sabato 28 febbraio 2009

Fellay: "Se Williamson tace, se rimane in un qualsiasi angolo, forse è meglio per tutti"


Vedi anche:

Mons. Fellay: "Se Williamson non ritratta sarà esplulso dalla Fraternità San Pio X"

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Lefebvriani: Se Williamson non ritratta sarà espulso

Fellay: le scuse sono tuttavia un passo nella direzione giusta

Roma, 28 feb. (Apcom)

Le scuse sono un passo importante nella giusta direzione, ma se il vescovo negazionista Richard Williamson tornerà a negare l'Olocausto, "verrà espulso dalla Fraternità San Pio X": è l'ultimatum lanciato dal superiore generale dei lefebvriani (successore di Marcel Lefebvre), monsignor Bernard Fellay, in un'intervista al settimanale tedesco 'Der Spiegel' in edicola lunedì.
Fellay ha definito le scuse presentate da Williamson - diffuse alcuni giorni fa dal sito Zenit.org ma ritenute dal Vaticano insufficienti - un "importante passo nella giusta direzione", sebbene siano una "prima richiesta di perdono". Ciononostante si può trovare "una migliore formulazione", ha aggiunto Fellay, uno dei quattro vescovi a cui il Papa ha revocato la scomunica.
Ma non si può tollerare che Williamson continui a negare la Shoah: "Se tace, se rimane in un qualsiasi angolo, forse è meglio per tutti", ha detto il prelato, invitando il vescovo britannico a sparire "per un buon periodo" dalla vita pubblica.
Recentemente Williamson è stato 'cacciato' dall'Argentina - dove si trovava a capo di un seminario - per rientrare a Londra, dove si trova da qualche giorno.
Due giorni fa, sono arrivate le dichiarazioni in cui il vescovo negazionista esprimeva il proprio "rammarico" per il polverone sollevato in Vaticano. E ieri, il portavoce della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha dichiarato le parole di Williamson "insufficienti e generiche" che "non rispecchiano le condizioni chieste dalla Segreteria di Stato".

© Copyright Apcom

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Lo ha dichiarato mons. Fellay, alla guida della Fraternità di San Pio X. "Deve essere più chiaro nelle sue scuse"

"Se Williamson non ritratta sarà espulso dai lefebvriani"

CITTA' DEL VATICANO

Se non ritratterà in modo completo e chiaro le proprie affermazioni in merito all'Olocausto e alle camere a gas, monsignor Richard Williamson sarà espulso dalla Fraternità di San Pio X, ovvero dal gruppo ultratradizionalista dei lefebvriani.
A dichiaralo è lo stesso Superiore della Fraternità, monsignor Bernard Fellay, che ha giudicato comunque sincere le scuse formulate giovedì scorso da Willimason al Papa e alle vittime della Shoah, un primo passo - ha detto - nella giusta direzione anche se la "formulazione è migliorabile".
Tuttavia "egli ci ha fatto del male e ha sporcato la nostra reputazione, prendiamo con chiarezza le distanze da lui", ha aggiunto mons. Fellay.

Repubblica

SHOAH: MONS. FELLAY, SE NON RITRATTA WILLIAMSON ESPULSO DA FRATERNITA'

Citta' del Vaticano, 28 feb. (Adnkronos)

Se non ritrattera' in modo completo e chiaro le proprie affermazioni in merito all'Olocausto e alle camere a gas, mons. Richard Williamson sara' espulso dalla Fraternita' di San Pio X, ovvero dal gruppo ultratradizionalista dei lefebvriani. A dichiaralo e' lo stesso Superiore della Fraternita', mons. Bernard Fellay, che ha giudicato comunque sincere le scuse formulate giovedi' scorso da mons. Willimason al Papa e alle vittime della Shoah, un primo passo - ha detto - nella giusta direzione anche se la ''formulazione e' migliorabile''.

Adnkronos

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LETTURE/ Mancuso e la combriccola di tifosi del Concilio Vaticano III

Hannibal Lector

Quando si dice una coincidenza.
La stampa del 25 febbraio 2009 riporta una intervista al teologo contestatore Hans Küng. Un attacco senza esclusione di colpi a Benedetto XVI. La soluzione? Convocare immediatamente un Concilio Vaticano III, che, dice Küng, «permetterebbe di regolare alcune questioni rimaste in sospeso, come il celibato dei preti e la limitazione delle nascite».
La Repubblica dello stesso giorno ospita una lunga riflessione di Vito Mancuso. Non c’è bisogno di citare nulla, perché il titolo è eloquente: «Cattolici, pensiamo a un Concilio Vaticano III».

Che coincidenza! L’anziano capofila della contestazione teologica e l’italiano teologo di grido concordano sulla necessità di convocare, a cinquant’anni dall’annuncio del secondo, il terzo Concilio vaticano.

In realtà non si tratta affatto di una novità.

Nel 1968 gli studenti che occupavano l’Università Cattolica di Milano si riunivano in gruppi di studio sui più svariati argomenti. Tra i quali la «riforma» della Chiesa. È stato proprio in uno di quei gruppi che venne sostenuta la necessità di superare le presunte lentezze dell’applicazione del Concilio iniziato da Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI con la convocazione di una nuova assemblea mondiale dei vescovi. Idea allora sostenuta da parecchi teologi d’avanguardia. Proprio nella festa di san Pietro di quel 1968, Paolo VI, indirettamente, rispose a questa balzana idea proclamando il Credo del popolo di Dio, riaffermando cioè le basi indiscutibili della fede cattolica. Che certamente nel corso della storia vengono sempre meglio comprese, ma non si preoccupano di «adeguarsi» ai tempi, di accodarsi alla mentalità dominante (dominante oggi e domani chissà). Del resto proprio salvaguardare il deposito della fede è il compito del Papa.
Benedetto XVI lo ha ribadito domenica scorsa in occasione della festa della Cattedra di san Pietro. E ha chiesto anche di pregare per lui. Visti gli attacchi cui è soggetto, ce n’è bisogno.

© Copyright Il Sussidiario, 28 febbraio 2009

Traduzione in italiano dell'intervista di "Le Courrier" a Mons. Fellay (Messainlatino)


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BENEDETTO XVI REVOCA LA SCOMUNICA AI VESCOVI LEFEBVRIANI: LO SPECIALE DEL BLOG

Grazie al prezioso lavoro della redazione di "Messainlatino.it" possiamo leggere la traduzione in italiano del testo AUTENTICO dell'intervista a Mons. Fellay.
R.

La Fraternità S. Pio X non sarebbe pronta a riconoscere tout court il Concilio Vaticano II

di RACHAD ARMANIOS

(Traduzione nostra)

Polemica – Il Vaticano esige il riconoscimento del Concilio per reintegrare i lefebvriani. E’ “mettere il carro davanti ai buoi”, denuncia Mons. Fellay

La revoca della scomunica ai quattro vescovi della Fraternità sacerdotale S. Pio X (FSSPX) non significa “integrazione” nella Chiesa, ma è una porta aperta per il dialogo, aveva precisato la Segreteria di Stato, il 4 febbraio, in reazione alla polemica nata dalle affermazioni negazionisti che di uno dei prelati riabilitati, Mons. R. Williamson (che è appena rientrato in Gran Bretagna). Ora, Roma pone come condizione di questa infrazione il “pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II”, come quello “del magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Gian Paolo I, Gian Paolo II e di Benedetto XVI stesso”.

Nessun problema sul secondo punto, ma la Fraternità scismatica insiste sulle sue posizioni per quel che concerne la sua denuncia violenta contro il Concilio, in nome della sua battaglia per la “restaurazione della tradizione”. Secondo la Fraternità, gli incontri, in vista del dialogo, non sono ancora stati fissati, ma le due parti vi stanno lavorando.
Intervista con il superiore della FSSPX, mons. B. Fellay, successore del vescovo Lefebvre.

La condizione posta da Roma per una reintegrazione della Fraternità nella Chiesa è il riconoscimento del Concilio Vaticano II. La Fraternità è pronta a fare questo passo?

No. Il Vaticano ha riconosciuto la necessità di intrattenere preliminari con lo scopo di trattare delle questioni di fondo provenienti giustamente dal Concilio Vaticano II. Fare del riconoscimento del Concilio una condisione preliminare è come mettere il carro davanti ai buoi.

Voi avete dichiarato, durante i rapporti con le autorità romane in vista di una reintegrazione, di volere pervenire ad una restaurazione solida della Chiesa. La Vostra speranza è dunque che la Chiesa ritorni sui suoi passi rispetto ai traguardi del Vaticano II?

Sì. Perché questi traguardi sono delle clamorose perdite: i frutti del Concilio sono stati di vuotare i seminari, i noviziati e le chiese. Migliaia di preti hanno abbandonati il loro sacerdozio e milioni di fedeli hanno cessato di praticare o si sono rivolti a sette. Il credo dei fedeli è stato snaturato. Veramente sono degli strani traguardi.

A questo propostio la Fraternità è sempre ostile alla libertà di coscienza in materia di reglione, all’ecumenismo e al dialogo interreligioso?

E’ indubbio che l’adesione ad una religione necessiti un atto libero. Dunque, molto sovente quando si dice che la Fraternità è contro la libertà di coscienza in materia di religione, si attribuisce alla Fraternità una teoria che essa non ha. La coscienza è l’ultimo giudizio sulla bontà delle nostre azioni. E in questo senso nessuno può agire contro la propria coscienza senza peccare. Resta che la coscienza non è un assoluto: essa dipende dal bene e dal vero oggettivi e che tutti gli uomini hanno, quindi, il dovere di formare e di educare correttamente la propria coscienza. Così come la Chiesa è responsabile e deve illuminare e guidare le nostre intelligenze limitate e spesso ottenebrate. Per quel che concerne l’ecumenismo o il dialogo interreligioso, tutto dipende da cosa si intende con questi nomi. Regna una grande confusione nello spirito di questi vocaboli. Molto evidentemente, come tutti gli uomini e per il bene della società noi ci auguriamo di vivere in pace con tutti gli uomini, tutti insieme. Sotto il profilo religioso noi ci auguriamo di rispondere ardentemente al desiderio di Nostro Signore: “Che tutti siano uno”, affinché ci sia “un solo gregge e un solo pastore”. Se per ecumenismo si intende il perseguimento di questo scoto nobilissimo, noi siamo evidentemente d’accordo.
Se, al contrario, si intende un cammino che non cerchi questa unità fondamentale, unità che passi obbligatoriamente per un riconoscimento della Verità – di cui la Chiesa Cattolica si dice tutt’oggi la sola detentrice nella sua integralità – allora noi protestiamo.
Di fatto, si vede che attualmente l’ecumenismo resta ad un livello molto superficiale d’intenti e di vita nella società, senza però andare al fondo delle cose.

Di quale statuto in seno alla Chiesa la Fraternità potrebbe beneficare?

Si vedrà se le discussioni dottrinali sfoceranno in qualche cosa di positivo. A Dio piacendo.

da "Messainlatino.it"

(Testo originale, in francese, clicca qui)

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Benedetto XVI invita a pregare affinché il ruolo delle donne sia sempre più valorizzato in ogni parte del mondo

“Perché il ruolo delle donne sia più apprezzato e valorizzato in ogni nazione del mondo”: è l’intenzione per il mese di marzo che Benedetto XVI ha affidato all’Apostolato della preghiera. Il Papa rinnova dunque l’invito ai fedeli a pregare per il rispetto della dignità della donna, tema al quale ha dedicato catechesi e riflessioni. Il servizio di Alessandro Gisotti:

L’uomo e la donna “uguali in dignità sono chiamati ad arricchirsi vicendevolmente in comunione e collaborazione” in famiglia come nelle altre dimensioni della società: Benedetto XVI lo sottolinea con forza il 15 novembre dell’anno scorso, parlando alla plenaria del Pontificio Consiglio dei Laici. Il Papa mette l’accento sul contributo delle donne nella diffusione del Vangelo:

“Alle donne cristiane si richiedono consapevolezza e coraggio per affrontare compiti esigenti, per i quali tuttavia non manca loro il sostegno di una spiccata propensione alla santità, di una speciale acutezza nel discernimento delle correnti culturali del nostro tempo, e della particolare passione nella cura dell’umano che le caratterizza. Mai si dirà abbastanza di quanto la Chiesa riconosca, apprezzi e valorizzi la partecipazione delle donne alla sua missione di servizio alla diffusione del Vangelo”. Al ruolo delle donne “effettivo e prezioso” per lo sviluppo del cristianesimo, Benedetto XVI dedica una catechesi, nell’udienza generale del 14 febbraio 2007. E sottolinea che tale testimonianza “non può essere dimenticata”:

“La storia del Cristianesimo avrebbe avuto uno sviluppo ben diverso se non ci fosse stato il generoso apporto di molte donne. (...) La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del ‘genio’ femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e nazioni”.

Già, un anno prima, nella visita alla parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, il 5 febbraio 2006, Benedetto XVI aveva ringraziato le donne che si impegnano nella Chiesa:

“… sono anima della famiglia, anima della parrocchia… un grazie sentito a tutte le donne che animano questa parrocchia, alle donne che servono in tutte le dimensioni, che ci aiutano sempre di nuovo a conoscere la Parola di Dio non solo con l’intelletto, ma col cuore”. La dignità della donna è stata poi al centro del discorso per il 20.mo della Lettera Apostolica di Papa Wojtyla “Mulieris Dignitatem”, il 9 febbraio scorso. Un intervento tutto incentrato sull’uguaglianza in dignità dell’uomo e della donna, sulla loro vocazione alla reciprocità e alla complementarietà. In quest’occasione, Benedetto XVI ha criticato con vigore la persistenza di “una mentalità maschilista” che ignora la novità del cristianesimo che “riconosce e proclama l’uguale dignità e responsabilità della donna rispetto all’uomo”:

“Ci sono luoghi e culture dove la donna viene discriminata o sottovalutata per il solo fatto di essere donna, dove si fa ricorso persino ad argomenti religiosi e a pressioni familiari, sociali e culturali per sostenere la disparità dei sessi, dove si consumano atti di violenza nei confronti della donna rendendola oggetto di maltrattamenti e di sfruttamento nella pubblicità e nell'industria del consumo e del divertimento”.

Dinanzi a “fenomeni così gravi e persistenti”, è stato il monito del Papa, è “ancor più urgente” l’impegno dei cristiani “perché diventino dovunque promotori di una cultura che riconosca alla donna, nel diritto e nella realtà dei fatti, la dignità che le compete”.

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Presentato al Papa l'Annuario Pontificio 2009: cattolici in aumento nel mondo, soprattutto in Oceania e Africa

I cattolici aumentano nel mondo, in particolare in Oceania e Africa: lieve flessione invece in America. Sono i dati rilevati dall’Annuario Pontificio 2009, presentato questa mattina in Vaticano al Papa dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e dal sostituto, mons. Fernando Filoni. La redazione del nuovo Annuario è stata curata da mons. Vittorio Formenti, incaricato dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa, dal prof. Enrico Nenna e dai loro collaboratori. Il complesso lavoro di stampa è stato invece curato da don Pietro Migliasso, dal comm. Antonio Maggiotto e dal comm. Giuseppe Canesso, rispettivamente direttore generale, direttore commerciale e direttore tecnico della Tipografia Vaticana. Il volume sarà prossimamente in vendita nelle librerie. Il Papa ha mostrato vivo interesse per i dati illustrati e ha ringraziato per l’omaggio tutti coloro che hanno collaborato alla nuova edizione dell’Annuario. Il servizio di Sergio Centofanti.

I cattolici nel mondo (i dati si riferiscono al 2007) sono aumentati a un miliardo e 147 milioni circa (nel 2006 erano un miliardo e 131 milioni) seguendo sostanzialmente il ritmo dell’incremento demografico (1,1%), stabile dunque a livello di percentuale, attorno al 17,3%. Rilevante l’incremento dei fedeli battezzati in Oceania (+4,7%) e in Africa (+3,0%). Positivi i dati dell’Asia (+1,7%) e dell’Europa (+0,8%) mentre lievemente negativo quello dell’America (–0,1%) che tuttavia conta la metà dei cattolici di tutto il Pianeta.

I vescovi sono passati, dal 2006 al 2007, da 4.898 a 4.946. Il numero dei sacerdoti si mantiene sul trend di crescita moderata inaugurato nel 2000, dopo oltre un ventennio di performance piuttosto deludente. I sacerdoti, infatti, sono aumentati nel corso degli ultimi otto anni, passando dai circa 405 mila nel 2000 agli oltre 408 mila nel 2007.

I sacerdoti aumentano soprattutto in Africa e Asia (nel periodo 2000-2007, +27,6% e +21,2%); stabile la situazione in America, mentre Europa e Oceania registrano (nello stesso periodo) una forte diminuzione (-6,8% e -5,5%).

Il numero dei diaconi permanenti continua a mostrare una significativa dinamica evolutiva. Aumentano, al 2007, di oltre il 4,1%, rispetto al 2006, passando da 34.520 a 35.942. La consistenza dei diaconi migliora a ritmi sostenuti sia in Africa, Asia e Oceania, dove essi non raggiungono ancora il 2% del totale, sia in aree dove la loro presenza è quantitativamente più rilevante. In America ed in Europa, dove al 2007 risiede circa il 98% della popolazione complessiva, i diaconi sono aumentati, dal 2006 al 2007, del 4,0% .

Infine, a livello globale, il numero dei candidati al sacerdozio è aumentato dello 0,4% raggiungendo quasi quota 116 mila. Anche in questo caso, Africa e Asia hanno mostrato una sensibile crescita, mentre l’Europa e l’America hanno registrato una contrazione, rispettivamente, del 2,1 e dell’1 per cento.

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Preghiamo per l'aumento delle vocazioni in Europa e America.
Un po' troppo elevato il numero dei vescovi... :-)

R.

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Papa/ Via Martino da Pontificio Migranti, arriva Veglio'

Scinde dicastero Giustizia e Pace da quello dei Migranti

Città del Vaticano, 28 feb. (Apcom)

Il Papa scinde il dicastero Giustizia e Pace e quello dei Migranti. Benedetto XVI, infatti, ha annunciato questa mattina che a guidare il Pontificio Consiglio per i Migranti sarà monsignor Antonio Maria Vegliò, finora segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, al posto del cardinale Renato Raffaele Martino, che lascia per raggiunti limiti di età.
Il cardinale Martino rimane invece alla guida del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, almeno fino alla pubblicazione dell'Enciclica sociale, prevista entro l'estate.
Monsignor Agostino Marchetto rimane invece segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti. L'arcivescovo, protagonista recentemente di dure prese di posizioni sul tema della sicurezza e dell'immigrazione, resta il numero due del dicastero che si occupa di itineranti e migranti.
Il cardinale Martino era stato nominato presidente del dicastero dei Migranti nel 2006, quando Papa Benedetto XVI accolse la rinuncia del cardinale Stephen Fumio Hamao, che lasciò per raggiunti limiti di età. In questo senso, dunque, anche se i due dicasteri vivevano di vita proprio, facevano capo allo stesso presidente, Martino appunto. Ora il porporato rimane alla guida di 'Giustizia e Pace', incarico che gli affidò Giovanni Paolo II e per per il quale circola già una rosa di nomi come successori, tra i quali l'attuale arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin e l'arcivescovo di Accra, monsignor Charles Palmer-Buckle.

Papa: dicastero Migranti a Veglio'

Il cardinale Renato Raffaele Martino resta a Giustizia e Pace

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 28 FEB

Il Papa ha nominato come nuovo presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli itineranti mons.Antonio Maria Veglio'. Veglio' era segretario della Congregazione per Chiese Orientali. Il pontificio Consiglio per i Migranti, accorpato sin dal 2006 a 'Giustizia e Pace' e finora sotto la guida unificata del cardinale Renato Raffaele Martino, ritrova dunque la sua autonomia. Martino, gia' dimissionario per motivi di eta', resta al momento presidente di Giustizia e Pace.

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Lefebvriani choc «No al Concilio»

Alberto Bobbio

Città del Vaticano

Riconoscere il Concilio? Non se ne parla assolutamente. Il capo dei lefebvriani, il vescovo Bernard Fellay, a poco più di un mese dal ritiro da parte del Papa della scomunica nei suoi confronti e di altri tre vescovi ultratradizionalisti, gela il Vaticano e attacca a fondo in un'intervista al quotidiano svizzero «Le Courier», nella quale torna a definire il Concilio Vaticano II, in sostanza, una grande tragedia, che ha prodotto solo «perdite» e i suoi «frutti sono stati quelli di svuotare i seminari, i noviziati e la Chiesa»: «Migliaia di preti hanno abbandonato il loro sacerdozio e milioni di fedeli hanno cessato di essere praticanti e si sono rivolti alle sette». Per Fellay la «religiosità dei fedeli è stata snaturata» e il Concilio ha prodotto «frutti bizzarri».
Ieri, prima che le agenzie rendessero nota l'intervista di Fellay, il Vaticano aveva giudicato «generica ed equivoca» la lettera con la quale il vescovo negazionista lefebvriano Williamson prendeva le distanze da quanto lui stesso aveva dichiarato sull'Olocausto nella tristemente nota intervista alla televisione svedese, provocando l'ira degli ebrei e una presa di posizione durissima della Santa Sede. Giovedì sera il sito cattolico «Zenit», vicino ai «Legionari di Cristo», aveva pubblicato la lettera di Williamson, affermando di averla ricevuta dalla Commissione vaticana «Ecclesia Dei», la Commissione vaticana che ha gestito tutta la vicenda dei lefebvriani e la revoca della scomunica. Ma ieri padre Federico Lombardi, direttore della Stampa della Santa Sede, con una dichiarazione ufficiale ha smentito la circostanza, affermando che la lettera «non è indirizzata al Papa né alla Commissione Ecclesia Dei» e «non sembra rispettare le condizioni stabilite dalla Segreteria di Stato», che il 4 febbraio in una nota aveva sollecitato il vescovo negazionista a «prendere in modo inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah».
Williamson, nella lettera, in nessun passaggio cita l'Olocausto. Parla genericamente di «ingiustizie» e non fa mai riferimento agli ebrei.
Ribadisce di avere espresso solo un'«opinione», formatasi «vent'anni fa sulla base delle prove allora disponibili», chiede «perdono davanti a Dio e a tutte le anime che si sono onestamente scandalizzate per ciò che ho detto» e termina spiegando che, «come affermato dal Santo Padre, ogni atto di violenza ingiusta contro un uomo ferisce tutta l'umanità». Per la Santa Sede è troppo poco, oltre che essere una dichiarazione pasticciata. Alle parole di Padre Lombardi si sono aggiunte quelle del rabbino David Rosen all'agenzia Sir: «Per noi non sono sufficienti. Non sono vere scuse. Non ha detto "ho sbagliato, le mie opinioni erano false, me ne pento, non lo farò più"». Roses le ha definite «scuse ingenue», ma poi ha confermato l'incontro tra Santa Sede e Gran Rabbinato per il 12 marzo, segno che la crisi tra cattolici ed ebrei seguita alle dichiarazioni di Williamson è rientrata. Rosen l'ha definita una crisi «artificiale», causata da un «bad management», cioè da un cattiva gestione, «con molti equivoci».
Ma se sul fronte ebreo le questioni si sono risolte, sul quello interno alla Chiesa le cose si complicano. Williamson deve rifare tutto dall'inizio, mentre le parole di Fellay riaprono in pratica lo scisma, che invece con buona volontà di dialogo il Papa aveva cercato di ricomporre, facendo il primo passo della revoca della scomunica. Fellay ha detto chiaramente che «fare del riconoscimento del Concilio una condizione preliminare al dialogo», come peraltro aveva scritto la Segretaria di Stato nella nota del 4 febbraio, «è mettere il carro davanti ai buoi». Ha usato toni aspri, confermando che il punto centrale di rottura tra Vaticano e Fraternità di Pio X, fondata da Lefebvre, è il Concilio, ma non la sua interpretazione, bensì il fatto di essere stato svolto. I lefebvriani chiedono in pratica la sua cancellazione, perché ha «snaturato la fede».
Ma c'è anche dell'altro nell'intervista di Fellay. Ed è un passaggio ancora più grave. Spiega che «se la Chiesa cattolica ancora oggi pensa di essere la sola a possedere integralmente la verità, allora noi protestiamo». In Vaticano, ieri sera, molti erano amareggiati e tristi per le parole di Fellay. Il riserbo delle fonti ufficiali è stato assoluto, ma si faceva notare che parlare attraverso un'intervista con toni così pesanti non è un buon metodo per arrivare al dialogo auspicato dal Papa. E con ancor più rammarico si osservava che l'intervista rischia di sbaragliare quel poco di speranza sollecitata da Benedetto XVI con la revoca della scomunica. Insomma, la partita si complica.

© Copyright Eco di Bergamo, 28 febbraio 2009

Non mi pare che Mons Fellay abbia mai chiesto la cancellazione del Concilio. A voi risulta?
Inoltre c'e' un errore grave (mi stupisco di Bobbio).
Mons. Fellay non ha detto
:

«se la Chiesa cattolica ancora oggi pensa di essere la sola a possedere integralmente la verità, allora noi protestiamo»

L'originale francese e' questo:

Si par oecuménisme, on entend la poursuite de ce but très noble, nous sommes évidemment pour. Si par contre on y voit un chemin qui ne cherche pas cette unité fondamentale, unité qui passe forcément par un regard de vérité – ce dont l'Eglise catholique se dit encore aujourd'hui le seul possesseur dans son intégralité! – alors nous protestons.

TRADUZIONE:

Se per ecumenismo si intende il perseguimento di questo obiettivo così nobile, siamo evidentemente a favore. Se invece vi si vede un cammino che non cerca questa unità fondamentale, unità che passa per forze di cose da uno sguardo di verità - quello di cui la chiesa cattolica dice di essere ancora oggi la sola a possederla integralmente - allora protestiamo.

La cosa non e' un po' diversa e' completamente diversa!
R.