mercoledì 11 marzo 2009

Caso Williamson, la lettera umile e forte di Benedetto XVI (esclusiva di Tornielli)


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BENEDETTO XVI REVOCA LA SCOMUNICA AI VESCOVI LEFEBVRIANI: LO SPECIALE DEL BLOG

Dal blog di Andrea Tornielli che ringraziamo di cuore:

Caso Williamson, la lettera umile e forte di Benedetto XVI

di Andrea Tornielli

E’ un testo articolato, bello, umile e allo stesso tempo forte: il Papa vuole fare chiarezza circa le polemiche sollevate dalla revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani e dal caso Williamson, e interviene sulle critiche divampate anche e soprattutto dentro la Chiesa.

Lo fa con una lettera inviata a tutti i vescovi cattolici, ricordando che il caso “ha suscitato all’interno e fuori della Chiesa cattolica una discussione di tale veemenza quale da molto tempo non si era più sperimentata“.
Benedetto XVI ricorda la “valanga di proteste” e l’accusa a lui rivolta di voler tornare indietro rispetto al Concilio. “Una disavventura per me imprevedibile è stata il fatto che il caso Williamson si è sovrapposto alla remissione della scomunica.

Il gesto discreto di misericordia verso quattro vescovi, ordinati validamente ma non legittimamente, è apparso all’improvviso come una cosa totalmente diversa: come una smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei, e quindi come la revoca di ciò che in questa materia il Conciloio aveva chiarito per il cammino della Chiesa“.

L’invito alla riconciliazione con un gruppo che si era separato, è stato dunque presentato come una volontà di creare nuove fratture fra cristiani ed ebrei.
Nelle parole di Papa Ratzinger emerge tutto il dolore che questa strumentalizzazione gli ha provocato, dato che proprio la riconciliazione tra cristiani ed ebrei “fin dall’inizio era stato un obbiettivo del mio personale lavoro teologico“. Benedetto XVI spiega che in futuro la Santa Sede dovrà prestare più attenzione alle notizie diffuse su Internet (le dichiarazioni di Williamson erano circolavano infatti sul Web già prima della pubblicazione della revoca della scomunica) e aggiunge: “Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco. Proprio per questo ringrazio tanto più gli amici ebrei che hanno aiutato a togliere di mezzo prontamente il malinteso e a ristabilire l’atmosfera di amicizia e di fiducia“.
Il Papa si rammarica poi per il fatto che la stessa revoca della scomunica, “la portata e i limiti del provvedimento” non siano stati “illustrati in modo sufficientemente chiaro al momento della sua pubblicazione“.
E precisa che la scomunica colpisce persone, non istituzioni: la revoca è un atto disciplinare, che rimane ben distinto dall’ambito dottrinale: “Il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali” e i suoi ministri, anche se “sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica, non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa“.
Continuando su questo tema, il Pontefice annuncia di voler collegare la commissione Ecclesia Dei, che si occupa dei lefebvriani, con la Congregazione per la dottrina della fede. E a proposito del Concilio dice: “Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962 - ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta con sé l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive“.
Benedetto XVI - ed è la parte più commovente della lettera - risponde poi alla domanda critica che molti gli hanno rivolto in queste settimane: la revoca della scomunica era necessaria? Era davvero una priorità? Il Papa risponde che la sua priorità come pastore universale “è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non a un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo … in Gesù crocifisso e risorto“. Nel momento in cui Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini, bisogna “avere a cuore l’unità dei credenti“, perché la loro discordia e contrapposizione “mette in dubbio la credibilità del loro parlare di Dio“.
Anche “riconciliazioni piccole e medie” fanno dunque parte delle priorità per la Chiesa. Il “sommesso gesto di una mano tesa” ha invece dato origine a un grande chiasso, trasformandosi così “nel contrario di una riconciliazione“. Ma il Papa spiega come sia invece necessario cercare di reintegrare, prevenire ulteriori radicalizzazioni, impegnarsi per sciogliere irrigidimenti e dar spazio a ciò che vi è di positivo.

“Può lasciarci totalmente indifferenti una comunità” - i lefebvriani - “nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi … 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero lasciarli andare alla deriva lontani dalla Chiesa?“.

Benedetto XVI non si nasconde che dalla Fraternità da molto tempo siano venute “molte cose stonate - superbia, saccenteria, unilateralismi ecc. Per amore di verità devo aggiungere che ho ricevuto anche una serie di testimonianze commoventi di gratitudine, nelle quali si rendeva percepibile un’apertura dei cuori“. Ma aggiunge che anche nell’ambiente ecclesiale sono emerse stonature: “A volte si ha l’impressione che la nostra società abbia bisogno di un gruppo almeno, al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi - in questo caso il Papa - perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo“.
Benedetto XVI ha dunque revocato la scomunica ai vescovi lefebvriani con lo sguardo del pastore preoccupato per l’unità della Chiesa, che tende la mano e offre misericordia. Quel gesto sommesso non significa ancora piena unità, finché le questioni dottrinali non saranno chiarite.
La sciagurata intervista negazionista di Williamson non era conosciuta dal Papa quando ha approvato il decreto: leggere ciò che è avvenuto come un cambiamento di rotta rispetto a quanto stabilito dal Concilio nel rapporto con gli ebrei è stata una strumentalizzazione, alla quale si sono prestati anche cattolici, nonostante il Pontefice ammetta che andava chiarita meglio la portata del provvedimento. La Chiesa non torna indietro rispetto al Vaticano II, ma il Vaticano II non rappresenta una frattura, un nuovo inizio, rispetto alla bimillenaria storia cristiana. C’è da augurarsi che tutti i vescovi, anche e soprattutto coloro che hanno criticato il Papa, leggano bene le parole umili e forti del servo dei servi di Dio e comprendano l’atteggiamento di un padre misericordioso, che cerca di favorire l’unità dei credenti in Cristo, per testimoniarlo in un mondo che ha fatto sparire Dio dal suo orizzonte.

Dal blog di Andrea Tornielli.

Il commento dell'ottimo Tornielli e' pubblicato anche sul sito web de "Il Giornale" a questo link.

11 commenti:

Caterina63 ha detto...

...se il Foglio e il commento (devo dire molto profondo) di Tornielli corrisponderanno alla Lettera del Papa, tale Lettera NON conterrà nulla di nuovo....
non conterrà anatemi, nè scomuniche ma esclusivamente un appello all'unità...I vescovi RIBELLI SONO TANTI, TROPPI....il Papa NON può FOMENTARE una divisione per "accontentare i pochi" ...i "pochi" (o piccolo gregge come diceva anche Paolo VI), sono coloro che hanno sempre saputo dare alla Chiesa l'autentica linfa vitale e l'autentica fedeltà a Pietro perchè questi "pochi" vivono davvero L'UMILTA' a dispetto della superbia di molti che il Papa ha il dovere di RICHIAMARE PATERNAMENTE....è così che il Papa conta su questi "pochi"....su di "noi"...su chiunque comprende la sua posizione (SENZA STRUMENTALIZZARE LA LETTERA pro o contro gli uni gli altri...) ed anche se a malincuore la sostiene SOFFRENDO....

...suggerisco una segnalazione a parte dell'Udienza di oggi, il Papa parlando del Vescovo Bonifacio, ha parlato (anche a braccio a tratti) DELL'OBBEDIENZA DEI VESCOVI NELL'UNITA' CON LA SEDE APOSTOLICA, AL PAPA...non mi sembra un caso che il Papa abbia scelto per oggi questa catechesi, alla vigilia della sua Lettera ai vescovi... ^__^

Forse oserei dire che potrebbe avere più valore il testo di oggi che non quello di domani "ufficiale".....il Papa a braccio ha chiesto di INNAMORARCI DELLA CHIESA, E DELL'OBBEDIENZA....

Fraternamente CaterinaLD

sam ha detto...

“Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco"
"... in questo caso il Papa – perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo”.

Il Santo Padre è capace di dire cose tremende con una dolcezza straordinaria.
Ma noi ci stiamo rendendo conto di cosa sta confermando pubblicamente il Santo Padre?

ovvero che
"anche cattolici hanno pensato di doverlo colpire" (il Papa)
"con un'ostilità pronta all'attacco"
"senza tolleranza"
"con odio"
"senza timore e riserbo".

Esiste un precedente nei tempi moderni di un attacco infraecclesiale al Pontefice di tale portata da dover intervenire lui stesso a denunciarlo e a difendersi pubblicamente?

E' un momento terribile per la Santa Chiesa di Dio. Preghiamo, preghiamo, preghiamo e stiamo sempre più stretti al Papa che significa stare stretti a Cristo, che, come ci ha ricordato stamattina il Santo Padre, resta sempre con noi.
Non prevalebunt.

Buona Quaresima a tutti. Offriamo anche queste croci.

Daniele ha detto...

Aspettiamo di leggere la lettera per intero , domani. Ma se sarà quello che penso io, sarà un batosta per tanti "cattolici benpensanti e progressisti" che hanno fatto a gara a insultare il papa.

Anonimo ha detto...

Condivido il post di Sam: in tempi moderni non si è mai udito il Papa esprimersi così: sentirsi, anzi essere sotto attacco dall'interno della Chiesa stessa. Ma il Papa ama veramente la Chiesa molto di più dei tanti chierici (cardinali compresi) ben pensanti che lo attaccano. E a noi non resta che pregare per Lui e testimoniare con la vita di tutti i giorni, che gli siamo vicini.

Lucpip

Anonimo ha detto...

Peccato che il sito della Faz, in spregio all'embargo, abbia già pubblicato la lettera.
Fonte: Rorate Caeli
Alessia

Alessandro VI ha detto...

"anche cattolici hanno pensato di doverlo colpire" (il Papa)
"con un'ostilità pronta all'attacco"
"senza tolleranza"
"con odio"
"senza timore e riserbo".


Di questo si devono sentire responsabili tutti coloro che all'interno della chiesa o hanno attaccato Benedetto XVI oppure lo hanno lasciato in balìa di tutto questo; una sorta di indifferenza dettata dalla paura o dall'incapacità di agire.
Del resto nell'orto degli ulivi quando Crtisto invitò i suoi discepoli a vegliare e pregare li trovo ADDORMENTATI!

Raffaella ha detto...

Ho visto che il testo e' sia in inglese sia in tedesco...tanto vale pubblicarlo!
R.

Anonimo ha detto...

Ma il Papa deve avere accanto a lui una squadra per comunicare. Con Obama, con niente, hanno fatto una campagna. Con il Grande Benedetto, con consigliri buoni, e non con il morbido Padre Lombardi, faremo una grande cosa! Ho detto una squadra! Il livello è mondiale, alto e grande. Il Papa con il suo buono segrettario Ganswein, deve cambiare questa cosa di ufficio di comunicazione!

Anonimo ha detto...

Non sarà certo una "letterina".
D'altra parte, chi vive nella Casa di Dio deve obbedienza al Vicario di Cristo.

don Luca Peyron ha detto...

Mite ed umile di cuore... si chiama Giuseppe... mi ricorda tanto qualcuno che un duemila anni fa, mite ed umile di cuore, andava in giro cercando unità, donando parole di pace e di amore, parlando di Dio... e continuamente osteggiato da polemiche, urla, fraintendimenti... mite ed umile di cuore.... sono contento di essere stato ordinato sacerdote in questo tempo e con questo Papa!

Raffaella ha detto...

Grazie, don Luca :-))
R.