lunedì 12 gennaio 2009

Giuseppe Dalla Torre, presiden­te del Tribunale vaticano: «Fonti di diritto, niente di nuovo» (Mazza)


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«Fonti di diritto, niente di nuovo»

DA ROMA

Salvatore Mazza

A fine 2008 una mezza tem­pesta sulla 'decisione' del Vaticano, con la nuova legge sulle fonti del diritto, di 'non recepire più automaticamente' le leggi italiane. Ma tempesta in un bicchiere d’acqua: perché «in realtà non c’è mai stato nessun automa­tismo; allora, come oggi, furono re­cepite alcune leggi in via supple­tiva, in particolare i Codici civile e penale, e di procedura civile e penale, presi come erano allora».

Giuseppe Dalla Torre, presiden­te del Tribunale vaticano, torna a spiegare ad Avvenire come con la nuova legge vaticana sulle fonti del diritto, che ha fatto gridare al­cuni allo 'scandalo', non cambi nulla rispetto a prima. Tant’è ve­ro che «i nuovi Codici che l’Italia s’è data dopo il ’29 non sono en­trati nell’ordinamento vaticano, così che noi, dovendo esercitare la funzione di giudici, avevamo sempre la necessità di andare a vedere qua­le era la norma vigente in quel momento, cioè nel ’29».

Eppure si è arrivati a parlare di violazione del Concordato.

Il Concordato non c’entra niente, è un ac­cordo tra Santa Sede e Italia che riguarda la vita della Chiesa che è in Italia. Casomai il punto è del Trattato; ma questa non è ma­teria di trattato, perché la Città del Vatica­no è uno Stato sovrano, e quindi nel pro­prio territorio può fare le leggi che vuole.

Insomma, non c’è mai stato nessun auto­matismo nella ricezione?

Mai. Nel ’29 furono recepite le leggi a,b,c e d così com’erano allora, e senza nessuna ricezione automatica dei loro aggiorna­meti, o di altre nuove, e comunque sempre con un filtro. Qui voglio sottolineare che un filtro ce l’ha qualunque ordinamento. An­che l’Italia ha un ordinamento che preve­de filtri, il cosiddetto limite dell’ordine pub­blico, nel senso che noi siamo disponibili a ricevere valori giuridici di altri ordinamen­ti, purché non siano incompatibili con i valori fondamentali del nostro.

Qualche esempio?

Per esempio l’ordinamento italiano am­mette il divorzio, ma non il ripudio perché sarebbe in contrasto con il principio di u­guaglianza, così come non si ammette il matrimonio poligamico.

Adesso, con l’entrata in vigore della nuo­va legge sulle fonti, che cosa succede?

Succede che la legge è cambiata, ma la struttura fondamentale è la stessa. Restan­do nel concreto, s’è fatto riferimento al Co­dice civile italiano vigente – e quindi è sta­to superato il richiamo al codice del 1865, che era quello previsto nel 1929 – e ad al­cune leggi in materia amministrativa, fer­roviaria, postale, eccetera. Ma, anche qui, è stato fatto un richiamo 'fisso', come di­ciamo noi giuristi, non 'mobile', nel sen­so che se queste leggi un domani venisse­ro cambiate, in Italia, non è che automati­camente le modifiche passeranno nell’or­dinamento vaticano. Sono state prese così come sono oggi, e sempre con quel filtro del non contrasto con norme di diritto divino o norme del diritto canonico. Insomma, in riferimento al Codice civile, parliamo di un aggiornamento evidentemente necessa­rio.

Come funzionava quando vi trovavate di fronte a fattispecie di reati che magari nep­pure esistevano nel ’29? È mai successo?

Certo. C’è stato per esempio un caso di de­tenzione di droga, due o tre anni fa, e nel Codice penale recepito dal Vaticano non c’era niente a questo riguardo. Per arrivare al più presto a una condanna, perché se no si sarebbe creata una zona franca, abbiamo fatto riferimento sia alle convenzioni in­ternazionali sottoscritte dalla Santa Sede in materia di droga, che prevedono la per­seguibilità per lo spaccio, la detenzione ec­cetera, e sia la disposizione prevista dalla legge del ’29, e che oggi viene sostanzial­mente riprodotta, che parlava della possi­bilità, in presenza di comportamenti lesivi della religione, della morale, degli interes­si altrui – e qui c’era un ballo evidente di di­ritto alla salute, il diritto alla sicurezza ec­cetera – di intervenire con una sanzione penale.

© Copyright Avvenire, 11 gennaio 2009

Il blog si compiace di non avere dato spazio a questa ennesima, sciocca, polemica mediatica.
Tutto si e' risolto in una bolla di sapone...come al solito!

R.

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