lunedì 19 ottobre 2009

Più dell'Islam a scuola, temo i finti cristiani (Franco Cardini)


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il commento

Più dell'Islam a scuola, temo i finti cristiani

Franco Cardini

Le problematiche dell'insegnamento dell'Islam nelle scuole. Nei casi delle comunità ebraiche e protestanti, si è potuto procedere a un'intesa ufficiale con esse per scegliere gli insegnanti. Ciò appare problematico nei confronti di quelle musulmane, che appaiono numerose e divise se non discordi tra loro.

Sarebbe bello e opportuno poter pacatamente ragionare a proposito dell'idea circolata in seguito al faccia-a-faccia di sabato 17 scorso tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini: introduciamo l'insegnamento della religione musulmana nelle scuole. Al riguardo va premesso un semplice, limpido, ragionamento.
Nelle scuole italiane s'insegna, ai sensi del concordato con la Chiesa, la religione cattolica, con docenti scelti d'accordo con le autorità ecclesiali. Esistono altresì scuole private gestite da gruppi cristiani riformati o da comunità ebraiche, nelle quali s'impartisce un'istruzione religiosa ispirata al rispettivo credo: tutto secondo i principii costituzionali di libertà religiosa.
Ma ormai, da noi, i musulmani superano il milione e sono in effetti la seconda fede praticata nel paese; in particolare, sono oltre diecimila gli italiani convertiti più o meno di recente all'Islam, e sono in costante aumento i musulmani d'origine straniera che accedono alla cittadinanza italiana e quindi ai diritti che ciò comporta. Il diritto all'istruzione e la pratica religiosa scelta ne fanno parte irrinunciabile. Ma restano da chiarire i problemi tecnici e pratici inerenti l'esercizio di tali diritti. È in linea di massima possibile applicare il principio dell'esenzione dalle ore d'insegnamento della religione cristiano-cattolica e affiancargli la sostituzione con un equipollente insegnamento di quella musulmana (ma secondo quale confessione e/o scuola di pensiero), negli istituti in cui ciò sembri opportuno e venga richiesto.
Ma chi provvederà alla preparazione e al reclutamento degli insegnanti, secondo quali principii, alla luce di quali controlli e di quali garanzie? Nei casi delle comunità ebraiche e protestanti, si è potuto procedere a un'intesa ufficiale con esse: ciò appare problematico nei confronti di quelle musulmane, che appaiono numerose e divise se non discordi tra loro. Appare ad esempio problematico mediare tra Coreis e Ucoii, che sono le principali e non si trovano reciprocamente simpatiche. Sono problemi per risolvere i quali è necessaria molta buona volontà.
E più difficile ancora appare il vincere le varie forme di sospetto, di diffidenza o addirittura dell'ostilità nei confronti dell'Islam presenti in settori non troppo ristretti dell'opinione pubblica e in alcune forze politiche. Il pregiudizio è ancora più grave e duro da contrastare quando si arrocca dietro il pretesto della difesa dell'identità cristiana e della tradizione cattolica. A tale riguardo, è necessario essere espliciti. Io lo sarò dal mio punto di vista, che è quello del cattolico osservante. Come sapete, cari fratelli nel Cristo e nella Chiesa di Roma, nell'Italia contemporanea il cattolicesimo non è più maggioritario. Papa Giovani Paolo II lo ha detto con molta chiarezza: ormai i cristiani debbono sapere che l'Occidente è tornato a essere terra di missione e che essi sono chiamati a essere di nuovo "il sale della terra". Il tempo della comoda egemonia è finito. La maggioranza dei cattolici è tale solo dal punto di vista sociologico; non sono frequenti le abiure formali, ma si vive secondo quello che Pietro Prini ha definito "lo scisma sommerso".
La Scrittura e la liturgia sono poco conosciute, la frequenza ai sacramenti è in calo, si disertano perfino i battesimi e le prime comunioni, il matrimonio religioso è in crisi, il magistero ecclesiale disatteso o contestato. Il punto è, cari fratelli nel Cristo, che siamo spiritualmente in guerra: e non contro l'Islam, bensì contro nemici quali l'indifferenza, l'agnosticismo e il materialismo ateo. Difendere quindi la nostra identità e la nostra tradizione? Certo, e con rigore: anzi, recuperarle. Ma esse sono state quasi cancellate, e quel che ne rimane è minacciato, da più di tre secoli di "processo di secolarizzazione", fenomeno tipicamente occidentale, e dall'individualismo che ne è il brodo di coltura. Sono questi disvalori che i cattolici debbono quotidianamente combattere: addirittura all'interno delle loro famiglie e di se stesse.
E qui i sinceri credenti nel monoteismo abramitico, anzi tutti coloro che conoscono una dimensione metafisica della vita, diventano obiettivamente alleati. Far sì che dei credenti ebrei o musulmani restino sul serio tali nella nostra civiltà non può costituire un attentato alla nostra identità e alla nostra tradizione, nella misura in cui entrambe esistono e sono salde. Impedirlo è un servizio reso non alla Chiesa, bensì al laicismo (che non è laicità). I credenti, a qualunque fede appartengano, sono comunque un modello, uno stimolo e una sfida. I veri nemici sono altri. Essi si chiamano individualismo, edonismo, sete indiscriminata di profitto, schiavitù nei confronti del consumismo, carenza di carità, mancanza di solidarietà. La vita "secolarizzata" dei nostri tempi rafforza e moltiplica l'energia di questi controvalori, che dilagano proprio fra i giovani. È qui che si annida il Nemico: non nelle sinagoghe, non nelle moschee.

© Copyright Il Tempo, 19 ottobre 2009 consultabile online anche qui.

Leggo:

Nelle scuole italiane s'insegna, ai sensi del concordato con la Chiesa, la religione cattolica...

Mah...magari fosse sempre cosi'!
Il ragionamento di Cardini fila: il problema del Cattolicesimo non e' l'islam, ma l'indifferenza religiosa, il relativismo, l'individualismo ed il sincretismo.
Famosa la frase: "Sono cattolico ma...non sono d'accordo su questo, contesto quello, faccio quello che mi pare in quell'altra circostanza...in fondo tutte le religioni sono uguali, io credo nel mio Dio, di "d'ursiana" memoria".
Occorre tornare all'ABC, ai fondamenti.
Bei paroloni sull'ecumenismo, il dialogo, le giornate di preghiera, ma poi?
Che cosa resta? Ben poco.
L'Italia e l'Europa hanno bisogno di essere evangelizzate di nuovo.
Le divisioni interne alla Chiesa Cattolica sono uno scandalo.
Meno protagonismo nel clero e nell'episcopato, piu' ascolto, piu' ubbidienza...
I fedeli devono avere un esempio davanti agli occhi per seguirlo ed essere coerenti
.
Iniziamo con l'evitare di mettere buttafuori di fronte alle cappelle per respingere chi chiede solo di sentire una Messa.
R.

5 commenti:

Michele ha detto...

Cardini ha ragione, in generale, nel dire che il nostro nemico non è l'islam bensì il laicismo: molto meglio un musulmano devoto ed onesto che la demenza elevata a stile di vita di cui la D'Urso è archetipo impareggiabile. Nello specifico della proposta, che Cardini mi pare non affronti, sono più d'accordo con l'ironia quasi sarcastica di Messori, che mette bene in luce l'ingenuità (per usare un eufemismo) del laicismo nel trattare il fenomeno.

LB ha detto...

"believing without belogin" sosteneva a suo tempo Grace Davie nel suo "Religion in Britain since 1945" del 1994. Il "credere senza appartenere" - e tutte le conseguenze del caso - è l'espressione di sintesi forse più azzeccata per il mondo Cattolico Occidentale, quella che riassume al meglio le ottime considerazioni del Cardini, con cui non si può non essere d'accordo.

Anonimo ha detto...

Ho appena letto di Cardini "Europa e Islam, storia di un malinteso", e mi pare che minimizzi il pericolo politico dell'Islam. Tornata da un viaggio di due settimane in Siria, Libano e Giordania, ho capito perchè Israele sia così spietato: sono tantissimi e tutti motivati i mussulmani, anche i tolleranti ce l'hanno con noi. La soluzione è di averne in casa il meno possibile, e non è razzismo. Comunque il "Sale della terra", è il titolo di un libro intervista di Ratzinger, mentre mi sembra che Giovanni Paolo II ragionasse ancora in termini di cristianesismo religione di massa.Saluti, Eufemia

Parati semper ha detto...

Ai nostri giorni, purtroppo, molti affrontano questo tema con una insufficiente conoscenza dei termini «Islam» e «Cristianesimo». Per non parlare del termine "cattolicesimo"...
Così si resta in balia dell'intellettuale ignoranza dei liberal di turno.

azzeccagarbugli ha detto...

di fronte alla facilità con cui si vorrebbe dare ingresso allo studio della religione islamica nelle scuole (quella ebraica, buddista e indù seguiranno, mi auguro, se non altro per par condicio) mi stupisco che gli sbandieratori della laicità non si pongano alcuni problemi (oltre alla momentanea assenza di intese con quella confessione), come il fatto che proprio l'islam fa a pugni con il concetto di laicità dello Stato, ignorando la separazione fra Dio e Cesare, oppure il piccolo particolare per cui lo studio del Corano è da effettuarsi rigorosamente in lingua araba (altra materia, quindi, da introdursi quanto prima nelle scuole). Conosco l'argomento di alcuni: insegnare l'islam nelle scuole eviterebbe proprio che i giovani finsicano nelle scuole coraniche fondamentaliste e si formino un curriculum da kamikaze. Il punto è che non credo che gli imam delle moschee italiane vedrebbero di buon occhio l'insegnamento della loro religione in lingua italiana, magari da parte di italiani, e non è escluso che potrebbe partire più di una fatwa.
Cmq oggi Padre Livio ha letto l'articolo di Messori durante la sua rassegna stampa. Interessante punto di vista, anche se non ho ancora deciso se sono d'accordo fino in fondo.