lunedì 9 novembre 2009

Benedetto XVI: «Al mio ventesimo viaggio in Italia mi sento anch’io un Papa un po’ italiano» (Galeazzi)


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Letta a Benedetto XVI “Il peggio è passato”

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«Al mio ventesimo viaggio in Italia mi sento anch’io un Papa un po’ italiano»

DALL’INVIATO A BRESCIA

GIACOMO GALEAZZI

Santità, il peggio è passato, l’Italia è uscita dalla crisi meglio di altri paesi». Sul volo da Ciampino a Ghedi, Gianni Letta ha riferito a Benedetto XVI sulla situazione economica, le iniziative del governo contro la disoccupazione e a favore delle famiglie in difficoltà. Non un «faccia a faccia» come quello in Vaticano di due settimane fa sui temi etici e sulla situazione generale dell’Italia, ma comunque una significativa occasione di contatto tra le due sponde del Tevere dopo le tensioni estive provocate dal caso Boffo. Tra una lettura del breviario e l’altra, Benedetto XVI ha dialogato cordialmente con Letta, il cardinale bresciano Giovanni Battista Re e il segretario personale monsignor Georg Gaenswein, sottolineando che al «suo ventesimo viaggio italiano» si sente anche lui «un po’ un Papa italiano».
Momenti cordiali, dunque. Con le rassicurazioni da parte di Letta al Pontefice circa le ricadute sociali del crollo dei mercati finanziari. Temi cari a Ratzinger, già oggetto di discussione nel recente e privato incontro al Palazzo Apostolico e che durante il volo hanno lasciato spazio anche ad altre questioni. Secondo quanto si è appreso, infatti, nel colloquio di 45 minuti il Papa si è interessato anche dell’emergenza sanitaria provocata dal virus A, sincerandosi se le condizioni generali siano sotto controllo e ricevendo la garanzia che le autorità sanitarie stanno monitorando e fronteggiando i rischi per la popolazione. La conversazione si è poi spostata su argomenti più personali e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha confidato la propria emozione nell’accompagnare il Pontefice nei luoghi di Paolo VI. Letta ha raccontato dell’antico sodalizio con Giovan Battista Montini, fin dagli anni in cui svolgeva attività giornalistica al «Tempo». Benedetto XVI ha detto a Letta di aver letto e apprezzato il suo articolo di due giorni fa per l’«Osservatore Romano», nel quale viene richiamata la collaborazione tra Chiesa e Stato, presentata come una «profonda e feconda osmosi» che «nel pieno rispetto della loro reciproca autonomia» consente alle due istituzioni di cooperare «al raggiungimento di traguardi importanti». Con l’obiettivo, più volte indicato da Joseph Ratzinger, di edificare «una società fondata sulla verità e la libertà, sul rispetto della vita e della dignità umana, sulla giustizia, sulla solidarietà sociale». Parole, dunque, molto apprezzate nei Sacri Palazzi, quelle affidate da Letta al quotidiano vaticano.
Poi nel pomeriggio, a Concesio, nella casa natale di Paolo VI, Letta ha affiancato Joseph Ratzinger all’inaugurazione dell’istituto internazionale di studi dedicato al pontefice bresciano.
E per il sottosegretario è stata anche l’occasione per ricordare i 55 giorni del rapimento di Aldo Moro. «Sono stati i più angosciosi della mia vita- rievoca Letta - Mi sono confidato spesso con Paolo VI, il quale arrivò a quell’atto sublime di quella lettera in cui si umiliava nel nome dell’umanità per il riscatto di quell’uomo buono e mite come lo aveva definito». Quindi ieri per Letta «entrare nell’abitazione di Montini e ricordare quelle giornate è stata una profonda emozione». Qui ad attendere il Papa c’è anche Giovanni Bazoli, presidente di Banca Intesa, membro del comitato scientifico dell’Istituto Paolo VI e molto legato alla famiglia del papa bresciano. E Letta con Bazoli si è intrattenuto a lungo a conversare. Nella casa natale di Paolo VI Letta ha «visto cose a me familiari» poiché, aggiunge, «una volta, sfogliando con Montini un album di fotografie, avevo visto quella casa e quello studio. Dunque entrarci adesso mi colpisce moltissimo». Letta legge l’omaggio di Ratzinger a Montini come una storica riabilitazione. «Nella memoria collettiva, anche a causa di noi giornalisti, la figura di Paolo VI (rispetto alla prorompente personalità dei papi che sono venuti dopo) era un po’ stata dimenticata e ingiustamente collocata in una prospettiva secondaria».
Si tendeva anche «a pensare che fosse una figura minore, invece si deve proprio a Benedetto XVI se ora assistiamo a questa meritatissima rivalutazione dell’opera sul piano teologico e dottrinario di Paolo VI».
A questo proposito, Letta si è compiaciuto per la partecipazione di 80 mila fedeli alla visita bresciana di papa Ratzinger. E mentre accompagna Benedetto verso l'aereo del ritorno, esulta: «Si vede anche dal successo di questa visita quanto il magistero e l'insegnamento di Paolo VI siano stati importanti nella storia della Chiesa».

© Copyright La Stampa, 9 novembre 2009 consultabile online anche qui.

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