mercoledì 8 aprile 2009

Don Mauro: sono crollate case e chiese, ma non la fede (Radio Vaticana)


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Don Mauro: sono crollate case e chiese, ma non la fede

Il Ministero italiano dei Beni culturali ha annunciato di voler reperire 10 milioni di euro per i primi interventi di ricostruzione del patrimonio artistico abruzzese, danneggiato dal sisma. La ricognizione della task force di esperti costituita dal Ministero permetterà di valutare gli ingenti danni subiti anche dalle antiche e monumentali chiese dell’Aquila e provincia, per le quali ieri anche la Casa Bianca ha promesso stanziamenti. Amedeo Lomonaco:

Gli interventi per la ricostruzione o il restauro di molti monumenti e luoghi di culto potranno essere realizzati anche con il sostegno degli Stati Uniti: il presidente americano, Barack Obama, ha dichiarato che il governo di Washington è disponibile a contribuire alla ricostruzione dei beni culturali e delle chiese danneggiate dal terremoto in Abruzzo. Nubi e macerie avvolgono il patrimonio culturale e religioso dell’Aquila, fondata secondo la tradizione sul modello della Città Santa. Pochi interminabili secondi hanno deformato secoli di storia e inferto laceranti ferite alla “Gerusalemme d’Italia”: nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, capolavoro romanico realizzato nel XIII secolo per volere del futuro Papa Celestino V, lo scenario è desolante. Nubi di polvere sollevate dalle macerie sostituiscono parte della volta, l’abside e l’altare maggiore. La facciata, apparentemente intatta, si è invece salvata grazie anche alla ragnatela di tubi predisposta per il restauro. Nelle prossime ore è previsto un sopralluogo alla tomba di Celestino V. Ad essere profondamente ferito è uno dei patrimoni più conosciuti e amati dell’Aquila, come spiega al microfono di Federico Piana, il rettore della Basilica, don Nunzio Spinelli:

“E’ rimasto dentro il mio cuore qualcosa che non riesco neanche a spiegare. Quando la mattina sono venuto e ho aperto la porta, ho provato tanta tristezza. La Basilica di Collemaggio era il fiore all’occhiello dell’Aquila. Era proprio il simbolo dell’Aquila. Si celebrava qui la festa, il Giubileo di Celestino, ogni anno. Per l’Aquila era il cuore della religiosità, tutti volevano sposarsi in questa Basilica. Collemaggio è il luogo di tanti ricordi per la gente aquilana”.

Nella città dell’Aquila hanno poi riportato gravi danni anche la chiesa di Sant’Agostino, una delle maggiori testimonianze del barocco aquilano, e la chiesa di San Silvestro, dall’elegantissima facciata in pietra bianca. La chiesa di Santa Maria del Suffragio, dalle imponenti e al contempo raffinate volumetrie barocche, non ha più la cupola. La cattedrale, che si affaccia sulla scenografica Piazza del Duomo, è quasi completamente distrutta. Anche la provincia aquilana, una delle più estese d’Italia, è una terra di tesori oggi drammaticamente “depredata” dal sisma. A Fossa è crollato il campanile della chiesa di Santa Maria, costruita nella seconda metà del 1200 e di origine cistercense. Sono poi crollate due chiese storiche, l'Immacolata Concezione di Paganica e Santa Maria delle Grazie a Tempera. A Pratola Peligna è gravemente lesionato il Santuario della Madonna della Libera, dove è custodito un quadro XV secolo raffigurante la Vergine in atto di proteggere i devoti. In questo scenario, simile a quelli di città e paesi sconvolti dal dramma della guerra, migliaia di fedeli dell’arcidiocesi dell’Aquila non potranno partecipare agli eventi della Pasqua nelle chiese dichiarate inagibili. All’Aquila sono comunque arrivati diversi sacerdoti provenienti anche da Roma. In tutti i campi allestiti per ospitare gli sfollati sarà infatti celebrata la Santa Messa. I cumuli di detriti non potranno spegnere la speranza e la forza della fede.

Mathilde Auvillain, inviata in Abruzzo della nostra redazione francese, ha incontrato don Mauro, parroco di Sant’Elia in provincia dell’Aquila, uno dei sacerdoti che hanno vissuto il dramma umano del terremoto e insieme la tristezza di veder crollare la propria chiesa. Ecco la sua testimonianza:

R. - E’ stata, vi assicuro, un’esperienza terribile. La chiesa è praticamente distrutta. La parte portante sembra che non abbia subito grosse lesioni, però tutti i muri di tamponamento sono totalmente andati. Fa impressione perché è sventrata, pure se la struttura portante ancora regge. Altre chiese dovranno essere abbattute totalmente, perchè non esiste più nulla. Queste chiese moderne, degli Anni ’70, non so con quali criteri siano state costruite, sono cadute in un attimo. La casa canonica è il punto di riferimento per la gente e sarà qui. Quindi, io rimarrò qua nella mia parrocchia: non vado via, finché ci sarà anche un solo parrocchiano nel mio territorio. Cerco di essere presente il più possibile anche nei campi qui intorno e il vescovo stesso ha chiesto a noi sacerdoti questa presenza, perché c’è tanta gente disperata. Credo che la presenza di un sacerdote possa fare davvero tanto: una parola, una carezza, uno stare lì ad ascoltare. Fanno anche delle domande del tipo: “ Davanti a tutto questo, Dio esiste?”. E in questi frangenti non è facile dare delle risposte. Mi ha fatto anche molto piacere riscoprire l’affetto di una famiglia parrocchiale. Tanta gente viene con le lacrime agli occhi a salutarmi e ad abbracciarmi. Nel frattempo, noi continueremo a vivere qui, in questa piazza. Staremo qui. Ieri le campane hanno suonato per la Messa, ma probabilmente la grande paura ha trattenuto tutti nei vari posti. Eravamo proprio pochissimi. Io, comunque, ho detto a quelli che ho incontrato che continuiamo a celebrare non in chiesa, ma sul piazzale, perché credo che possono crollare le case, ma la fede non deve crollare, soprattutto in questi momenti.

D. - Lei ha subito allestito questo piccolo altare fuori...

R. - Sì, mi sono addentrato tra i calcinacci con tanta paura, ma sono riuscito a trovare almeno il necessario per le Messe di questi giorni e, in particolare, per poter celebrare almeno la Pasqua. Pensate che avevo fatto con le mie mani - lo faccio da anni - il cero pasquale, bellissimo, tutto lavorato. L'ho visto in pezzi e quindi non lo avremo ... non avremo tante cose. Ma ci ricorderemo della Pasqua, che quest’anno deve essere ancor più una Pasqua di Resurrezione.

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1 commento:

Anonimo ha detto...

Coraggio, Don Mauro, siamo con lei e con tutti gli altri parroci e religiosi che in queste ore con il loro esempio stanno sostenendo la popolazione. State dando una grande testimonianza di Cristianesimo vero. Maria Pia