martedì 28 aprile 2009

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Il Papa ci ha riportato la speranza. Con accenti simili, da Onna a L’Aquila, molti degli abruzzesi colpiti dal terremoto hanno commentato così la visita di Benedetto XVI.
Massimiliano Menichetti ha raccolto alcune di queste voci, a cominciare dal parroco della cattedrale de L’Aquila, don Renzo d’Ascenzo, e Domenico Di Cesare, sindaco di Carapelle Calvisio, il più piccolo centro colpito dal terremoto, che raccontano le impressioni a caldo del loro incontro con il Papa:


R. – E’ veramente un privilegio, perché per noi sacerdoti il Papa è colui che è vicino a Cristo.

D. – Don Renzo, cosa ha portato lei nel suo cuore al Papa, cosa ha dato lei al Papa in questo incontro?

R. – Ho rivolto alcune preghiere al Signore. Ho detto: “Signore, tieni il Papa nella salute, nella forza, perché è una bellissima figura che mi suscita davvero tanta commozione”. Ecco, ho portato la mia piccola preghiera che sembra un mezzo debole ma è un mezzo potente, il mezzo più potente che esista.

D. – Domenico Di Cesare, come è stato interessato dal sisma il suo comune?

R. – Metà paese è crollato, però per fortuna non ci sono stati morti e feriti. Siamo tutti vivi. E’ un paese di 96 abitanti, il più piccolo del centro-sud. Andiamo avanti, ricostruiamo.

D. – Cosa ha significato per lei l’incontro con il Papa?

R. - E’ un conforto e un aiuto che ci dà con la sua presenza su questo territorio. Siamo molto grati al Santo Padre.

D. – Cosa porterà ai suoi concittadini di questo incontro?

R. –Il ricordo, soprattutto, e la benevolenza del Santo Padre.

R. – (Una signora) Sono emozionata e sono contenta che sia venuto da noi, a sostenerci. Speriamo che ci dia la forza, lui, con Dio, di andare avanti.

D. – Il Papa ha incontrato degli studenti della Casa dello Studente...

R. – (Un giovane) Fa piacere che il Papa abbia voluto dare questo segno, che sia voluto venire ad incontrarci, soprattutto a visitare questa popolazione, perché penso sia importante anche la sua presenza qui come un punto di riferimento per ripartire, per far sentire che la Chiesa ci è vicina.

R. – Sono il ministro provinciale dei Cappuccini d’Abruzzo.

D. – Il Papa ha abbracciato, con questa visita, non solo L’Aquila e i tanti comuni terremotati, ma l’intero Abruzzo. Che messaggio ha portato?

R. – Per l’intero Abruzzo è un ritorno ai principi della fede, all’essenziale: in questo momento in cui tutto il resto è andato perso o distrutto, l’unico riferimento solido sono i principi della fede, della speranza e dell’amore. In questi momenti, uno quasi quasi pensa di lasciarsi andare, invece il riferimento, l’aggrapparsi alla fede in questi casi, il sentire vicina la presenza di Cristo, di Cristo crocifisso … è Cristo che condivide le nostre prove.

D. – Il Papa ha incontrato una città ferita: che cosa ha significato pregare insieme al Papa?

R. – Significa vedere accolta la sofferenza di tanti, è una sofferenza che condividiamo e vedere il Papa che accoglie questa sofferenza è una grande consolazione.

Il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, ha voluto invitare il Papa a tornare nella città terremotata per la prossima festa della Perdonanza celestiniana del 28 agosto. Il nostro inviato, Massimiliano Menichetti, ha chiesto al sindaco un commento alle parole del Pontefice che ha esortato a ricostruire case e chiese più sicure:

R. – Siamo stati particolarmente felici. Sa qual è la nostra paura? Glielo dico sinceramente, che fra qualche mese, quando poi si resterà soli, noi avremo tanti problemi da affrontare - soprattutto i primi due anni saranno durissimi - per mantenere in vita questa città. Il fatto che anche il Santo Padre con le sue parole abbia rimarcato oltre ad un aspetto spirituale anche un aspetto direi civile, concreto, questo mi darà la forza e permetterà anche di mantenere forte l’attenzione di tutti.

D. – Secondo lei, la città ha risposto a questo invito del Papa oppure no?

R. – Sì, sì, ha riposto. Le posso assicurare che c’è questa voglia di rivincita molto forte, che non vinca il terremoto. La cosa che a me ha colpito nei giorni immediatamente successivi, è che tutti i concittadini che incontravo, mi dicevano “Ricomincia, riparti”. E il giorno dei funerali, su questa piazza, sono andato a salutare i familiari delle vittime e tanti miei amici, tante persone che conosco, e fra le lacrime mi dicevano, non dico con rabbia, ma quasi in modo da trovare una consolazione a quel dolore, mi dicevano: “Adesso ricominciamo. Tieni duro. Datti da fare. Ricostruisci. Ripartiamo e così via”. Questa è una delle cose che rimarranno indelebili nella mia memoria.

D. – Sindaco, il controllo sulle case va avanti. Quando le persone potranno rientrare a casa? Si aspetta l’ordinanza che lei deve firmare...

R. – Nel pomeriggio: la comunicherò alle 16.00. Potranno, quando se la sentiranno, perché il rientro in casa dovrà essere un momento di riconquistata serenità. In questo momento abbiamo troppa paura: il sisma continua.

Onna, il “paese che non c’è più”. Dalla drammatica scossa del 6 aprile, che l’ha praticamente rasa al suolo, questa frazione de L’Aquila è diventata suo malgrado l’icona della distruzione del terremoto e, insieme, dell’estrema dignità di tutta la popolazione abruzzese di fronte alla tragedia. Ma già nel 1944 Onna fu protagonista di una sanguinosa pagina di storia, quando l’esercito tedesco massacrò 17 suoi abitanti. Oggi, sulle macerie di quell’episodio la Germania vuole costruire un presente di solidarietà, come conferma l’ambasciatore tedesco a Roma, Michael Steiner, intervistato dalla collega della nostra redazione tedesca, Birgit Pottler:

R. – Abbiamo un legame speciale con Onna: l’11 giugno 1944 c’è stata una strage della Wehrmacht. Sono stati uccisi 17 civili, e questo evento – giustamente! – non è mai stato dimenticato, ad Onna. Abbiamo quindi pensato che siccome noi abbiamo questo legame storico con Onna, è bene concentrare i nostri interventi direttamente a Onna.

D. – Non sarà possibile ricostruire tutto il Paese: quali sono i punti principali su cui si concentrano gli aiuti?

R. – Lei ha ragione: non possiamo fare tutto e non sarebbe bene, perché noi dobbiamo lavorare insieme alle autorità comunali, ma anche con i cittadini di Onna: dobbiamo lavorare insieme. Credo che la cosa più importante per i cittadini sia la ricostruzione del “borgo”, ma per questo ci vorrà tempo: realisticamente, non si potrà fare nel corso di questo anno, ci vorrà del tempo. Per questo, noi vogliamo garantire la presenza della nostra Protezione civile, e questo dovrebbe avvenire a partire da mercoledì. Il personale della Protezione civile aiuterà nello svolgimento dei lavori di ricostruzione e sosterrà i cittadini nelle difficili situazioni in cui si trovano. Credo che sia importante per i cittadini poter contare sulla concreta solidarietà tedesca. Lavoreremo insieme ad un progetto da realizzarsi dopo l’esperienza dolorosa del passato, della guerra: questa volta, faremo qualcosa di buono per Onna.

D. – Lei come ha visto il paese di Onna e la gente che è rimasta lì?

R. – La distruzione delle case è così devastante … è traumatico alla vista! Ma i cittadini hanno una dignità così impressionante, che invita ad aiutare. E, se posso dirlo, sono anche molto contento di sapere che il Santo Padre sa bene dell’iniziativa tedesca: sono molto contento di avere questo sostegno.

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