venerdì 16 gennaio 2009

Giorgio Israel: Il cattolicesimo ambrosiano e l’ebraismo di sinistra marciano divisi per meglio colpire il ratzingerismo (Il Foglio)


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Grazie alla nostra Alessia, che ha trascritto l'articolo del Prof. Israel in questo post, leggiamo questo importantissimo contributo:

Il cattolicesimo ambrosiano e l’ebraismo di sinistra marciano divisi per meglio colpire il ratzingerismo

di Giorgio Israel

E’ significativo che il violento attacco con cui il rabbino capo di Venezia Richetti ha accusato Benedetto XVI di aver demolito 50 anni di dialogo ebraico-cristiano sia apparso sul mensile dei gesuiti Popoli.
Peraltro, basta attenersi ai fatti, senza ricorrere alla mediocre pratica della dietrologia, per rendersi conto che in questa diatriba vi sono moventi che con il merito hanno poco a che fare.
Si noti che nessuno degli argomenti opposti ai duri attacchi di parte del rabbinato italiano è stato mai preso in considerazione.
Anzi, dopo che il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ha apprezzato l’affermazione del Papa secondo cui, in senso stretto, il dialogo interreligioso è impossibile – perché, dice Di Segni, è meglio evitare il dialogo teologico – ecco che Richetti la indica, all’opposto, come prova che non si vuol dialogare!
Il fatto è che, mentre Di Segni, per quanto cauto e diffidente, segue una linea di razionalità – “Il dialogo è un processo che deve andare avanti malgrado le difficoltà. Papa Benedetto XVI continua a dare un originale e determinante contributo, anche se le sue posizioni non sempre sono condivisibili” – c’è chi ha deciso che bisogna litigare a tutti i costi col Papa e non fatica a trovare dall’altra parte chi risponde con simmetrico zelo, anche a costo di riattizzare mai spenti sentimenti antigiudaici.

Qui siamo in presenza di uno scontro interno al mondo cattolico in cui una parte del mondo ebraico italiano si sta prestando alla funzione del Settimo Cavalleggeri.

Vorrei citare un episodio sintomatico che risale a un anno e mezzo fa. Mi colpirono allora alcuni passaggi del libro “Le tenebre e la luce” del cardinale Martini. Vi si faceva riferimento al processo a Gesù come alla prova del “crollo di un’istituzione (il Sinedrio) che avrebbe avuto il compito primario di riconoscere il Messia, verificandone le prove” e che invece testimoniava la “decadenza di un’istituzione religiosa”: “si leggono ancora i testi sacri, però non sono più compresi, non hanno più forza, accecano invece di illuminare”. E si concludeva duramente circa la “necessità di giungere a superare le tradizioni religiose quando non sono più autentiche” indicando la seguente visione del dialogo: “il nostro cammino interreligioso deve consistere soprattutto nel convertirci radicalmente alle parole di Gesù e, a partire da esse, aiutare gli altri a compiere lo stesso percorso” – parole espresse nel Discorso della montagna, “assolutamente autentiche e affidabili, perché contengono anche la giusta critica alle tradizioni religiose degradate”.

Chiesi come si potesse accettare una simile visione del dialogo basata su un’idea di conversione: altro che preghiera del Venerdì santo!

Oltre alle prevedibili stizzite risposte di qualche seguace del cardinale, l’attacco più virulento mi venne dalle colonne del Bollettino della Comunità ebraica di Milano, dove fui addirittura accusato di “pugnalare alle spalle” vilmente un amico degli ebrei e con esso tutto il dialogo…
Poi sono venute le polemiche sulla preghiera del Venerdì santo che hanno condotto all’attuale sospensione del dialogo, decretata anche nei termini di un divieto alle Comunità di incontrare ecclesiastici.
Da tale sospensione dissentimmo Guido Guastalla e io in una lettera al Corriere della Sera (26 novembre 2008) dai toni pacati e senza ombra di polemica.
Ne ricevemmo in cambio una violenta risposta firmata dal rabbino Laras (Presidente dei Rabbini italiani), dal Presidente dell’Unione Giovani Ebrei e (fatto significativo) non dal Presidente ma da un ex-Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche, nella persona di Amos Luzzatto.
In questa lettera – in cui si intimava a non occuparsi del dialogo, in quanto di esclusiva competenza dei rabbini (soli “interlocutori” e “ufficiali responsabili della rappresentanza religiosa”) – la “capitale” del dialogo ebraico-cristiano veniva indicata in Milano e nelle persone dei cardinali Martini e Tettamanzi da un lato e da Laras e altri; e si osservava che in tale elenco noi mancavamo…

Guarda caso, si tornava sempre lì, a Milano, attorno al cattolicesimo ambrosiano e a un certo ebraismo di sinistra.

Si affermava inoltre che “i rapporti tra ebraismo e islam generalmente sono stati più proficui e sereni rispetto a quelli intercorsi tra ebraismo e cristianesimo” ricevendo subito un’entusiastica risposta da parte di alcuni rappresentanti della Grande Moschea di Roma, che attestavano quanto la lettera fosse stata apprezzata. Naturalmente, in questo idillio la domanda del perché mai quegli stessi rappresentanti non ne vogliano sapere di varcare la soglia della Sinagoga di Roma resta inevasa, anzi non viene neppure fatta. Si tratta di atteggiamenti che appartengono a una categoria arcinota. Sono gli atteggiamenti di chi preferisce andare assieme a coloro con cui ha consonanza politico-ideologica “a prescindere”.

E’ la consonanza ideologica tra un certo cattolicesimo di stile ambrosiano – lo stesso che assiste condiscendente alle parate islamiche – e un ebraismo di sinistra indifferente al sentirsi proclamare “tradizione religiosa degradata”: l’importante è colpire assieme il comune nemico, l’odiato ratzingerismo neocon..

Inoltre, è sempre meglio dialogare con l’islam che con il Papa, e perfino meglio che con se stessi, come ha bene espresso su queste pagine Alberto Melloni dicendo che ebraismo e cristianesimo sono religioni pesanti, complicate ed esagerate, mentre l’islam è semplice, essenziale e chiede poco (chissà perché non si converte).

A questo punto salta anche agli occhi di un cieco che le questioni di merito c’entrano come il classico cavolo a merenda.. Esse sono soltanto un pretesto per saldare uno schieramento politico e rafforzare una battaglia interna al mondo cattolico, ma anche per colpire l’attuale dirigenza dell’Unione delle Comunità Ebraiche e della Comunità di Roma, ritenute “troppo di destra”..

Che in una situazione drammatica come questa ci sia chi ha voglia di fare simili manovre, a costo di provocare scontri, divisioni e anche di riattizzare vecchie incomprensioni e risentimenti contro i quali il dialogo dovrebbe essere perseguito con la stessa cura con cui si assume un medicamento, è un segno di come l’ideologia possa condurre alle più gravi manifestazioni di irresponsabilità.

© Copyright Il Foglio, 16 gennaio 2009 consultabile anche qui.

Che dire? Lodi lodi lodi al Prof. Israel per il coraggio e l'intelligenza!
Come ambrosiana mi fa molta impressione vedere scritto nero su bianco cio' che ho sempre pensato...purtroppo!
Da questo articolo, puntuale, documentato e coerente si ricavano alcune semplici verita': innanzitutto l'ebraismo non e' monolitico ed appare molto diviso al suo interno, come la Chiesa Cattolica.
C'e' chi mira a radicalizzare le posizione, esattamente come nella Chiesa Cattolica.
C'e' chi e' coccolato piu' di altri dai media, esattamente come nella Chiesa.
Milano, purtroppo, e' diventata la capitale di questo sistema e non c'e' da sorprendersi.
Riflettiamo su questo passaggio
:

In questa lettera - in cui si intimava a non occuparsi del dialogo, in quanto di esclusiva competenza dei rabbini (soli "interlocutori" e "ufficiali responsabili della rappresentanza religiosa")-la "capitale" del dialogo ebraico-cristiano veniva indicata in Milano e nelle persone dei cardinali Martini e Tettamanzi da un lato e da Laras e altri; e si osservava che in tale elenco noi mancavamo.

Gravissimo! I cardinali citati non sono mai stati eletti ne' Papi ne' anti Papi (o ante Papi, come, senza umilta', si afferma).
Come avevamo supposto ed affermato, la questione della preghera del Venerdi' Santo non c'entra nulla con i problemi fra Cattolici ed Ebrei nati, guarda caso, solo con Benedetto XVI.
E finalmente abbiamo una risposta alla nostra domanda: perche' la comunita' ebraica non si e' scagliata in passato contro Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II che hanno mantenuto, inalterata, la preghiera contestata?
Il Prof. Israel ci da' la risposta: si tratta di un pretesto.
Del resto sappiamo bene chi, nella Chiesa Cattolica, si e' opposto e si oppone strenuamente al motu proprio Summorum Pontificum.
Ricordo a tutti che in terra ambrosiana le direttive papali non sono state applicate con la scusa che qui vige un "rito diverso".
Ovviamente i problemi non riguardano solo Milano ma e' a questa sede che altri vescovi "guardano".
Il quadro e' desolante ma in alto i cuori: sappiamo che nella Chiesa ci sono divisioni, c'e' chi rema contro il Papa e chi usa i media per diffondere notizie senza fondamento, chi semina scientemente e colpevolmente confusione e scandalo, ma "Non Prevalebunt".
Ringraziamo il Prof. Israel per la correttezza, l'intelligenza e la coerenza
.
Raffaella

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Raffa, questo articolo è potenzialmente esplosivo. Però, qualcosa mi dice che verrà "ignorato" o si parlerà di "farneticazioni".
Alessia

Raffaella ha detto...

La prima che hai detto :-)
R.

euge ha detto...

Il mio sospetto che più volte ho manifestato scrivendolo nei miei post , ha trovato conferma in questo articolo. Purtroppo, queste non sono farneticazioni anzi....... se ci riflettiamo bene, e pensiamo alle parti ipoteticamente coinvolte, non c'è proprio nulla di strano; perchè quando si vuole creare divisione e soprattutto quando ci si mette in testa di andare contro ad una persona, in questo caso il Pontefice, si cercano i mezzi più sleali ricorrendo se è necessario, anche all'appoggio di inaspettati alleati. Certo, ognuno deve mantenere le distanze dall'altro altrimenti, tutto diventerebbe troppo evidente e forse controproducente. Del resto, da quando uscì il Summorum Pontificum e da quando è cominciata la storia infinita sulla preghiera del venerdì Santo, ho cominciato a sospettare che ci fosse questo tipo di intento:
Primo perchè sappiamo bene come si espresse l'innominabile cardinale e poi perchè subito a ruota arrivò la protesta ebraica; avanti così. Comunque, ricordate che il diavolo fa le pentole e non i coperchi........ i giochetti di palazzo con appoggi trasversali alla lunga saltano fuori.
CHE SCHIFO E CHE VERGOGNA!

mariateresa ha detto...

beh, coi vostri commenti non è che mi sia molto rincuorata.
Io non voglio pensar male per forza, ma alcuni fatti mi mettono il prurito all'orecchio.
Il discorso di Israel è molto serio: non si parla di prossimità di idee fra un'ala della Chiesa, ebrei e musulmani di sinistra (?), si fa intendere qualcos'altro, una sorta di opposizione organizzata, anzi posso far cadere anche la sorta.
Io non ho mai creduto, e nemmeno me lo auguro, una Chiesa come una falange macedone tutti dietro al proprio condottiero. Ma così è troppo per il mio stomaco.
Quindi aspetto sempre qualcuno che dimostri che Israel straparla.
Giusto per sentire anche l'altra campana.

Raffaella ha detto...

Speriamo ci sia qualche reazione da parte dei diretti interessati.
Il dialogo e' sempre positivo soprattutto quando si mettono le carte sul tavolo.
R.

Anonimo ha detto...

Io non la farei così tragica. I Gesuiti hanno la loro politica e cercano alleati, memori del detto che il nemico del mio nemico è mio amico. Certo sotto GPII la vita era più facile per tutti, nessun potere reale era minacciato, ma ora "à la guerre comme à la guerre". Saluti, Eufemia

Anonimo ha detto...

Per me le parole dei rabbini non hanno senso, sono platealmente false.

Vogliono solo un po' di corda in Italia che altrimenti non avrebbero e hanno capito che la cosa più giusta è mettersi contro al papa che è conosciuto come anticonciliare. Quindi è il momento giusto per loro... Ma il papa, grazie a Dio, è superiore a queste polemiche inutili, sa cosa vuol dire dialogare. Penso che non si rifletta mai abbastanza sulla presenza di un intero capitolo con Neusner nel Gesù di Nazaret.. Il papa non si accontenta delle frasi fatte, dei luoghi comuni, ma è molto molto più profondo.

Duole piottosto vedere che spesso il papa si trova solo!!!

La migliore risposta a queste polemiche la darà il papa stesso se a Dio piacendo si recherà in terra santa.

Marco

euge ha detto...

Purtroppo, caro marco anche a me dispiace tanto vedere quasi costantemente il Papa lasciato solo anche dai suoi collaboratori più diretti; questa è la realtà anche se nel mio cuore sò che Benedetto XVI crede fortemente nell'aiuto di Cristo e con questo potentissimo aiuto va avanti. Ma, è comunque, normale per noi preoccuparci e domandarci il perchè di tanto odio e di tanta contrarietà. Che dire? Preghiamo con tutto l'amore e la forza di cui siamo capaci, per il nostro Benedetto; stringiamoci a lui e facciamo comprendere a certa gente che purtroppo, forse per sbaglio è divenuta impropriamente ministro di Cristo e membro della sua Chiesa, che Benedetto XVI rimane per tutti noi, il dono più grande che potessimo ricevere da Colui che su Pietro ha fondato la sua Chiesa.

anonimo teologo ha detto...

Personalmente non credo ke il Papa sia un "sostituzionista" (fautore della teologia della sostituzione...). Lo dimostrano i suoi scritti teologici, il documento della Pontificia Commissione Biblica "Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture..." da lui redatto, il recente libro su Gesù...
Gli attacchi da parte dei rabbini nei suoi confronti mi sembrano, quindi, esagerati....!!!!
Certo, non vi nascondo ke la questione della preghiera del Venerdì santo, a suo tempo, come ora, mi lascia perplesso!
E' innegabile che la preghiera "riscritta" fa un passo indietro rispetto alla preghiera del Messale di Paolo VI (che è anke + bella e + "conciliare"...) Mi chiedo: avendo quella preghiera "sotto gli occhi" perchè il Papa non ha ripreso quella di Paolo VI anzichè farne una "nuova" e per certi versi, peggiore della precedente????
Sinceramente e personalmente, credo poco ke la preghiera sia uscita dalla penna del Papa (alcune leggende "metropolitane" dell'Urbe lo confermano...)
A me non lo toglie nessuno dalla testa che sia stato un "ennesimo" sgambetto di alcuni suoi "collaboratori" (sic!) della Curia...
Sapremo mai la verità???
Ai posteri l'ardua sentenza....

Anonimo ha detto...

Rilancio un post perchè attinente:
Anonimo dice: "Può darsi che qualcuno nella Chiesa italiana abbia chiamato in aiuto anche i "fratelli" d'altra fede (o di loggia?) per cercare di combattere il Santo Padre e bloccare i suoi provvedimenti di salvataggio della barca di Cristo e della Liturgia Cattolica?"
Caro Anonimo, anch'io penso che il problema e proprio questo.

mariateresa ha detto...

l'attuale preghiera non mi sembra affatto un passo indietro. e non andiamo a strolgare chissà cosa alla faccia della volontà del santo Padre. Io non credo affatto che accetti come un melenso che passini per sue, decisioni di altri.
A furia di arzigogolare non vorrei che praticassimo forme di masturbazione mentali.

euge ha detto...

Per quanto mi riguarda la storia della preghiera è soltanto una scusa. Esclusivamente una scusa, per non voler accettare un dialogo vero alla luce del sole; un modo per continuare ad operare nell'ombra contro questo Pontificato. Benedetto XVI non è una persona che si lascia condizionare dei giochi di palazzo non lo è mai stato; ecco il perchè per 26 anni da Prefetto della CDF e poi come Papa, continua ad essere oggetto di inganni, manovre oscure, ingiurie e contrasti di ogni tipo. Ricordate, che nessuno capace di dire le cose come stanno, gode della simpatia di certi abili manovratori in nessun campo figuriamoci nella Curia Romana sede per molti anni troppi ormai, di ogni genere di sporcizia e di inciucio alla faccia dell'amore Cristiano e di Cristo stesso; di prove ne abbiamo ogni giorno: dai Vescovi che parlano a schiodo, alle presenze dei fedeli date dalla Prefettura Pontificia costantemente al ribasso quando le immagini dicono tuttaltro, all'incapacità di gestire il rapporto con i media in maniera corretta devo continuare? . Ritrnando alla questione ebraica, chi veramente è interessato ad un dialogo aperto e concreto deve anche accettare certe decisioni. Il summorum Pontificum non è stato un documento scritto tanto per essere scritto; ricordiamoci che come la religione ebraica ha come è giusto che sia, i suoi riti e le sue tradizioni, alle quali gli ebrei giustamente sono fedeli, non vedo perchè i cattolici non debbano fare altrettanto. Forse, questi erano i punti da chiarire in passato che non sono mai stati chiariti perchè un dialogo vero non c'è mai stato; non prendiamoci in giro! Tutto il resto sono chiacchiere e soprattutto, sono odiosi giochi di palazzo ben architettati con la collaborazione di alleati inaspettati.

don G.Luigi ha detto...

@ anonimo teologo

Sembra quasi, dalle tue parole, che sia sbagliato pregare per la conversione dei Giudei, come ha fatto la Chiesa per 2000 anni. E sembra che la teologia della sostituzione sia una bestemmia.

Sommessamente (non sono un teologo) ricordo che il fondamento di tale teologia è evangelico. La neo-teologia oggi gioca di rimessa confondendo le acque con l’additare continuamente l’«Alleanza non revocata».
Ma non cita mai il vangelo di Matteo («Perciò io vi dico: vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato ad un popolo che lo farà fruttificare»: parole di Cristo rivolte ai sinedriti in Matteo 21,43) e, su questa base evangelica, sono stati ben sviluppati dall’Apostolo Paolo,
in particolare nella «Lettera ai Romani» e nella «Lettera agli Ebrei».
In quest’ultima, la questione è cruciale, viene ricordato da San Paolo che quello di Cristo è il Sacerdozio Universale al modo di Melchisedek superiore a quello levitico: in Genesi 14-17,20 Abramo, in segno di sottomissione, paga la decima a Melchisedek re di Salem e depositario della Rivelazione Primordiale Adamitica cui è connesso il Sacerdozio Universale.
Un Sacerdozio non etnico, come quello levitico, ma Trascendente, tanto è vero che Melchisedek non è ebreo ma è uno dei cosiddetti «santi pagani del Vecchio Testamento».

E’ necessario fare chiarezza sull’equivoco sul quale speculano i neo-teologi quando oppongono senza fondamento il Magistero formatosi alla luce del Concilio Vaticano II alla tradizionale teologia cattolica sul popolo ebreo: invece persino il più recente magistero, come quello di Giovanni Paolo II, quello dell’«Alleanza non revocata», a ben guardare, è assolutamente in linea, al di là della forma terminologica espressiva, con la tradizionale teologia della sostituzione.
La Vecchia Alleanza non è stata certamente revocata, ma solo nell’esclusivo senso che essa è stata, come il contratto preliminare con il contratto definitivo, superata, adempiuta e continuata in Cristo nella Nuova Eterna Alleanza.
Lo dice chiaramente san Paolo nella «Lettera ai romani»: gli israeliti che non hanno riconosciuto il Messia in Cristo sono «rami tagliati» dall’Olivo che è Israele intendendo per tale non il sangue, la razza, ma la Fede di Abramo.
I rami tagliati saranno un giorno reinnestati per i meriti dei loro padri (e nostri padri nella fede) ma al momento sono e restano rami tagliati.

don Marco (liturgista) ha detto...

Caro teologo, condivido in parte le tue posizioni.
Non mi pare si possa fare un confronto tra i testi eucologici di Paolo VI e quelli di Pio V, ciascuno riflette un momento culturale, storico, teologico e di lex orandi decisamente proprio; ogni testo ha un suo percorso redazionale che va affrontato in maniera approfondita.
Se si può usare il Messale antico, allora i testi non vanno riscritti, al massimo penso si possa aggiungere quel che manca ma non modificarli. Il Papa ha avuto questo coraggio ed è da lodare. Io al suo posto non lo avrei fatto anche perchè dovremmo modificare o cambiare molte altre cose......esempio: la famosa "Sinagoga di Satana" vi ricorda nulla??? non mi pare sia una espressione papale ma dell'Apocalisse 3,9. Che si fa cambiamo la Scrittura?? No, anche perchè come direbbe il nostro amico biblista è una espressione che va capita e contestualizzata. Allora anche "perfidi giudei" va capita e contestualizzata, sappiamo bene che non è un testo antiebraico, però hanno messo mano varie volte per accontentare.
Sono dell'idea che quando si vuole accontentare si fa sempre un pessimo servizio a tutti, non ultimo alla verità.

don Marco (pitone di Endor) ha detto...

Maga maghella maga magò la colpa delle scritte vietate a genova a chi la do??
R.: artufer doratufer io la darei a ratzingèr.

Maga maghella maga magò la colpa dello scempio ad annozero a chi la do?
R.: artufer doratufer io la darei a ratzingèr.

A maga!!! e nnamo, ma co tutti gli italiani che ci so vai a dare la colpa a un capo di stato estero?
cambia la sfera che temo si sia inceppata.

Anonimo ha detto...

vi riporto un link, già segnalato da Lapis, a proposito della teologia della sostituzione con le riflessioni del Sac. Alfredo M. Morselli (forse bisogna aggiungere della retta interpretazione della teologia della sostituzione ;-), sulla linea di ciò che ha scritto don G. Luigi

http://www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=3893

saluti

Luigi

Anonimo ha detto...

Grazie davvero Luigi e grazie infinite a Don Alfredo perchè leggere il suo pezzo è stato il modo migliore di penetrare il mistero al centro della giornata odierna e trarne motivo di più intensa preghiera. E' davvero molto chiaro.
Sam