lunedì 5 gennaio 2009

Quel silenzio sulla moschea in piazza Duomo (Brambilla)


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Quel silenzio sulla moschea in piazza Duomo

di Michele Brambilla

Guardate la foto qui sopra: è di sabato pomeriggio. Mille, forse duemila musulmani hanno occupato piazza Duomo a Milano per protestare contro i raid israeliani a Gaza, hanno bruciato bandiere con la stella di David e poi hanno pregato rivolti verso la Mecca. Anche il sagrato è stato occupato. Il Duomo ha dovuto chiudere. Se un cristiano, ammesso che ce ne sia ancora qualcuno in circolazione, avesse voluto entrare nella cattedrale per pregare, o per partecipare alla messa, avrebbe dovuto rinunciarvi. La stessa cosa è successa a Bologna in piazza Maggiore, davanti a San Petronio: la foto è a pagina 5. Anche in altre città d’Italia e d’Europa molte piazze e molti sagrati si sono trasformati in improvvisate moschee all’aperto. Guardate e tenete presente un dato: è la prima volta che succede.
Ma perché i musulmani, per protestare contro la guerra in Palestina, hanno scelto i luoghi simbolo della cristianità? Perché non davanti a un consolato israeliano? O americano? Perché per la preghiera, invece che in una moschea - ce ne sono ormai parecchie - hanno scelto le cattedrali, come a Milano, o la basilica più importante come a Bologna?
Domande alle quali si possono dare due risposte. La prima sgombrerebbe il campo da qualsiasi dietrologia: sono andati davanti al Duomo e davanti a San Petronio perché quelle sono le piazze principali di Milano e di Bologna. Secondo un’interpretazione ancor più benevola, hanno addirittura voluto cercare un’ideale solidarietà con i cristiani, pregando l’unico Dio: in fondo, ha osservato qualcuno, sulla facciata del Duomo sta scritto Mariae Nascenti, e se c’è un culto che accomuna cattolici e musulmani questo è proprio quello mariano. La preghiera di massa sarebbe dunque un atto di pietà, una richiesta di carità in un momento di sofferenza per il popolo arabo.
Ma c’è un’altra possibile chiave interpretativa, che è quella di una simbolica occupazione. Di un atto di arroganza e perfino di violenza: a Milano i dimostranti - guidati dall’imam di viale Jenner, già condannato per terrorismo - sono arrivati di corsa, seminando paura, sgomberando di forza la piazza, occupandola senza alcun permesso, costringendo appunto il Duomo a chiudere. Dove sarebbero, visti i modi e i fatti, il rispetto e la solidarietà con i cristiani?
Sembra quasi che, con questa azione forse coordinata nelle varie città, il mondo islamico abbia voluto lanciare un segnale: i vostri tradizionali luoghi di preghiera adesso diventano nostri. Dove prima pregavate voi, adesso preghiamo noi. Per il devoto musulmano i luoghi, i segni, i simboli hanno un valore ben più profondo di quanto ne attribuiamo noi occidentali, ormai largamente secolarizzati.
Può darsi che quest’ipotesi di un’occupazione simbolica sia un allarmismo esagerato. Resta il fatto che non si vede che cosa c’entrino il Duomo e San Petronio con i raid israeliani; e che mai la preghiera collettiva si era tenuta sui sagrati delle chiese cattoliche. (Non vogliamo neanche immaginare che cosa avrebbe scritto Oriana Fallaci. Avrebbe parlato come minimo di sfregio, di oltraggio. Quando cominciò a sostenere quelle sue tesi, fu fatta passare per un’invasata. Adesso sono molti, invece, a temere che avesse ragione).
Ma la vera notizia, quella che ci ha indotti - a distanza ormai di due giorni - ad «aprire» il giornale con la foto che avete visto in prima pagina, è la distrazione, il disinteresse, il deprimente silenzio che ha accompagnato le invasioni di piazza Duomo e piazza Maggiore. I saldi e le code agli outlet valgono ben di più, nel nostro media-system, di un Duomo trasformato in moschea.
Ed è di questo che abbiamo paura. Non dei musulmani, la cui aggressività in tutto il mondo è piuttosto, probabilmente, un segno di debolezza e di declino. Abbiamo paura dell’ignavia, della viltà, dei contorcimenti mentali di un Occidente che soffre di infiniti complessi e sensi di colpa. Di un mondo che per non offendere i musulmani cancella i presepi, i riferimenti a Gesù nelle canzoni di Natale e il prosciutto dalla mensa dell’asilo: ma che non ha nulla da eccepire se il Duomo è costretto a chiudere.

Che cosa avremmo letto sui nostri giornali se quattro cattolici tradizionalisti fossero andati a pregare davanti alla moschea di Segrate?

È il nulla dell’Occidente che spaventa. Il vuoto pneumatico di valori e ideali che lascia campo libero a chi, invece, si nutre di un pensiero forte e di uno spirito di conquista. Non ce ne frega nulla di rinunciare al presepe perché al Natale non crediamo più, così come non crediamo più in niente: né in una filosofia che non sia quella del godersi la vita, né in una morale che non sia quella del secondo me.

L’Occidente tace, di fronte all’avanzata dell’islam, perché non ha niente da dire: la stessa Chiesa sembra spesso rinunciare, per paura chissà di che, ad essere se stessa.

C’è chi dice che proprio questo nulla ci salverà dall’islam. Che i musulmani saranno alla fine sconfitti, più che da quel che resta dei nostri valori, dall’effetto contagioso dei nostri vizi. È probabile che finirà così. Ma non prima di uno scontro che sarà tutt’altro che breve e indolore.

© Copyright Il Giornale, 5 gennaio 2009 consultabile online anche qui.

8 commenti:

Meneghino ha detto...

Il Tetta che fa? Tace....... bene chi tace acconsente!!!!!!!!

E' proprio ora di cambiare aria!!!!!!

Scenron ha detto...

No, il principe di Santa Romana Chiesa ha parlato...ha chiesto nuovi luoghi di preghiera per i musulmani!! E continuano a risuonare nella mia mente queste parole..."quanta sporcizia c'è nella Chiesa...quanta superbia..quanta autosufficienza"...

Luisa ha detto...

Ma perchè don Manganini ha detto che non son saliti sul sagrato?
È palese sulla foto che il sagrato è occupato, il Duomo chiuso?
Ma non basta?
Quanti vili silenzi, e mentre chi dovrebbe parlare e reagire non solo tace ma domanda ancor più luoghi di preghiera per i musulmani, i musulmani occupano le strade, le piazze italiane, pregano davanti alle nostre chiese, se ne infischiano delle autorizzazioni, si impongono con arroganza sicuri di restare impuniti.

Anonimo ha detto...

Ti segnalo l'intervista a Vittorio Messori a pag. 7 di La Stampa:
Un segno di disprezzo quelle preghiere sui sagrati delle chiese. di GG.
Alessia

un passante ha detto...

Non so quali fossero le loro reali intenzioni, ma
con questo gesto sembrano dimostrare che ovunque vadano si sentono identità religiosa, non nazionale. Mi chiedo cosa possano trarre dalla nazionalità italiana e cosa portare alla nazione una volta ottenuta. E con tutta la buona volontà e la tolleranza, il pensiero un pò mi inquieta.

Bastardlurker ha detto...

A parte che il sagrato del Duomo non è stato usato dai musulmani per la preghiera e che l'arciprete Luigi Manganini non ha detto che il Duomo sia stato chiuso a Brambilla deve essere sfuggita la notizia della condanna di Roberto Sandalo, fondatore del "Fronte cristiano combattente, a 9 anni colpevole di dieci attentati contro moschee, danneggiamento, porto e detenzione di esplosivi, incendio colposo.

(post ridotto)

Raffaella ha detto...

Non e' cambiando argomento che si diminuisce la gravita' del fatto.
R.

gemma ha detto...

qui si prendono le distanze da ogni tipo di fondamentalismo, islamico, cristiano o di altra appartenenza politica o religiosa. Resto convinta che si prega per e non contro qualcuno e non si bruciano le bandiere di nessuno. Non è portandomi l'esempio dei fondamentalisti cristiani che mi si convince della bonarietà di una manifestazione che, se solo nelle nostre piazze ci fosse stata qualche "testa calda" in più di opposta appartenenza, avrebbe potuto degenerare. E noi le guerre non le vogliamo, nè di civiltà nè di religione. Esprimerei la stessa condanna per una manifestazione cristiana contro qualcuno organizzata davanti ad una moschea durante il Ramadan, visto che, fra l'altro, per la chiesa sono ancora in corso le celebrazioni del Natale.
Ora penso però che si dovrebbe cercare di smettarla con le polemiche e adoperarsi ciascuno coi propri mezzi perchè questo conflitto si plachi. Chi ha poteri di governo li usi e chi crede nella preghiera preghi per la pace di tutti i civili e i bambini coinvolti, non solo quelli di una fazione. Le scelte dei padri o di un governo non possono portare all'odio eterno e incondizionato.