venerdì 8 maggio 2009

Viaggio del Papa in Terra Santa: prima tappa in Giordania, il Paese che si propone per la pace (Izzo)


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Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo il primo pezzo di Salvatore Izzo dalla Giordania:

PRIMA TAPPA IN GIORDANIA, PAESE SI PROPONE PER PACE

(AGI) - Amman, 7 mag.

(dell'inviato Salvatore Izzo)

Benedetto XVI arriva domani ad Amman, dove trovera' ad attenderlo una comunita' cristiana numericamente esigua (rappresenta appena il 2 per cento della popolazione) ma che puo' giocare "un ruolo importante" a favore della pace in Medio Oriente. La decisione di entrare nel difficile scenario del Medio Oriente dalla porta della Giordania, fermandosi per di piu' tre giorni dove nel 2000 Giovanni Paolo II resto' invece solo qualche ora, vuole valorizzare la comunita' cristiana locale, premiare il re Abdullah II bin Hussein per essere garante della liberta' religiosa e appoggiare il tentativo del Paese di mediare nel conflitto israelo palestinese.
"Anche in questo - spiega il nunzio apostolico in Giordania, l'arcivescovo Francis Assisi Chullikat - la Chiesa in Giordania sta svolgendo un ruolo molto attivo e, la coesistenza pacifica, che e' molto evidente qui in Giordania, puo' anche essere un segnale di speranza ed incoraggiamento per tutte le comunita' cristiane a livello regionale". Come e' noto, Abdullah II ha promesso al presidente americano Barack Obama, nel corso del loro recente incontro a Washington, la redazione di una nuova bozza del piano saudita. Il sovrano poi ha discusso della questione con il presidente dell'Autorita' palestinese, Abu Mazen, e anche con il ministro degli esteri siriano, Walid Al Muallim. Al centro della trattativa l'ipotesi - sostenuta dalla Casa Bianca - di concedere la cittadinanza ai profughi palestinesi presenti nei diversi Paesi di residenza nella regione oppure di consentire loro di spostarsi nei Territori occupati da Israele nel 1967 e che dovrebbero far parte del futuro Stato autonomo palestinese, al quale arrivare progressivamente con tappe fissate da un calendario entro il quale realizzare la normalizzazione dei rapporti tra arabi e israeliani. Sullo sfondo anche l'ipotesi della proclamazione della citta' vecchia di Gerusalemme quale "zona internazionale" sotto il controllo delle Nazioni Unite, idea che non dispiacerebbe certo al Vaticano dove non dimenticano che questa stessa proposta fu lanciata da Paolo VI che parlo' della citta' santa delle tre religioni monoteistiche in termini analoghi. "Il governo giordano sta cercando di promuovere la pace in Medio Oriente, specialmente nel conflitto israelo-palestinese", ricorda il nunzio Chullikat che alla Radio Vaticana aggiunge: "anche in questo, la Chiesa in Giordania sta svolgendo un ruolo molto attivo e la coesistenza pacifica, che e' molto evidente qui in Giordania, puo' anche essere un segnale di speranza ed incoraggiamento per tutte le comunita' cristiane a livello regionale. Infatti, per venire in Giordania, coloro che provengono dal Medio Oriente, non hanno alcuna difficolta'; ci sono anche molte riunioni internazionali promosse dalla Chiesa qui. Anche per questo, la Giordania accoglie tutte le fedi e cerca di venire incontro alle loro esigenze. Recentemente, e' stato costituito un Consiglio dei capi cristiani in Giordania per dare riconoscimento ufficiale alle Chiese piu' importanti che sono qui". La visita del Papa, insomma, rappresenta un riconoscimento dei "gesti positivi" con i quali, ricorda l'arcivescovo, il governo sta dimostrando che la Giordania puo', eventualmente, diventare un modello anche per altri Paesi della regione". "Il Papa viene a visitare i suoi figli, prima di tutto quelli piu' poveri, che incontrera' subito dopo la cerimonia di benvenuto, recandosi al Centro 'Regina Pacis', dedicato alla riabilitazione dei portatori di handicap e al loro reinserimento sociale. Poi i giovani giordani, che saranno presenti con una rappresentanza al Centro Regina Pacis; essi sono la speranza ed il futuro della Chiesa in Giordania", ha sottolineato il vicario patriarcale latino, mons. Salim Sayegh, che ha voluto sottolineare come i vescovi siano "cittadini giordani cristiani", quale "segno di piena partecipazione dell'intero Paese alla gioia dell'arrivo di Benedetto XVI qui, dove si trovano il sito del Battesimo e il 'Memoriale di Mose'' sul Monte Nebo, dove il Papa si rechera' sabato, e anche il Santuario di Elia e Mukawir, il luogo dove e' stato decapitato San Giovanni Battista". Per il vicario della Chiesa latina e' in particolare "una grande grazia" la messa che il Papa celebrera' nello Stadio di Amman, domenica mattina. "Benedetto XVI - ha aggiunto - preghera' per noi e con noi, lui che e' il successore di Pietro, su cui si edifica la Chiesa: questa dimensione pastorale e' anche un sostegno ed un incoraggiamento ai cristiani a rimanere qui insieme agli altri". Il Papa, infatti entrera' nella Moschea Al-Hussein Bin Talal di Amman e incontrera' i Capi religiosi musulmani, perche' "desidera confermare e incoraggiare tale dialogo", ha spiegato vescovo Sayegh ricordando la lunga tradizione di convivenza pacifica tra la maggioranza musulmana e le comunita' arabe cristiane in Giordania.
La visita del Papa in Terra Santa servira' a "smorzare le tensioni e dare un respiro nuovo, un poco di ossigeno per riprendere forza e continuare nella ricerca e nell'impegno di costruire la pace in questa terra", auspica da parte sua il nunzio Antonio Franco, rappresentante vaticano in Israele e presso l'Autorita' Palestinese, che lunedi' accogliera' Benedetto XVI a Gerusalemme. "Siamo tutti un po' emozionati - ha confessato -perche' il Papa stara' un po' con noi. Ma io ho una grande speranza: che il Signore, attraverso Benedetto, voglia dire una Parola oggi e voglia compiere qualcuno dei Suoi prodigi per rimettere in modo tutta la macchina che deve portare ad una pace giusta e duratura, come ha detto il Papa stesso".
"Si spera che egli, con la sua parola, possa riattivare quell'impegno per la ricerca di soluzioni a questa situazione che oramai si trascina da decenni", ha aggiunto mons. Franco sottolineando che questo viaggio ha un carattere spirituale e religioso, ma anche politico. "Il messaggio religioso che si cala in una realta' sociale in un certo senso e' un messaggio anche un po' politico, intendendo la politica nel senso vero, originario della parola, la 'polis', quello che riguarda la vita della societa'", ha spiegato. Quanto alle possibili strumentalizzazioni, mons. Franco ha ribadito di aver tentato "in tutti i modi di far capire e di scongiurare una qualsiasi velleita' di poter usare il Santo Padre per uno scopo ritenuto nobile da una parte ma che poi sarebbe risentito dall'altra parte". "Mi pare che la stampa l'abbia capito", ha aggiunto. Nel suo pellegrinaggio in Terra Santa, Benedetto XVI si rechera' al Memoriale dell'Olocausto, lo Yad Vashem, che ancora presenta sotto una luce negativa Pio XII. "Ho precisato che si tratta di una visita per rendere omaggio e per pregare per le vittime dell'Olocausto: e' una realta' storica che deve anche essere per noi monito di riflessione", ha chiarito il nunzio ricordando che quanto all'altro aspetto "stiamo cercando di farlo evolvere, di trattare, di stabilire dei ponti per potersi incontrare, poter riflettere insieme, poter leggere insieme tutta la documentazione che riguarda la Seconda Guerra Mondiale". "Oramai - ha affermato - siamo gia' in una fase in cui si puo' parlare di uno studio storico-critico. Le emozioni, anche se sono ancora molto vive, il tempo ci distanzia un poco e io sono fiducioso che questo lavoro possa continuare. Ci vuole un po' di pazienza, ma sono convinto che questo portera' frutto: magari, creare una nuova mentalita' ci fara' guardare al futuro, perche' noi dobbiamo costruire qualcosa in cui quei fenomeni non si verifichino piu' nel mondo".
Quello di Benedetto XVI in Israele e' un viaggio particolarmente atteso. Il presidente Shimon Peres lo ha definito "un evento toccante e di importanza primaria dal quale spira un'aria di pace e di speranza".
I giornali indugiano piu' sulla preparazione che sui commenti, mentre la radio statale continua a mandare in onda spot con gli appuntamenti della visita. Marginali le voci negative, come quelle del programma radiofonico "Tamar & Tovia Dynamite", in onda sull'home-page di Arutz Sheva, l'agenzia di informazione dei coloni israeliani, in cui si dileggia Benedetto XVI. "Avevamo avuto delle avvisaglie gia' ieri alla Knesset, ma sapevamo che avremmo avuto dei problemi anche con le frange estreme ebraiche non solo musulmane. Dispiace ma questa e' la nostra realta', quindi non siamo sorpresi", ha spiegato Wadiie Abunassar, il portavoce del patriarcato latino di Gerusalemme che ha aggiunto: "preferiamo non replicare a queste dichiarazioni. Sara' il Papa stesso, con i suoi discorsi di pace, di perdono e di dialogo a offrire una risposta". "Il percorso in Terra Santa di Benedetto XVI e' un viaggio alle radici della fede per tornare sui cammini di Dio", scrive infine il direttore dell'Osservatore Romano, prof. Giovanni Maria Vian, ricordando che in Giordania, Israele e Territori palestinesi il Papa arriva per "celebrare la fede e per confermare l'amicizia della Chiesa di Roma nei confronti di tutti: dai credenti musulmani - con i quali e' possibile un cammino comune - al popolo ebraico, fino ai cristiani di ogni confessione. In un viaggio il cui intento politico e' soltanto quello di contribuire a una pace che deve tradursi in giustizia e sicurezza per tutti i popoli di una terra davvero santa".

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