giovedì 3 dicembre 2009

Padre Raniero Cantalamessa spiega il tema delle prediche per l'Avvento: Per il sacerdote più preghiera e meno occupazioni (Osservatore Romano)


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Padre Raniero Cantalamessa spiega il tema delle prediche per l'Avvento

Per il sacerdote più preghiera e meno occupazioni

L'Anno sacerdotale "dovrebbe servire proprio a riportare il sacerdote alla sua matrice interiore, alla sorgente di ogni apostolato, di ogni sacerdozio, che non solo dà efficacia al ministero, ma dà anche gioia al presbitero". Lo afferma il cappuccino Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, anticipando alcuni spunti di riflessioni delle prediche per l'Avvento che terrà da venerdì 4 dicembre nella cappella Redemptoris Mater alla presenza di Benedetto XVI.
"Nella scelta dei temi da proporre - spiega - mi lascio sempre guidare dalla grazia che la Chiesa sta vivendo in quel momento. E come l'anno scorso la grazia era l'Anno paolino, quest'anno è quello sacerdotale. Mi sembrava quasi doveroso unirmi a questa intenzione del Papa e portare un piccolo contributo di riflessione".
Il modello di presbitero proposto dal cappuccino è quello di "contemplativo nell'azione". Da qui la raccomandazione a ritagliarsi "un tempo per la preghiera, perché è lì, soprattutto, che si alimenta la vita personale". L'esempio di don Camillo del Guareschi è eloquente. Egli aveva l'abitudine di parlare con il Crocifisso. Un dialogo a tu per tu, nel quale il parroco confidava tutto ciò che riguardava lui stesso e la parrocchia. "Credo che sarebbe una benedizione - sottolinea il predicatore - se il sacerdote acquisisse questa abitudine di parlare a cuore a cuore con Gesù, perché Egli è vivo, non è morto".
"In una delle prediche - aggiunge - dirò che il segreto è passare dal Gesù personaggio del passato al Gesù persona. Del personaggio si può parlare, ma non gli si può parlare. La persona invece è qualcuno con il quale si può dialogare. Per il sacerdote Gesù dovrebbe essere proprio questo: una persona viva e risorta". Ecco il segreto dell'anima di ogni prete.
"Sacerdoti secondo il Cuore di Cristo" è il sottotitolo al tema delle prediche. Che significato rivesta questa espressione lo spiega il cappuccino, precisando che si tratta di un ritorno "all'origine del sacerdote, a quella che è stata la scelta degli apostoli da parte di Gesù. Tutto nasce da quella chiamata: il ministero apostolico e il sacramento dell'ordine nascono e affondano le radici nella scelta di Gesù". "Lo scopo, l'anima del sacerdozio - prosegue - è di stare con Gesù e di andare a predicare. Si legge nel Vangelo che Cristo chiamò gli apostoli perché stessero con lui e andassero a predicare. È significativo che prima della predicazione c'è lo stare con Gesù". Il sacerdote secondo il Cuore di Cristo è allora colui che "ha un rapporto personale, intimo con il Signore e che di fronte agli altri non trasmette solo una dottrina, un'esperienza, ma una persona".
Nelle prediche, padre Cantalamessa cercherà di mettere in luce anche l'identità originaria e "l'anima di ogni sacerdozio". Questa espressione - spiega - "fa riferimento a un libro, famoso negli anni antecedenti al concilio Vaticano ii, dal titolo L'anima di ogni apostolato, scritto dall'abate Chautard". L'intenzione dell'abate era quella di ricondurre il sacerdote alla sua anima interiore. "A quel tempo, così come avviene anche adesso - evidenzia il religioso - c'era per il prete il rischio di attribuire un'importanza eccessiva alle opere: cinema parrocchiali, centri culturali, gite, oratori. Tutte cose preziosissime e di cui Chautard era il primo a difendere il valore. Egli sosteneva però che se queste cose non partono da una vita interiore e contemplativa, sono "stampelle". Anzi, arrivava a usare un'espressione di san Bernardo molte forte: sono "maledette occupazioni"". Padre Cantalamessa mette poi in guardia dal "rischio di un eccessivo coinvolgimento nel sociale, che poi sfocia inevitabilmente nel politico". Se tutto ciò può essere un bene per il sacerdote in occasioni straordinarie, "dietro indicazioni del vescovo o dello stesso Pontefice", spesso si tratta di "un eccesso, un'ipertrofia dell'azione, del ruolo sociale del presbitero, che può portare a una perdita, a un calo della dimensione soprannaturale e interiore. Quando Gesù diceva: "Chi mi ha costituito giudice tra voi?", rivendicava con grande forza il suo ruolo di inviato di Dio per annunciare la buona novella agli uomini". A questo proposito, i laici sono chiamati opportunamente a tradurre l'annuncio in iniziative pratiche immerse nelle vita quotidiana, "ma - avverte Cantalamessa - il sacerdote, a mio parere, dovrebbe stare attento a non lasciarsi troppo coinvolgere. Certo le opere parrocchiali sono preziose, necessarie, ma queste presto o tardi si dovranno affidare ai laici. Il sacerdote potrà essere una sorta di supervisore, uno che dà lo spirito, ma l'amministrazione pratica deve essere affidata ai laici". Già san Gregorio Magno - ricorda in conclusione - "diceva che siamo affogati talmente nelle faccende secolari che a stento troviamo qualcuno che predichi la pura Parola di Dio". (nicola gori)

(©L'Osservatore Romano - 4 dicembre 2009)

3 commenti:

Maria ha detto...

Sante parole!
Ormai esiste poco la via di mezzo e molto l'estremismo, ossia la figura del "prete-burocrate" e "prete sociale".

Non parlo per esperienza diretta, perchè per fortuna nella mia parrocchia "nuotiamo ancora nell'oro", ma basta spostarsi di poco, per notare che quello che dice Cantalamessa è pura verità. Tant'è che dell'anno sacerdotale si parla poco, forse è un tema "scomodo" per molti!

Maria ha detto...

Sante parole!
Ormai esiste poco la via di mezzo e molto l'estremismo, ossia la figura del "prete-burocrate" e "prete sociale".

Non parlo per esperienza diretta, perchè per fortuna nella mia parrocchia "nuotiamo ancora nell'oro", ma basta spostarsi di poco, per notare che quello che dice Cantalamessa è pura verità. Tant'è che dell'anno sacerdotale si parla poco, forse è un tema "scomodo" per molti!

euge ha detto...

Purtroppo, maria è proprio così..... l'anno sacerdotale è scomodo per molti che invece di fare i sacerdoti preferiscono essere o preti manager, o preti in carriera; insomma preferiscono essere di tutto, tranne che sacerdoti veri.