venerdì 16 gennaio 2009

Contro il vizio di dar consigli al Papa. Silenzio e riflessione sulle parole di Benedetto XVI (Volonté)


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Contro il vizio di dar consigli al Papa

Silenzio e riflessione sulle parole di Benedetto xvi

Luca Volonté *

Ultimamente, non solo dalla solita cricca degli "scalfariani" di Repubblica o da taluni professori agnostici dell'università San Raffaele, c'è un gran prodigarsi a criticare e suggerire le parole al Pontefice. La diplomazia vaticana è sempre più avanti delle altre, sarà che la Chiesa c'è da 2000 e più anni, sarà che cristiani sono, ovunque si trovano, "nel mondo ma non del mondo", sarà pure che considerarsi sempre sotto lo sguardo di Dio aguzza la vista e l'intelletto.

Luca Volonté

Benedetto XVI nel suo discorso davanti agli ambasciatori, ha dimostrato ancora una volta una lucidità e una incredibile conoscenza delle opportunità e dei rischi di ogni singola nazione e dell'intero mondo. Finora le diplomazie hanno seguito tunnel senza uscita, così i conflitti africani e le tragedie delle carestie, la persecuzione dei cristiani, le speculazioni finanziarie e la morìa di intere nazioni, le "toppe e i rappezzi" hanno avuto l'unico esito di sfociare in problemi ancor più gravi. Solo nel contesto del discorso si capiscono gli auspici per una nuova classe dirigente, alle prossime elezioni in Israele, Palestina e Iran. Una ricetta della pace? «Occorre ridare speranza... adottare una strategia efficace per combattere la fame e facilitare lo sviluppo... investire soprattuto sui giovani, educandoli a un ideale di vera fraternità».

Beh, che cosa avrebbe dovuto dire il Papa? Invece di polemizzare con lui, ci sarebbe da protestare perché queste cose ha il coraggio di dirle solo lui. La lucidità di Benedetto ha toccato giustamente molti argomenti: le catastrofi naturali e l'ambiente, il terrorismo che fa crescere l'insicurezza, la crisi alimentare e le speculazioni, la tutela della persona e dei bambini non nati, l'intollerabile violenza contro i cristian...

Insomma, solo il Papa ha il coraggio di evitare le mormorazioni, tipiche nei corridoi della diplomazie. Ce ne sono per tutti di richiami e per ciascuno c'è un sollecito invito a considerare che "il cristianesimo è una religione di libertà e di pace. Vale anche per l'Occidente, nel pieno di una crisi economica causata dal fallimento del relativismo, che non deve «coltivare pregiudizi o ostilità contro i cristiani, perché su certe questioni la loro voce dissente». A ben vedere, senza il riconoscimento dell'effettivo posto di Dio, nella vita di ogni uomo, non può esserci vera fraternità umana. Noi sappiamo, o dovremo sapere che, per dirla con R. Speamann, "ciò che noi vogliamo è la realtà, noi arriviamo a noi stessi facendo esperienza della realtà e confrontandoci adeguatamente con essa", vale per il singolo e per le nazioni.

Il Papa ha dato prova, l'ennesima prova, di avere il più adeguato sguardo e rapporto con la realtà. A noi prenderne atto e paragonarci con l'intelligente testimonianza di Benedetto XVI, evitando dannose distrazioni e perdite di tempo strumentali.

* Deputato dell'Udc

© Copyright Il Tempo, 16 gennaio 2009 consultabile online anche qui.

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