mercoledì 7 gennaio 2009

Moschea in piazza Duomo: Tettamanzi parla ma tace (Maglie)


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Moschea in piazza Duomo Tettamanzi parla ma tace

di Maria Giovanna Maglie

Neanche una parola sulla preghiera islamica davanti al Duomo. Sua eccellenza il cardinale Tettamanzi mi consentirà qualche domanda. Lo sa che cosa vuol dire un preghiera pubblica islamica inscenata in un luogo aperto davanti a una chiesa? Sa che la mossa seguente potrebbe essere che la preghiera avvenga dentro alla chiesa, nella quale si può entrare anche a forza?
Sa che la consacrazione di una chiesa è un rito complicato per il quale è necessaria almeno la presenza di un vescovo, mentre non ci vuole niente a fare una moschea, bastano due frasi pronunciate da un imam, che può essere rappresentato da un fedele?
S’è reso conto eccellenza, che qualche giorno fa, mentre Ella era evidentemente distratta, in giro per l’Europa è accaduta una cosa grave? Le rinfresco la memoria. Migliaia di musulmani hanno pregato in ginocchio davanti al duomo di Milano, a Notre Dame di Parigi, alla basilica di San Petronio di Bologna, si sono sistemati in ordine rigorosamente geometrico, il capo chinato in direzione della Mecca. Forse Ella non s’è accorta che, negando o omettendo pubblicamente questo fatto, ha confinato la religione a un sentimento privato, non ha compreso che è necessario contrapporsi a una comunità e a un progetto al centro del quale la religione è tutt’uno con la politica.
Sa che l’impressione di coloro che non si sono chiusi occhi orecchie e bocca come le tre scimmiette resta netta: a Milano si è consumata la sfida di un simbolo alto del cattolicesimo italiano. La Madonnina, forse non l’ha guardata, potrebbe avere pianto. A celebrare il rito dissacratorio e provocatorio non sono stati insoliti ignoti, ma soliti noti. C’era l’imam del centro islamico di viale Jenner, Abu Imad, c’erano i capi dell’Ucoii, l’organizzazione islamica che professa abbastanza palesemente il disprezzo della religione cattolica, il dileggio del crocefisso che incoraggia gli imam fai-da-te, la segregazione delle donne, la poligamia.
Questo non è dialogo fra le religioni, è antagonismo, ed è un antagonismo che si propone di vedere e verificare in una serie di braccio di ferro chi è il più forte, per chi la partita è più importante, chi riuscirà a sopraffare l’altro alla fine. In questo, eccellenza, Israele e l’antisemitismo sono strumento preciso e micidiale.

Ogni volta che di fronte agli integralisti e agli antisemiti si ostenta indifferenza e si tace, si sferra un colpo duro ai governi arabi moderati e ai tanti cittadini musulmani, che stiano nei loro paesi o siano venuti in Europa, che alla pace, alla convivenza e all’integrazione aspirano.

Lo sa, cardinale Tettamanzi, che è stato superato in oculatezza e capacità di giudizio proprio da un musulmano, naturalmente moderato, e sicuramente spesso messo in condizione di difficoltà, l’imam Sergio Pallavicini, il quale ha dichiarato: «Una scena penosa, Hamas e i suoi simpatizzanti in Italia hanno strumentalizzato la religione per fini politici. E questo è blasfemo».
Purtroppo, esimio cardinale, Ella non è da solo, in questo momento c’è una parte della gerarchia cattolica che strizza l’occhio, lo ha sempre fatto, all’islam in nome di uno spirito cosiddetto di sinistra, che profitta della situazione e dell’imminente viaggio annunciato del Papa in Terra santa per fare passare idee che non appartengono al Vaticano e tanto meno a questo pontefice. In accoppiata con Ella il vescovo di Nazareth Giacinto Marcuzzo, dichiara disinvoltamente addirittura che bisogna dialogare seriamente con Hamas perché solo così si può arrivare davvero a una soluzione duratura. Usa come pretesto la messa a rischio della prossima visita del Papa. Ma la visita di Benedetto XVI può essere legata solo alla sconfitta del terrorismo e questo Papa ha detto che le conseguenze culturali e sociali della religione devono tornare a essere importanti. Perciò, la prossima volta, cerchi di non ignorare quel che accade davanti agli occhi.

© Copyright Il Giornale, 7 gennaio 2009 consultabile online anche qui.

Il silenzio e' d'oro soprattutto quando una sola parola potrebbe far precipitare le quotazioni presso i media radical chic il cui consenso e' cosi' importante per una parte dei nostri prelati. Del resto perche' rischiare? C'e' gia' Benedetto XVI che prende schiaffoni mediatici a nome di tutti.
Ieri il Papa ha chiesto di pregare per i vescovi...personalmente lo faro'!

R.

5 commenti:

Luisa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Luisa ha detto...

E vero il silenzio del cardinal Tettamanzi è non solo inaccettabile, ma un pessimo segnale che lancia ai fondamentalisti musulmani che si vedono così "incoraggiati" a continuare nelle loro provocazioni, descritte benissimo nell`articolo che sottoscrivo totalmente.
Loro provocano, in faccia nessuno resiste, in faccia trovano il vuoto, il silenzio, l`indifferenza, e anche gli incoraggiamenti zelanti, perchè dovrebbero fermarsi, smettere?
Chi sa, e dovremmo tutti saperlo, che il Corano regola tutta la vita di un musulmano, pubblica e privata, che se ci sono e per fortuna musulmani più moderati che si adattano alle leggi del Paese in cui vivono, sa anche che per i fondamentalisti la sharia è la legge, la sola a cui obbedire, alla quale sottomettersi, chi sa tutto ciò può e dovrebbe preoccuparsi.
Dunque il cardinale che diceva "pregano non fanno la guerra" e i prelati che tacciono, portano una grave responsabilità.
La prossima volta che il card.Tettamanzi proporrà la costruzione di nuove moschee, spero che ci sarà chi gli ricorderà il suo silenzio dei primi di gennaio.

don Marco (propositivo) ha detto...

Proporrei a Sua Santità di elevare a Solennità di precetto con ottava di prima classe quella che attualmente celebriamo come memoria facoltativa di San Pio V.

Meneghino ha detto...

Don Marco ( propositivo ) sarebbe una magnifica idea! :-))

brustef1 ha detto...

Preghiamo perché Tettamanzi si goda presto la sua serena e dorata pensione, sia pure nella sobrietà che lo contraddistingue -e di cui ci rende volentieri edotti-, e magari, tra una spesa e l'altra ai discount, insegni come visitor professor in una madrassa