mercoledì 25 febbraio 2009

Mons. Ranjith ha definito "audace e coraggiosa" la decisione di affrontare gli abusi liturgici che sono accaduti dopo la riforma del Vaticano II


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"Paolo dice: "Voi divenite come belve, uno morde l’altro".
Accenna così alle polemiche che nascono dove la fede degenera in intellettualismo e l’umiltà viene sostituita dall’arroganza di essere migliori dell’altro"
(Lectio divina del Santo Padre presso il Seminario Romano Maggiore)

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Questo singolare e specifico ministero del Vescovo di Roma è stato ribadito dal Concilio Vaticano II..."
(Magistrale lezione sul PRIMATO che Cristo ha conferito a Pietro ed ai SUOI successori)

I problemi che Benedetto XVI si trova a risolvere sono vecchi di decenni. A lui il merito di avere voltato pagina su varie questioni (Di Giacomo...articolo da incorniciare!)

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Segnalazione blog "Senza peli sulla lingua" di Padre Giovanni

BENEDETTO XVI REVOCA LA SCOMUNICA AI VESCOVI LEFEBVRIANI: LO SPECIALE DEL BLOG

Su segnalazione dei nostri amici di Maranatha.it leggiamo questo articolo (in inglese) a proposito di alcune osservazioni di Mons. Malcolm Ranjith, Segretario della Congregazione per il Culto Divino riguardo alla questione liturgica.
In italiano, sul medesimo tema e sulle affermazioni di Mons. Ranjith, vi invito a leggere il seguente post del blog "Rinascimento Sacro":


RdR: mons. Ranjith parla della necessità di una "riforma della riforma"...clicca qui

Un prelato del Vaticano ha definito "audace e coraggiosa" la decisione di affrontare gli abusi liturgici che sono accaduti dopo la riforma del Concilio Vaticano II.

Fonte diretta in inglese...clicca qui.

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Divertentissimo Maurizio Crippa sul Foglio a pag. 2. Sbeffeggia signorilmente Politi che definisce "il vaticanista collettivo che fa ai vescovi solo quello che i lettori di rep. sanno già". Se vuoi pubblicarla e non la trovi te la trascrivo io.
Alessia

Raffaella ha detto...

Grazie, Alessia :-))
Aspettiamo e vediamo se appare nelle rassegne stampa...speriamo ehehehehe

Caterina63 ha detto...

Carissimo Mons. Ranjith SIATE VOI PERSEVERANTI e voi stessi AUDACI in questa opera di ristrutturazione liturgica, perchè a noi LAICI OBBEDIENTI non è concesso di riparare ai danni compiuti dai LAICI progressisti nel devastare chiese e liturgie...sotto un tacito consenso di non pochi vescovi...

se si fosse dato ascolto e APPLICAZIONE al monito di Giovanni Paolo II lanciato sull'Ecclesia Dei dove dice nel 1988:

a) L'esito a cui è approdato il movimento promosso da Mons. Lefebvre può e deve essere motivo per tutti i fedeli cattolici, di una sincera riflessione circa la propria fedeltà alla Tradizione della Chiesa autenticamente interpretata dal Magistero ecclesiastico, ordinario e straordinario, specialmente nei Concili ecumenici da Nicea al Vaticano II. Da questa riflessione, tutti devono trarre un rinnovato ed efficace convincimento della necessità di migliorare ancora tale fedeltà, rifiutando interpretazioni erronee ed applicationi arbitrarie ed abusive, in materia dottrinale, liturgica e disciplinare.

Soprattutto ai Vescovi spetta, per propria missione pastorale, il grave dovere di esercitare una chiaroveggente vigilanza piena di carità e di fortezza, affinché tale fedeltà sia salvaguardata ovunque(7).


...la Chiesa e NOI con Lei, ci saremo risparmiati non poche afflizioni e divisioni....Tuttavia abbiamo la speranza, la SPE SALVI ^__^ siamo ottimisti, PERSEVERIAMO....


Il libro "Pecore e Pastori" del card. Biffi ci aiuta su questa strada...^__^

Fraternamente CaterinaLD

Anonimo ha detto...

Il classico esempio di voce personale, che però vorrebbe attribuirsi a pensiero del Papa.
Questo è quello che pensa il monsignore, opinione rispettabilissima ci mancherebbe, ma è la sua, non del Papa.
Il quale ha voce per parlare e mezzi per agire.
Anche questo abuso dovrebbe terminare.
C.F.

Raffaella ha detto...

Infatti il post, l'articolo e la prefazione non sono titolati:

Il Vaticano afferma...il Papa sostiene...
Ciascuno parla per se'.
R.

Anonimo ha detto...

La Chiesa. O no?
Politi il vaticanista collettivo che fa dire ai vescovi solo quello che i lettori di Rep. sanno già
di Maurizio Crippa su Il Foglio

Il film già visto, sequenza per sequenza, inquadratura per inquadratura, di come il giornalista collettivo, più ancora che il pensiero corrente, vede e racconta la chiesa: coupe de théatre, dialoghi strappalacrime e trucchetti (un po' vili) di regia inclusi. Trecentosessanta e passa pagine, se si vuole scrivere un pamphlet polemico e preconcetto (Marco Politi, "La Chiesa del no", Mondadori, 365 pp., 19 euro) sono davvero un po' troppe: rischiano di risultare indigeste anche per i più volenterosi. Soprattutto se non ci si imbatte mai nella sorpresa di un contraddittorio, di un punto di vista diverso da quello del narratore e della blindatissima lista di testimoni. Dal vaticanista di Repubblica, un po' di laicissimo gusto in più per il dibattito si poteva sperarlo. Marco Politi però non si spaventa davati a niente. Fa un libro che ha per sottotitolo "Indagine sugli italiani e la libertà di coscienza". Buon tema, poteva essere un'inchiesta stimolante. Invece l'autorevole vaticanista, che ben conosce la materia e i protagonisti e potrebbe cavarne il succo di un dibattito reale e sottile, enuncia pigramente la sua tesi già nell'introduzione balneare, datata da Creta: "Gli italiani chiedono testimonianza, non comandi dal pulpito... la verità è che la chiesa ha paura di una società in cui è esplosa la soggettività di massa" e parte per un percorso che a modo suo si pretende edificante, epperò falsato.
L'aborto? Raccontato attraverso la minacciosa epopea della moratoria e la demonizzazione delle posizioni pro life. La deriva eugenetica, le politiche abortiste mondiali? Un dibattito nemmeno preso in considerazione. Le coppie gay? L'autorevoe punto di vista è affidato a una chiacchierata con Lino Banfi, promosso sul campo a cattolico del dissenso per aver interpretato un telefilm che non è piaciuto alla Cei. Eutanasia, testamento biologico? La parola è al caso Welby, a Ignazio Marino (fra i più citati). Fede e omosessualità? Li spiega il sacerdote di Pinerolo che le coppie omosessuali le sposa in chiesa. Inseminazione artificiale? Ecco pronto il caso limite, la storia drammatica cui ovviamente fanno da contraltare i dettami di una chiesa sorda e dura. Col contorno di bravi cattolici che però "non vado in chiesa perché i dogmi e i riti mi dicono poco. Però rifletto molto sugli eventi".
Un canovaccio troppo facile, senza contraddittorio, in cui spuntano pure reperti archeologici come Giovanni Franzoni, ma non una voce felice di concordare con i suoi pastori. Il gioco continua anche quando Politi passa ad affrontare tematiche più generali, come l'atteggiamento dell'episcopato italiano verso la politica o la sua stessa organizzazione interna. La voce guida, in questo caso, diventa quella di monsignor Alessandro Plotti, arcivescovo emerito di Pisa e a lungo vicepresidente della Cei, ma anche uomo di chiesa che evangelicamente a Politi confessa che " mi fa veramente rivoltare lo stomaco" il fatto che sul caso della Sapienza ci siano stati dei laici scesi in campo per difendere il Papa: "Non mi fido e ho la sensazione che sia dietro un disegno di potere".

Ossessione neocon e omissione Montini

Il "disegno di potere", il "cristianesimo come religione civile dell'occidente", è ovviamente quello dei "teocon" e degli "atei devoti", in combutta con le forze più oscure della chiesa impaurita. Una vera ossessione per Politi, che invece avrebbe potuto affrontare con qualche sfaccettatura e qualche laico dubbio in più il gran tema del rapporto tra la fede e la ragione secolare. Ma invece che un problema culturale, "i teocon" sono per Politi quasi un tic linguistico, al pari di altri tic del linguaggio giornalistico corrivo, per cui è tutto una chiesa che "cannoneggia" "attacca" "bolla", pronuncia diktat.
Poteva discutere di parecchi argomenti che pure sono presenti e spinosi nel travagliato momento della chiesa italiana (di quella, in realtà, ci si limita a parlare: ed è già questo un limite prospettico. Ad esempio del "grande freddo" (Garelli) che ha gelato il laicato in era ruiniana. O della dialettica tra continuità e cambiamento presente nel passaggio tra l'attuale pontificato e il precedente. Invece Politi si limita a riproiettare la fiction del "blocco conservatore" che ha eletto Benedetto XVI e della progressiva involuzione del teologo sottile in arcigno pastore tedesco.
E' bizzarro che, in un libro intitolato alla coscienza e per due terzi dedicato a temi bioetici, Paolo VI sia citato solo per fargli dire che "dobbiamo avere grande simpatia per il mondo", ma che l'Humanae Vitae" non compaia mai se non nell'appendice, in cui Politi riporta la sua lunga conversazione con il cardinal Ratzinger del 2004. E in cui è proprio il Custode della fede a spiegare a Politi la centralità di quell'enciclica rispetto alla "rivoluzione antropologica di grandissime dimensioni" avvenuta attorno alla pillola contraccettiva, e quanto Papa Montini avesse "indicato un problema di grandissima attualità".
Presa da dove la inizia Ratzinger - ma a pagina 333 del libro - tutta l'indagine sul presunto irrigidimento e arretramento della chiesa sul tema della libertà di coscienza sarebbe stata molto, molto più interessante.

Ecco il pezzo, Raffa.
Alessia

Raffaella ha detto...

Grazie Alessia :-))))
Non inserisco l'articolo nel blog per ora per non violare i diritti d'autore (visto che non e' disponibile online) ma lo segnalo :-)))
Grazie ancora

sam ha detto...

Un prete che sposa gli omosessuali, un vescovo che ha mal di stomaco se si difende il Papa... Madonna aiutaci!

Anonimo ha detto...

Il prete di Pinerolo che sposa i gay a cui l'articolo fa riferimento è Franco Barbero. Ridotto allo stato laicale nel 2003 a causa delle sue posizioni mille miglia lontane da quelle della dottrina della Chiesa cattolica, si caratterizza per posizioni a dir poco ipercritiche nel confronti di Papa Benedetto. Le sue "piacevoli" esternazioni sono leggibile sul suo blog e su micromega. Sconsigliato ai delicati di stomaco.
Alessia

Raffaella ha detto...

Gia'...e nonostante i suoi attacchi al Papa non e' mai stato scomunicato...
R.

gianni ha detto...

Mi permetto un’osservazione: mi sembra sbagliato che si parli di una riforma della riforma. Mi sembra che un’affermazione del genere porti acqua al mulino sbagliato.
Non si tratta, a mio modesto parere di riforma della riforma. Esprimendosi così si rischia infatti di confermare, implicitamente, il messaggio che si stia tentando di correggere la "corretta" riforma della Liturgia e di confermare, altrettanto implicitamente, la discontinuità tra l'oggi e il Concilio così come ieri è stata confermata la discontinuità tra la Tradizione e il Concilio.
Sarebbe bene non commettere oggi l'errore che è stato compiuto allora.

La riforma liturgica voluta dal Concilio si sta realizzando come un processo di lento avvicinamento ai contenuti specifici esplicitati nei documenti conciliari sottoscritti dai Padri (di allora, non da quelli nuovi di ora).
Come nel “depositum fidei” non ci può essere discontinuità, così la liturgia non può che svilupparsi nella continuità.
La “continuità” non può che essere "continua".

Anche il lessico ha la sua importanza! Diversamente lo spazio per le "interpretazioni" si amplia!

Anonimo ha detto...

Ricordo un'intervista(in ginocchio) di Bonolis a questo Franco Barbero al Senso della vita.

Antonio

Anonimo ha detto...

Io ricordo (con disgusto) Barbero quando partecipò alla tristemente famosa puntata di Exit sui preti gay. La frase più gentile rivolta al Papa fu: "Dio ama, il Papa odia". E' un ometto segnaligno, sgradevole, incattivito.
Ps.: alla trasmissione era anche presente Politi.
Alessia

don Marco (cicisbeo) ha detto...

ieri comunque si son visti meno pizzi e trine in TV a S. Sabina e la cosa mi ha fatto davvero piacere