lunedì 10 novembre 2008

Discorso di Benedetto XVI su Pio XII: il commento di Accattoli


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Per Benedetto XVI negli ultimi anni ha prevalso un solo aspetto della sua figura Per la terza volta in 50 giorni Benedetto XVI ha difeso papa Pacelli dall'accusa di aver taciuto sullo sterminio degli ebrei

Luigi Accattoli

CITTÀ DEL VATICANO

Pio XII è stato un «eccezionale dono » di Dio per la Chiesa, nella quale esercitò un magistero «poliedrico e fecondo» che il Concilio Vaticano II ha poi «sviluppato» ma «nella coerenza » con la sua «eredità». Il dibattito pubblico degli ultimi anni non ha trovato un «approccio adeguato» alla figura di questo «immortale pontefice », avendo insistito in maniera «unilaterale» sulla «sola problematica» del suo atteggiamento in merito alla guerra e alla Shoah.
Così Benedetto XVI è tornato ieri - per la terza volta in 50 giorni - a difendere papa Pacelli dalle accuse di aver taciuto sullo sterminio degli ebrei. Le ultime accuse e le difese papali sono state occasionate dal cinquantesimo della morte di Pio XII, avvenuta il 10 ottobre 1958.
Ieri il Papa parlava a un congresso dalle università Lateranense e Gregoriana su «L'eredità del magistero di Pio XII e il Concilio Vaticano II» e la sua trattazione ha riguardato la «eccezionale qualità» degli insegnamenti pacelliani, ma alla disputa ha dedicato un preambolo che è suonato come un invito a guardare in modo più equilibrato alla figura di quel Papa.
«Negli ultimi anni - ha detto - quando si è parlato di Pio XII, l'attenzione si è concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di più in modo unilaterale. A parte ogni altra considerazione, ciò ha impedito un approccio adeguato ad una figura di grande spessore storico-teologico qual è quella di Pio XII».
A conferma dell'unilateralità della disputa pubblica, Ratzinger ha richiamato «l'insieme della imponente attività svolta da Pio XII e, in modo del tutto speciale, il suo magistero » che «si qualifica per la vasta e benefica ampiezza, come anche per la sua eccezionale qualità, così che può ben dirsi che esso costituisca una preziosa eredità di cui la Chiesa ha fatto e continua a fare tesoro ».
Benedetto ieri non ha detto nulla in merito alla questione ebraica - di cui aveva parlato il 18 settembre, ricevendo i partecipanti a un simposio su quell'argomento - né a riguardo della causa di beatificazione del predecessore, alla quale aveva dedicato parole prudenti il 10 ottobre, nel giorno anniversario della morte. Aveva detto allora che pregava per il «felice esito» del processo e queste parole erano state chiarite dal portavoce precisando che il Papa non aveva ancora preso decisioni sul prosieguo della causa, ritenendo necessario un tempo di «riflessione e approfondimento».
La ricorrenza del cinquantesimo dalla morte ha fatto risuonare voci ebraiche contrarie alla beatificazione di Pacelli, ma anche altre voci della stessa matrice invitanti a rivedere l'accusa di filonazismo e antisemitismo. Tra le prime ha fatto scalpore la «protesta» del rabbino capo ashkenazita di Haifa Shear Yshuv Cohen, lo stesso giorno in cui era ospite del Sinodo dei vescovi. Tra le seconde va segnalata quella del simposio storico di settembre tenuto a Roma dalla «Pave the Way Foundation » che è presieduta da un ebreo statunitense.
Oggi a Budapest una delegazione vaticana guidata dal cardinale Kasper si incontra con rappresentanti di varie organizzazioni ebraiche internazionali per dare una risposta comune al rinascente antisemitismo nell'Europa dell'Est. Insieme commemorano la «Notte dei Cristalli»: quella tra il 9 e il 10 novembre di 70 anni fa, quando i nazisti assalirono in Germania le sinagoghe e i negozi degli ebrei.

© Copyright Corriere della sera, 9 novembre 2008

Molto obiettivo questo articolo di Accattoli.
R.

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