lunedì 5 gennaio 2009

Messori: "Un segno di disprezzo quelle preghiere sui sagrati delle chiese" (Galeazzi)


Su segnalazione di Alessia ed Eufemia leggiamo:

Intervista

Vittorio Messori

“Un segno di disprezzo quelle preghiere sui sagrati delle chiese”

GIACOMO GALEAZZI

CITTA’ DEL VATICANO

Vittorio Messori, lei è lo scrittore cattolico più letto: che effetto le fa vedere i musulmani “assediare” le cattedrali come accaduto sabato in piazza Duomo a Milano?

«Mi viene in mente l’errore prospettico di cui fu vittima la Chiesa dei tempi di Paolo VI. L’Ostpolitik vaticana verso i paesi comunisti si basava sul presupposto che, anche sulla testa delle comunità perseguitate, bisognava arrivare comunque ad un accordo coi regimi comunisti, scambiati come detentori dell’avvenire. Non ci si era accorti che il crollo era imminente e inevitabile. Se, dopo, non c’è stato il risveglio religioso che si attendeva, è anche a causa dello scandalo che l’Ostpolitik ha determinato nei fedeli della “Chiesa del silenzio”.
Così, oggi, ciò che offende gli islamici non è la nostra religione, ma l’irreligiosità e la secolarizzazione. Spesso certi uomini di Chiesa non capiscono che nascondendo i segni della fede non guadagnano la stima degli islamici ma il loro disprezzo. E’ una prova di debolezza, mentre il loro concetto di religione è virile, guerriero».

E i preti che danno la canonica ai musulmani per pregare?

«Si guadagnano un sorriso beffardo. Ha ragione papa Ratzinger a volerla finire con certa ipocrisia del dialogo, una parola divenuta mantra e passepartout nella Chiesa degli ultimi decenni ma che non compare mai, dico mai, nella Bibbia. Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, il termine è estraneo. Gesù impone ai suoi di predicare, annunciare, ammonire, convertire, battezzare, non di dialogare. Se manca una riaffermazione previa e precisa, leale, della propria identità, dialogare è una perdita di tempo o una truffa per l’interlocutore. Non lo dico io, ma Benedetto XVI che, proprio in questi giorni ha ricordato con fermezza che il dialogo religioso è un mito, le fedi non possono rinnegare se stesse, accettando un sincretismo. Il solo dialogo forse possibile, ha ribadito papa Ratzinger, è semmai quello culturale. Comunque, sia chiaro: l’aggressività islamica come la conosciamo oggi è un fatto recente, inizia con la migrazione verso l’Europa e non è un segno di forza ma di debolezza. La Ummah, la comunità musulmana, nella diaspora in Occidente si sente minacciata dai nostri veleni ma anche dai nostri valori, derivati dal cristianesimo, anche se secolarizzati».

Cosa accadrà?

«Il futuro lo conosce Dio solo... A viste umane, ci saranno momenti drammatici, forse scontri, occorreranno alcune generazioni ma, alla fine, non avremo una islamizzazione delle nostre società bensì una riunione di tutti sotto lo stesso tetto della incredulità, dell’edonismo, della secolarizzazione, del relativismo, del politicamente corretto. Insomma, nel poco bene e nel molto male, diverranno come noi. E vedremo che l’ombelico in vista della ragazzina e la pizza al prosciutto e l’alcol del ragazzino, dei figli insomma di devoti immigrati, avranno avuto un effetto ben maggiore, e ben più devastante, di ogni confronto teologico».

© Copyright La Stampa, 5 gennaio 2009

Vedi anche:

MOHAMMED D'ITALIA (GALEAZZI GIACOMO) - a pag.7

7 commenti:

raffaele ha detto...

Non condivido per nulla le valutazioni di Messori. Il dialogo (che non significa affatto sincretismo) non è un mito ma una necessità: lo ha riconosciuto Benedetto XVI, oltre al card. Tauran, che ha condotto proprio in questi mesi un dialogo prezioso con rappresentanti dell'Islam.
Purtroppo oggi Messori (autore in passato di importanti ed apprezzabili libri) pretende di ionsegnare il mestiere al papa ed ai vescovi.

don g.luigi ha detto...

Non vedo in che cosa Messori abbia prevalicato le posizioni del Papa.
Il Papa mi pare abbia detto che è possibile e doveroso un dialogo culturale, ma assolutamente impossibile un dialogo teologico.

Rispetto e carità per tutti, ma nessun equivoco. La prima carità è quella di testimoniare Gesù Salvatore anche dei Mussulmani. Il loro dio non è il Padre di Gesù e su questo punto non ci devono essere cedimenti. Le nostre chiese sono luoghi di culto a Dio e non devono essere profanate da nessuno per nessun motivo.

gemma ha detto...

mi dispiace ma il Papa è tornato anche recentemente su questo punto, sottolineando più l'utilità del dialogo culturale che non religioso. Si può dialogare senza per questo mescolare preghiere e luoghi di culto
Se poi a lei pare dialogante una manifestazione con bandiere bruciate tollerata davanti ad una chiesa...e non mi riferisco allo scandalo della preghiera musulmana (che se pacifica e rivolta verso tutti e non contro alcuni non avrebbe trovato tanto dissenso, almeno da parte mia) ma al tenore della manifestazione, che mai personalmente vorrei vedere ovunque, figurarsi nella piazza principale della mia città, da laica, e davanti alla chiesa più importante per i cattolici di quella città, chiesa che da sempre predica altri valori, appunto.

un passante ha detto...

già...a molti, anche non credenti, ha dato fastidio non la preghiera ma il fatto di non essere "per". Non è nella nostra cultura pregare contro. Manifestare contro si, ma pregare.....

paolo ha detto...

I luoghi in cui i musulmani si riuniscono per pregare, diventano automaticamente terre dell'Islam da convertire in moschee. Questo è il significato di quanto accaduto a Milano e Bologna. Se questa volta non ci sarà una ferma presa di posizione dei Cattolici, questo è l'inizio della fine.

euge ha detto...

Sono d'accordo su quanto avete scritto. Mi dispiace raffaele ma, nello scritto di Messori non vedo nessuna prevaricazione Come dice giustamente don G. Luigi, il loro dio non è il padre di Gesù ogni nostro luogo di culto è dedicato a Dio e mi meraviglia che il grande arcivescovo di Milano che aspirava a diventare successore di Pietro, non sia intervenuto o se lo ha fatto lo ha fatto nel modo che conosciamo benissimo. Il dialogo è doveroso di questi tempi ma, non dimentichiamoci il discorso di Ratisbona che non è servito certo a taluni per pregare e poi manifestare con violenze sul sagrato del Duomo di Milano. In quell'occasione il Papa mise in maniera esemplare i puntini sulle i riguardo al reciproco rispetto. Quello che sta accadendo è gravissimo è c'è da meravigliarsi che la chiesa ambrosiana faccia come le tre classiche scimmiette:
NON VEDO, NON SENTO E NON PARLO. Molto comodo e forse politicamente corretto ma, disastroso per quanto riguarda la salvaguardia della cristianità e di quei simboli che da sempre la rappresentano.
E per favore non tiriamo in ballo il progressismo qui sarebbe un argomento del tutto fuori luogo!

Anonimo ha detto...

Propongo ai milanesi di "usare" di più il Duomo come luogo di preghiera, di sentirlo e di viverlo di più come luogo di raccoglimento spirituale. Se ciascuno di noi risponderà a questa provocazione e profanazione (perché di questo si tratta) con una fede una volta tanto testimoniata e tangibile avremo colto l'occasione per risvegliarci dal torpore della fede e per capire che la conversione deve avvenire in noi tutti i giorni. Viceversa saremo solo scivolati un po' più in basso, noi e loro.