mercoledì 30 settembre 2009

Il Papa: la formazione umana integrale contro la “dittatura del relativismo” (AsiaNews)


Vedi anche:

Il Papa: "Non bisogna aver paura della verità, perché essa è amica dell’uomo e della sua libertà; anzi, solo nella sincera ricerca del vero, del bene e del bello si può realmente offrire un futuro ai giovani di oggi e alle generazioni che verranno" (Catechesi)

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Il Papa: contrastare una nuova dittatura, quella del relativismo abbinato al dominio della tecnica (Sir)

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Il viaggio del Papa si è felicemente concluso. E' tempo di bilanci: doverosi ringraziamenti e qualche tirata di orecchie

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VATICANO

Papa: la formazione umana integrale contro la “dittatura del relativismo”

All’udienza generale, Benedetto XVI ripercorre le tappe del viaggio compiuto nella Republica ceca. Non bisogna aver “paura della verità”. La verità è amica dell’uomo e della sua libertà”. “Chi esercita responsabilità politica ed educativa deve sempre attingere luce in quella verità che è riflesso dell’eterna sapienza del Creatore ed è chiamato a darne testimonianza in prima persona con la propria vita”.

Città del Vaticano (AsiaNews)

Solo una formazione umana integrale che abbia presente la ricerca del vero può “contrastare una nuova dittatura quella del relativismo abbinata al dominio della tecnica”.
Non bisogna infatti aver “paura della verità” che è “indissolubilmente legata alla libertà. La verità è amica dell’uomo e della sua libertà” e “solo la ricerca della verità, del bene e della bellezza possono offrire un futuro ai giovani”.
E’ l’insegnamento che Benedetto XVI ha offerto oggi dall’esperienza del viaggio che da sabato a lunedì passati ha compiuto nella Repubblica ceca, per la buona riuscita del quale ha ringraziato Dio e del quale oggi ha parlato alle 10mila persone presenti in piazza San Pietro per l’udienza generale.
Quello in Boemia e Moravia, “è stato ad un tempo un vero pellegrinaggio e una missione nel cuore dell’Europa”, pellegrinaggio per i tanti santi e beati di quel popolo e “perché la Boemia e la Moravia sono da oltre un millennio terra di fede e di santità. Missione, perché l'Europa ha bisogno di ritrovare in Dio e nel suo amore il fondamento saldo della speranza”.
“L’amore di Cristo ha inizato a rivelarsi nel volto di un bambino”, ha detto poi, ricordando di aver iniziato il pelegrinaggio con la visita a Santa Maria della Vittoria, dove è conservato il “Bambino di Praga”. Esso “ci rimanda al mistero del Dio fatto uomo, al Dio vicino, fondamento della nostra speranza”. “Ho pregato per i bambini, i genitori e l’avvenire delle famiglie”. Il Castello di Praga, nelle parole del Papa, “racchiude molteplici monumenti, ambienti, istituzioni, quasi come una polis: la cattedrale, il palazzo, la piazza, il giardino. Così ho potuto toccare l’ambito civile e religioso non giustapposti, ma in armonica vicinanza nella distinzione”.
“E’ il legame indissolubile che sempre deve esistere tra libertà e verità”. “Non bisogna aver paura della verità, perché essa è amica dell’uomo e solo nell’amore per il bello e il vero si può offire un futuro ai giovani”. “Chi esercita responsabilità politica ed educativa deve sempre attingere luce in quella verità che è riflesso dell’eterna sapienza del Creatore ed è chiamato a darne testimonianza in prima persona con la propria vita” e “solo con un serio impegno di rettitudine intellettuale e morale può mostrarsi degno del sacrificio di quanti hanno pagato con la vita il prezzo della libertà”.
Ciò è particolarmente importante in questo “momento difficile per l’Europa orientale che alle conseguenze del comunismo ateo soffre gli effetti del consumismo occidentale”. Per questo Benedetto XVI ha ricordato di aver esortato i cristiani ad “essere lievito evangelico nella società, impegnandosi in attività caritative e più ancora educative e scolastiche”.
La Moravia, ha proseguito il Papa, “fa pensare subito a Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popli slavi e quindi alla forza inesauribile del Vangelo che come un fiume attraversa la storia e i continenti portando luce e salvezza”. “L'amore di Cristo è la nostra forza”, un'affermazione, ha aggiunto, che “riecheggia la fede di tanti eroici testimoni del passato remoto e recente, penso in particolare al secolo scorso, ma che soprattutto vuole interpretare la certezza dei cristiani di oggi". L'amore di Cristo, per Benedetto XVI, è infatti “una forza che ispira e anima le vere rivoluzioni, pacifiche e liberatrici, e che ci sostiene nei momenti di crisi, permettendo di risollevarci quando la libertà, faticosamente recuperata, rischia di smarrire se stessa, la propria verità”.
Continuando a ripercorrere le tappe della sua visita, Benedetto XVI ha ricordato l’incontro ecumenico nell’arcivescovado, dove erano rappresentanti delle diverse comunità cristiane e della ebraica. “Pensando alla storia, con gli aspri conflitti del passato, è motivo di gratitudine a Dio esserci trovati insieme per condividere la fede e la responsabilità storica di fronte alle sfide attuali”. “Lo sforzo di progredire verso una unità sempre più piena e visibile tra noi rende più forte ed efficace il comune impegno per la riscoperta delle radici cristiane dell'Europa”.
Il “comune impegno per la riscoperta delle radici cristiane d’Europa” è emerso pure nell’incontro con il mondo accademico. In tale contesto Benedetto XVI ha ricordato di aver insistito sul ruolo delle istituzioni universitarie. “L’università degli studi - ha concluso il Papa - è ambiente vitale per la società, garanzia di pace e di sviluppo, come dimostra la cosiddetta Rivoluzione di velluto. A 20 anni di distanza ho riproposto l’idea della formazione umana integrale per contrastare una nuova dittatura quella del relativismo abbinata al dominio della tecnica”.

© Copyright AsiaNews

Il Papa: "Non bisogna aver paura della verità, perché essa è amica dell’uomo e della sua libertà"

Clicca qui per leggere il testo della catechesi del Santo Padre.

La prima volta di Berlusconi, l'Honduras, l'arrivo dell'ambasciatore Usa, l'ecumenismo dei valdesi (Il Foglio)

Clicca qui per leggere l'articolo del Foglio segnalatoci da Eufemia.

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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE NELLA REPUBBLICA CECA (26-28 SETTEMBRE 2009): LO SPECIALE DEL BLOG

Riceviamo e con grande piacere pubblichiamo:

Chiesa italiana: e adessso che si fa?

postato da angela mbrogetti

[30/09/2009 10:37]

La situazione della Chiesa italiana oggi assomiglia un po' al post Unione Sovietica.
Nazioni e popoli tenuti per anni insieme per forza da un regime, una volta liberi spesso non hanno saputo gestirsi e alcuni addirittura si sono fatti la guerra.
Dopo il forte governo centrale del cardinale Camillo Ruini, ancora "arzillo" del resto come ama dire lui stesso, la gestione di Angelo Bagnasco appare debole.
E in effetti sembra a molti che sia il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato vaticano, a dettare la linea del rapporto con lo stato italiano. Cosa insolita ma non rara. Proprio perché all'interno della Chiesa non c'è un solo pensiero, una sola anima, un solo modo di vedere la polis, il Vaticano, che è fisicamente in Italia, ha bisogno di un suo rapporto con lo stato e il governo. I vescovi Italiani sono chiamati soprattutto a rafforzare principi e cultura cattolica. Compito difficile ed impegnativo che si può compiere attraverso un uso saggio dei media. Saggio, cioè non monolitico e piatto, ma vario e veritiero.
Non tutti hanno le doti politiche del cardinale Ruini, e del resto non si può gestire un sistema solo grazie ad un carisma personale. Occorre creare quel tanto di struttura che non si appesantisca l'informazione e che lascia parlare tutti. Non è certo facile. Una buona partenza potrebbe rivelarsi il piano pastorale dei vescovi dedicato all'educazione. Ma non basta. Oggi più che la scuola o la famiglia formano i media. I giovani, e non solo loro, leggono le notizia su internet e possono leggere molte voci. Quella della Chiesa cattolica italiana in questo campo è deficitaria, resa poco efficiente dalla "ufficializzazione" anche nel più semplice racconto di cose e di fatti, e da un linguaggio lontano dalla gente comune.
Vescovi, sacerdoti, fedeli dovrebbero guardare un po' di più fuori dalla finestra. Senza scandalizzarsi, ma con la voglia di raccontare e discutere.
Non si può ricreare il passato, e lo stile Ruini ormai lo è. Bisogna inventare un futuro che non sia fatto di schieramenti e fazioni, ma di pensieri liberi che circolano nella comunione di una sola verità. Da quella suprema del Vangelo a quella spicciola della cronaca.

http://www.angelambrogetti.org/

Laici tra Ruini e Bertone (Massimo Faggioli)


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Il viaggio del Papa si è felicemente concluso. E' tempo di bilanci: doverosi ringraziamenti e qualche tirata di orecchie

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DISCORSI ED OMELIE DEL SANTO PADRE NELLA REPUBBLICA CECA

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE NELLA REPUBBLICA CECA (26-28 SETTEMBRE 2009): LO SPECIALE DEL BLOG

Riceviamo e con piacere pubblichiamo:

Laici tra Ruini e Bertone

Massimo Faggioli

Il caso Avvenire ha evidenziato uno scontro interno alla chiesa italiana e al Vaticano e ha messo in luce un dato: la “linea concordataria” è attualmente la sola formula di sopravvivenza per il rapporto tra la chiesa cattolica e lo stato italiano. Da una parte, sull’ultimo numero de Il Regno, l’editoriale di Gianfranco Brunelli nota con lucidità che lo scontro tra la Cei e Berlusconi ha segnato la fine di una linea di politica ecclesiastica: una linea politica che aveva comportato la subalternità della Cei e, in definitiva, il disconoscimento dei cattolici democratici da parte delle gerarchie ecclesiastiche.
Nella conclusione Brunelli si chiede cosa rimane del cattolicesimo politico, e indica come sola via d’uscita possibile una nuova stagione di autonomia per il laicato cattolico, di fronte all’ipotesi che il futuro sia all’insegna di una mera “linea concordataria” – gestita dalla segreteria di stato – per i rapporti tra stato e chiesa.
Dall’altra parte, sulle colonne de Il Foglio Sandro Magister accusa la medesima “linea concordataria”, che a suo avviso è responsabile dell’affossamento del “progetto culturale” dell’era del cardinale Ruini e di una sconfessione delle “linee maestre” dei pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.
Di fronte a questa unanimità di giudizio (unanimità che però parte da presupposti del tutto diversi) sulla debolezza della “linea concordataria”, cosa hanno in mente i cattolici italiani per l’apertura di una nuova stagione? Se il Vaticano sembra impegnato a seguire una linea di rapporti istituzionali col governo Berlusconi, i vescovi italiani si ritrovano politicamente orfani di una destra che ha cercato il sostegno della chiesa, senza però concedere nulla al suo magistero sociale. La chiesa italiana ha sperimentato in modo traumatico, col “caso Avvenire”, il passaggio dal matrimonio di convenienza, alla cattività berlusconiana, alla necessità di una nuova libertà. Infatti, il messaggio trasversale lanciato da Berlusconi alla chiesa italiana è la prova che, nella cultura politica delle “nuove destre” populiste e individualiste, la chiesa cattolica rischia di far la fine di una lobby, la cui influenza è legata alla convergenza di interessi e non alla capacità di parlare alle coscienze.
Se è vero che l’autunno 2009 segna il tramonto di una linea di politica ecclesiastica per la chiesa italiana, allora sono tramontate anche le caratteristiche proprie di quella linea – centralizzazione e clericalizzazione, militantismo politico diretto di associazioni e movimenti, uniformizzazione dei media cattolici – e si apre una finestra di opportunità per il cattolicesimo politico e per il Partito democratico.
Ha ragione Angelo Bertani quando scrive, sulle colonne di questo giornale, che non sono i concordati a garantire la libertà della chiesa e la vitalità della fede. Ma anche se dovesse sopravvivere, nello scenario italiano, solo la “linea concordataria” gestita dalla segreteria di stato, è chiaro che qualsiasi linea concordataria, nell’Europa multireligiosa del secolo XXI, comporta enormi sfide culturali e politiche: basti guardare al dibattito in corso in Germania, terra natale di Benedetto XVI, sul ruolo del Concordato nel delicato passaggio tra Costituzione tedesca e la futura Unione europea secondo il trattato di Lisbona.
La disputa – a distanza – tra gli eredi del “progetto culturale” del cardinale Ruini e gli attuali gestori della “linea concordataria” del cardinale Bertone è l’indice di un presente in scadenza: ma riflette la complessità di una questione da sempre alla ricerca di una soluzione. Il teologo americano H. Richard Niebuhr ricordava, nell’ormai classico Christ and Culture (1951), che la “perplessità” del pensiero cristiano nei confronti del rapporto tra religione e politica è una questione perenne: «Nel nostro tempo presente prendiamo decisioni sulla base della libertà e della fede. Prendiamo decisioni sulla base della libertà perché dobbiamo decidere. Non siamo liberi di non decidere». Il momento attuale richiede una ripresa di responsabilità da parte del laicato cattolico: responsabilità che gli è teologicamente propria, politicamente dovuta, e non concessa per buona condotta.
Una delle maggiori tentazioni per i cattolici italiani sarebbe quella di rifugiarsi in una sorta di agnosticismo: sia nei confronti della politica, sia sul versante dei rapporti tra chiesa e politica. Un agnosticismo che è solo un’altra versione – non meno pericolosa – del populismo dell’anti-politica.

© Copyright Europa, 30 settembre 2009 consultabile online anche qui.

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BENEDETTO XVI: UDIENZA, “CONTRASTARE LA NUOVA DITTATURA DEL RELATIVISMO” E DELLA “TECNICA”

Solo “l’idea della formazione umana integrale, basata sull’unità della conoscenza radicata nella verità”, può “contrastare una nuova dittatura, quella del relativismo abbinato al dominio della tecnica”.
A ribadirlo è stato oggi il Papa, parlando – nella parte finale della catechesi dell’udienza –dell’incontro con la comunità accademica della Repubblica Ceca, in cui ha insistito “sul ruolo dell’istituzione universitaria, una delle strutture portanti dell’Europa”, essenziale anche per rafforzare le “radici cristiane” del nostro Continente. Riferendosi all’ateneo di Praga, “uno tra i più antichi e prestigiosi del continente”,fondato dall’imperatore Carlo IV insieme con il Papa Clemente VI, Benedetto XVI ha affermato che “l’università è ambiente vitale per la società, garanzia di libertà e di sviluppo, come dimostra il fatto che proprio dai circoli universitari prese le mosse a Praga la cosiddetta rivoluzione di velluto”.
A vent’anni da quello “storico evento” – ha ricordato Benedetto XVI – “ho riproposto l’idea della formazione umana integrale, basata sull’unità della conoscenza radicata nella verità, per contrastare una nuova dittatura, quella del relativismo abbinato al dominio della tecnica”. “La cultura umanistica e quella scientifica – ha ammonito il Papa a questo proposito - non possono essere separate, anzi, sono le due facce di una stessa medaglia: ce lo ricorda ancora una volta la terra ceca, patria di grandi scrittori come Kafka, e dell’abate Mendel, pioniere della moderna genetica”. Il Santo Padre ha concluso la catechesi dell’udienza generale di oggi, interamente dedicata al suo recente viaggio internazionale, esprimendo gratitudine per aver incontrato “un popolo e una Chiesa dalle profonde radici storiche e religiose, che commemora quest’anno diverse ricorrenze di alto valore spirituale e sociale”. “Ai fratelli e sorelle della Repubblica Ceca – ha concluso -rinnovo un messaggio di speranza e un invito al coraggio del bene, per costruire il presente e il domani dell’Europa”.

© Copyright Sir

Il Papa: La vera vittoria è la vittoria dell’amore e della vita nella famiglia e nella società! (Sir)


Vedi anche:

Il Papa: l'Europa ha bisogno di ritrovare Dio" (Sir)

UDIENZA GENERALE IN PIAZZA SAN PIETRO: DIRETTA IN CORSO

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Il Papa: "Il sacerdote, certamente uomo della Parola divina e del sacro, deve oggi più che mai essere uomo della gioia e della speranza. Agli uomini che non possono concepire che Dio sia puro amore, egli dirà sempre che la vita vale la pena di essere vissuta e che Cristo le dà tutto il suo senso perché Egli ama gli uomini, tutti gli uomini" (Video Messaggio)

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Testo integrale dell'intervista al card. Castrillòn Hoyos. Con interessanti sorprese (Messainlatino)

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BENEDETTO XVI: UDIENZA, “LA VERA VITTORIA È LA VITTORIA DELLA VITA”

“La vera vittoria è la vittoria dell’amore e della vita nella famiglia e nella società!”. Ad esclamarlo è stato oggi il Papa, soffermandosi nell’udienza di oggi sulla prima tappa del suo viaggio nella Repubblica Ceca, a Praga. Citando la visita al “Bambino di Praga”, Benedetto XVI ha ricordato che nella chiesa di Santa Maria della Vittoria “ho pregato per tutti i bambini,per i genitori, per il futuro della famiglia”. La visita al Castello di Praga, invece,quasi una “polis” in cui “convivono in armonia la cattedrale e il palazzo, la piazza e il giardino”, è stata per il Papa l’occasione per ribadire che “l’ambito civile e quello religioso” non sono “giustapposti, ma in armonica vicinanza nella distinzione”, a partire dal “legame indissolubile che sempre deve esistere tra libertà e verità”. “Non bisogna aver paura della verità, perché essa è amica dell’uomo e della sua libertà”, ha ammonito Benedetto XVI: “anzi, solo nella sincera ricerca del vero, del bene e del bello si può realmente offrire un futuro ai giovani di oggi e alle generazioni che verranno”.

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BENEDETTO XVI: UDIENZA, “L’EUROPA HA BISOGNO DI RITROVARE DIO”

“Un vero pellegrinaggio e, al tempo stesso, una missione nel cuore dell’Europa”.
Così il Papa ha definito il suo viaggio apostolico nella Repubblica Ceca, appena concluso, di cui ha ripercorso le tappe nel corso della catechesi dell’udienza generale di oggi.
“Pellegrinaggio – ha spiegato Benedetto XVI - perché la Boemia e la Moravia sono da oltre un millennio terra di fede e di santità; missione, perché l’Europa ha bisogno di ritrovare in Dio e nel suo amore il fondamento saldo della speranza”.
“L’amore di Cristo è la nostra forza”, ha esclamato il Pontefice citando Cirillo e Metodio, “evangelizzatori di quelle popolazioni” e patroni dell’Europa insieme con san Benedetto. Un’affermazione, questa – ha detto il Papa - che “riecheggia la fede di tanti eroici testimoni del passato remoto e recente,penso in particolare al secolo scorso, ma che soprattutto vuole interpretare la certezza dei cristiani di oggi”. L’amore di Cristo, per Benedetto XVI, è infatti “una forza che ispira e anima le vere rivoluzioni, pacifiche e liberatrici, e che ci sostiene nei momenti di crisi, permettendo di risollevarci quando la libertà, faticosamente recuperata, rischia di smarrire se stessa, la propria verità”.

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UDIENZA GENERALE IN PIAZZA SAN PIETRO: DIRETTA IN CORSO

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LA VIA INDICATA DA BENEDETTO XVI ALLE CHIESE IN « MINORANZA »

Chiamati nell’oggi a creativa capacità di futuro

MIMMO MUOLO

Come era nelle attese, il viaggio di Benedetto XVI nella Repubblica Ceca ha finito con l’assumere una valenza che va ben oltre i confini di questo Stato piantato nel cuore dell’Europa. Da Praga, Brno e Starà Boleslav il Papa ha parlato in realtà a tutto il continente, tracciandone una sorta di diagnosi spirituale e morale a vent’anni dal crollo del comunismo. Il Pontefice sa bene che, mentre nel cupo periodo della dittatura comunista la 'Chiesa del silenzio' è stata testimone di fedeltà e di martirio cullando in sé un potente fattore di liberazione, negli ultimi venti anni in quelle società liberate (ma che erano state a lungo sottoposte a una pervasiva predicazione materialista) i propagandisti del relativismo edonista si sono impegnati, tanto quanto in Occidente, per marginalizzare la voce dei credenti e rendere irrilevante il contributo di senso portato dalla fede cristiana. E proprio a tale pensiero egli ha portato una sfida con profondità e lungimiranza, proponendo un’analisi lucida e originale. Da un lato ha ricordato ai governanti e agli uomini di cultura, così come ai cittadini semplici, che non è possibile ignorare l’inalienabile patrimonio cristiano dell’Europa senza correre il rischio che la libertà difesa o riconquistata a prezzo di tanti sacrifici imploda per mancanza di autentici valori fondativi. Dall’altro, si è rivolto con grande incisività alle comunità cristiane del continente, esortandole a vivere questa nuova fase non in atteggiamento di scoraggiata difesa, ma con la disponibilità necessaria di fronte a un’opportunità offerta dalla Provvidenza. Qui sta, probabilmente, la parte più interessante e innovativa dei suoi interventi. E più precisamente in quel riferimento al ruolo delle «minoranze creative» nella storia, che Benedetto XVI ha fatto nella conferenza stampa sull’aereo che lo portava a Praga e che nel bilancio conclusivo del suo viaggio apostolico brilla come un’autentica perla. In sostanza, ha ricordato il Papa , «sono le minoranze creative che determinano il futuro». E la Chiesa, specie dove è più forte la secolarizzazione, «deve interpretarsi come minoranza creativa, poiché ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma una realtà viva e attuale». È un’immagine suggestiva.
Ed è un mandato. Un chiaro incoraggiamento alle Chiese minoritarie come quella ceca. Non furono, del resto, «minoranze creative» le comunità di fede che, raccolte intorno a Pietro e Paolo prima e a Cirillo e Metodio poi, evangelizzarono le due parti dell’Europa? E non è forse una minoranza a suo modo «creativa», anche se di segno radicalmente opposto, quella che ai giorni nostri sta battendosi per stravolgere questa millenaria identità e per negare le radici di fede e di cultura del Vecchio Continente? Per Papa Benedetto è cruciale avere memoria e slancio, facendo tesoro della lezione della storia. E il messaggio che ha offerto in questa occasione, e che vale per tutta Europa, si può forse sintetizzare così: i cristiani non devono ripiegarsi su se stessi. C’è bisogno, ci dice, di «persone credenti e credibili pronte a diffondere in ogni ambito della società quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la propria azione».
Così, dalla bellissima città nella quale si è teorizzata l’insostenibile leggerezza dell’essere, Benedetto XVI rilancia la sostenibile gioia di vivere secondo il Vangelo. Il suo è un autentico contropiede culturale e pastorale. È la chiamata a una ripartenza. Un invito a ogni cattolico, a ogni Chiesa locale, alla consapevolezza e alla presenza.
Come «minoranza» – se questa è la condizione – ma senza soggezioni e titubanze. Con «creativa» volontà di bene.

© Copyright Avvenire, 30 settembre 2009

Vaticano & Kgb. Tutti i segreti di padre Graham (Molinari). La risposta di Padre Lombardi (La Stampa)

Clicca qui per leggere l'articolo di Molinari "Vaticano & Kgb - Tutti i segreti di padre Graham" e qui per la risposta di Padre Lombardi "I bauli di padre Graham".
Grazie per la segnalazione :-)

R.

Il Papa e quel messaggio per tutti: anche per noi. E il pensiero va a Berlusconi...(Accattoli)


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Un messaggio per tutti: anche per noi

E il pensiero va a Berlusconi...

di Luigi Accattoli

C'è oggi bisogno di persone che siano credenti e credibili, pronte a diffondere in ogni ambito della società quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione»: così parla il Papa da Praga e i media immediatamente riferiscono quelle parole a Berlusconi.
Bisogna dire che gli andavano giuste, ma non erano dirette a lui. La sua immagine pubblica è ormai così compromessa che più di un monito ecclesiastico finisce per cadergli addosso anche quando chi lo formula sta mirando lontano. «Il Papa si rivolge a tutti» ha precisato il padre Lombardi, portavoce vaticano, appena visto il corto circuito mediatico di ieri.
Qualcosa di simile era avvenuto la settimana scorsa con il richiamo del cardinale Angelo Bagnasco a chi “assume” un mandato politico perché lo svolga con “misura e sobrietà”. E in luglio quando il segretario della Cei Mariano Crociata aveva deplorato il “disprezzo esibito” per tutto ciò che è “pudore sobrietà e autocontrollo”.
E già in maggio, quando per primo il cardinale Bagnasco aveva detto – a commento di un fondo di Avvenire che faceva una prima predica al premier – che “il richiamo alla sobrietà e alla responsabilità per tutti è sempre molto positivo”.
Gli uomini di Chiesa – a differenza di Avvenire – evitano ogni riferimento individualizzante, ma gli uditori non hanno dubbi sul bersaglio, sia esso inteso o no dal mittente. Bagnasco e Crociata nei due casi citati avevano – eccome – l’intenzione di raggiungere “anche”quel bersaglio, mentre il Papa di certo non l’aveva ma l’effetto è stato il medesimo.
Si direbbe che ormai il volto e il nome del nostro Primo Ministro attirino – come per un effetto calamita – il biasimo anche preterintenzionale del Magistero. E così nella confusione dei media, che tutto ingrandiscono e semplificano, il rigoroso Papa Benedetto avrebbe “gioito” sabato di incontrare Berlusconi a Ciampino e gli avrebbe puntato contro il dito dalla Repubblica Ceca due giorni dopo.
Va chiarito – ovviamente – che il “biasimo” in questo caso esiste solo per effetto mediatico, mentre il gesto favorevole di sabato c’è stato davvero: era voluto e concordato e aveva precisamente il fine di recuperare al “gradimento” papale – almeno a quello diplomatico – l’immagine del nostro premier dopo la sua chiacchieratissima estate e dopo l’attacco del Giornale, di proprietà del fratello Paolo, al direttore di Avvenire, cioè al portavoce più accreditato dell’episcopato italiano. Che ieri il Papa teologo non mirasse a Berlusconi è più che evidente. Se i nostri politici hanno il discutibile costume di trattare questioni italianissime quando sono all’estero, questa non è la consuetudine dei Papi. Nelle calcolate parole di Benedetto non c’erano i termini “governanti”o “politici” – usati nei titoli da agenzia di stampa – ma solo “persone”.
Dunque egli non ha fatto nulla perché si pensasse a Berlusconi e certo si sarà meravigliato del dirottamento mediatico del suo richiamo.
È vero tuttavia che il nostro premier ha affermato più volte di ispirare la sua “azione” ai “principi cristiani”, arrivando – in campagna elettorale – a chiedere come “un cattolico” potesse votare per il Centrosinistra.
È stato dunque egli stesso ad alzare la bandiera che ora attira i moniti vaganti.
Ma sabato egli aveva segnato un punto tondo nel recupero di immagine presso Pietro che andava cercando da mesi. Grazie all’interesse – più che evidente – delle due parti e all’ottimo collante di Gianni Letta, il recupero è stato più rapido di quanto ognuno ritenesse possibile fino alla vigilia.
Domenica sei settembre Berlusconi non era potuto andare a ricevere il Papa a Viterbo perché le dimissioni di Boffo dalla direzione di Avvenire erano di appena tre giorni prima e tutta l’Italia si chiedeva quale fosse stato in quell’attacco l’interesse più o meno diretto, o comunque il guadagno o la perdita della “squadra”, o “parte”, o “famiglia”berlusconiana dalla quale l’attacco era partito. Sempre a motivo della prode impresa del direttore di ventura che è Feltri, lo stesso Letta aveva dovuto sostituire Berlusconi alla Perdonanza dell’Aquila, il 28 agosto. Quella sera nella città di Celestino V e del terremoto avrebbe dovuto esserci una cena offerta dall’arcivescovo, ospiti il premier e il suo dirimpettaio vaticano cardinale Tarcisio Bertone, ma proprio quel giorno era esplosa la mina anti-Boffo e la cena – preparata dalla diplomazia lettiana – era stata cassata.
Va dunque riconosciuta – alla distanza – la bravura di Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e maggiordomo di Sua Santità, l’unico che oggi riesca a mettere insieme il diavolo e l’acqua santa.
Aiutato nell’opera dall’interesse oggettivo della Chiesa a tenere buona la maggioranza berlusconiana del nostro Parlamento, in vista delle questioni scottanti del testamento biologico, della vita nascente, della famiglia e della scuola cattolica per le quali ogni alternativa parlamentare sarebbe al momento meno favorevole.

© Copyright Liberal, 29 settembre 2009 consultabile online anche qui.