lunedì 7 dicembre 2009

La Chiesa si mobilita per Copenhagen. Il Papa: cambiamo anche gli stili di vita (Galeazzi)


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Il Papa: cambiamo anche gli stili di vita

GIACOMO GALEAZZI

CITTA’ DEL VATICANO

La Chiesa si mobilita per Copenhagen.
«I Paesi ricchi siano responsabili - avverte il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi -. Il successo del vertice dipende dalla buona volontà delle nazioni potenti. Bisogna mutare gli stili di vita».
E oggi all’Angelus il Papa invocherà impegni seri, interventi urgenti (normative, legislazioni, piani di sviluppo e investimenti) contro i cambiamenti climatici, mentre in tutto il mondo le campane scandiranno 350 rintocchi.
Prudenza non significa rimandare le decisioni. Secondo il Papa, la tutela ambientale comporta costi da distribuire equamente, in base alla diversità di sviluppo dei Paesi. Per decidere assieme la strada da percorrere, il Pontefice lancia una nuova alleanza tra esseri umani e ambiente, perché gli Stati non devono egoisticamente considerare l’ambiente a completa disposizione dei propri interessi. «Al summit Onu si pronunceranno dei numeri “magici” sulle riduzioni delle emissioni di gas nocivi e sui finanziamenti da procurare - ammonisce padre Lombardi su Radio Vaticana -. Ma alla fine tutto dipenderà dalla somma dei comportamenti di tutti noi, abitanti della Terra, troppo abituati a crederci furbi nello scaricare ognuno la responsabilità sugli altri».
E aggiunge: «Benedetto XVI nell’ultima enciclica ha giustamente parlato di nuovi stili di vita e ha ricordato che il sistema ecologico si regge su un buon rapporto dell’uomo con la natura ma anche con i suoi simili. Dunque quello di Copenhagen è anche un nostro problema».
Padre Lombardi evidenzia che le principali conseguenze dei cambiamenti climatici hanno ricadute pesanti soprattutto sulle popolazioni più povere del pianeta. «Tempo fa le preoccupazioni ambientali e climatiche a molti sembravano un lusso. Preoccupazioni dei ricchi - puntualizza il portavoce vaticano -. Altri erano i problemi dei poveri, che dovevano sopravvivere e soddisfare i bisogni primari. Poi abbiamo capito che le cose stavano diversamente». Il monito papale oggi richiamerà i governanti alla tutela ambientale per rispettare il disegno della creazione di Dio. Il Pontefice ricorderà ai leader del pianeta i loro obblighi verso le future generazioni e il dovere di salvaguardare il bene collettivo.
Contemporaneamente all’appello del Pontefice i campanili entreranno in azione, non per chiamare i fedeli ai riti religiosi, ma per avvertire la popolazione di un pericolo imminente (il cambiamento climatico) come avveniva un tempo. «Si tratta di una questione che per la Chiesa è anche etica e spirituale - spiega la diocesi di Padova, che coordina in Italia l’iniziativa di sostegno al vertice Onu -. Al termine della celebrazione ecumenica nella cattedrale luterana di Nostra Signora a Copenhagen, tutte le chiese di Danimarca suoneranno le campane e i sacerdoti del mondo intero (dalle isole Fiji alla Groenlandia) faranno eco con 350 rintocchi». Dal santuario anglicano dello Spirito Santo a Tilba in Australia, alla chiesa luterana di Sibiu in Romania, a quella evangelica di Amburgo.
Trecentocinquanta sono le parti per milione di anidride carbonica (Co2) in cui rientrare per non alterare il clima. «Quando ci sono siccità o catastrofi, i poveri sono i primi a soffrire e morire - conclude Lombardi -. Chi sta in luoghi più sicuri o ha più risorse per nutrirsi e proteggersi può superare meglio il degrado ambientale. È per tutti, ma soprattutto per i poveri, che va curata la salute del pianeta». Fino a 200 anni fa, l’atmosfera conteneva 275 parti per milione di Co2, ora siamo a 390, specifica padre Adriano Sella, responsabile della commissione Nuovi stili di vita: «O si interviene subito o è troppo tardi». Secondo Benedetto XVI l’impatto ambientale della società dei consumi è ormai insopportabile per il pianeta e per l’umanità, perciò serve un ripensamento radicale.

© Copyright La Stampa, 6 dicembre 2009

1 commento:

Maria ha detto...

Il Papa sa benissimo che il mondo che "abbiamo in mano" è un dono di Dio che va rispettato e del quale tutti dovremo rendere conto, in base alle responsabilità di ciascuno.
I politici, che ogni volta non riescono a trovare accordi, evidentemente non ci sono ancora arrivati...