sabato 17 ottobre 2009

Prelatura personale per i Lefebvriani? (Tornielli)


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Il progetto dei lefebvriani: diventare come l’Opus Dei

di Andrea Tornielli

Roma
È un appunto di lavoro di poche pagine quello che è stato predisposto per l’inizio dei colloqui fra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X fondata da Lefebvre. Un appunto che elenca alcuni dei temi considerati più controversi dai lefebvriani – la collegialità episcopale, la libertà religiosa, l’ecumenismo e il rapporto con le religioni non cristiane – proponendo un’interpretazione dei testi del Concilio Vaticano II alla luce della tradizione, secondo quella che Benedetto XVI ha definito «l’ermeneutica del rinnovamento nella continuità».
Una lettura di tutt’altro segno rispetto a quell’«ermeneutica della discontinuità», che secondo il Papa ha avuto la meglio nei mass media e in parte della teologia moderna, e che presenta il Vaticano II come un evento di totale rottura con il passato affermando la necessità di spingersi oltre gli stessi documenti conciliari in nome dello «spirito del Concilio».
Il primo incontro tra le due delegazioni avverrà la mattina di lunedì 26 ottobre nel palazzo del Sant’Uffizio. Vi prenderanno parte, per la Santa Sede, monsignor Guido Pozzo, segretario della commissione «Ecclesia Dei»; il segretario della Congregazione per la dottrina della fede, l’arcivescovo Luis Ladaria Ferrer; padre Charles Morerod, segretario della Commissione teologica internazionale, uno degli autori del libro «Vatican II. Renewal with Tradition»; Fernando Ocariz, vicario generale dell’Opus Dei e il gesuita Karl Josef Becker. La delegazione della Fraternità, che ha ottenuto il permesso di celebrare la messa antica in Vaticano prima dell’inizio dei lavori, sarà guidata dal vescovo Alfonso de Gallareta, direttore del seminario dell’Argentina.
Due erano le condizioni previe che la Fraternità aveva posto al Vaticano: la liberalizzazione del messale preconciliare e la revoca della scomunica per i quattro vescovi consacrati illecitamente. Benedetto XVI, con grande magnanimità, ha acconsentito ad entrambe le richieste. Ora si entra nel vivo del confronto.
«Nessuno vuole tornare indietro o cancellare il Concilio – spiegano al Giornale autorevoli fonti vaticane –.
Si tratta invece di leggerlo e interpretarlo correttamente, come è già stato fatto nel Catechismo della Chiesa cattolica pubblicato nel 1992».
Il percorso non sarà breve. I lefebvriani, comunità piccola ma diffusa in vari Paesi, puntano a ottenere dal Vaticano lo status di «prelatura personale», fino ad oggi riconosciuto soltanto all’Opus Dei.

© Copyright Il Giornale, 17 ottobre 2009 consultabile online anche qui.

9 commenti:

fr. A.R. ha detto...

Sono abbastanza scettico sulla questione finale della prelatura personale e in un post spiego il perchè

Anonimo ha detto...

Piu' che alla prelatura personale , la fraternita' credo mettera' sul tavolo le contraddizioni oggettive tra magistero preconcliare e post conciliare e chiedera' una via di uscita ragionevole e impegnativa per tutti.
Un esempio: il rapporto con gli Ebrei. Da una parte la teologia della sostituzione, dall'altra il concetto della duplice alleanza, o dell'alleanza mai revocata.
Contraddizioni profonde messe bene in evidenza anche dal Gherardini, il quale rinuncia a credervi che vi si possa riscontrare nel caso una continuita' evolutiva.......

Anonimo ha detto...

A mio avviso, occorrerebbe che i lefebvriani rientrassero aderendo semplicemente alla Fraternità San Pietro che esiste già da vent'anni per accogliere coloro che vogliono rientrare nella Chiesa. Se non accettano questo è perché non vogliono accettare di fatto l'autorità del Papa: ogni colloquio è perfettamente inutile e si presterebbe a strumentalizzazioni da parte dei media, contro il Papa.

Anonimo ha detto...

I colloqui dottrinali sono utilissimi anche per la retta interpretazione dei documenti conciliari.

Anonimo ha detto...

Ho vissuto un anno in Francia. Purtroppo la Fraternita' San Pietro e' una societa' religiosa, pesantemente vessata. Gli chiudono anche delle case. Hanno fatto saltare un superiore. Hanno sobillato un gruppo di preti dei loro a dire la Messa di Paolo VI, senza andarsene dalla comunita' ect...

Insomma hanno fatto di tutto x distruggerla.

Non e' un modello di efficienza. Non da' garanzie, Tutte le comunita' Ecclesia Dei non hanno un vescovo tradizionale.

Insomma la situazione e' pietosa.

Perche' la Fraternita' dovrebbe accettare un simile modello. Poi sono due istituti diversi, con storie diverse.
Essere buoni cristiani, non vuole dire essere dei fessi.

C'e' una obbedienza sana e una obbedienza insana. Quando ero agente di polizia locale, mi sono sempre rifiutato di portare avanti ordini palesemente sbagliati che comportavano gratuite violazioni a carico di soggetti terzi, ordini dati per i piu' miserevoli motivi.

Non penso di essere stato un ribelle. Cosi' la Fraternita' ha disobbedito si' ma per essere obbediente alla cosa piu' preziosa che e' la messa di sempre ed il deposito della Fede, al quale perfino il Papa deve conformarsi e semplicemente custodirlo.

Spero di essere stato chiaro. Di fatto la Fraternita' sara' una ottima occasione per il papa per approfondire tutte le ambiguita' conciliari e fare chiarezza.

E' una occasione preziosa anche per lui.

Raffaella ha detto...

Credo (e' solo una mia opinione personale) che occorra trovare una soluzione giuridica, ovviamente dopo la solizione dei problemi dottrinali, che svincoli la Fraternita' San Pio X dal controllo territoriale dei vescovi almeno finche' restera' l'attuale "classe" episcopale.
R.

Anonimo ha detto...

Confermo; per quello che ho potuto vedere in Francia, deve passare almeno una intera generazione episcopale.
Cosi' mi dicevano anche i giovani sacerdoti diocesani che celebravano nell'antico rito.
Mettere la Fraternita' nelle mani dei vescovi vuol dire distruggere tutto il lavoro sin qui fatto, da entrambi i lati.
Sarebbe un danno enorme per tutta la Chiesa.
Vorrebbe dire rifiutarsi di vedere le cose per come realmente sono.

Credo che il Papa dovra' esercitare la sua Autorita' ancora una volta non-colleggialmente.

E anche questo e' un segno su cui riflettere!!!!

Matteo Castagna ha detto...

Le premesse dei fantomatici dialoghi, enunciate da Tornielli, sono inaccettabili. Dopo il 1988 Mons. Lefebvre ha sempre rifiutato di parlare di dottrina coi conciliari al fine di addivenire ad un accordo. Il motivo è semplicissimo: la chiesa conciliare deve tornare alla fede dei Padri, cestinando il conciliabolo vaticano II, abrogando quella che a ragione chiamava la "messa bastarda" e le riforme successive in contrasto con la Tradizione. Non esiste alcuna ermeneutica della riforma nella continuità perchè il Conciliabolo concluso nel 1965 insegna una dottrina in netta rottura col passato. Lo stesso padre conciliarre card. Suenens definì quel Conciliabolo "il 1789" della Chiesa. Cioè una rivoluzione, basata sugli anti-cattolici principi della Rivoluzione Francese. Fu una autentica sovversione dell'ordine cattolico, che con novità moderniste già condannate precedentemente da Santi e lungimiranti Pontefici, entrò come "il soffio di Satana" nel Tempio di Dio. Con tale citazione, se ne accorse perfino Paolo VI. Una torta avvelenata va gettata nella pattumiera affinchè chi ne mangiasse anche una sola briciola non possa intossicarsi. Non esiste una interpretazione alla luce della Tradizione, che non si può fare senza negare i fondamentali principi di non contraddizione e identità. Lo ricordo, i tradizionalisti, che sono solamente coloro che hanno mantenuto ciò che hanno ricevuto non saranno più un problema per Roma quando essa sarà tornata alla Fede di sempre.

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo nella sostanza, i tradizionalisti costituiscono un grave imbarazzo perche' non hanno inventato nulla, ma di fatto sono una notevole critica a quello che si e' fatto dal Concilio in avanti.
Il problema e' Roma.... cosa vuol fare ora??? L'ermeneutica della continuita' come la vede Gherardini sfociera' per forza di cose ad una correzione del CVII.
Mi pare che Benedetto XVI non abbia tali intenzioni, e parte dal punto di vista che tutto sia conciliabile, le riforme del Concilio Vat II con il magistero precedente. A me sembra una forzatura.
Certo e' che nelle condizioni tali una simile manovra quella del Pontefice e' di per se' gia' notevole.

Per essere il piu' oggettivi possibile, anche le due recentissime nomine alla fabbrica dei Vescovi, sono indicative di un cambio di direzione a 180 gradi....

Bisognera' procedere con la massima prudenza.

Mi piace ricordare che Mons. Pavan che partecipo' alla redazione della parte sulla liberta' religiosa al CVII, ebbe il coraggio di dire: si qualcosa abbiamo cambiato.

I problemi dunque ci sono....

Benedetto XVI ha elogiato la liberta' religiosa negli Usa. liberta' religiosa che ha fatto un gran male ai cattolici. Pensiamo solo alle sette del sud-america cosi' ben finaziate dagli Usa.

Insomma sulla carta certe costruzioni giuridico- filosofiche non fanno una piega, nella realta' sono un gran disastro....