lunedì 19 ottobre 2009

Sinodo per l'Africa. Un vescovo dell'Uganda: continente sfruttato da multinazionali e poteri locali. Mons. Eterović: puntiamo sulle donne (R.V.)


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GLI ECCEZIONALI RISULTATI DEL SONDAGGIO DOXA SULL'INTERESSE DEGLI ITALIANI PER LA MESSA ANTICA (Messainlatino)

Continuiamo a pregare per Caterina Socci. La mia speranza per Caterina

SINODO PER L'AFRICA (4-25 OTTOBRE 2009): LO SPECIALE DEL BLOG

Sinodo per l'Africa. Un vescovo dell'Uganda: continente sfruttato da multinazionali e poteri locali. Mons. Eterović: puntiamo sulle donne

I lavori del Sinodo per l'Africa continuano a porte chiuse. Oggi è in programma l'unificazione delle Proposizioni da parte del relatore generale, dei segretari speciali e dei relatori dei Circoli Minori. Tra i tanti temi emersi finora, anche quello delle preziose risorse del continente africano, spesso causa di sfruttamento a vantaggio di interessi non africani. Il concetto è stato più volte viene ribadito in questi giorni nell'Aula del Sinodo. Lo ha ricordato anche mons. Giuseppe Franzelli, vescovo di Lira in Uganda. Paolo Ondarza lo ha intervistato:

R. – C’è una presenza di gente che viene dal di fuori ancora purtroppo a sfruttare l’Africa e trova evidentemente dei complici per cui alla fine chi ci lascia la pelle e ci perde è la popolazione, il popolo, la gente comune.

D. – Quindi, interessi economici non africani alla base della povertà e del disagio africano…

R. – Sì, che si sposano evidentemente molto bene con gli interessi di alcune élite di potere locale. Questa è una miscela micidiale che fa esplodere i conflitti oppure mantiene in povertà la maggior parte della gente in Africa.

D. – Il Papa ha sottolineato, oltre alle risorse materiali che fanno tanto gola ai Paesi industrializzati e alle multinazionali, anche la grande risorsa morale dell’Africa, tutto ciò che l’Africa può dare al resto del mondo: forse se ne parla troppo poco…

R. – Se ne parla poco, è vero e bisognerebbe appunto dare più voce a questo. Oggettivamente risorse tradizionali, tesori dell’Africa, come il senso della signoria di Dio, il senso della vita, vengono davvero minate e messe in pericolo. Quindi il discorso del materialismo che viene importato diventa un vero pericolo per l’Africa di oggi, con il rischio di perdere di vista quelle che sono le proprie tradizioni e radici spirituali che possono e dovrebbero veramente aiutare anche il mondo intero a respirare meglio. Il Papa ha parlato dell’Africa come un polmone di spiritualità per la Chiesa.

D. – Tra i valori messi in pericolo c’è anche quello della famiglia?

R. – Basti pensare all’invasione di preservativi o allo scandalo suscitato dalle parole del Papa nel suo viaggio in Africa dietro il quale, anche poco maldestramente, si nascondevano evidentemente interessi di industrie farmaceutiche internazionali. Questo però purtroppo trova eco anche in governanti africani per portare avanti certe politiche che vanno contro i valori africani.

D. - Quanto la Chiesa e quanto la fede può essere il centro e l’anima di una vera inversione di tendenza in Africa?

R. - Per me questo è il fatto fondamentale, il cuore, il motore dello sviluppo vero e integrale dell’uomo.

D. – Quali difficoltà vive la Chiesa in Uganda?

R. – Posso parlare in prima persona della Chiesa locale di Lira, nel nord dell’Uganda. E’ una popolazione che sta uscendo ora a fatica da un tunnel di 23 anni di guerriglia del Lord’s Resistance Army (l’Esercito di Resistenza del Signore), un popolo che ha tante ferite che non sono solo quelle fisiche - gente che è stata mutilata, i bambini soldato - ma ferite anche morali - famiglie disgregate, l’esperienza della vita nei campi di concentramento e nei campi di sfollati - e che ora si trova con questa povertà di energie, un po’ dissanguata ad affrontare la sfida della ricostruzione. Bisogna ricominciare da capo un po’ tutto. C’è speranza, c’è volontà di continuare a camminare insieme e soprattutto c’è fiducia nella presenza di un Dio che non ci lascia soli.

D. – La Chiesa ugandese ha fiducia in questo Sinodo?

R. – Siamo venuti con speranza, con aspettative: realisticamente sappiamo che non tutto potrà essere realizzato. Basta pensare all’esperienza del primo Sinodo. Siamo ancora ben lontani dal costruire questa famiglia di Dio, ci sono ancora tante divisioni tra fratelli e sorelle, l’incapacità a riconoscersi come fratelli: c’è ancora molto da fare, ma abbiamo fiducia e speranza che si possa crescere e per questo siamo qui.

Ma cosa fare per ridare speranza all'Africa? Luca Collodi lo ha chiesto a mons. Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei Vescovi:

R. – In primo luogo occorre rilanciare il cammino della buona notizia che ha avuto una fase molto importante nel primo Sinodo africano, 15 anni fa. Dunque si riprende questo cammino con rinnovato vigore tenendo conto delle attuali situazioni religiose, culturali, sociali e politiche. Si potrebbe parlare di una nuova evangelizzazione del continente africano nei contesti attuali anche prendendo in considerazione le sfide della globalizzazione mondiale. Nel Sinodo è stata molto sottolineata l’importanza di portare avanti l’idea di Chiesa come famiglia di Dio puntando sempre più agli ideali alti, cioè alla santità. Una Chiesa famiglia di Dio che è aperta a tutti, soprattutto in un momento in cui l’istituzione familiare è un po’ messa in crisi da varie ideologie e movimenti non solo nel mondo intero ma anche in Africa. Poi ovviamente la Chiesa, la promozione umana dunque, ed è stato sottolineato ancora di più che bisogna lenire le ferite dovute alla povertà, alle malattie, alle violenze e alle guerre, lottando anche contro le nuove forme di colonialismo e di schiavitù. Le principali vittime di queste schiavitù sono i bambini e le donne.

D. – Lei, questa mattina, ha partecipato al Convegno in Campidoglio sulla giustizia e la pace in Africa. Lei che risposta offre?

R. - Ci sono iniziative nuove e concrete: l’Africa non può essere lasciata sola e ne va del bene anche dell’Europa e del mondo. Occorre potenziare la buona volontà che esiste e puntare molto sull’educazione. E’ stato molto sottolineato l’aspetto dell’importanza delle scuole cattoliche in vari Paesi dell’Africa che sono in grado di educare una nuova generazione anche a livello politico e sociale, giovani che si impegneranno anche in politica come una missione per promuovere il bene comune. Altro campo molto importante è quello della sanità, la lotta contro l’Aids e contro altre pandemie, la tubercolosi e la malaria, per cui ogni anno muoiono migliaia di persone. Poi ci sono anche progetti concreti di solidarietà, di promozione umana. Possiamo pensare quello che la Chiesa già da anni fa con la Fondazione per il Sahel ma anche piccoli progetti per sviluppare anche l’ambiente rurale dell’Africa. La Chiesa facendo tutto questo non dimentica che la sua priorità è l’evangelizzazione: annunciare la buona notizia di Gesù Cristo morto e risorto, presente anche in Africa, l’unico in grado di cambiare il cuore di tutti e di fare il numero più grande possibile di agenti attivi della riconciliazione della giustizia e della pace.

D. – Il Sinodo guarda anche al ruolo dei laici in Africa...

R. – Molto. Possiamo anche dire che si è molto occupato della posizione della donna, che spesso in varie situazioni è vittima. Le stesse donne presenti, sia laiche che religiose, hanno sottolineato questo aspetto che è stato accolto dai pastori. Io credo che anche da questo Sinodo i laici avranno più coscienza del loro ruolo insostituibile, soprattutto dove il clero non può arrivare, ma di importanza capitale è la donna in Africa e dunque la Chiesa punta molto sulle donne. Abbiamo già varie istituzioni di donne cattoliche che fanno un’opera eccellente e dal Sinodo trarranno ulteriore appoggio e coraggio per continuare la loro opera nella Chiesa e nella società, perché spesso si è detto che la donna ha anche una capacità speciale di essere agente di riconciliazione magari lì dove gli uomini falliscono.
(Montaggio a cura di Maria Brigini)

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