sabato 31 gennaio 2009

Il significato del ritiro della scomunica ai lefebvriani e il fumo dei media (Cerefogli)


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Il significato del ritiro della scomunica ai lefebvriani e il fumo dei media

Aldo Cerefogli

Chi si intende di cose religiose sa che in questo periodo la Chiesa ha celebrato la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Chi è digiuno di questi argomenti non sa forse con precisione di che cosa si tratti. In sostanza: i cattolici da decenni si fanno promotori di unità con le varie confessioni cristiane (battisti, luterani, ortodossi, anglicani, e chi più ne ha più ne metta). Si prega per più di una settimana perché scismi, divisioni e altre lacerazioni dell'unica Chiesa vengano composte in unità.

Una nobile causa, non c'è che dire. Un solo ovile, un solo pastore: sono parole di Cristo.

Attenzione però a non confondere: l'unità dei cristiani non è l'unificazione con altre religioni: buddismo, ebraismo, islamismo e quant'altro la fantasia e la storia umane ci offrono. Questo è, tecnicamente parlando, l'ecumenismo: altra cosa per la quale, peraltro, l'impegno dei cattolici è noto.
Sia l'unità dei cristiani sia l'ecumenismo sono temi attuali e scottanti. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sono esempi lampanti di impegno costante e tenace in questo senso, con disponibilità e pazienza. Chi conosce la storia delle religioni del nostro tempo sa che con questi Papi sono stati fatti, rispetto al passato, veri passi da gigante.
Quest'anno ricorrono anche, proprio il 25 gennaio, alla conclusione della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, i cinquant'anni dalla indizione del Concilio Vaticano II da parte di Giovanni XXIII. Insomma, eventi e celebrazioni si accavallano mostrando come la Chiesa ed il mondo camminano.

La sorpresa è che c'è stato anche un grande e concreto passo in avanti.

I cosiddetti lefebvriani, cioè i cattolici tradizionalisti che si oppongono alla moderna liturgia e a certe applicazioni del Concilio Vaticano II, non sono più guidati da vescovi scomunicati, bensì da vescovi perdonati e riaccolti in seno alla cattolicità. Sì, perché la scomunica scattata automaticamente nel 1988 riguardava soltanto quei (pochi) vescovi che avevano celebrato o ricevuto l'ordinazione episcopale senza essere in comunione con il Papa Giovanni Paolo II. Preti e fedeli non sono mai stati scomunicati, questo va ricordato.
Dunque un dono da parte del Papa Benedetto, ma anche una conquista dei fedeli tradizionalisti, che al suono di un milione e settecentomila rosari alla Madonna hanno ottenuto la grazia del perdono dal Vaticano. Il Papa si è mosso perché è stata formulata precisa supplica di perdono e riammissione. 4

Certamente resta ancora molto cammino da fare, restano delusioni da sanare e incomprensioni da chiarire, ma la strada del dialogo, che il coltissimo Benedetto XVI sta portando avanti con tutti nonostante le difficoltà - basti citare laici, musulmani ed ebrei - non permette stasi e ritardi.

Né permette deviazioni estemporanee. Non so bene che cosa sia successo nella mente di quel vescovo che, invece di esultare perché non più scomunicato (i cattolici credono alla scomunica, figuriamoci i tradizionalisti), si è dato al negazionismo. La qual cosa, se è sempre assurda e fuori luogo, lo era certamente in un momento delicato come questo.

Che poi certi personaggi televisivi italiani e certi esponenti del mondo ebraico si siano messi a gridare al papa antiebraico e alla Chiesa persecutrice, è cosa da far ridere i polli. Ma come sempre, la calunnia è un venticello....

Il Superiore stesso dei lefebvriani, persona notoriamente politically non correct, si è affrettato a prendere le distanze dalle affermazioni del suo confratello negazionista e gli ha imposto il silenzio sull'argomento. Insomma, le cose umane sono difficili e i terreni minati sono tanti e restano tali. Nostro compito di esseri pensanti è cercare notizie autentiche e ricostruire la verità dei fatti e delle posizioni. Buon lavoro a chi ci sta.

Comunque, la Chiesa gode di ritrovata pace e gioisce per la riammissione di alcuni suoi figli. I lefebvriani sono sulla buona strada, ora aspettiamo segni di altrettanto desiderio di ritorno da parte degli altri cristiani. I primi in classifica sono gli anglicani, che sono ancora divisi dalla Chiesa per antica scelta di Enrico VIII e ora potrebbero sanare la ferita ritornando a casa. Poi i vari ortodossi (copti, russi, armeni, rumeni...), che sono divisi da Roma solo a livello disciplinare. Sarà certo più dura con i seguaci dei vari riformatori (Lutero, Calvino e altri pensatori), che alla divisione antiromana uniscono vere e proprie divergenze dottrinali e sacramentali.
Chi vivrà vedrà. Passo dopo passo, i fedeli di Cristo ricorderanno quelle sue parole rivolte ad un certo Simon Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa» e toglieranno pietre e pietruzze d'inciampo messe per strada dagli uomini o - per chi crede - dal Maligno.

© Copyright Il Sussidiario, 31 gennaio 2009

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TRADIZIONALISTI ANGLICANI VERSO COMUNIONE CON ROMA

(AGI) - CdV, 30 gen.

Secondo il giornale australiano "The Record", Papa Ratzinger si starebbe preparando ad accogliere nella piena comunione con Roma vescovi, sacedoti e fedeli della Traditional Anglican Communion, ossia quel gruppo di anglicani di sensibilita' che si sono da tempo staccati dalla comunione con l'Arcivescovo di Canterbury ed hanno chiesto di essere riammessi "in blocco": sono mezzo milione tra fedeli e clero.
I loro esponenti hanno gia' sottoscritto in segno di adesione il Catechismo della Chiesa Cattolica e l'hanno depositato presso un Santuario mariano in Inghilterra.
Riuniti con Roma, essi conserverebbero il diritto alla liturgia anglicana, che per come e' celebrata da questi "tradizionalisti anglicani" e' vicinissima alla messa tridentina; manterrebbero il loro clero sposato, ma non il Vescovo che ora li guida perche', secondo la tradizione della Chiesa, sia cattolica sia ortodossa, solo i celibi accedono all'episcopato. Come e' noto la loro ordinazione anglicana per la Chiesa Cattolica non e' valida, come chiarito fin dai tempi di leone XIII e sara' quindi necessario una nuova ordinazione, come avviene per gli altri pastori anglicani che passano alla Chiesa Cattolica.
Secondo il sito "messainlatino.it", "Questa riunificazione inoltre avrebbe effetti travolgenti ben al di là della Traditional Anglican Communion, servendo da esempio anche a quei numerosi gruppi anglicani, rimasti all'interno della Comunione Anglicana e quindi dipendenti da Canterbury, che esprimono fortissimo disagio per la recente ammissione delle donne all'episcopato, e in precedenza, negli anni '90, al sacerdozio.
Secondo Damian Thompson, direttore del periodico britannico "Catholic Herald", potrebbe essere accordata alla Traditional Anglican Communion lo statuto di prelatura personale come l'Opus Dei.

Non quindi, una Chiesa uniate come ve ne sono tra le Orientali, ma una sorta di diocesi mondiale con propri apostolati e proprio vescovo. Una soluzione analoga a quella che si ipotizza anche per la Fraternita' San Pio X.

L'annuncio verrebbe dato subito dopo la prossima Pasqua. Benedetto XVI colleghera' infatti l'evento all'Anno Paolino, visto che Paolo e' stato il piu' grande missionario nella storia della Chiesa.
E la Basilica di S. Paolo fuori le Mura tradizionalmente legata all'Inghilterra: prima dello scisma, era la chiesa ufficiale dei cavalieri dell'Ordine della Giarrettiera (la massima onorificenza britannica).

© Copyright Agi

Sindrome pensione in Vaticano (Bevilacqua)

Clicca qui per leggere l'articolo di Andrea Bevilacqua segnalatoci da Eufemia.

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Il Vaticano bacchetta i lefebvriani: «Chi nega la Shoah, nega la Croce»

di Diana Alfieri

Roma

«Chi nega il fatto della Shoah non sa nulla né del mistero di Dio, né della Croce di Cristo». È quanto affermato ieri dal portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in una nota trasmessa dalla Radio Vaticana. L’accostamento tra la Shoah e il mistero di Dio e della Croce rende «tanto più grave», per il portavoce del Papa, la negazione quando «viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioè di un ministro cristiano, sia unito o no con la Chiesa cattolica».
La dichiarazione lapidaria del Vaticano sembra chiudere in questo modo la lunga settimana di polemiche iniziata il 24 gennaio scorso, quando Benedetto XVI ha firmato il documento che revoca la scomunica ai quattro vescovi scismatici lefebvriani che nell’88 ricevettero l’ordinazione episcopale da monsignor Lefebvre senza il permesso del Papa. Settimana segnata - proprio in prossimità del Giorno della Memoria - dalla dure polemiche legate alle dichiarazioni negazioniste rilasciate da uno dei vescovi “perdonati”, Richard Williamson, a una televisione svedese. Dopo i ripetuti appelli del mondo ebraico, mercoledì Benedetto XVI ha pubblicamente espresso la propria solidarietà ai «fratelli» ebrei ricordando l’Olocausto e condannando il negazionismo.
«Il Papa - ha ricordato ieri padre Lombardi - ha ripreso la profonda meditazione del suo discorso nel campo di concentramento di Auschwitz. Non ha solo condannato ogni forma di oblio e di negazione della tragedia dello sterminio di sei milioni di ebrei, ma ha richiamato i drammatici interrogativi che questi eventi pongono alla coscienza di ogni uomo e di ogni credente». Infatti «è la fede nella stessa esistenza di Dio che viene sfidata da questa spaventosa manifestazione della potenza del male. La più evidente per la coscienza contemporanea, anche se non la sola». Tutto questo, rileva padre Lombardi nella sua nota, «Benedetto XVI lo ha riconosciuto lucidamente nel discorso di Auschwitz, facendo sue le domande radicali dei salmisti a un Dio che appare silente ed assente».
Ai microfoni della Radio Vaticana, il portavoce della Santa Sede ha sottolineato che per Benedetto XVI «di fronte a questo duplice mistero, della potenza orribile del male, e dell’apparente assenza di Dio, l’unica risposta ultima della fede cristiana è la passione del Figlio di Dio». «Queste - rileva Lombardi - sono le questioni più profonde e decisive dell’uomo e del credente di fronte al mondo e alla storia. Non possiamo e non dobbiamo evitarle e tanto meno negarle. Se no, la nostra fede è ingannevole e vuota».
Intanto, mentre la stampa argentina riferisce che il vescovo lefebvriano negazionista Williamson potrebbe presto «essere rimosso» dalla direzione del seminario che dal 2003 dirige in un monastero a Buenos Aires, segnali di distensione - culminati in uno scambio di lettere - si sono fatti strada tra il Rabbinato di Israele e il Vaticano, dopo le minacce di rottura dei giorni scorsi.
«Passi avanti» verso la ripresa del dialogo, dicono a Gerusalemme, anche se potrebbero essere necessari «ulteriori chiarimenti». La crisi aperta tra ebrei e cattolici con la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani coincisa con le dichiarazioni negazioniste di uno di questi è una ferita ancora aperta, ma le parole pronunciate dal Papa sulla Shoah, la rinnovata «solidarietà» ai fratelli ebrei e la condanna del negazionismo sono state un balsamo benefico.

© Copyright Il Giornale, 31 gennaio 2009 consultabile online anche qui.

Mah...mi pare che sia stato chiarito tutto.
Ulteriori richieste suonano come strumentali
.
R.

venerdì 30 gennaio 2009

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VATICANO - LE PAROLE DELLA DOTTRINA

a cura di don Nicola Bux e don Salvatore Vitiello

La remissione della scomunica: un gesto di ecumenismo reale

Città del Vaticano (Agenzia Fides)

Il Santo Padre Benedetto XVI l’aveva auspicato nella Lettera ai Vescovi di tutto il mondo che accompagnava il Motu proprio Summorum Pontificum, il 7 luglio 2007: “Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l’impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non è stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l’unità; si ha l’impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare. Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile di restare in quest’unità o di ritrovarla nuovamente” .
Ora, dopo vari incontri con il Papa e con i responsabili della Curia Romana da parte del Superiore generale della Fraternità S.E. Mons. Bernard Fellay, è giunto il risultato: la remissione della scomunica ai Vescovi ordinati senza il mandato pontificio da Sua Ecc. Mons. Marcel Lefebvre.
Il Santo Padre Benedetto XVI, l’ha fatto con l’autorità di legare e sciogliere, - il “potere delle chiavi” – concessa dal Signore a san Pietro e ai suoi Successori nella Chiesa. Questo fa parte della missione o “oikonomia” della Chiesa.
Quindi ha compiuto, nei confronti della Fraternità sacerdotale di San Pio X, un atto analogo a quello compiuto da Paolo VI verso gli ortodossi il 7 dicembre del 1965: la scomunica venne cancellata per favorire il riavvicinamento nella carità.
Il presupposto è dato dall’unità fondamentale della fede, che non è venuta meno malgrado l’atto scismatico d’ordinazione di Vescovi.

Inoltre, si è constatato che non vi sono differenze dottrinali sostanziali e che il Vaticano II, i cui decreti furono firmati da Sua Ecc. Mons. Marcel Lefebvre, non può essere separato dall’intera Tradizione della Chiesa. In uno spirito di comprensione vanno poi tollerati e corretti gli errori marginali.

Le divergenze antiche o più recenti, mediante l’azione dello Spirito Santo, saranno ricomposte grazie alla purificazione dei cuori, alla capacità di perdono e alla volontà di giungere al loro superamento definitivo.
In molte occasioni, nel passato, gli anatemi sono stati annullati senza alcuna azione formale oltre la semplice accoglienza reciproca delle parti che erano in conflitto. Oggi si rivela un passo indispensabile sulla via dell’unità dei cristiani.

L’abrogazione della scomunica, dunque, è un “atto di carità”.

Il Superiore generale Sua Ecc. Mons. Bernard Fellay ha scritto, nella lettera alla Fraternità San Pio X, che tale atto è frutto dell’ardente preghiera del Rosario alla Beata Vergine di Lourdes, e ha riaffermato la fede nella Chiesa cattolica romana e l’obbedienza al Papa.
Soprattutto si rifletta sul fatto che l’itinerario che ha portato all’abrogazione della scomunica è gradito a Dio che ci perdona quando ci perdoniamo l’un altro; in tale spirito evangelico, non può non essere apprezzato da tutti i veri cattolici, nel mondo intero, come espressione di riconciliazione e come invito a proseguire, in carità reciproca, il dialogo che porterà, con l’aiuto di Dio, a vivere nella piena comunione di fede, di concordia fraterna e di vita sacramentale che c’era prima dello scisma.

Si mettano da parte, una volta per tutte, le letture “politiche” della comunione ecclesiale che vorrebbe dividere il Corpo di Cristo in tradizionalisti e progressisti. Si lasci questo al mondo. Noi siamo di Cristo. Non cerchiamo forse il dialogo e la riconciliazione ? O facciamo gli ecumenici a corrente alternata?

© Copyright (Agenzia Fides 29/1/2009; righe 49, parole 598)

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Lefebvriani, Williamson chiede perdono al Papa: «Imprudenti i miei commenti»

Il Vaticano: chi nega l'Olocausto nega Dio. La Nacion: Williamson verso la rimozione. Annullato raduno lefebvriani

ROMA (30 gennaio)

II vescovo lefebvriano Richard Williamson, al centro delle polemiche di questi giorni per le sue affermazioni negazioniste nei confronti della Shoah, ha chiesto il perdono del Papa.
La sua lettera, pubblicata dal sito web Panorama Catolicos International, è indirizzata al cardinale Dario Castrillon Hoyos, presidente della Pontificia commissione "Ecclesia Dei" e negoziatore tra il Vaticano e i lefebvriani.
«Nel mezzo di questa terribile tempesta sollevata da miei commenti imprudenti alla televisione svedese, la prego di accettare, con il dovuto rispetto, la mia sincera manifestazione di dolore per le innecessarie angosce e problemi che ho causato a Lei e al Santo Padre».

«Per me - prosegue la lettera - quello che realmente ha importanza è la Verità Incarnata, e gli interessi della Sua unica vera Chiesa attraverso la quale, solamente, è possibile salvare le nostre anime e dare gloria eterna, a nostro modesto modo, al Dio onnipotente. Perciò - faccio solo un commento, preso dal profeta Giona, I,12. "Prendetemi e gettatemi nel mare, così il mare si calmerà per voi: perchè so che a causa mia che questa grande tempesta ci ha colpito".
Per favore, accetti anche, e trasmetta al Santo Padre il mio sincero apprezzamento personale per il documento (di revoca della scomunica, ndr) firmato mercoledì 21 gennaio e reso pubblico il sabato successivo. Con la maggiore umiltà offrirò una messa per entrambi. Sinceramente suo in Cristo. Firmato Richard Williamson».

Annullato il raduno dei lefebvriani.

Tutto questo nel giorno in cui Padre Davide Pagliarani, responsabile per l'Italia della «Fraternità di San Pio X» ha deciso di annullare il raduno nazionale dei lefebvriani per evitare ulteriori polemiche e confusioni dopo le dichiarazioni sul Papa e sul Concilio vaticano II rilasciate dal priore di Rimini don Pierpaolo Petrucci.
La Fraternità - ha aggiunto - illustrerà la propria posizione con una nota ufficiale nei prossimi giorni e per il momento «mantiene il silenzio stampa». Il priore ultra tradizionalista di Rimini aveva detto ieri, durante un incontro con i giornalisti, che i lefebvriani non riconoscono le decisione del Concilio vaticano II ed aveva criticato la visita di Papa Ratzinger nella Moschea blu ad Istanbul.

Vaticano: chi nega l'Olocausto nega Dio.

«Chi nega il fatto della Shoah non sa nulla né del mistero di Dio, nè della Croce di Cristo. Tanto più è grave, quindi, se la negazione viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioè di un ministro cristiano, sia unito o no con la Chiesa cattolica». È questo il durissimo giudizio sulle affermazioni negazioniste espresso in un editoriale di padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, e diffuso dall'emittente radiofonica della Santa Sede.
Lombardi ha ricordato le parole del Papa pronunciate ad Auschwitz: «La Shoah induca l'umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell'uomo».

Williamson verso la rimozione.

Il vescovo lefebvriano negazionista Richard Williamson potrebbe «essere rimosso» dalla direzione del seminario che dal 2003 dirige in un monastero a Buenos Aires.
Lo riferisce la stampa argentina, legando la decisione alla presa di distanze da parte del superiore degli ultra-tradizionalisti, monsignor Bernard Fellay, che ha anche chiesto perdono al Papa per le dichiarazioni negazioniste sulla Shoah fatte dal vescovo britannico.

Secondo il quotidiano argentino La Nacion, la richiesta di "perdono" avanzata da Fellay al Papa potrebbe preludere alla rimozione di Williamson dalla direzione del seminario a Buenos Aires.
Il superiore per l'America Latina della Fraternità, padre Christian Bouchacourt, citato da La Nacion, avrebbe precisato di «non sapere» nulla al momento su tale possibilità, ma ha aggiunto di essere sicuro sul fatto che «Williamson obbedirà ogni decisione che Fellay voglia prendere sul suo futuro».

© Copyright Il Messaggero online

Rimozione di Williamson: l'articolo di "La Nation" e la lettera di scuse del vescovo al Santo Padre


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Su segnalazione di Eufemia leggiamo:

Silvina Premat

LA NACION

Después de haber negado el Holocausto, y generar un conflicto entre el Vaticano y la comunidad judía, el obispo lefebvrista Richard Williamson sería removido de su cargo al frente del seminario que ese grupo tradicionalista tiene en Moreno, provincia de Buenos Aires.

Así lo afirmaron a LA NACION algunos sacerdotes y allegados a monseñor Williamson, uno de los cuatro obispos cuya excomunión de la Iglesia fue levantada la semana pasada por el papa Benedicto XVI.

Las fuentes indicaron, también, que dentro de la comunidad lefebvrista hay quienes atribuyen la difusión de las polémicas declaraciones, que Williamson -de origen británico y residente en la Argentina desde hace varios años- hizo en noviembre pasado a un canal de televisión sueco, a una operación armada por algún sector del Vaticano contrario a la decisión tomada por el Papa.

Ayer, en el seminario de La Reja, el templo de estilo colonial permanecía cerrado, algo que, según los vecinos, no es habitual. "Cerraron las puertas desde que se conocieron las declaraciones del padre y empezaron a llegar los periodistas", dijo María, dueña de un almacén a pocos etros del seminario.

"Nosotros no somos antisemitas. Es más: mis padres tienen ascendencia judía", dijo un seminarista francés que, a media tarde de ayer, permitió que se tomaran fotos desde el exterior de la iglesia y se mostró inquieto por la presencia de la prensa. "El padre dijo que no daría entrevistas", informó. Ni él ni otros jóvenes que trasladaban muebles viejos en un carro y vestían como uniforme de trabajo desteñidas sotanas aceptaron dar más información.

Sin hablar hasta nuevo aviso El sucesor de monseñor Marcel Lefebvre y titular de la Fraternidad Sacerdotal San Pío X, monseñor Bernard Fellay, desautorizó a Williamson. En un comunicado difundido el martes, Fellay pide perdón "al Soberano Pontífice y a todos los hombres de buena voluntad por las consecuencias dramáticas de este acto", y afirma haber prohibido a este obispo, "hasta nueva orden, toda toma de posición pública sobre cuestiones políticas o históricas".

El paso siguiente podría ser la remoción del obispo de la dirección del seminario, cargo que ocupa desde 2003. ¿Lo hará? "No lo sé. Pero seguramente monseñor Williamson será obediente a cualquier decisión que Fellay tome sobre su futuro", dijo a LA NACION el superior para América latina de esa fraternidad, padre Christian Bouchacourt. En diálogo telefónico desde París, donde se encuentra de vacaciones, Bouchacourt también dijo que no comparte las afirmaciones de Williamson. "Nos duele mucho y no la compartimos. Además, se trata de una declaración privada que hizo en noviembre pasado en Alemania a un canal de televisión sueco y se difunde ahora para ensuciar nuestra fraternidad y el trabajo que hacemos", afirmó.

Quienes conocen a Williamson dicen que es dado a hacer comentarios y reflexiones en público sobre temas vinculados a la geopolítica más que a la teología, y que están al borde de causar polémicas. Consideraron los dichos de Williamson "una imprudencia muy grande", sobre un tema que, según afirman, no es grato a los allegados a la fraternidad.

"El padre de monseñor Lefebvre murió en un campo de concentración durante la ocupación alemana en Francia", recuerdan. "No le corresponde hablar de esos temas. Es un obispo", dicen, y dan por obvia su remoción en el cargo al frente del seminario y un largo tiempo de perfil muy bajo. "Jugó muy al borde la red y perdió", grafican.

Sin embargo, aprecian la formación del obispo y cuentan que su mayor preocupación es la educación. De ahí que haya impreso al seminario un perfil académico de formación humanista. Estableció un curso anual de humanidades para jóvenes en el que se estudia bellas artes, liturgia, música, historia, latín y griego, entre otras materias.

Bouchacourt afirmó que Williamson "no tiene ningún vínculo con grupos antisemitas", y agregó: "Nosotros estamos al servicio de Dios y no estamos atados a los regímenes".

Hasta ayer, permanecía en silencio tras los muros del seminario donde la alegría por el levantamiento de las excomuniones se convirtió en preocupación por el futuro de su director.

El personaje
RICHARD WILLIAMSON
Obispo consagrado por lEFEBVRE
Edad : 68 años

La Nation

La lettera di Mons. Williamson al card. Castrillon Hoyos segnalataci da Carmelo: clicca qui.

La traduzione della lettera in italiano...clicca qui.

LEFEBVRIANI: VERSO RIMOZIONE WILLIAMSON DA SEMINARIO; STAMPA

LEFEBVRIANI: VERSO RIMOZIONE WILLIAMSON DA SEMINARIO; STAMPA

(ANSA) - BUENOS AIRES, 30 GEN

Il vescovo lefebvriano negazionista Richard Williamson, uno dei quattro ai quali il Papa ha revocato la scomunica, potrebbe ‘’essere rimosso'’ dalla direzione del seminario che dal 2003 dirige in un monastero a Buenos Aires.
Lo riferisce la stampa argentina, legando la decisione alla presa di distanze da parte del superiore degli ultra-tradizionalisti, mons. Bernard Fellay, che ha anche chiesto perdono al Papa per le dichiarazioni negazioniste sulla Shoah fatte dal vescovo britannico.

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Su segnalazione di Eufemia leggiamo:

Lo storico: «Sì al dialogo, i cattolici tra i meno antisemiti della società»

di FRANCESCA NUNBERG

ROMA

Saranno fratelli, saremo fratelli, ma il dialogo tra ebrei e cattolici si arena in continuazione e torna alla ribalta perfino il negazionismo: ritiene la frattura insanabile?

«Mi sembra che l’incidente che c’è stato a questo punto tenda a ridimensionarsi», risponde Agostino Giovagnoli, cattolico, docente di Storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano.

Incidente?

«In buona parte credo di sì. La conferma viene dalle parole del Papa, che dimostrano come avesse intenzioni molto diverse da quelle che gli sono state attribuite, ossia di restaurazione ante Vaticano II, di freddezza nei confronti degli ebrei e “indifferenza” per la Shoah. Con il linguaggio preciso che gli è proprio, il Pontefice ha mandato due messaggi distinti, di solidarietà ai fratelli ebrei e di rifiuto del negazionismo».

Dunque una vicenda di cui non sono state valutate le conseguenze?

«Diciamo che si potevano evitare due coincidenze, quella con i 50 anni dell’annuncio del Concilio da parte di Giovanni XXIII, avvenuto il 25 gennaio del ’59, e quello con la Giornata della memoria che si celebra il 27. Questo è stato un difetto di comunicazione, i messaggi andavano inviati prima in via riservata».

Cancellare la scomunica ai lefebvriani poteva non essere un atto più che pubblico?

«Sto dicendo che bisognava avvisare prima il mondo ebraico di quello che stava per accadere e spiegarne il contenuto. Esistono ormai tanti canali di dialogo consolidati tra la Santa Sede, il rabbinato, l’Anti-Defamation League; l’intervista incriminata di Williamson risale a tre mesi fa, le sue posizioni sono note e queste reazioni si potevano prevedere. Diciamo però che oltre alla sottovalutazione dell’impatto mediatico, c’è stato anche un difetto dall’altra parte...».

Cosa rimprovera agli ebrei?

«La richiesta di riprendere il dialogo a patto che Williamson non fosse più vescovo, nasceva da disinformazione. E’ impossibile per la teologia cattolica: si può essere scomunicati ma non de-vescovizzati. Bisognava quindi capire che si trattava di due piani distinti, che la riammissione alla comunione di Williamson non presupponeva affatto una condivisione delle sue posizioni negazioniste. Anzi, il Pontefice ha preso una posizione decisamente opposta, accogliendo le richieste degli ebrei».

Ritiene la loro reazione esagerata in questa circostanza?

«Certamente no, perché la questione è troppo importante. C’è stato forse solo un difetto di analisi, ma comprensibile: loro non sono dentro la Chiesa».

Paradossalmente l’antisemitismo sembra alimentarsi di nuova linfa anche quando tutti sembrano “stare dall’altra parte”; come mai?

«L’antisemitismo è per sua natura un fenomeno carsico che si inabissa, riemerge, ed è purtroppo possibile solo contenerlo e non eliminarlo. Oggi la situazione è peggiorata perché gli ebrei pagano anche per il generale clima xenofobo e razzista. Ma sono convinto di due cose: che un Williamson non fa primavera e che il mondo cattolico sia meno antisemita del resto della società».

E da che cosa lo deduce?

«L’approccio è cambiato, nei seminari cattolici si insegnano l’ebraico e l’Antico testamento, cosa che prima del Concilio era inimmaginabile, c’è un nuovo tipo di formazione. E questo è vero attorno alle istituzioni, ma anche a livello di base. Così come prima era impensabile il rapporto diplomatico tra Vaticano e Israele che oggi nessuno sogna di mettere in discussione».

Dunque lei potrebbe definirsi ottimista?

«Indietro non si torna. Anzi arrivo a pensare che sul lungo periodo la riammissione dei lefebvriani funzionerà nel contrastare l’antisemitismo. Giacché il loro capo, Bernard Fellay, interessato al dialogo e alla comunione con Roma, è stato costretto a sconfessare il vescovo negazionista. Quindi sì. Il mondo cattolico ha una sincera volontà di dialogo; il mondo ebraico perché dovrebbe privarsi di tale interlocutore? Una strada la troveranno».

© Copyright Il Messaggero, 29 gennaio 2009 consultabile online anche qui.

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Successo di visite nella prima settimana del “Canale vaticano” su YouTube

Successo di visite per il nuovo “Canale vaticano” su YouTube, che oggi compie una settimana. Il servizio di Sergio Centofanti.

Il nuovo canale, lanciato dal Centro Televisivo Vaticano e dalla Radio Vaticana, permette di conoscere in tempo reale l’attività del Papa e quanto la Chiesa cattolica fa e propone per i grandi problemi del mondo di oggi, attingendo direttamente alle fonti e ai testi completi di discorsi e documenti. Rispondendo ad alcune domande dei giornalisti circa una valutazione dei primi passi di questa nuova iniziativa, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha affermato che “nel corso dei primi sei giorni dall’apertura del nuovo canale, le visualizzazioni complessive, nelle quattro lingue (italiano, inglese, spagnolo e tedesco) sono state oltre 750.000. Gli analisti di Google, da noi interpellati - ha proseguito - affermano che da un confronto con i principali canali istituzionali a livello mondiale questi numeri, e ancor più quelli degli ‘iscritti’ (oltre 15.000), dimostrano che il nostro canale è assolutamente allineato con i livelli di frequentazione degli altri, che, inoltre, sono stati lanciati da ben più lungo tempo e sono quindi più consolidati e con archivi assai più ampi. Le nuove videoclip pubblicate – ha detto padre Lombardi - sono state in media due al giorno. In occasione della Giornata della memoria della Shoah sono state pubblicate anche tre nuove videoclip tratte dagli archivi del Centro Televisivo Vaticano, dedicate ai principali interventi del Papa sul tema della Shoah (nella Sinagoga di Colonia, ad Auschwitz, e nella successiva udienza generale del 31.5.2006). In questo modo si è anche iniziato a sperimentare un uso ulteriore del canale di YouTube, oltre a quello primario della pubblicazione delle videonews del giorno. Il cammino – ha concluso padre Lombardi - è quindi iniziato bene e confidiamo che questa nuova forma di impegno sarà fruttuosa”.

© Copyright Radio Vaticana

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VATICANO - ISRAELE

La vicenda del vescovo negazionista non frena il dialogo tra cattolici ed ebrei

Per i direttore del Gran rabbinato di Israele è “importante, molto bella e molto seria'' la lettera con cui il Vaticano chiede di continuare il dialogo. Il Jerusalem Post intervista Padre Jaeger: la vicenda di Williamson “non può avere la possibilità di influire in alcun modo sul fraterno dialogo e la calorosa amicizia tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico”.

Gerusalemme (AsiaNews) -

“Chi nega il fatto della Shoah non sa nulla né del mistero di Dio, né della Croce di Cristo. Tanto più è grave, quindi, se la negazione viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioè di un ministro cristiano, sia unito o no con la Chiesa cattolica”. Sono le parole che Padre Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, ha scritto nel suo editoriale pubblicato il 30 gennaio sul sito della Radio Vaticana.

Si tratta dell’ultimo capitolo delle polemiche seguite alle dichiarazioni negazioniste di mons. Richard Williamson, il vescovo lefebvriano cui la Santa Sede ha deciso di rimettere la scomunica latae sententiae insieme ad altri tre presuli della Fraternità San Pio X, consacrati nel 1988 senza mandato pontificio.

La vicenda ha generato tensioni e fraintendimenti tra la Santa Sede ed il mondo ebraico. La notizia dell’intervista rilasciata da mons. Williamson ad una televisione svedese e trasmessa il 21 gennaio, tre giorni prima della rimozione della scomunica, ha portato il Gran rabbinato di Gerusalemme a decidere di posticipare l’incontro con la Pontificia commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo, prevista per dal 2 al 4 marzo a Roma.
In una lettera del 27 gennaio inviata al card. Walter Kasper, presidente della commissione vaticana, l’organismo religioso di Gerusalemme chiedeva anche alla Santa Sede gesti di chiarificazioni dopo le dichiarazioni del vescovo lefebvriano.
L’intervento del Papa nell’udienza di mercoledì 28 e le sue affermazioni di “piena e indiscutibile solidarietà con i nostri fratelli destinatari della Prima Alleanza” hanno posto un freno alle polemiche.

Il 29 gennaio il Gran rabbinato ha ricevuto una lettera di risposta della Santa Sede, a firma del card. Kasper, che il direttore generale dell’organismo ebraico, Oded Wiener, ha definito “importante, molto bella e molto seria''.
“Nella sua lettera il cardinale Kasper ribadisce l'importanza che la Chiesa annette al dialogo con noi - ha detto Wiener - e chiede che l'incontro fissato per l'inizio di marzo abbia luogo nella data prestabilita''.

Nell’attesa che il Gran rabbinato risponda, si registrano anche alcuni tentativi di affrontare la controversia oltre i toni polemici che hanno spesso caratterizzato la discussione degli ultimi giorni.

Pubblichiamo di seguito la traduzione dell’intervista a padre David Maria Jaeger (ofm) pubblicata il 29 gennaio sul sito del quotidiano israeliano, Jerusalem Post, nelle pagine di Rosner’s Domain, una sezione di approfondimenti curata dall’omonimo giornalista.

Padre David-Maria Jaeger è stato sacerdote della Chiesa di St. John Neumann ad Autsin nel Texas e ha lavorato presso il locale tribunale diocesano; è inoltre membro della Delegazione della Santa Sede nella Commissione bilaterale permanente tra la Santa Sede e lo stato di Israele. Nato da famiglia ebrea a Tel Aviv (Israele), padre Jaeger è l’unico sacerdote della Chiesa cattolica romana nato in Israele. È un docente di diritto canonico (professore di legge ecclesiastica) a Roma.

Gli ho mandato cinque domande sulla crisi in corso nella relazioni tra cattolici ed ebrei.

Dal punto di vista ebraico, questo è un atto quasi incomprensibile: come e perché il Vaticano ha voluto togliere la scomunica ad una persona che nega l’Olocausto?

È chiaro che nessuno in Vaticano era nemmeno lontanamente conscio delle assurde e offensive opinioni e dichiarazioni del signor Williamson su questo tema. Questo non è per nulla sorprendente, dato che l’orribile e piccolo mondo sommerso dei negatori dell’Olocausto come chi afferma l’assurdità che la terra è piatta, non è seguito da nessuno eccetto che dai diretti interessati e da chi attualmente si dedica allo studio del fenomeno di queste frange.

Questa decisione è il risultato della “mancanza di adeguate consultazione” come alcuni osservatori credono?

Dato che l’orribile e piccolo mondo sommerso dei negatori dell’Olocausto è al di là dell’orizzonte della gente comune, è improbabile che una qualsiasi normale consultazione si sia resa conto di questo. Bisogna tenere presente che il signor Williamson non era e non è candidato a nessun compito o promozione della Chiesa, infatti in nessun modo è riconosciuto come sacerdote cattolico; non è stato affatto riammesso nella Chiesa ma solo una delle numerose sanzioni legali sotto cui egli si trovava secondo il codice della Chiesa è stata rimossa, mentre le altre restano ancora più che valide.

Cito un virgolettato dal Washington Post: “Questo aumenta ogni tipo di domanda sulla consistenza dell’auto-comprensione della Chiesa” ha detto George Weigel, autore di numerosi libri su Benedetto e Giovanni Paolo II. “Come può contribuire all’unità della Chiesa se essi sono riconciliati [senza abbracciare le posizioni della Chiesa sulla libertà religiosa e l’antisemitismo]? Questo veramente può disfare buona parte dei risultati del periodo di Giovanni Paolo e Benedetto se non è ben compreso”. Cosa dice di questo tema?

Il professor George Weigel è un mio amico, e uno dei più importanti commentatori di temi che riguardano al Chiesa, e io penso sempre che le sue opinioni richiedano particolare attenzione.

Papa Benedetto ha riaffermato la sua “piena e indiscutibile solidarietà con gli ebri – ma è discutibile agli occhi di molti ebrei. Cosa può essere fatto per riparare a questo danno, e come pensa che questo problema possa influire nei mesi ed anni a venire?

Non credo che qualsiasi persona ragionevole e di buona volontà avrà motivo di dubitare la totale e piena solidarietà del Papa verso gli ebrei, secondo la linea dal suo amato predecessore.

Il direttore generale del Rabbinato d’Israele, Oded Weiner, ha scritto al Vaticano che “senza una pubblica scusa e ritrattazione, sarà difficili continuare il dialogo” tra il rabbinato e la Commissione della Santa Sede per le relazioni religiose con gli ebrei. Avverrà questa pubblica scusa, e se no, pensa che questo dialogo possa ancora continuare?

Il fatto che una persona marginale, che non può essere considerata un sacerdote cattolico e neppure un cattolico a pieno titolo, abiuri e ritratti (come di certo dovrebbe se mai vuole essere accettato con rispetto nella società) non può avere la possibilità di influire in alcun modo sul fraterno dialogo e la calorosa amicizia tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico.

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