martedì 10 marzo 2009

Benedetto XVI, il card. Martini e i Lefebvriani: i commenti di Giannino e Cervo


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Editoriale dell'Abbé Alain Lorans (Lefebvriani): traduzione in italiano

Abbé Alain Lorans (Lefebvriani): Martini e' un Kung che ha avuto successo nel seno della gerarchia ecclesiastica

Inchiesta di Paolo Rodari: Il governo della curia romana al tempo di Papa Ratzinger. Parte terza

BENEDETTO XVI REVOCA LA SCOMUNICA AI VESCOVI LEFEBVRIANI: LO SPECIALE DEL BLOG

Cari amici, vi propongo due articoli sull'editoriale dell'Abbé Alain Lorans a proposito del nuovo libro del cardinale Martini.
Su segnalazione di Alessia
:

Benedetto XVI, il card. Martini e i Lefebvriani (Giannino)...clicca qui

Su segnalazione di Elisabetta:

I lefebvriani scomunicano Martini: «Sovversivo»

Martino Cervo

Ai lefebvriani il libro del cardinal Martini non è piaciuto. La cosa in sé non sbalordisce. I toni e il momento, però, non fanno passare sotto silenzio neanche un sospiro dei seguaci del monsignore la cui scomunica è stata di recente revocata da Benedetto XVI. E al faro puntato sulla Fraternità San Pio X dopo le follie negazioniste di Williamson non poteva sfuggire l’editoriale firmato dall’Abbé Alain Lorans, in pratica il portavoce dei lefebvriani in Francia.
Il quale, come di consueto, firma il fondo della rivista che è un po’ l’house-organ transalpino della comunità. Il testo è reperibile al sito http://www.dici.org/accueil.php. Sono solo poche righe. Lorans attacca l’intervista rilasciata il 24 febbraio scorso su Le Monde da Hans Küng, noto capofila mondiale della corrente teologica “progressista”, come tale agli antipodi rispetto ai seguaci di Pio X di un ipotetico arco parlamentare della Chiesa .
Nell’intervista, Küng invitava il Papa ad “aggiornare” il cristianesimo su temi quali l’uso dei contraccettivi, l’accesso dei divorziati all’eucarestia e quello delle donne al sacerdozio: soluzioni, spiegava il teologo che offrì la cattedra di dogmatica a Joseph Ratzinger dopo averlo conosciuto al Concilio Vaticano II, necessarie a impedire che la Chiesa diventi «una setta». Il parere del portavoce dei lefebvriani su simili fughe “liberali” è quantomeno scontato: «Ci si può consolare», chiosa Lorans, «considerando che questa teologia sovversiva è marginale dentro la Chiesa». Poi la mazzata: «Quella del cardinal Martini, ex arcivescovo di Milano, lo è molto meno.
Infatti nel suo “Conversazioni notturne a Gerusalemme” (Mondadori 2008, ndr) dice le stesse cose che dice Küng. Preconizza, di fatto, l’ordinazione di uomini sposati, l’accesso delle donne al sacerdozio (in attesa di meglio!), quello dei divorziati risposati all’eucarestia».
Il veleno è in fondo: «Un esperto al Concilio Vaticano II disse: “Teilhard de Chardin è un Lamennais che ha avuto successo”, riferendosi al tentativo di fare evolvere la Chiesa senza scismi. Da questo punto di vista, il cardinal Martini è un Küng che ha avuto successo nella gerarchia ecclesiastica. In realtà, sono due ottuagenari schierati contro la Chiesa». Il tutto sotto il titolo - di maliziosa eco biblica - “Susanna e i due vecchioni”.
Ora che della Chiesa fanno parte, i lefebvriani da un lato sono passibili di gravi rampogne - vedi Williamson: il Vaticano attende ulteriori scuse - dall’altro pare abbiano intenzione di condurre le battaglie che stanno loro a cuore, a cominciare da quella sul significato e gli esiti del Concilio.
Siamo sempre lì: da una parte lo svizzero Küng, geniale nell’interpretare il ruolo medicaticamente richiestissimo di papa del dissenso da quando il Sant’Uffizio gli ha revocato la missio canonica, ossia l’insegnamento della dottrina cattolica (giusto ieri spiegava alla Süddeutsche Zeitung che la santificazione di Pio XII sarebbe una «farsa», visto che Pacelli santificò «il papa più anti-moderno e padre spirituale dell’attuale fraternità»). Dall’altra, i lefebvriani, armati ad alzo zero contro i «sovversivi». E per quanto il termine sia fortino, soprattutto il capitolo VI del libro di Martini (“Per una Chiesa aperta”) contiene affermazioni in base alle quali l’accostamento con Küng non pare del tutto peregrino: «Vi è un’indubbia tendenza a prendere le distanze dal Concilio (...) La Chiesa si è dunque indebolita». E sulle donne: «Una certa dose di femminismo è necessaria (...) La nostra Chiesa è un po’ timida (...) Per quanto riguarda il sacerdozio, dobbiamo tenere conto del dialogo ecumenico con gli ortodossi e delle mentalità in Oriente e in altri continenti».

Tanto che ieri molti sussurravano che l’Abbé Lorans è per molti cattolici quello che Bossi è per Berlusconi: dice ciò che gli altri pensano, ma è opportuno tengano per sé.

© Copyright Libero, 8 marzo 2009

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Molto simpatica l'ultima frase.

Antonio

gianni ha detto...

anche un pò vera...

Vatykanista ha detto...

Passaggio finale di Giannino:

"L'epoca della critica corrosiva, della contestazione sistematica, del magistero parallelo degli anni 70 è finita da un pezzo. Ora bisogna confrontarsi con i temi cruciali per il terzo millennio che ha indicato il cardinale Martini con la sua consueta pacatezza e moderazione. Le offese, gli insulti, e le etichette non giovano a nessuno e soprattutto non aiutano la Chiesa a crescere. L'abbè Alain Lorans attaccando Martini vuole farsi un po' di pubblicità, probabilmente, ma egli pensi piuttosto al bene della chiesa e del Cristianesimo. Non al proprio particulare. Le discordie e le lacerazioni non hanno mai portato la Chiesa da nessuna parte. E mai come in questo contesto di scristianizzazione, di neopaganesimo, di secolarizzazione c'è bisogno di unità. Mai come adesso in una società multiculturale, multietnica e multireligiosa occorre evitare divisioni. Che danneggiano la Chiesa di Cristo."


Unita!
...Perchè ovviamente siamo certi che centinaia di milioni di critiani delle Chiese d'Oriente (non delle Comunità ecclesiali in Occidente) subito accetterebbero donne-diacono!!

(Giannino, come Martini, vuole evidentemente la Chiesa di Roma trasformata in Unione veterocattolica di Utrecht!)

Altro che "unità".

L'epoca della critica strisciante, della contestazione pacatamente e moderatamente sistematica, del magistero di fatto parallelo degli anni '90 , sta finendo da un pò.

Caterina63 ha detto...

Tanto che ieri molti sussurravano che l’Abbé Lorans è per molti cattolici quello che Bossi è per Berlusconi: dice ciò che gli altri pensano, ma è opportuno tengano per sé.

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?? non ho capito il finale: perchè Lorans dovrebbe tacere sulle idee eretiche di Martini?

Raffaella ha detto...

Credo che Cervo volesse dire che l'abbé dice cio' che in tanti pensano ma per "opportunità" tengono per se' :-)
Noi non abbiamo di questi problemi :-))
R.

Anonimo ha detto...

martini è un grande, peccato non sia diventato papa.
è curioso che voi siate schierati con degli scismatici e non con il grande Martini....la chiesa ha bisogno di gente aperta come lui, capace di dialogare, di dare della Chiesa un'idea bella e non da "sacrestia"...tra l'altro ditemi in cosa martini è eretico...su quali dogmi non è cattolico?ho come l'impressione che abbiate un'idea sbagliata di obbedienza...che c'è di male nel fatto che i i cardinali non condividano le posizioni del Papa sui lefevbriani?il Papa è infallibile solo ex cathedra...per il resto può dire anche cose assolutamente non condivisibili e non c'è niente di male a non condividere, anzi...a volte è esercizio di intelligenza.

Raffaella ha detto...

Lo Spirito Santo soffio' altrove...
R.

Anonimo ha detto...

A quale fratellanza risponde Giannino?