lunedì 19 gennaio 2009

Il Papa, i Cattolici e la striscia di Gaza (Sir)


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STRISCIA DI GAZA: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.
Sembra avviato a conclusione il nuovo conflitto nella Striscia di Gaza, con il ritiro israeliano e l’adesione di Hamas alla tregua. Il Papa ha ricordato ieri “le centinaia di bambini, anziani, donne, caduti vittime innocenti dell’inaudita violenza, i feriti, quanti piangono i loro cari e coloro che hanno perduto i loro beni”. Nello stesso tempo Benedetto XVI ha avuto parole di speranza innanzitutto esortando “ad accompagnare con la preghiera gli sforzi che numerose persone di buona volontà stanno compiendo per fermare la tragedia”. Per cui ha aggiunto: “Spero vivamente che si sappia approfittare, con saggezza, degli spiragli aperti per ripristinare la tregua e avviarsi verso soluzioni pacifiche e durevoli”. Ci sono state in queste settimane discussioni e polemiche sulla posizione della Santa Sede e dei cattolici.
Il Papa ne fa giustizia, rinnovando il suo “incoraggiamento a quanti, da una parte come dall’altra, credono che in Terrasanta ci sia spazio per tutti, affinché aiutino la loro gente a rialzarsi dalle macerie e dal terrore e, coraggiosamente, riprendere il filo del dialogo nella giustizia e nella verità”. come non condividere la sua osservazione per qui “questo l’unico cammino che può effettivamente schiudere un avvenire di pace per i figli di quella cara regione”? Siamo così a cercare di capire il significato della nuova breve, ma virulenta guerra a Gaza.
Stretta tra due appuntamenti elettorali, quello americano e quello israeliano, il conflitto appare, a caldo, come sua sorta di pro-memoria, per gli attori sul terreno, per le potenze regionali e le loro ambizioni e infine per le cancellerie internazionali, dagli Stati Uniti, ai diversi paesi europei, fino a Russia e Cina. E’ un pro-memoria che serve innanzi tutto per affermare le ragioni di Israele per la propria sicurezza, oltre che la necessità di arrivare ad un nuovo equilibrio all’interno dell’entità palestinese all’interno della quale l’ascesa di Hamas sembra avere ricevuto un deciso colpo di freno.
Qui sta forse uno dei fili della questione geo-politica complessiva, perché investe il ruolo e la soggettività degli altri Paesi della regione, quelle piccole potenze regionali che spesso agiscono “per procura” all’interno del puzzle palestinese, giocando lì la complessa partita delle loro reciproche relazioni e dei loro conflitti. Le “soluzioni pacifiche e durature” auspicate dal Papa e da tutta l’opinione pubblica passano anche di qui e richiamano la necessità di una faticosa tessitura da parte di una classe dirigente di buona volontà, in una positiva interazione con il sistema internazionale. L’inizio della nuova presidenza Usa da questo punto di vista potrà rappresentare una carta importante, anche se da non caricare di soverchie aspettative e responsabilità. perché l’impegno deve essere veramente corale.

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