domenica 7 giugno 2009

Il Papa e i "preti concubini": scelta la linea dura (Galeazzi)


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NUOVE NORME PER FRONTEGGIARE GLI SCANDALI

“Preti concubini”
Il Papa sceglie la linea più dura


Ma le nuove regole non saranno applicate ai casi di pedofilia e di abusi sessuali

GIACOMO GALEAZZI

CITTA’ DEL VATICANO

«Preti celibi o fuori».
Per impedire «scandali che confondono i fedeli», la linea dura di Benedetto XVI introduce punizioni severe, fino alla riduzione allo stato laicale.
Le nuove regole non saranno applicate ai casi di pedofilia o di abuso sessuale, che continueranno ad essere soggette a speciali procedure affidate all’ex Sant’Uffizio.
Diventa più semplice «spretarsi» per i sacerdoti che vivono con una donna o hanno abbandonato il ministero da più di cinque anni o si sono macchiati di comportamenti «gravemente scandalosi».
La Curia vaticana, al contempo, ottiene dal Papa più poteri per punire i preti che «peccano contro la purezza», violando il voto di castità in vario modo (anche con rapporti omosessuali) o sposandosi civilmente, senza lasciare l’abito talare. Insomma, la Chiesa non intende più tollerare zone grigie nel sacerdozio: preti che convivono, si sposano, hanno figli o lasciano per qualunque altro motivo il loro ministero senza chiedere la riduzione allo stato laicale.
Benedetto XVI ha approvato una modifica al diritto canonico che dà più potere ai vescovi, invitati a richiamare all’ordine e, se necessario, ridurre unilateralmente allo stato laicale chi non lo faccia di sua spontanea volontà. Un tempo, i preti che decidevano di convivere o sposarsi civilmente informavano il loro vescovo e chiedevano una dispensa dall’obbligo del celibato. Da qualche anno, invece, molti sacerdoti dismettono la veste, si sposano civilmente, hanno figli ma non avvertono l’esigenza di chiedere la dispensa.
«Per il bene della Chiesa e del sacerdote che abbandona il suo ministero - spiega il ministro vaticano del Clero, Claudio Hummes - è bene invece che la dispensa possa comunque avvenire, per riportare la persona interessata in una situazione corretta, specialmente se ci sono figli, che hanno diritto di avere un padre in una situazione corretta agli occhi di Dio e della propria coscienza».
Dunque, Benedetto XVI fronteggia il fenomeno, in evidente crescita, dei sacerdoti che infrangono il sesto comandamento, unendosi in unioni sessuali illecite, senza però trarne le dovute conseguenze ed informare i loro superiori al fine di essere esentati dai doveri del sacerdozio.
Con le nuove norme, ai vescovi rimane il compito di controllo e di decisione per l’amministrazione ordinaria ma in casi di scandali eccezionali e prolungati nel tempo, il Vaticano potrà intervenire direttamente. Nel 2000 erano in tutto il mondo circa 100 mila i preti cattolici ufficialmente sposati e che avevano lasciato il loro ministero. Tuttavia, negli ultimi anni, è avanzata una zona grigia, in cui preti concubini, o anche sposati civilmente e magari con figli, o talvolta impegnati in unioni omosessuali, hanno continuato la loro attività sacerdotale senza chiedere alcuna dispensa e creando situazioni di grave imbarazzo per i fedeli.
Per ciascun caso dovrà essere istruito «un legittimo procedimento amministrativo, con la garanzia del diritto di difesa». Potranno essere avviate inchieste, comminate ammonizioni, e l’interessato potrà dire la sua. Non sarà più necessario avviare un processo giudiziario come avveniva prima, ma alla fine la scelta dovrà essere chiara. Il «giro di vite» non deve essere inteso, precisa Hummes, come «una punizione, ma come un aiuto» a chiarire la posizione dei preti concubini e dei propri congiunti.

© Copyright La Stampa, 6 giugno 2009

«Così la Chiesa mette fine a ingiustizie e ipocrisie»

CITTA’ DEL VATICANO

Giacomo Galeazzi

Gianni Gennari (prete sposato dopo aver ottenuto nel 1984 la dispensa «grazie a Joseph Ratzinger»), come valuta il provvedimento?

«C’è volontà di pulizia. Malgrado la formulazione contorta, è un primo passo per rimediare a gravi ingiustizie e porre fine all’ipocrisia di notorie “doppie situazioni”, cioè di quei vescovi e preti con compagne e prole che disonorano la Chiesa e scandalizzano i fedeli».

E adesso?

«La Chiesa ha tempi lunghi ma cresce al suo interno il desiderio di abolire il celibato ecclesiastico. Finora i preti che chiedevano la dispensa dagli obblighi sacerdotali dovevano aver compiuto 40 anni e dichiarare di essersi sbagliati a diventare preti, denunciando l’invalidità della propria ordinazione».

E’ successo anche a lei?

«Sì, la tendenza era rimandare le cose e tenere tutto sotto silenzio. Nel 1982 chiesi la dispensa al vicario di Roma, Ugo Poletti ma non mi diede risposta, quindi mi rivolsi direttamente al cardinale Ratzinger che con profonda umanità comprese la situazione e ottenne da Giovanni Paolo II l’approvazione, nonostante il no della commissione del Sant’Uffizio»

© Copyright La Stampa, 6 giugno 2009

Non abbiamo dimenticato il trattamento riservato da Gennari al Santo Padre in occasione della revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani.
L'intervista qui sopra viene pubblicata SOLO per mostrare la bonta' e la disponibilita' del Santo Padre
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R.

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