martedì 4 novembre 2008

All'Università Gregoriana, il primo seminario organizzato dal Forum cattolico-musulmano con esperti delle due religioni. Giovedì 6, l'udienza col Papa


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All'Università Gregoriana, il primo seminario organizzato dal Forum cattolico-musulmano con esperti delle due religioni. Giovedì 6, l'udienza con Benedetto XVI. Intervista con il cardinale Tauran

“Amore di Dio, amore del prossimo”: è il titolo e lo spunto di riflessione del primo Seminario che da oggi mette a confronto 29 esponenti cattolici e 29 musulmani, nell’importante e atteso incontro organizzato dal Forum cattolico-musulmano e ospitato a Roma dalla Pontificia Università Gregoriana. Nel contesto indicato dalla tematica centrale, verranno approfonditi due sottotemi: oggi, quello riguardante “I fondamenti teologici e spirituali”, mentre domani si tratterà di “Dignità umana e rispetto reciproco”. Toccherà poi a Benedetto XVI suggellare i lavori nell’udienza ai partecipanti al Seminario, prevista per il 6 novembre.

Sempre nel pomeriggio di giovedì prossimo, la Gregoriana ospiterà una sessione pubblica, durante la quale sarà presentata la “Dichiarazione finale” da un partecipante cattolico e da un esponente musulmano del Forum. Romilda Ferrauto, responsabile della redazione francese della nostra emittente, ne ha parlato con uno dei protagonisti di questo incontro, il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso:

R. - C’est la conséquence de la lettre des 138 personalités musulmanes…

Questo incontro è la conseguenza della Lettera delle 138 personalità musulmane che l’anno scorso era stata indirizzata ai capi religiosi cristiani e in particolare al Papa. Dunque, questo incontro era previsto. Ma ciò che è importante è che esso permette nanzitutto di rileggere un po’ l’islam attraverso due comandamenti: l’amore di Dio e l’amore per il prossimo. E questa è una cosa piuttosto inedita. Tuttavia, non bisogna fare di questa Lettera e di questo Forum cattolico-musulmano una cosa straordinaria, come se si iniziasse a dialogare soltanto a partire da questa lettera dei 138: noi siamo in dialogo con l’Islam da più di 1400 anni. Dal Concilio, poi, abbiamo ricevuto il documento Nostra aetate, che ha tracciato una strada ancor più precisa per questo dialogo. Direi quindi che quello attuale è un nuovo capitolo di una lunga storia.

D. - Come sono stati scelti i temi di riflessione, e da chi? Quale procedura seguirete per affrontarli? E quale tipo di conclusione si prevede?

R. - Les thèmes ont été choisis lors d’une rencontre que nous avons eu…

I temi sono stati scelti in occasione di un incontro che abbiamo avuto nello scorso mese di marzo con una delegazione dei 138 presso il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. I temi sono stati scelti insieme dalle due delegazioni. La procedura che useremo per affrontarli segue invece un iter normale: i cattolici esporranno il loro punto di vista e i musulmani il loro, e in seguito ci sarà un dialogo. Abbiamo riservato molto tempo al dialogo, in maniera che ci si possa conoscere e spiegare bene. Credo che in queste due giornate ci sarà tutto il tempo necessario per approfondire gli argomenti sottoposti alla nostra riflessione. E come forma conclusiva, è previsto un comunicato finale congiunto.

D. - Il dialogo tra cristiani e musulmani è iniziato decenni fa. Quali sono gli argomenti normalmente affrontati in questi incontri?

R. - On parle un peu de tout. Mais, à proprement parler, on ne peut pas dire…

Si parla un po’ di tutto. Ma, a dire il vero, non possiamo dire - per esempio - di avere un dialogo teologico. Il dialogo teologico è sotteso, ma non tecnicamente definito né realizzato. Per contro, a livello delle questioni etiche, a livello spirituale, nel momento in cui ci sono azioni congiunte, ad esempio in occasione delle grandi catastrofi umanitarie, c’è collaborazione. Per essere realista, direi che quello che veramente conta è che malgrado tutte le difficoltà, malgrado le crisi che a volte ci sono, noi ci parliamo. I ponti non sono stati interrotti e credo che ciò sia importante.

D. - Cosa risponde a chi afferma che i rapporti con i musulmani rimangono tesi?

R. - Les rapports entre catholiques et musulmans dépendent beaucoup…

I rapporti tra cattolici e musulmani dipendono molto dalle circostanze politiche dei Paesi in cui l’islam è religione maggioritaria. Io credo che ciò che porta tensione ai rapporti è che nel mondo musulmano si associa il cristianesimo all’Occidente. Questa amalgama è molto pericolosa, perché quando i responsabili delle società occidentali prendono decisioni politiche che i musulmani ritengono contrarie ai loro interessi, essi dicono: “Sono i cristiani che ci attaccano, sono i cristiani che ci provocano”. Ecco che cosa porta tensione nei rapporti.

D. - In alcuni Paesi islamici, i cristiani vivono una situazione difficile. La loro libertà è limitata, quando non è proprio negata. In che modo la Santa Sede interviene per migliorare la loro sorte…

R. - C’est le devoir du Saint Siège…

E’ dovere della Santa Sede difendere i diritti fondamentali quando essi siano minacciati o negati. Come interviene la Santa Sede? Intanto, ricordando ai nostri interlocutori i diritti fondamentali della persona umana: il diritto alla vita, il diritto alla libertà di coscienza e di religione e tutti gli altri diritti ad essi collegati. Poi, ovviamente, c’è il canale diplomatico. La Santa Sede ha relazioni diplomatiche con molti Paesi arabi. E’ comunque un canale privilegiato. Poi, ancora, c’è il nostro dialogo interreligioso che ci permette di far valere i diritti e le aspirazioni legittime dei nostri fratelli nella fede quando essi diventano oggetto di persecuzione o di violenza. In ogni caso, credo che non abbiamo altra scelta se non camminare insieme sotto lo sguardo di Dio. Tutti siamo in cammino verso la Verità. Quando ci troviamo in situazioni difficili, non dobbiamo avere paura di dire quello che crediamo, Colui in cui crediamo. Non bisogna avere paura di denunciare le violazioni dei diritti dell’uomo, qualsiasi esse siano e comunque, in modo che possa essere la verità a prevalere e non la forza. In maniera che la forza del diritto prevalga sul diritto della forza.

Al Seminario, prende parte anche Yahya Pallavicini, vicepresidente della COREIS, la Comunità religiosa islamica italiana. Al microfono di Tracey McLure, della nostra redazione inglese, l'esponente musulmano spiega con quali obiettivi si appresta a vivere questo appuntamento:

R. - Trovare una maggiore ispirazione per soluzioni concrete che possano salvaguardare la dignità di questa fede, la dignità dei credenti cristiani musulmani, anche in tutti gli ambiti della vita e della società contemporanea: siano essi l’attività pubblica, la scuola, l’educazione, la famiglia e la vita privata, il lavoro e lo sviluppo della persona umana e della realizzazione di tutte le sue qualità e facoltà intellettuali e personali. E trovare una fratellanza ancora più consapevole e ancora più efficace, che sappia rispondere alle sfide del mondo contemporaneo e ai rischi che il post-modernismo o la secolarizzazione cercano di provocare, per impedire alla dimensione spirituale di riuscire ancora ad illuminare le persone di buona volontà.

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