martedì 17 novembre 2009

La bestemmia dell’indifferenza. Non è la prima volta che Benedetto XVI parla del diritto al «pane quotidiano» (Accattoli)


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Non è la prima volta che Benedetto XVI parla del diritto al «pane quotidiano»

La bestemmia dell’indifferenza

di Luigi Accattoli

L'umanità deve riconoscere e regolamentare il diritto di ogni uomo al cibo e all’acqua: il Papa ne ha parlato ieri nel discorso alla Fao ed è la terza volta che rivolge questo appello lungo gli ultimi sette mesi. Da una parte lo “scandalo” della fame e della sete, dall’altro l’insostenibile spettacolo «dell’opulenza e dello spreco». È su questo tema che si viene appuntando, con sempre maggiore decisione, la predicazione sociale di Benedetto XVI.
Negli annali del Pontificato il 2009 verrà ricordato – tra l’altro – come l’anno del riequilibrio, nel magistero papale, tra la materia teologica e quella sociale. Papa Ratzinger in precedenza era stato percepito come più attento alle tematiche teologiche e meno disponibile a occuparsi di quelle sociali, ma i due registri del suo insegnamento sono venuti acquisendo una pari dignità a partire dalla seconda metà dello scorso anno, prima in risposta alla crisi economica, poi con il viaggio in Africa (maggio) e l’enciclica Caritas in Veritate (luglio), infine con l’impegnativo discorso di ieri al Vertice mondiale sulla Sicurezza alimentare. Il cuore del messaggio di ieri è dove Benedetto ha affermato la necessità che la comunità internazionale maturi «una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni». A seguire ha sostenuto l’urgenza di una «regolamentazione adeguata» di quel diritto «fondamentale». Il Papa non ha indicato le modalità di una tale «regolamentazione». Essa non può che essere oggetto di una deliberazione politica e la Chiesa – ha specificato – «non pretende di interferire nelle scelte politiche» ma sollecita un’azione «solidale, programmata, responsabile e regolata» di tutte le componenti della comunità internazionale e si impegna a «sostenerla con le parole e con le opere».
Nell’enciclica sociale pubblicata in luglio aveva affermato l’esigenza che venga promossa una «autorità politica mondiale» al fine di assicurare una serie di obiettivi essenziali per il futuro dell’umanità, tra i quali aveva elencato quello della «realizzazione della sicurezza alimentare». Ma forse la parola più audace in materia di cibo e di acqua il Papa teologo l’aveva pronunciata il 4 maggio scorso, parlando all’Accademia delle Scienze sociali: «Per i cristiani che ogni giorno chiedono a Dio “il pane quotidiano” è una tragedia vergognosa che un quinto dell’umanità soffra ancora la fame».
Questa era una parola sferzante rivolta alle Chiese e subito dopo ne aveva indirizzata un’altra a tutti gli uomini, qualificando come «diritti umani non negoziabili e che sono fondati nella legge divina» quelli al cibo, all’acqua e alle fonti energetiche indispensabili alla sopravvivenza.
Aveva cioè usato per il cibo e le altre risorse essenziali la stessa qualifica di «non negoziabili» che altre volte aveva attribuito al diritto alla vita e al ruolo della famiglia.
Ieri non ha ripetuto quell’affermazione, ma ne ha riformulato il contenuto attribuendo ai diritti al cibo e all’acqua la qualifica di fondamentali, universali, senza distinzioni, senza discriminazioni.
Potrà avere qualche efficacia questa insistenza del Papa? È arduo rispondere e tutti siamo tentati di ritenere che l’opinione pubblica mondiale dopo un momento di plauso rituale lascerà cadere le sue calde parole nel cesto della buone intenzioni. Egli stesso ne è parso cosciente in un altro passo del discorso di ieri, quando ha accennato alla tendenza dell’umanità a negare la stessa “percezione” del dramma della fame, finendo con il ritenerla un fenomeno “strutturale”, oggetto di “sconforto” e di “indifferenza”: «Non è così, e non deve essere così!» Possiamo stare certi che Benedetto continuerà a gridare il suo allarme per scuotere il mondo del benessere, ancora incerto sul destino della propria crisi e dunque ben deciso a distogliere lo sguardo da chi muore di stenti.
www.luigiaccattoli.it

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