venerdì 27 marzo 2009

No al doppiopesismo mondiale sui diritti umani. Il Papa viene attaccato per le parole sull'Aids, ma nessuno dice nulla sulla pena di morte in Cina


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PRIMO PIANO

il commento

No al doppiopesismo mondiale sui diritti umani

Di Piero Laporta

Il Papa viene attaccato per le parole sull'Aids, ma nessuno dice nulla sulla pena di morte in Cina

Mentre il dibattito sembrava focalizzarsi sul preservativo, la Cina ha conquistato gli onori della cronaca, da par suo.
La Cina ha il record mondiale delle esecuzioni capitali, col 72 per cento dei 2390 giustiziati del 2008. La Cina oscura il web. La rete si lascia oscurare volentieri.
Pechino si compiace col Sud Africa che nega l'ingresso al Dalai Lama. La repressione cinese in Tibet continua più sanguinosa e crudele che mai. Il papa non è il responsabile dell'Aids, almeno su questo si potrà concordare.
Il Papa si è limitato a dire «Non si può risolvere l'Aids con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema».

Si è scatenato il finimondo. Quando, dopo poche ore, le agenzie battono cinque notizie sulla Cina, come quelle che abbiamo dato, nessuno dei governanti tedeschi, francesi, olandesi, intransigenti col Papa, dice una sola parola contro prolungata condotta antidemocratica e delittuosa del governo cinese.

In questo clima scivola via nella generale distrazione, anche il fatto che in via MacMahon, 77, a Milano, non a Shangai, a Milano, un cinese ha organizzato un albergo, chiamiamo così, sotterraneo, stipando 60 cinesi in 200 metri quadri, a solo 100 euro mensili a cinese. Sorvoliamo sulle condizioni igieniche e sulla presenza di neonati. Nessuno pone la domanda: come mai i cinesi accettano di vivere in queste condizioni subumane, in Italia, nel cuore di una città civilissima come Milano? Risposta: le condizioni di vita lasciate in Cina sono peggiori di quelle scoperte a Milano e di quelle, chissà quante, non ancora scoperte e tuttavia operanti in Italia e in Europa. Ma nessuno parla, nessuno si indigna. Tutta la vigoria pedagogica sciorinata contro il Papa è miracolosamente dissolta. Meno di un anno fa, approssimandosi le Olimpiadi, nessuno s'accorse dello sfruttamento dei bambini cinesi che fabbricavano le mascotte olimpiche; nessuno s'accorse che le stupefacenti architetture olimpiche s'ergevano sulla distruzione di interi quartieri e con la deportazione dei malcapitati abitanti; nessuno s'accorse dell'imbavagliamento dei giornalisti, degli attivisti democratici, delle personalità religiose.

La polemica becera e volgare contro il Papa muta in servilismo da kapò, quando invece si dovrebbe insorgere per l'assassinio degli uomini, per l'oltraggio alle libertà, per lo sfregio alla comunità umana. I neoliberisti, che oltraggiano il Papa, non s'accorgono che la Cina ha realizzato la trasformazione più devastante.

“Non vi piace il comunismo? Allora lo eliminiamo” Anzi, essa dice “Cancelliamo non solo la Rivoluzione culturale e la vittoria contro il Kuomintang, ma anche la Rivoluzione bolscevica, quella francese e quella americana. Torniamo al lavoratore sottoposto alla macchina, parte passiva del ciclo produttivo, finalizzato unicamente al guadagno”. È il paradosso: quando il comunismo è sconfitto e rinnegato, la produzione e le sue leggi diventano le leggi della società, secondo una perfetta sintesi marxista. E fior di liberisti – quelli intransigenti con Papa - plaudono al paradosso offerto dai comunisti cinesi: il salario è variabile totalmente sottoposta alla produzione, del tutto sconnessa dalla dignità dell'uomo, dipendente unicamente dai rapporti di forza enormemente squilibrati fra la produzione, in quanto sistema globale, e il prestatore d'opera incatenato alla sua individualità e alla sua indipendenza, alla sua libertà. Evviva la libertà. E mentre di inneggia ad essa, un uomo può vivere entro una superficie pari a quella d'un ascensore, si possono soffocare tutte le libertà primarie, si possono imprigionare, schiacciare e uccidere quelli che dissentono, si possono negare tutti i principi di civiltà ereditati dalla nostra storia, si può ristabilire lo schiavismo, si possono uccidere (o sceglieranno di uccidersi) le persone malate che ostacolano o rallentano il ciclo produttivo, si può incoraggiare l'aborto che restituisce alla catena di montaggio le braccia altrimenti vocate a cullare.
Si può fare tutto in nome della libertà e della produzione, e poco importa che questo “tutto” sia entro le viscere più marce della crisi economica che ci attanaglia.
Tanto l'unico colpevole è lui, Benedetto XVI
.

© Copyright Italia Oggi, 27 marzo 2009 consultabile online anche qui.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

veramente l'altro giorno sul corrire c'erano due paginoni interi che parlavano della pena di morte in cina.

massimo ha detto...

ma nessuno caro anonimo,si straccia le vesti,nelle cancellerie europee,nei consessi dei dotti,sulle riviste patinate della cultura di"spessore",all'onu,a strasburgo,nei parlamenti,nei salotti della televisioni,nei centri sociali,nelle O.N.G. della mancata libertà religiosa(cristiana,i buddisti no quelli sono trendy)in cina e in altri 21 paesi,nessuno che gridi del Darfur,quanti ministri,deputati,editorialisti,conduttori hanno gridato alla strage di cattolici in india del settembre - novembre 2008
prima di scrivere collegare il cervello prego .........

euge ha detto...

Hai ragione massimo ma, ormai la caccia al cristiano non solo è ufficialmente aperta ma legalizzata anche da coloro che tanto difendono le libertà religiose e non che sono solo e sempre quelle degli altri.