venerdì 27 febbraio 2009

Il Papa autorizza la celebrazione di due messe con il rito antico nella Basilica di San Giovanni in Laterano (Izzo)


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Riceviamo e con grande piacere e gratitudine riceviamo questo bel commento di Salvatore Izzo:

PAPA: AUTORIZZA DUE MESSE TRADIZIONALI IN CATTEDRALE LATERANO

di Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 27 feb.

Mentre da parte di alcuni vescovi e dei media continua il "fuoco incrociato" contro il riavvicinamento dei lefebvriani, Benedetto XVI ha autorizato la celebrazione di due messe con il rito antico nella Basilica di San Giovanni in Laterano, che essendo la Cattedrale del Papa "e' la madre di tutte le chiese".
Giovedi' 16 aprile alle 10, in occasione dell'ottavo centenario dell'approvazione della regola di S. Francesco, sara' padre Stefano Maria Manelli, superiore dell'Ordine dei Frati Francescani dell'Immacolata, a celebrare il rito nella forma straordinaria liberalizzata da Papa Ratzinger con il suo "motu proprio".
E martedi' 21 aprile, sempre alle ore 10 e sempre nella Basilica di S. Giovanni in Laterano, a celebrare con lo stesso rito sara' invece il card. Antonio Canizares Llovera, neo Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Il sito "messaintalino.it" annuncia oggi anche una celebrazione con il vecchio rito prevista per il 25 marzo nella chiesa di S. Francesco a Tarquinia, in provincia di Viterbo, presieduta dal presidente del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, mons. William Burke, in occasione dell'ordinazione sacerdotale di cinque francescani dell'Immacolata.

Papa Ratzinger dunque non si lascia intimidire dalle contestazioni che sono piovute su di lui e alle quali ha risposto venerdi' scorso proprio dal Laterano, bollandole come espressioni di "arroganza intellettuale".

E prosegue nel suo sforzo di sanare le ferite provocate da erronee interpretazioni del Concilio, letto come un momento di rottura della Tardizione e non, come correttamente si sarebbe dovuto, come un momento di crescita nella continuita'.

"Non e' certo la dimensione del gruppo di Econe - ha spiegato nei giorni scorsi don Gianni Baget Bozzo - a porre il problema; lo e' invece la tesi, ricorrente nel mondo cattolico e fuori di esso, secondo cui il Vaticano II ha costituito una rottura tra Chiesa pre conciliare e post-conciliare, abbracciando talmente la modernita' da divenire il contrario della Chiesa di Pio IX e di Pio X". Secondo lo storico direttore di "Renovatio", la rivista sull'attuazione del Vaticano II voluta dal card. Giuseppe Siri, infatti, "negli anni di Paolo VI, durante il Concilio e subito dopo, l'ingresso della teologia nella pubblicistica comune e il dibattito su tutti i temi aperti nel mondo cattolico aveva dato l'impressione che la rottura non fosse consistita in un arricchimento del linguaggio, ma nella sua alterazione.
Quindi il problema posto dal vescovo Lefebvre andava ben oltre i termini dello scisma reale, che egli aveva preparato e poi consumato.
L'azione dei papi, da Paolo VI a Benedetto XVI, e' stata tutta rivolta a mostrare che gli sviluppi avvenuti col Concilio erano in continuita' con l'implicito della tradizione cattolica e si fondavano su posizioni antiche.

Il carisma di Ratzinger, anche da cardinale, fu quello di unire la continuita' nella tradizione con la riforma della Chiesa attuata dal Concilio.

Ma questa posizione espressa da Papa all'inizio del pontificato chiedeva di essere testimoniata con l'apertura verso la comunita' che aveva creato uno scisma e che aveva rifiutato l'autorita' papale". E se per alcuni nella Chiesa "la comunita' di Econe si era indurita nella sua separazione, le sue posizioni pre conciliari erano diventate anti-conciliari, e lo scisma era divenuto la realta' della sua identita'", da parte sua "Papa Benedetto non ha seguito questo giudizio e ha praticato verso Econe le medesime aperture che il Concilio aveva stabilito verso le Chiese ortodosse e le comunita' protestanti, cercando motivi di convergenza".

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5 commenti:

gianni ha detto...

Non meravigliamoci! Questa dovrebbe, anzi è, la NORMALITA' per la liturgia della Chiesa: due riti, ordinario e straordinario, ma normali (secondo norma)! Chi non la pensa così potrebbe trarre beneficio dall'espressione della nostra meraviglia, dalla nostra percezione di "a-normalità". Credo che ognuno di noi dovrebbe continuare a godere dei riti ordinari e, quando è possibile (speriamo sempre più spesso), di quelli straordinari.

euge ha detto...

Hai ragione gianni nel dire che questa dovrebbe essere la normalità. Perchè il rito chiamiamolo tradizionale, non è stato mai abolito dal Concilio ne tantomeno è stato abolito l'uso della lingua latina nelle celebrazioni; ma, ricordo che quando uscì il Summorum Pontificum io personalmente chiamai gli uffici della Basilica di S. Giovanni in Laterano per chiedere se avrebbero dato corso al provvedimento emanato da Sua Santità e con somma delusione, mi sentii rispondere che non sapevano neanche di cosa stessi parlando. Una risposta vergognosa trattandosi di una Basilica Papale. Io non sono una maniaca tradizionalista ma, mi rifiuto di pensare che non si debba promuovere la conoscenza del rito tridentino che è parte integrante non solo della storia della chiesa ma, patrimonio liturgico che tutti senza pregiudizi dovrebbero conoscere.

Caterina63 ha detto...

Concordo con i commenti sopra....^__^

Non dimentichiamo che si trae in inganno chi legge e non è a conoscenza del Motu Proprio del Papa nel quale il Papa dice che "non è più necessario CHIEDERE IL PERMESSO" per celebrare nella forma straordinaria...ergo è ingannevole scrivere che il Papa abbia "AUTORIZZATO" ora due Messe san Pio V.... il titolo va contro quella LIBERALIZZAZIONE voluta dallo stesso Pontefice...
^__^

Anonimo ha detto...

Trasmettere la messa di canizares in tv sat2000 o telepace è chiedere troppo, vero? Marco

euge ha detto...

Caro Marco forse per tanti ben pensanti sarebbe troppo sì...........figuriamoci trasmettere la messa tradizionale in televisione........ ma scherzi? Sarebbe fare una pubblicità della restaurazione! A Kung per esempio verrebbero le convulsioni.