giovedì 26 febbraio 2009

Come mai la stampa cattolica non prende una posizione chiara sugli attacchi inaccettabili di cui il Papa è fatto oggetto?


Vedi anche:

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Dichiarazione di Williamson alla Ecclesia Dei: "Chiedo perdono a vittime Shoah"

Dal Papa una denuncia ragionevole e ragionata delle cause della crisi economica (Osservatore Romano)

Il cardinale Poletto ed i vescovi piemontesi rispondono a Kung e a "La Stampa": attacco infondato al Papa (Asca e Apcom)

Il Vescovo Williamson chiede perdono alle vittime dell'Olocausto e alla Chiesa

Comunicato della Pontificia Commissione Ecclesia Dei: dichiarazione di Mons. Richard Williamson (inglese e italiano)

Il Papa: Avarizia ed idolatria dietro il crollo delle grandi banche americane (Asca). "Fenomenale" titolo di Repubblica

Il Papa: Sulla crisi economica bisogna fornire argomenti seri e competenti e non dare risposte dettate solo dal "moralismo" (Asca)

Il Papa: "Oggi la ragione è oscurata. La radice dell’avarizia è l’egoismo che offusca la ragione" (Sir)

Card. Vallini: "Fra il Papa ed i sacerdoti un incontro in famiglia" (Sir)

Il Papa ai sacerdoti romani: "Non sono un oracolo". "Non perdiamo la semplicità della verità"

Il Papa al clero romano: parola e testimonianza per raggiungere il cuore dell’uomo di oggi. E sulla crisi economica:le radici sono nell’egoismo (R.V.)

Il vescovo di Arezzo: riscoprire il valore del digiuno per aprirsi all'amore di Dio e del prossimo (Radio Vaticana)

Il Papa: "Il battezzato, affinché Cristo possa regnare pienamente in lui, deve seguirne fedelmente gli insegnamenti; non deve mai abbassare la guardia, per non permettere all’avversario di recuperare in qualche modo terreno" (Omelia Mercoledì delle ceneri)

Il Papa: apriamo il nostro cuore ai poveri (Mazza)

Deliri di un ottuagenario: Padre Giovanni ribatte a Küng (Senza peli sulla lingua)

Padre Cervellera: In Quaresima preghiamo per il Papa (AsiaNews)

Offensiva intellettuale anticattolica: è una "replica sismica" delll’affaire lefebvriano. Patrice de Plunkett ribatte, punto per punto, a Küng

Don Joseph Bauer: "Un'attitudine anticattolica alberga nel clero di Linz"

Williamson vivrà in una località segreta. Potrebbe dedicarsi alla revisione delle sue tesi sulla Shoah, come chiesto dal Vaticano (Corriere)

José Luis Restán: Intellettualismo e arroganza. Il Papa e Hans Küng

Il Papa presiede il rito delle ceneri e invita a vivere l'itinerario quaresimale sulle orme dell'apostolo Paolo (R. V.). Il commento di Eufemia

Il retroscena: C’è chi soffia sulle polemiche contro il Pontefice (Tornielli)

Ecco perché il Papa è finito sotto attacco: teologi, intellettuali e giornali scatenati (Baget Bozzo)

Messaggio del Papa alla Chiesa brasiliana: La vera pace è frutto della giustizia

Tempo di Quaresima: l'utilissimo "vademecum" di Cantuale Antonianum

La risposta del cardinale Sodano, Decano del Collegio cardinalizio, alle critiche del teologo Hans Küng, apparse su "Le Monde" e "La Stampa" (R.V.)

Mons. Fisichella: Riflessioni sulla «Dignitas personae». Per non riportare indietro le lancette della storia (Osservatore Romano)

Il vaticanista collettivo che fa dire ai vescovi solo quello che i lettori di Repubblica sanno già

Mons. Ranjith: la crisi liturgica va riconosciuta e le sue cause indagate, per rimediare (traduzione in italiano)

L'abate primate benedettino, Notker Wolf: "Il Papa non vuole annullare il Concilio"

La disperazione del povero Kung: La Chiesa rischia di diventare una setta (Le Monde)

"Paolo dice: "Voi divenite come belve, uno morde l’altro".
Accenna così alle polemiche che nascono dove la fede degenera in intellettualismo e l’umiltà viene sostituita dall’arroganza di essere migliori dell’altro"
(Lectio divina del Santo Padre presso il Seminario Romano Maggiore)

Il Papa ha perso la pazienza con i vescovi (Volonté)

I problemi che Benedetto XVI si trova a risolvere sono vecchi di decenni. A lui il merito di avere voltato pagina su varie questioni (Di Giacomo...articolo da incorniciare!)

BENEDETTO XVI REVOCA LA SCOMUNICA AI VESCOVI LEFEBVRIANI: LO SPECIALE DEL BLOG

Cari amici sono profondamente insoddisfatta e delusa per l'atteggiamento della stampa cattolica.
Il Papa e' fatto oggetto di attacchi inaccettabili e sinceramente mi sarei aspettata una dura presa di posizione da parte dell'Osservatore Romano, di Avvenire e della stampa cattolica in generale.
Purtroppo noto una certa "tiepidezza" nel chiarire, nel puntualizzare, nel ribattere.
L'intervista a Kung?
Avrebbe dovuto essere "abbattuta" punto per punto ed invece, in fondo, ci si e' limitati a farle pubblicita'.
Il compito di chiarire e precisare non dovrebbe spettare ai blog, ai siti ed ai commenti virtuali, ma agli uffici ed alle istanze competenti.
Qui non sono in gioco solo le offese a Benedetto XVI ma la messa in discussione del Primato di Pietro.
Avrei voluto leggere fior di articoli e di editoriali ed invece nulla!
Avvenire si limita a registrare la reazione del cardinale Sodano e l'Osservatore da' conto della nota dei vescovi piemontesi e del card. Poletto.
Nessun commento, nessuna precisazione...
Dire che sono delusa e' un eufemismo.
In questo momento non ha bisogno di sostegno solo il Santo Padre, ma anche noi semplici, che abbiamo la necessita' di leggere una parola chiara ed inequivocabile.
Assordante e' anche il silenzio dei movimenti cattolici.
Sembra che solo il web in queste settimane si sia attivato
.
R.

Per Padre Giovanni: ho ripreso il post che era finito in coda :-)
Mi riservo di scrivere ancora qualcosa sull'argomento nei prossimi giorni
.
R.

17 commenti:

mariateresa ha detto...

cara, io capisco le tue ragioni, tutte quante.
Ma, a onore del vero, MAI la stampa cattolica, che io ricordi, s'intende, è intervenuta contro Kung et similia. Voglio dire: stiamo attenti a non prefigurare una situazione anomala perchè non è anomala, è normale.(si fa per dire)
Ricordo solo Vittorio Messori che in risposta all'abominevole articolo di Kung "GPII, un papa che ha fallito " rispose per le rime e con gli interessi, nella mirabile coincidenza dell'agonia del papa stesso. Kung, non ha rispetto umano, vorrei che questo fosse chiaro, prima di altre considerazioni. Le sue idee innovative non si fermano nemmeno davanti a un uomo che rantola.
Se qualcuno ha migliore memoria di me , si faccia avanti.
Insomma, si tratta di iniziare una nuova era. Che è quella di non stare come cani bastonati e vergognosi, ma come testimoni che ne hanno pieni gli zebedei.
Fai bene a svegliare gli animi intorpiditi, volevo solo sottolineare che per decenni gli stessi animo sono stati esattamente nella stessa situazione fermentante muffa.

Raffaella ha detto...

Grazie, carissima Mariateresa :-)
R.

gemma ha detto...

Kung è troppo ripetitivo e sempre uguale a se stesso per poter incarnare come vorrebbe la modernità. Solo un "papa luterano" potrebbe fargli smettere di ripetere sempre le stesse cose
Ecco l'articolo "dedicato" a GPII di cui parla mariateresa:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Documento/2005/03_Marzo/26/index_kung.shtml

gemma ha detto...

La replica di Messori
dal Corriere della sera" del 26.03.2005

La fredda teologia tedesca professata da Küng non gli permette di comprendere la straordinaria forza del cattolicesimo polacco del Papa, radicato nella più antica fede europea. Il Padre che ha salvato la Chiesa. L'opera infaticabile di Wojtyla ha impedito che i cattolici si disperdessero nella diaspora dei protestanti.
In origine si trattava, mi dicono, di un necrologio, un bilancio dell'intero pontificato, da pubblicare dopo la morte di Giovanni Paolo II e giacente da tempo negli archivi dei giornali.

Probabilmente, il teologo svizzero-tedesco si è stancato di aspettare: in effetti, anni or sono, il Corriere della sera mi chiese già un'altra replica a un altro intervento di Küng, dove questi si augurava (naturalmente per il bene della Chiesa...) una pronta scomparsa del papa. E non nel senso di dimissioni, ma proprio nel senso di morte, perché altrimenti, pur dal luogo del suo ritiro, avrebbe potuto influire sul Conclave e determinare l'elezione di un cardinale nella sua stessa linea. Cosa che, per questo nostro teologo, sarebbe il massimo delle sventure.

Poiché, dunque, da un decennio attendeva invano, alla fine Küng ha deciso di anticipare i tempi e di autorizzare l'agenzia che cura i suoi scritti alla pubblicazione del «coccodrillo » (come, cinicamente, si dice in gergo) sulla catena consueta di media. In realtà, l'entusiasmo degli editori sembra sempre minore, visto che si assottigliano, per ragioni anagrafiche, i lettori di quest'uomo che, nato nel 1928, è ormai più vicino agli ottanta che ai settanta.
Ma sì, questo che sembrava, tanto tempo fa, il simbolo stesso della «modernità» ecclesiale, il profeta di una Nuova Chiesa , giunto a 77 anni sembra interessare ormai quasi soltanto ai suoi coetanei, a coloro che erano giovani quarant'anni fa, alla fine del Concilio. È impressionante, in effetti, come continui a riproporre sempre lo stesso articolo, tanto che il necrologio del papa da lui preparato già al principio dei Novanta è quello pubblicato adesso, praticamente senza variazioni rispetto ad allora. Impressionante, soprattutto, la totale impermeabilità di questo professore ai fatti, la preminenza assoluta dello schema ideologico previo: è lui stesso a ricordare, qui, che il suo giudizio sul papato wojtyliano era già definitivo dopo un anno, nel 1979, e non è mutato di una virgola.

Impressionante, davvero, e anche un po' inquietante: in un quarto di secolo la storia ha accelerato, imperi che sembravano di roccia e marmo sono caduti in polvere, la cultura stessa ha cambiato prospettive. Ma Hans Küng, ormai docente in pensione, da molto tempo privato del titolo di «teologo cattolico», continua a ripetere, come venticinque anni fa. Come replicare a questa fissità un po' maniacale? Che cosa dire, di nuovo, se di nuovo non c'è nulla nell'interlocutore? Ma, poi, non dimentico quanto di lui mi disse un prestigioso vescovo, un suo collega di cattedra teologica: «Come spesso capita, proprio coloro che esigono dagli altri atteggiamento dialogico sono coloro che meno lo praticano». Io stesso, per quanto
conta, sono stato sepolto sotto insulti sanguinosi, sui principali media del mondo, innanzitutto per avere scritto un libro-colloquio con il cardinal Joseph Ratzinger: la mia colpa era quella di averlo lasciato parlare, anzi di avere condiviso molte delle cose che mi diceva. Il teologo di Tübingen avrebbe tollerato che dessi voce al Prefetto dell'ex-Sant'Uffizio soltanto se l'avessi contraddetto, trascinandolo in un pubblico processo, mettendolo alla berlina, inveendo contro di lui come un «traditore». Tale, infatti, lo considera perché, negli anni del Vaticano II, il professor Ratzinger faceva parte del gruppo di enfants terribles, esperti di fiducia di vescovi tedeschi, olandesi, francesi che crearono Concilium, la rivista internazionale del dissenso teologico. Un contestatore, dunque, diventato Grande Inquisitore: il massimo dell'empietà! Come farla passar liscia al povero sottoscritto, suo intervistatore?

Küng, poi, non mi ha mai perdonato che proprio la sua «Bestia Nera», questo papa che, per lui, è «sventuratamente regnante», mi abbia chiesto di fargli delle domande che divennero il libro.
L'aggettivo «cortigiano» è il più benevolo che mi abbia riservato per questo lavoro che, in realtà, non solo non cercai ma di fronte al quale ebbi qualche reticenza e resistenza. Perché, dunque, ostinarsi al dibattito davanti all'ennesimo articolo, se è sempre e solo lo stesso? E se è manifesta e provata l'impossibilità di cavare qualche frutto da un dialogo che l'ex-docente da sempre rifiuta, chiuso nel suo schema? Schema che è poi quello della metà degli anni Sessanta, quando il professore, lo si diceva, faceva parte dello staff di consulenti dei Padri Conciliari del Centro e del Nord
Europa che determinarono l'orientamento del Concilio. Era l'ideologia della «modernità», erano gli anni in cui i sociologi scrivevano libri dal titolo L'eclissi del Sacro nella società industriale (Sabino Acquaviva) o teologi come Harvey Cox pubblicavano, tra gran clamore, testi come The Secular City. Giovani clericali rampanti come il nostro Küng, chiusi sino ad allora in una cultura da seminario post-tridentino, scoprivano -abbagliati- sociologia, politologia, etnologia, psicologia, psicoanalisi e tutti gli «ismi» , dal femminismo al secolarismo , che allora sembravano trionfare.

Scoprivano la democrazia parlamentare e volevano applicarla - tale e quale - anche alla Chiesa; scoprivano la sessualità e, se non se ne andavano sbattendo la porta (come fece un terzo dei sacerdoti e delle suore), pretendevano che fosse praticabile anche nello stato clericale; scoprivano la laicità e volevano viverla essi stessi, cominciando col gettare via tonache, sai, clergyman stessi, pur non rinunciando al confortevole status religioso. Scoprivano anche, con un ritardo di cinque secoli, la Riforma protestante e se ne invaghivano come fosse, appunto, nuova, «moderna ».

Molti, si sa, scoprirono con pericolosa eccitazione, anche e soprattutto il marxismo e cercarono di trasformare il vangelo nel manuale del perfetto guerrigliero. Non fu il caso di Küng che, come pubblico di riferimento, prese la borghesia dell'Europa nordica, secolarizzata, opulenta, liberal e organizzò il suo lavoro teologico con stile manageriale, con staff di collaboratori, informatica , agenti letterari. È chiaro che un prete così non poteva avere niente a che fare con un altro sacerdote, l'arcivescovo di Cracovia, che veniva da una Polonia dove la fede era cosa eroica, dove la
devozione popolare permeava la vita quotidiana, dove la Madonna era onnipresente, dove il secolarismo e il laicismo mostravano il loro volto spietato e, invece che attirare, creavano spavento ed orrore, dove il catechismo era ancora praticato mentre non si leggevano gli eleganti papers dei teologi delle università occidentali. Inutile, poi, nasconderlo: il razzismo che ha sempre serpeggiato nella cultura germanica ha avuto tra i suoi oggetti proprio la Polonia, considerata una terra di slavi sfaticati e imbroglioni da cui non poteva venire nulla di buono. Figurarsi, poi, se da lì veniva un papa: come avrebbe potuto, un orgoglioso professore di Tübingen, accettare come capo e maestro uno che giungeva da quelle parti? Già il disprezzo e il sospetto verso i latini era stato tra gli elementi che avevano scatenato la riforma protestante. Ma gli slavi, se possibile, erano ancor peggio. C'è un vecchio, un po' ignobile detto tedesco che il «politicamente corretto» ha cercato di occultare ma che mi è capitato di sentire ancora sussurrare: quando Dio decise di creare il mondo, da una parte fece gli uomini; dall'altra i polacchi. Sta di fatto, comunque, che Giovanni Paolo II fu esecrato subito da Küng e da quelli come lui perché non «moderno», perché «figlio di una Chiesa arcaica». Su queste accuse, decenni
dopo, il nostro teologo è ancora fermo, ma il mondo è uscito dalla «modernità» per inoltrarsi in quella terra incognita che, per mancanza di meglio, chiamiamo della post-modernità. E che non solo non sa che farsene delle teorie degli anni Sessanta ma che sembra desiderare giusto il contrario: non profanità ma Sacro, non preti-manager, non «operatori pastorali », ma religiosi alla Padre Pio, non razionalismi ma mistero, non ulteriore rivoluzione ma riscoperta della Tradizione. Quanto resta del «popolo di Dio» non va al dibattito degli accademici di teologia, va in pellegrinaggio a Medjugorje; non mostra alcuna smania di potere votare per eleggere il suo parroco e il suo vescovo, né è frustrato perché le sue figlie non possono entrare in seminario ma è pronto a ascoltare un prete, possibilmente vestito da prete, che gli parla di Dio e di Cristo come una volta.

Partecipavo, una volta, alla fastosa conferenza stampa del pool internazionale dei suoi editori per la presentazione di un suo libro dove- con la solita irruenza e gli insulti virulenti per chi non la pensa come lui - chiedeva per la Chiesa cattolica quanto ribadisce ora di volere da un nuovo apa. E dunque: preti sposati; donne-sacerdote; divorziati riaccolti a nuove nozze; omosessuali venerati; contraccezione libera; aborto accettato; parroci, vescovi, papi stessi eletti democraticamente; scismatici ed eretici posti a modello; atei, agnostici, pagani accolti non solo come fratelli in
umanità ma come maestri di vita e pensiero dai quali tutto imparare... Insomma, il rosario «teologicamente corretto» anni Sessanta e Settanta, i comandamenti del benpensante un po' datato, le «coraggiose riforme» del conformista occidentale medio. Accanto a me, lo ascoltava con attenzione un pastore protestante il quale, alla fine, prese la parola: «Molto bello e edificante, professor Küng. Ha ragione, ecco le riforme che anche il cattolicesimo dovrebbe praticare. Ma, mi dica: come mai noi protestanti tutto ciò che Lei chiede ce l'abbiamo già, e da molto tempo, eppure i nostri templi sono molto più vuoti delle vostre chiese?».
Il professore non rispose a quella domanda, che scendeva dal cielo delle teorie «pastorali», ottime per i semestri accademici, alla brutale concretezza dei fatti, questi maleducati che non vogliono mai rientrare nei nostri schemi. Vedo ora da questa sintesi malevola del pontificato che imperdonabile peccato di Giovanni Paolo II sarebbe soprattutto quello di «non avere integrato nella Chiesa cattolica le richieste della Riforma e della modernità». Quanto alla «modernità» è esistita un tempo, quando lui era giovane, e ha fatto posto ad altro, come si accennava. Per la Riforma, possibile che uno come questo teologo, che vive tra Svizzera e Germania, che conosce il Nord dell'Europa, passato (e, spesso, per violenza dei prìncipi) al verbo di Lutero, di Calvino, di Zwingli, possibile che non constati quale è lo stato comatoso, da encefalogramma piatto, di Chiese che pur furono vive? Possibile che i suoi viaggi per il mondo non gli abbiano mostrato che il solo protestantesimo che sembra oggi avere un futuro è quello «impazzito», aggressivo, insofferente di ecumenismi, rappresentato dalla miriade di sètte e di chiesuole? Si può, oggi, proporre per la Chiesa romana-quasi fossero novità taumaturgiche-provvedimenti che quella che chiama se stessa «Riforma» per antonomasia ha adottato quasi cinque secoli fa e i cui risultati stanno sotto gli occhi di chi sappia vedere senza gli occhiali dell'astrattezza? Per fare un solo esempio: in media, ogni anno, 10.000 anglicani chiedono di entrare nella Chiesa cattolica. Non molto tempo fa, l'arcivescovo di Londra ha ordinato preti cattolici molte decine di pastori anglicani. Sono fratelli (e sorelle) il cui passaggio a Roma è stato provocato dalla decisione della gerarchia anglicana di ordinare donne. Una decisione che non ha portato loro alcun cattolico (e nessuna donna cattolica, si badi!), mentre ha provocato un esodo importante verso il cattolicesimo.

I fatti, professor Küng, non provano -almeno qui- il contrario esatto di quanto affermano le Sue teorie? Che ci dice, per esempio, di quell'Olanda che prima del Concilio era forse il Paese al mondo con la più fervida vita cattolica, che subito dopo divenne la speranza e la mecca del progressismo clericale, che attuò l'attuabile delle riforme che Lei invoca, coprendo di disprezzo «l'arcaica teologia romana», e che in breve fu ridotta a un deserto dove le chiese che non cadono in rovina sono da tempo trasformate in supermarket, in pornoshop, in hamburgherie? Nessuno Le ha mai rivelato, don Küng, che, se il più cattolico dei Continenti, quello latinoamericano, sta passando rapidamente e in massa a quelle sètte protestanti «impazzite » che dicevo o torna ai culti afroamericani, è proprio perché cerca lì quanto non gli dà più certo clero cattolico che (formatosi spesso alla scuola di quelle Sue facoltà tedesche) dice di «aver scelto i poveri», mentre «i poveri » non hanno scelto lui?

Più che difendere questo lungo pontificato dalla gragnuola di accuse, senza misericordia e senza luce, che gli vengono scagliate contro (come cattolici, siano fedeli al papa, ma non sempre e non certo passivamente apologeti di chi, via via, adempie al ministero di Successore di Pietro), più che difendere, dunque, è ancor più necessario mostrare come le alternative «alla Küng» non siano affatto un rimedio adeguato ai problemi della Chiesa. Problemi che esistono oggi, come sempre sono esistiti; ma che, per essere affrontati, esigono ben altro che le ricette di un «modernismo»
ideologico che la storia ha superato, mostrandone i limiti e i rischi.


Vittorio Messori

Anonimo ha detto...

L'ex presidente della Sassonia, Werner Münch, si è dimesso dalla CDU, per protesta nei confronti dell'uscita della Merkel http://www.kath.net/detail.php?id=22224. Saluti, Eufemia

simone ha detto...

quanto vende avvenire? e l'osservatore? niente di paragonabile alla rete. il futuro sta qua. dammi retta, fai più tu con sto blog che i giornalisti coi loro fogli.

Anonimo ha detto...

Raffaella,

ma non lo sai che la stampa "cattolica" è uno dei nidi più capienti delle serpi che pugnalano il Papa alle spalle? E più ti avvicini alla curia, più ne trovi! Avvenire e L'Osservatore poi (ovvero roba della burocrazia CEI e Segreteria di Stato, te li raccomando!)

Preghiamo per il Papa e non ci scoraggiamo, adiutorium nostrum in nomine Domini, non nella stampa "cattolica", stai fresca ad aspettare quelli...

Anonimo ha detto...

Perchè si usa "La medicina della misericordia".

sasso ha detto...

avete visto le vignette degli ebrei francesi contro papa BEnedetto xvi ??
il titolo è un po forte ma anche le vignette non scherzano!!!
http://www.fainotizia.it/2009/02/27/la-feccia-ebraica-insulta-di-nuovo-papa-benedetto-xvi-e-i-cristiani

Anonimo ha detto...

Pure in Germania lo scherzo continua. Eufemia http://cathcon.blogspot.com/2009/02/pope-and-bishop-williamson-mocked-by.html

Raffaella ha detto...

Eh si'...a parte il cardinale di Colonia (uno dei pochi fedeli al Papa), gli altri vescovi hanno pensato di tacere.
Evidentemente si vuole preservare la liberta' di offendere il Papa.
Grande esempio di comunione alla faccia della Lumen Gentium.
R.

euge ha detto...

ma sai Raffaella anche la " Luce Gentium " come tutto il Concilio Vaticano II viene interpretato come in un grande teatro e viene usata come tutti gli atti, a proprio uso e consumo. Il Concilio, nella sua veste personale di lettura viene solamente usato contro il pontificato di Benedetto XVI Di ben altro significato e profondità sono i veri significati degli atti conciliari; basterebbe avere la cura di leggerli e non di interpretarli a seconda della propria tendenza ideologico politica.

euge ha detto...

Piccola correzione anche se era sotto inteso che parlavo della lumen Gentium e non della Luce gentium.....:-)))

Anonimo ha detto...

Caro Euge sono d'accordo con te,ma con una importante specificazione.E' vero che i documenti conciliari dicono bi e non ba ne tantomeno bu,ma queste chiarificazioni-sempre benvenute,s'intende,specie quando sono nel segno dell'interpretazione magisteriale-hanno per la moltitudine dei mortali e per la spiegazione causale dell'esistente una portata di fatto assai limitata.Al piu' possono servire a dimostrare,e fino a un certo punto,che la volonta' di chi resse la Chiesa anni orsono non era proprio quella di creare la situazione in cui viviamo.Pero' dobbiamo anche essere concettualmente onesti.Le leggi,sia le divine che le canoniche che le civili,tutte le leggi,non vivono sospese a mezz'aria o sulla carta stampata,ma si realizzano nel concreto essere e fare della storia.Tanto e' vero che uno stesso testo biblico ha dato vita a tre ben differenti e differenziate tradizioni:l'ortodossa,la cattolica e la protestante.Per fare un esempio secolare prendiamo la Costituzione(i processi umani sono infatti gli stessi,quale che sia la fonte della norma).Ebbene,tanto differisce il Testo dalla Prassi,che i teorici del Diritto hanno da tempo elaborato la teoria delle due Costituzioni:quella formale e quella sostanziale.Comprenderai che e' quest'ultima la vera Costituzione Italiana!Ora,dopo quarant'anni -poco anzi nulla rileva se col timbro"concilio" o con quello"sinodo" o con quell'altro"pincopallo"- che,vuoi per quieto vivere vuoi per poca tensione mistica o quant'altro,si instaura una prassi,hai voglia tu a far rilevare un'inesattezza testuale a centinaia di vescovi in base al paragrafo y del capo w della Lumen Gentium......Questi,ahinoi,hanno dalla loro quarant'anni di consuetudine.In pratica hanno avuto tutto il tempo di crearsi,indisturbati, una LORO Tradizione!Per questo i Predecessori del Papa regnante qualche piccola colpuccia uccia uccia la devono pur avere,per la contraddizion che nol consente!Da cio' la gran cagnara per ogni iniziativa che vada controtendenza allo status quo.E per questo assistiamo ad un 'inversione innaturale dei ruoli:i tradizionalisti sono rivoluzionari ed i progressisti sono conservatori.Infatti i modernisti sono i veri neoconservatori della realta'attuale e concreta. Ne comprendo,virtualmente,il grande sconcerto e gli attacchi epilettici al solo vedere uscire il Papa con una pianeta romana al posto della casula abituale.L'opera di Benedetto XVI ,che qualificare salutare e' dir poco,almeno per noi e per chi come noi,si presenta di una difficolta' assoluta ed e',allo stato, umanamente impossibile.Ma cio' che e' impossibile agli uomini,con o senza tiara,......................

euge ha detto...

caro anonimo non posso che essere d'accordo con te su molto di quello che è riportato nel tuo post.....! soprattutto, su questo punto:

"Questi,ahinoi,hanno dalla loro quarant'anni di consuetudine.In pratica hanno avuto tutto il tempo di crearsi,indisturbati, una LORO Tradizione!Per questo i Predecessori del Papa regnante qualche piccola colpuccia uccia uccia la devono pur avere"

Ed ovviamente sono anche d'accordo su questo altro punto del tuo post:

"per questo assistiamo ad un 'inversione innaturale dei ruoli:i tradizionalisti sono rivoluzionari ed i progressisti sono conservatori.Infatti i modernisti sono i veri neoconservatori della realta'attuale e concreta. Ne comprendo,virtualmente,il grande sconcerto e gli attacchi epilettici al solo vedere uscire il Papa con una pianeta romana al posto della casula abituale.L'opera di Benedetto XVI ,che qualificare salutare e' dir poco,almeno per noi "

Syriacus ha detto...

Eufemia, perchè in Italia non c'è un equivalente del tedesco Tagespost??

Caterina63 ha detto...

simone ha detto...

quanto vende avvenire? e l'osservatore? niente di paragonabile alla rete. il futuro sta qua. dammi retta, fai più tu con sto blog che i giornalisti coi loro fogli.

*********************

mi associo e aggiungo anche il comportamento scandaloso di Famiglia Cristiana che a Giovanni Paolo II dedicava sempre copertine ed ampi servizi, mentre a Benedetto XVI gli dedica solo dei trafiletti e pochissime copertine...eppure ci sono ancora parroci che vendono tale rivista dentro la Chiesa...anche se neppure loro la leggono più...a loro basta VENDERE...
Cosa non fece Giuda per 30 danari!