lunedì 25 maggio 2009

Il Papa e l’appello antilicenziamenti (Vecchi)


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Commozione ed entusiasmo per i fedeli di Cassino (Il Tempo)

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Il Papa invoca “valide soluzioni alla crisi occupazionale” (Zenit)

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Cassino, bagno di folla per Benedetto XVI

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IL PAPA A CASSINO E MONTECASSINO: I VIDEO

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE A CASSINO E MONTECASSINO (24 MAGGIO 2009): LO SPECIALE DEL BLOG

Su segnalazione del nostro Antonio leggiamo:

Il Papa e l’appello antilicenziamenti

«Create nuovi posti di lavoro». E Sacconi: valutare una moratoria

DAL NOSTRO INVIATO

Gian Guido Vecchi

CASSINO — Benedetto XVI parla di «accoglienza» e di «attenzione all’uomo fragile, debole, alle persone disabili e agli immigrati» ed esprime la sua solidarietà a cassintegrati e licenziati chiedendo «valide soluzioni alla crisi occupazionale» e alla «ferita della disoccupazione », tanto che il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ne approfitta per rilanciare la proposta di «una moratoria dei licenziamenti, in termini di autodisciplina, da parte delle imprese».
Può sembrare strano che il Papa intervenga su temi così urgenti e concreti nel momento in cui risale alle radici del monachesimo e della spiritualità occidentale, all’abbazia di Montecassino fondata nel 529 da San Benedetto, suo «patrono del pontificato».
Ma nella festa dell’Ascensione di Gesù, Benedetto XVI invita a fare come i discepoli, «non dobbiamo rimanere a fissare il cielo». La raccomandazione di San Benedetto a «nulla anteporre a Cristo», spiega, deve portare a «impegnarci nel costruire una società dove la solidarietà sia espressa da segni concreti».
Di rado si è visto il Papa così sereno e sorridente, quando dopo i Vespri passeggia tra le architetture bianche calcinate dal sole, i loggiati dove zampettano le colombe, le terrazze affacciate sulla valle.
Benedetto XVI è di casa, l’abate Pietro Vittorelli e gli altri monaci hanno già preparato l’aranciata per brindare a pranzo, poiché non beve vino.
L’abbazia è stata distrutta quattro volte — i longobardi nel 574, i saraceni nell’883, un terremoto nel 1349 e infine i bombardamenti americani nel ’44 — e ogni volta è rinata.
Da ultimo ne aveva parlato nel discorso al Collège des Bernardins di Parigi, il 12 settembre: le radici della cultura europea, il ruolo del monachesimo nel custodire la cultura antica in quel «grande sconvolgimento », la «ricerca di Dio» che ha «fondato la cultura dell’Europa».
Così il Papa prega perché l’Europa «sappia sempre valorizzare questo patrimonio di principi e di ideali cristiani»: ora et labora et lege, «la preghiera, il lavoro, la cultura» verso un «nuovo umanesimo».
Per questo la mattina, nella messa in piazza a Cassino, elogia «lo sforzo della comunità che cerca di stare a fianco dei numerosi lavoratori della grande industria presente a Cassino e delle imprese collegate».
Tra migliaia di fedeli ci sono molti dei lavoratori e Raffaele Bonanni, segretario Cisl, d’accordo sulla moratoria di Sacconi come la Uil («ma servono sgravi come incentivo »), mentre la Cgil invita il governo «a non licenziare per primo».
Benedetto XVI scandisce: «So quanto sia critica la situazione di tanti operai. Esprimo la mia solidarietà a quanti vivono in una precarietà preoccupante, ai lavoratori in cassa integrazione o addirittura licenziati». Di qui l’appello: «La ferita della disoccupazione induca i responsabili della cosa pubblica, gli imprenditori e quanti ne hanno la possibilità a ricercare, con il contributo di tutti, valide soluzioni alla crisi occupazionale, creando nuovi posti di lavoro a salvaguardia delle famiglie». E ai giovani che per la crisi non possono costruirsi una famiglia: «Non scoraggiatevi, cari amici, la Chiesa non vi abbandona! ». Ma tutta la giornata è una sintesi di spiritualità benedettina.
La visita alla «Casa della carità» è l’occasione per invocare «una nuova umanità all’insegna dell’accoglienza e dell’aiuto ai più deboli». Prima di pregare al cimitero dei 1.052 militari polacchi, il Papa ricorda «tutti i caduti della seconda guerra mondiale» e «tutti i militari di diverse nazioni che diedero testimonianza valorosa e qui persero la vita», in una sorta di pacificazione della memoria. Sul portone del monastero c’è scritto «Pax». L’ultima preghiera è per i caduti «di tutte le guerre e di tutte le nazioni».

© Copyright Corriere della sera, 25 maggio 2009 consultabile online anche qui.

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