domenica 11 gennaio 2009

Il rabbino capo di Roma Di Segni: «Dalla Chiesa anche reazioni ammiccanti all' Islam» (Vecchi)


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L' intervista Il rabbino capo di Roma Di Segni: «Allarmanti le parole del cardinale Martino, gravi quelle di Navarro-Valls»

«Dalla Chiesa anche reazioni ammiccanti all' Islam»

Gian Guido Vecchi

ROMA

«Pensi alle manifestazioni "per Gaza" fatte in gran parte da immigrati musulmani che hanno poi ostentatamente pregato davanti alle chiese di Milano e Bologna. Di fronte a una parte dell' Islam, non tutto, che si pone in maniera aggressiva rispetto al cristianesimo, le reazioni cristiane sono le più varie e qualche volta, paradossalmente, c' è una sorta di acquiescenza e di ammiccamento. Come se si volesse cercare di blandire l' avversario.
A questo punto si chiederà: ma a lei che cosa gliene importa?».

Più che altro, rabbino Di Segni: qual è il problema, per lei?

«Il problema è che del meccanismo dell' ammiccamento fa parte l' uso di strumenti antiebraici. Ed è per questo che sono allarmanti le parole del cardinale Martino su Gaza "come un campo di concentramento". È una frase che rientra in una tecnica antica, o meglio: potrebbe rientrare, c' è questo rischio. Vorrei dargli il beneficio dello scivolone linguistico...».

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, socchiude gli occhi e accenna un sorriso velato d' ironia. Manca poco al tramonto e all' inizio dello shabbat, nel Tempio maggiore ci si prepara al riposo, tutt' intorno alla sinagoga il livello di attenzione è massimo.

«Ma sa com' è, qui siamo sotto controllo perenne».

Lei che pensa di quelle piazze?

«Credo non sia solo una rozza provocazione, del tipo "questi spazi li occupiamo noi", ma una sollecitazione più sottile e simbolica che può perfino provocare l' invidia o la gelosia di altri mondi religiosi: così tanta gente, ordinata e schierata, ma guarda questi, voglio fare lo stesso! Col rischio di scatenare una perversa gara di religione».

Ma dove sta l' «acquiescenza»?

«C' è stata un grande riflessione di personalità diversissime, da Messori a Gad Lerner, sulla deriva religiosa nella potestà politica, la religione usata come espressione o addirittura sostituto della politica. Le reazioni nel mondo cattolico sono state le più diverse. L' indifferenza apparente del cardinale Tettamanzi, che forse vuole essere un segnale per abbassare il livello di tensione. Chi parla di una chiara provocazione. Altri che giustificano e sostengono. La cosa più grave l' ha detta Navarro-Valls: un segno di libertà. E invece, in luoghi così importanti per la civiltà cristiana, poteva essere un segno di guerra».

E quindi?

«Il rischio è che tra le legittime posizioni affiori questo ammiccamento paradossale. Come quando, davanti a eventi che coinvolgono i cristiani come vittime - perché a Gaza i cristiani sono vittime di Hamas - il vero problema viene eluso. È quello che hanno fatto i parroci cristiani davanti alle vessazioni continue subite da Hamas: rispondono accusando Israele di esserne in fondo la causa».

Vede questo rischio, nella Chiesa?

«Diciamo che certe cose vengono talvolta ignorate. Piangere su Gaza oggi non "costa" nulla, anche noi partecipiamo a questa angoscia. Ma quando piangere costava e c' erano i veri campi di sterminio, non c' erano dichiarazioni. Siamo tutti chiamati a pensare. Stiamo attenti: nel profondo psicologico ci può essere l' idea del perseguitato che diventa persecutore, uno dei tópoi più micidiali dell' armamentario antiebraico».

È giusto evocare gli anni Trenta dopo l' invito d' un sindacato al boicottaggio dei commercianti ebrei?

«Il confronto è inevitabile, anche se le proporzioni sono differenti. È bene mantenere alta la vigilanza e denunciare fin dall' inizio».

Per tornare alle piazze islamiche: che si può fare?

«Quando andai a parlare con il Papa, due anni fa, gli chiesi proprio questo. Come comportarsi nei rapporti con l' Islam? E lui rispose con grande saggezza: basta dialogare. Vero. Solo che bisogna trovare interlocutori. Con questi estremisti c' è poco da fare: per loro siamo nemici. Bisogna tentare di ragionare con gli altri».

© Copyright Corriere della sera, 10 gennaio 2009 consultabile online anche qui.

5 commenti:

Scenron ha detto...

Io sinceramente non riesco a capire il pensiero del rabbino Di Segni...una volta accusa Ratzinger affermando che il suo dialogo è volto solo alla conversione dell'interlocutore...ora lo loda per la sua saggezza nel voler dialogare con l'islam..mah...

Anonimo ha detto...

la pace si fa solo coi nemici

Alessandro VI ha detto...

Per Scenron: Come tanti anche Di Segni ogni tanto soffre di sdoppiamento della personalità :-))

roberto b ha detto...

una persona si può lodarla per delle cose e criticarla per altre, mi sembra normale. senza bisogno di essere schizzofrenici

Anonimo ha detto...

A me, Di Segni, da sempre l'impressione di non voler mai perdere l'occasione per lanciare provvocazioni alla Chiesa, costruire "casi" e... per farsi pubblicità "personale" e gratuita! Parla, parla, parla, sembra un commentatore... radiofonico. Dove mira? Cosa sta costruendo? Quando non si ha un progetto lo si costruisce così, contrapponendosi o distinguendosi dalle idee altrui.