mercoledì 6 maggio 2009

Il Papa: Dio non è mai ingiusto e l'ottimismo cristiano non è ingenuo (Izzo)


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Il Papa: "L’ottimismo della contemplazione naturale (physikè theoria), di questo vedere nella creazione visibile il buono, il bello, il vero, questo ottimismo cristiano non è un ottimismo ingenuo: tiene conto della ferita inferta alla natura umana da una libertà di scelta voluta da Dio e utilizzata impropriamente dall’uomo" (Catechesi)

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PELLEGRINAGGIO DEL SANTO PADRE IN TERRA SANTA (8-15 MAGGIO 2009): LO SPECIALE DEL BLOG

Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo questo bel servizio di Salvatore Izzo sulla catechesi del Santo Padre che nessuno ha valorizzato come meritava.
Grazie ancora al signor Izzo per il grande lavoro che ci offre quotidianamente
.
R.

PAPA: DIO NON E' MAI INGIUSTO,OTTIMISMO CRISTIANO NON INGENUO

(AGI) - CdV, 7 mag.

Salvatore Izzo

Davanti alle meraviglie della Creazione "bisogna lasciarsi riempire di stupore".
E "superare la tentazione di vedere aspetti che possono sembrare ingiusti".
Lo ha ricordato questa mattina Benedetto XVI ai circa 30 mila fedeli presenti in piazza San Pietro per l'Udienza Generale.
"L'ottimismo cristiano - ha aggiunto - non e' un ottimismo ingenuo, tiene conto della ferita inferta dalla liberta' umana con tutte le conseguenze di disordine che ne sono derivate".
Ma, ha spiegato, "la Natura e' stata rinforzata e rinnnovata dalla discesa del Figlio di Dio nella carne. Era necessario che fosse indicata concretamente la strada verso il mare dell'amore di Dio per l'uomo. Cosi' Gesu' abbasso' i cieli e discese tra noi, compiendo la cosa piu' nuova di tutti, l'unica davvero nuova". Queste considerazioni che rispondono al probelma del male e del dolore innocente che tormentano le coscienze di tanti, Papa Ratzinger le ha fatte scaturire oggi da una citazione di Platone (per il quale, ha ricordato, "la filosofia comincia con lo stupore e questo vale anche per la nostra fede") e dalle omelie di San Giovanni Damasceno, che per primo elaboro' una teologia della materia, "ancora oggi di grande attualita'", per spiegare la ragione per la quale i cristiani hanno superato la proibizione delle immagini sacre contenuta nell'Antico Testamento e, ha aggiunto oggi il Papa, recepita dal mondo islamico che "accetta questa esclusione totale della veneraz delle immagini".
San Giovanni Damasceno, ha ricordato il Pontefice teologo, "e' un personaggio di prima grandezza, proclamato dottore della Chiesa da Leone XIII nel 1890.
Testimone del trapasso dalla cultura cristiano bizantina all'islam con le conquiste militari in Medio Oriente, si deve a lui il primo tentativo teologico di legittimare le immagini sacre con il mistero dell'incarnazione spiegando che l'adorazione si deve solo a Dio ma la venerazione puo' utilizzare immagine per rivolgersi al santo raffigurato, che non puo' pero' essere confuso con materia dell'icona". "In altri tempi - ha ricordato Papa Ratzinger con le parole di San Giovanni Damasceno - Dio non era stato rappresentato perche' incorporeo, ma oggi si e' fatto materia per me, si e' degnato di operare la salvezza nella materia. Cosi' non venero la materia ma il Signore. Non e' forse materia il legno della Croce tre volte beata? Non e' materia la carne e il sangue del mio Signore o devi sopprimere il carattere sacro di tutto questo?".
San Giovanni Damasceno esortava dunque a "non offendere dunque la materia perche' niente di cio' che Dio ha fatto e' spregevole.
E la carne e' realmente abitazione di Dio". "Questa sollecitazione - ha concluso il Papa - e' oggi di estrema attualita', un insegnamento che si inserisce nella tradizione della Chiesa universale che accetta anche la venerazione delle reliquie dei santi, perche' essi, partecipi della Risurrezione, non possono essere considerati semplicemente dei morti. Coloro fra i quali Dio si e' riposato, sono deificati non per natura ma per contingenza, come il ferro arroventato e' detto fuoco. Infatti Dio ha detto nella Bibbia 'sarete santi perche' io sono santo".
Da qui l'invito a fidarsi di Dio, perche' "solo lui conosce i nostri pensieri e persino il nostro futuro", e l'auspicio "che il Signore ci aiuti a fare sostanza di queste parole nella nostra vita".

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