giovedì 25 giugno 2009

Don Bux e Don Vitiello sull'Angelus del Papa sulla Trinità: L’Amore del Creatore è iscritto nel DNA dell’uomo (Fides)


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VATICANO - LE PAROLE DELLA DOTTRINA

a cura di don Nicola Bux e don Salvatore Vitiello

L’Amore del Creatore è iscritto nel DNA dell’uomo

Città del Vaticano (Agenzia Fides)

"Dio è tutto e solo Amore e non vive in una splendida solitudine". Inoltre “In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il ‘nome’ della Santissima Trinità, […] perché tutto l’essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l’Amore creatore.
Tutto proviene dall’amore, tende all’amore, e si muove spinto dall’amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà [...] la prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione, e viviamo per amare e per essere amati. Usando un’analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l’essere umano porta nel proprio ‘genoma’ la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore”.
Queste parole pronunciate da Benedetto XVI all'Angelus di domenica 7 giugno inducono a riflettere sul fatto che nel cuore dell’uomo, come dice sant’Agostino, alberghi un'inquietudine costante per la verità, nella ricerca del senso che corrisponda alla ragione e sostenga l’esistenza sulla terra; tale verità non è qualcosa di astratto, impersonale e indipendente da noi, ma si manifesta sempre in un incontro concreto con l’uomo. I Vangeli attestano gli “incontri” di Gesù, Dio fatto carne, che entra in rapporto con l'uomo, per rivelare che l'essere dell'uomo è esso stesso rapporto, proteso all’incontro – mai compiuto una volta per tutte ma che, sempre nuovamente, accade ogni giorno – da cui si deduce che la nostra ragione corrisponde e aderisce ultimamente solo al Verbo divino, il Logos.
Tuttavia, tale rapporto tra l’uomo e il Verbo di Dio, non è "simmetrico", non consiste nel semplice e reciproco “riflettersi” dell'uno nell'altro. Piuttosto esso è, in certo senso, un rapporto a-simmetrico, ma con un’origine ben precisa: l’iniziativa l’ha presa il Logos quando si è fatto vedere, toccare e udire, cioè si è fatto conoscere nella carne, ma senza imporsi a noi, come un ‘Deus ex machina’, bensì domandando il nostro “sì!” e continuando a chiederlo agli uomini, affinché si coinvolgano con la propria intelligenza e la propria carne, in piena e totale libertà.
Tale “domanda di coinvolgimento totale” è accaduta in primis con Maria, emblema perfetto dell’umanità obbediente, quando nell’Annunciazione Dio ha chiesto il suo assenso: infatti, unicamente in tal modo diventa possibile che la libertà torni ad essere vera, perché è in rapporto alla verità. Così, quanto ci è stato donato dal Verbo, tutto quanto egli ha dato, è perché, come ricorda san Paolo, tutto possa diventare "nostro".
Questo è il quaerere Deum, riconoscere la sua Presenza, quello che cerchiamo quando entriamo in relazione con chi amiamo, in un amore umanamente mai definitivo, ma sempre di nuovo, che domanda umana reciprocità!
Scrive infatti il Papa: “E’ proprio della maturità dell’amore coinvolgere tutte le potenzialità dell’uomo ed includere, per così dire, l’uomo nella sua interezza […]. Questo però è un processo che rimane continuamente in cammino: l’amore non è mai “concluso” e completato; si trasforma nel corso della vita, matura e, proprio per questo, rimane fedele a se stesso. “Idem velle atque idem nolle” - volere la stessa cosa e rifiutare la stessa cosa - è quanto gli antichi hanno riconosciuto come autentico contenuto dell’amore: il diventare l’uno simile all’altro, che conduce alla comunanza del volere e del pensare. La storia d’amore tra Dio e l’uomo consiste, appunto, nel fatto che questa comunione di volontà cresce in comunione di pensiero e di sentimento e, così, il nostro volere e la volontà di Dio coincidono sempre di più” (Deus caritas est, n 17).
L’essere “immagine e somiglianza” dell’uomo con Dio, da un lato, come ricordano i Padri, è un dato iscritto “nel genoma Umano”, dall’altro è un processo di “restauro continuo” dell’immagine perduta, a motivo della debolezza della natura, tragica conseguenza al peccato originale.
In questo si costata che l’opera del Creatore è senza soluzione di continuità con l’opera del Redentore e quella dello Spirito santificatore. Poiché Gesù Cristo, come annota sant’Ambrogio, è stato crocifisso per il peccato e ora vive in Dio, è Lui il “restauratore” della nostra natura umana: anzi, è “a immagine e somiglianza di Lui” che è chiamato a risorgere e vivere ogni uomo creato da Dio.

© Copyright (Agenzia Fides 18/6/2009; righe 48, parole 688)

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