanti: « Vogliamo ripartire dal ricomporre le nostre famiglie, ridare serenità ai nostri figli » , poi « ricostruiremo la città, ricostruiremo i paesi con i loro centri storici , ma soprattutto ci aiuti Santità, anche da lontano, a ricostruire i nostri valori, i nostri principi, le nostre tradizioni » .
Tutti sanno che c’è bisogno, ora, qui, di mille cose materiali necessarie per sopravvivere con dignità. Non tutti immaginano quanto serva almeno altrettanto « conforto spirituale » , come sottolinea il sindaco Cialente.
Un’anziana lo chiede con la voce che è un filo: « Abbiamo perduto tanto, tutto, non lasciateci soli, non abbandonateci neanche fra un po’ » .
È in fondo anche per questo, prima che Benedetto XVI riparta per Roma, che alla fine si prega tutti insieme. Il Regina Coeli: « O Maria, tu che stai vicina alle nostre croci come rimanesti accanto a quella di Gesù... » .

© Copyright Avvenire, 29 aprile 2009

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