venerdì 27 marzo 2009

La testimonianza di due missionari italiani a Yaoundé: Qui nessuno si è perso una sola delle parole del Papa (Casadei)


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VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE IN CAMERUN E ANGOLA (17-23 MARZO 2009): LO SPECIALE DEL BLOG (discorsi, omelie, raccolta di notizie, commenti, articoli ed interviste)

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DEL SANTO PADRE AI VESCOVI CATTOLICI SULLA REMISSIONE DELLA SCOMUNICA AI QUATTRO VESCOVI "LEFEBVRIANI"

Su segnalazione della nostra Alessia leggiamo:

Qui nessuno si è perso una sola delle sue parole

La testimonianza di due missionari italiani a Yaoundé

di Rodolfo Casadei

Padre Maurizio finalmente può farsi la sua pastasciutta. Sono le 18 ed è dalla 7 di mattina che non mangia: prima al centro a raccogliere le ultime notizie sui ragazzi, poi al commissariato di polizia a intercedere per un arrestato, poi all’ospedale a visitare quell’altro che si è procurato un gran taglio sulla testa: «Lui dice che lo ha colpito il treno mentre fumava la sua robaccia vicino ai binari, ma si vede bene che è un colpo di machete: sicuramente è andato a mettere le mani dove non doveva». La giornata è volata. Finalmente torna anche padre Marco, dopo le lezioni al liceo di quartiere e le attività parrocchiali. Padre Maurizio Bezzi e padre Marco Pagani, quasi coetanei cinquantenni, sono i due missionari del Pime (bergamasco il primo, milanese il secondo) che hanno creato a Yaoundé il centro Edimar, frequentato ogni giorno da 200 ragazzi di strada che lì trovano amicizia, soccorso e la possibilità di riprendere in mano la vita. «Quando uno di loro finisce all’ospedale, lo faccio accudire da un paio di compagni: in questo modo vedono la fiducia che ho in loro, si sentono considerati e crescono nell’autostima. Noi cerchiamo di ricreare i rapporti con le famiglie di origine, ma il problema è proprio lì: la crisi della famiglia dentro alla generale crisi della società africana produce questi giovani che si sentono abbandonati». I giornalisti italiani, almeno quelli cattolici, hanno affollato il centro Edimar nei giorni della visita del Papa. Non tutti avevano la necessaria apertura mentale. «A uno ho citato una frase di padre Gheddo su Vangelo e sviluppo, e lui mi ha risposto: “No, questa non la scrivo, Gheddo è troppo conservatore”». «Sempre meglio di quelli che sono rimasti in hotel per tutta la durata del soggiorno del Papa per paura di prendere la malaria», ironizza padre Marco. Il turbine della polemica sul condom e l’Aids qui è passato senza lasciare tracce: «A parte il fatto che qui le autorità promuovono da anni il metodo ugandese, cioè l’Abc di astinenza, fedeltà di coppia e condom solo in terza posizione, l’unico attivista dei diritti umani che si è unito alle critiche contro il Papa ha rilasciato le sue dichiarazioni alla stampa estera: su quella camerunese non s’è letta una riga. I giornali dei partiti di opposizione hanno criticato la visita del Papa ma solo perché secondo loro è stata strumentalizzata nell’interesse del capo dello Stato. Nemmeno loro ce l’avevano con Benedetto XVI». «A me le persone adulte dicono: “Sul preservativo ha ragione il Papa, ci trattano come scemi!”. Per non parlare di quelli che si vantano: “Anch’io ho sempre preferito senza”», rivela padre Maurizio.
Da ciò non si concluda che i camerunesi non sono gente seria: «Dovevi essere allo stadio alla celebrazione eucaristica», dice serio padre Marco. «In 60 mila hanno ballato, cantato e suonato i tamburi per un’ora, sembrava la più scatenata delle feste.
Ma quando il Papa ha preso la parola per l’omelia, ha evocato le sofferenze del popolo e la speranza di Cristo, è sceso il silenzio assoluto. Non si sono persi un parola, erano tutti emozionati fino alle lacrime. Io e Maurizio ci siamo guardati in faccia: “Dobbiamo riprendere queste cose coi nostri giovani, è ciò che desiderano”».

© Copyright Tempi, 27 marzo 2009

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