lunedì 4 maggio 2009

La Giordania di Benedetto XVI (Giorgio Bernardelli)


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Le anticipazioni

La Giordania di Benedetto XVI

di Giorgio Bernardelli

Nel viaggio in Terra Santa avrà molto peso anche la tappa di Amman. Dove il Papa andrà per la seconda volta in moschea e benedirà una nuova chiesa

Sul viaggio del Papa in Terra Santa - annunciato ufficialmente domenica scorsa all’Angelus dallo stesso Benedetto XVI - in questi giorni l’attenzione si è inevitabilmente concentrata soprattutto sui preparativi a Gerusalemme. C’è però un aspetto molto importante che finora è rimasto sorprendentemente in secondo piano: nessuno ha sottolineato quella che probabilmente è la novità più significativa rispetto ai due viaggi precedenti di Paolo VI e Giovanni Paolo II. Cioè il peso maggiore che avrà nell’economia del pellegrinaggio la tappa in Giordania. Benedetto XVI partirà infatti da Roma l’8 maggio ma all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv ci arriverà solo nella tarda mattinata dell’11 maggio. Su otto giorni di viaggio tre li trascorrerà in Giordania. Tanto per fare un paragone Wojtyla nel 2000 su sette giorni in Terra Santa aveva trascorso in Giordania appena 24 ore. Un grosso regalo, dunque, per la comunità cristiana giordana (più o meno il 4 per cento dei 5,8 milioni di abitanti del Paese).
Che non si tratti solo di un omaggio al protocollo complesso della Terra Santa (il re di Giordania è custode della spianata delle moschee a Gerusalemme) lo dimostrano le prime notizie che sono cominciate ad arrivare da Amman su questa vigilia. Anche nella capitale giordana, infatti, all’indomani dell’annuncio di Benedetto XVI, c’è stata una conferenza stampa del nunzio, l’arcivescovo indiano Francis Assisi Chullikat, che è anche nunzio a Baghdad. Davanti ai giornalisti il presule non ha mancato di dichiarare che «la Giordania è orgogliosa di essere il primo Paese arabo che verrà visitato da Benedetto XVI». Per i dettagli sul programma giordano Chullikat ha rinviato a un’altra conferenza stampa si terrà nelle prossime settimane. Alcune anticipazioni significative - però - erano state già date nei giorni scorsi da padre Rifat Bader, il sacerdote del Patriarcato latino che gestisce il sito arabo www.abouna.org, che è la voce del vicariato per la Giordania del Patriarcato di Gerusalemme, guidato dal vescovo Selim Sayegh, ausiliare del patriarca Fouad Twal. Dunque Benedetto XVI come Giovanni Paolo II si recherà sul Monte Nebo - il luogo del Memoriale di Mosé dove c’è la spettacolare terrazza che domina la Terra Santa - e presiederà una celebrazione eucaristica presso lo stadio di Amman. Ma il programma prevede anche altri due momenti molto importanti: il Papa visiterà la moschea Re Hussein della capitale e benedirà il complesso dove sorgerà la nuova chiesa cattolica a Wadi al Kharrar, il luogo giordano dove si fa memoria del Battesimo di Gesù.
Dunque - dopo la prima volta del 2006 nella Moschea Blu a Istanbul – ad Amman Benedetto XVI tornerà in una moschea. Questa volta non sarà un luogo di culto «storico», ma una moschea moderna costruita nel 1924 nella parte nuova della capitale giordana (anche se va aggiunto che fu costruita ingrandendo una piccola moschea preesistente e secondo alcuni studiosi in realtà questo sarebbe il luogo di un’antica cattedrale cristiana). Altro dato interessante: questa sarà il primo dei due incontri con il mondo musulmano durante il viaggio in Terra Santa. A Gerusalemme - sulla spianata - il Papa incontrerà infatti il Gran Muftì e visiterà la Cupola della Roccia.
La visita alla moschea di Amman è un fatto importante, soprattutto se lo si legge tenendo presente la lettera A Common Word sul dialogo tra cristiani e musulmani scritta nell’ottobre del 2007 da 138 personalità islamiche. Come si ricorderà A Common Word è un’iniziativa giordana: il suo estensore, il principe Ghazi bin Talal, è il cugino dell’attuale re giordano Abdallah II. Dunque la visita si inserisce in un cammino su cui la corona giordana sta investendo molto. Ma a cui anche il Vaticano ha dimostrato di guardrae con grande interesse. Come scrivevamo qualche mese fa in un articolo su Mondo e Missione Amman punta ad accreditarsi come punto di riferimento nel mondo musulmano per il dialogo con il mondo cristiano. In aperta concorrenza con l’Arabia Saudita, che negli ultimi mesi si è data da fare con altre iniziative dello stesso tenore. Sul sito di A Common Word – a questo proposito - compare un documento molto interessante: è un intervento tenuto il 30 dicembre scorso da Sohail Nakhooda - uno dei promotori dell’iniziativa - al Forum degli ambasciatori giordani nel mondo organizzato dal ministero degli esteri di Amman. Nakhooda invita i diplomatici a compiere una serie di passi per far conoscere A Common Word; ma c’è soprattutto un passaggio del suo discorso che è estremamente significativo: «Non credo – dice a un certo punto – che i risultati che il documento sta raccogliendo sarebbero possibili altrove. L’iniziativa malaysiana Islam Hadari non ha portato da nessuna parte. L’iniziativa interreligiosa saudita culminata nell’incontro all’Onu a novembre, è stata un bel momento di colore, ma è esposta a critiche notevoli, perché l’Arabia Saudita non ha un’esperienza affidabile sul tema dell’apertura alla diversità religiosa. Invece la monarchia giordana non solo è degna di rispetto nel mondo musulmano per il suo lignaggio hashemita (i sovrani giordani si procalmano discendenti del Profeta ndr) e per la sua visione politica, ma può vantare anche un grande e radicato rispetto per il pluralismo all’interno della tradizione islamica e una tradizione di coesistenza e di rispetto per i diritti dei cristiani».
A questa ultima parte delle parole di Nakhooda si lega l’appuntamento di Wadi al Kharrar. Si tratta di un sito archeologico sulla sponda est del Giordano. Un luogo che - dai reperti di antiche chiese che sono riaffiorati in questi ultimi anni - doveva essere molto importante per la comunità cristiana dei primi secoli. Questo per dire che quando la Giordania dice che si tratta del sito dove Gesù fu Battezzato non avanza una tesi così peregrina. Del resto il Vangelo di Giovanni (Gv 1,28) dice che Gesù fu battezzato «in Betania, al di là del Giordano». Tradotto nella geopolitica di oggi questa annotazione significa appunto in Giordania. Già Paolo VI nel 1964 fece una sosta privata a Wadi al Kharrar. Nel 2000, invece, quella di Giovanni Paolo II qui fu una tappa vera e propria, con tanto di discorso. In questi nove anni, però, la Giordania ha deciso di puntare molto su questo luogo. E il fatto più importante è il via libera dato dal re alla costruzione di ben cinque nuove chiese, una per ciascuna delle confessioni cristiane. Basta andare sul sito ufficiale www.baptismsite.com e si possono già vedere i progetti di queste nuove chiese. Per quella cattolica c’è addirittura una fotogallery del plastico da cui si capisce chiaramente che si tratta di un luogo dove si conta di accogliere pellegrini da tutto il mondo. E proprio in questo luogo molto significativo i promotori di A Common Word contano di organizzare un grande incontro tra cristiani e musulmani che dovrebbe segnare il punto di arrivo del cammino avviato con la lettera dei 138.
C’è infine un ultimo motivo per cui i tre giorni di Benedetto XVI ad Amman saranno un momento molto importante. In Giordania vivono tuttora migliaia di cristiani iracheni che sono stati costretti ad abbandonare la propria terra a causa della guerra e di tutto ciò che è successo dopo. Il Papa - ha ricordato nella conferenza stampa di Amman il nunzio Chullikat - è stato già invitato in Iraq sia dal presidente Jalal Talabani sia dal primo ministro Nouri al-Maliki. Ma nella situazione di oggi si tratta ovviamente di un sogno impossibile. In Giordania però Benedetto XVI incontrerà sicuramente i profughi iracheni. E anche questo sarà sicuramente uno dei momenti cruciali di questo pellegrinaggio 2009 in Terra Santa.

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