venerdì 27 marzo 2009

Il segreto della popolarità di Benedetto XVI. Nonostante tutto (Magister)


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Su segnalazione della nostra Mariateresa leggiamo:

Il segreto della popolarità di Benedetto XVI. Nonostante tutto

Pur tempestato dalle critiche, questo papa continua a riscuotere la fiducia delle grandi masse. Il viaggio in Africa e un'inchiesta in Italia lo provano. Il motivo è che parla di Dio a un'umanità in cerca d'orientamento

di Sandro Magister

ROMA, 27 marzo 2009

Sull'aereo di ritorno dal Camerun e dall'Angola, Benedetto XVI ha detto ai giornalisti che, del viaggio, gli sono rimaste impresse nella memoria queste due cose:

"Da una parte la cordialità quasi esuberante, la gioia, di un'Africa in festa. Nel papa hanno visto la personificazione del fatto che siamo tutti figli e famiglia di Dio. Esiste questa famiglia e noi, con tutti i nostri limiti, siamo in questa famiglia e Dio è con noi.

"Dall'altra parte lo spirito di raccoglimento nelle liturgie, il forte senso del sacro: nelle liturgie non c'era autopresentazione dei gruppi, autoanimazione, ma la presenza del sacro, di Dio stesso. Anche i movimenti, le danze, erano sempre di rispetto e di consapevolezza della presenza divina".

Popolarità e presenza di Dio. L'intreccio tra questi due elementi è il segreto del pontificato di Joseph Ratzinger.

***

Che Benedetto XVI sia un papa popolare sembrerebbe contraddetto dalla tempesta di critiche ostili che si abbattono quotidianamente su di lui, dai media di tutto il mondo. Nell'ultimo mese queste critiche hanno registrato un crescendo senza precedenti. Anche rappresentanti ufficiali di governi, ormai, non hanno remore a mettere sotto accusa il papa.

Ma se si guarda ai grandi numeri l'impressione che si ricava è diversa. Nei suoi viaggi, Benedetto XVI ha sempre registrato indici di popolarità superiori alle attese.

Non solo in Africa ma anche su piazze difficili come gli Stati Uniti o la Francia.

A Roma, all'Angelus della domenica mezzogiorno, piazza San Pietro è ogni volta gremita più che negli anni di Giovanni Paolo II.

Ciò non significa che queste medesime folle accettino e pratichino all'unisono gli insegnamenti del papa e della Chiesa. Innumerevoli indagini mettono in luce che sul matrimonio, la sessualità, l'aborto, l'eutanasia, la contraccezione i giudizi di un largo numero di persone sono più o meno distanti dal magistero cattolico.

Nello stesso tempo, tuttavia, molte di queste stesse persone manifestano un profondo rispetto per la figura del papa e per l'autorità della Chiesa.

Il caso dell'Italia è esemplare. Il 25 marzo su "la Repubblica" – cioè sul quotidiano progressista leader, molto caustico nel criticare Benedetto XVI – il sociologo Ilvo Diamanti ha fornito un'ennesima conferma dell'alto tasso di fiducia che gli italiani continuano a riporre nella Chiesa e nel papa, nonostante il diffuso dissenso su vari punti del suo insegnamento.
Ad esempio, richiesti di dire se fossero pro o contro l'affermazione del papa sul preservativo "che non risolve il problema dell'AIDS ma lo aggrava", ben tre su quattro si sono detti contrari.
Ma i medesimi intervistati, alla domanda se riponessero fiducia nella Chiesa, hanno risposto "molto" o "moltissimo" nella misura del 58,1 per cento. Ed è risultata ampia anche la fiducia riposta in Benedetto XVI, col 54,9 per cento.
Non solo. Dalla stessa indagine si ricava che la fiducia nella Chiesa e in Benedetto XVI non è in calo ma è in aumento rispetto a un anno fa.

Il professor Diamanti spiega così questo apparente contrasto:

"La Chiesa e il papa intervengono sui temi sensibili dell'etica pubblica e privata in modo aperto e diretto. Offrono risposte discutibili e spesso discusse, contestate da sinistra o da destra. Tuttavia, offrono certezze a una società insicura, alla ricerca di riferimenti e valori. Per questo 8 italiani su 10, tra i non praticanti, considerano importante dare ai figli una educazione cattolica e li iscrivono all'ora di religione. Per questo una larghissima maggioranza delle famiglie, vicina al 90 per cento, destina l'8 per mille della propria imposta sul reddito alla Chiesa cattolica".

E per questo stesso motivo – si può aggiungere – il capo del governo italiano Silvio Berlusconi non si è unito nei giorni scorsi al coro di critiche al papa dei rappresentanti di Francia, Germania, Belgio, Spagna, eccetera. Anzi, si è espresso in direzione opposta.
Il 21 marzo ha detto che è doveroso rispettare la Chiesa e difendere la sua libertà di parola e di azione "anche quando si trova a proclamare principi e concetti difficili e impopolari, lontani da quelle che sono le opinioni di moda". Con ciò Berlusconi ha semplicemente espresso quello che è il sentire comune di tantissimi italiani.

***

I dati sopra richiamati fanno quindi già intravvedere la sostanza della questione: che cioè la popolarità di Benedetto XVI ha la sua sorgente proprio nel modo in cui egli svolge la sua missione di successore di Pietro.
Questo papa è rispettato e ammirato per una ragione fondamentale. Perché ha posto in cima a tutto questa priorità, da lui formulata così nella lettera ai vescovi dello scorso 10 marzo, documento capitale del suo pontificato:

"Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio. Non a un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell'amore spinto sino alla fine (cfr. Giovanni 13, 1), in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall'orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l'umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più".

Domenica 15 marzo, due giorni prima di partire per l'Africa, Benedetto XVI non disse niente di diverso nello spiegare la finalità del suo viaggio, alla folla convenuta per l'Angelus in piazza San Pietro:

"Parto per l’Africa con la consapevolezza di non avere altro da proporre e donare a quanti incontrerò se non Cristo e la buona novella della sua Croce, mistero di amore supremo, di amore divino che vince ogni umana resistenza e rende possibile persino il perdono e l’amore per i nemici. Questa è la grazia del Vangelo capace di trasformare il mondo; questa è la grazia che può rinnovare anche l’Africa, perché genera una irresistibile forza di pace e di riconciliazione profonda e radicale. La Chiesa non persegue obiettivi economici, sociali e politici; la Chiesa annuncia Cristo, certa che il Vangelo può toccare i cuori di tutti e trasformarli, rinnovando in tal modo dal di dentro le persona e le società".

In Camerun e in Angola, il cuore del messaggio del papa fu effettivamente questo. Non le denunce – pur da lui fatte con parole forti – dei mali del continente e delle responsabilità di chi li genera. Ma per prima cosa quello che fu l'annuncio di Pietro allo storpio, nel capitolo 3 degli Atti degli Apostoli: "Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!".

Tra i diciannove discorsi, messaggi, interviste, omelie pronunciati da Benedetto XVI nei sette giorni del suo viaggio in Camerun e in Angola sarebbe interessante ricavare un'antologia dei passi più significativi.

Ma per capire il senso profondo della sua missione basta riportare qui un solo testo emblematico: l'omelia pronunciata da Benedetto XVI nella messa di sabato 21 marzo, a Luanda, nella chiesa di San Paolo.

Lo spirito di raccoglimento, il forte senso della presenza di Dio, rimasti impressi nella memoria del papa alla vista delle folle che seguivano la liturgia, come pure l'esuberante festosità con cui lo hanno accolto ed avvolto, hanno una loro spiegazione anche in questa omelia di papa Ratzinger in una remota chiesa dell'Africa:

"Affrettiamoci a conoscere il Signore"

© Copyright www,chiesa consultabile anche qui.

3 commenti:

massimo ha detto...

una cosa è certa i sondaggi di repubblica e dell'autore citato sono al minimo danno possibile per repubblica e al massimo per la chiesa,rep.e il suo gruppo editoriale ha fatto del danneggiare e screditare il papa e la chiesa una delle due o tre "mission" di assoluta priorità.
grazie magister.

gemma ha detto...

repubblica dovremmo cominciare a non leggerla più, compreso il sito online e commenti e sondaggi "tra di loro". E loro possono tapparsi le orecchie quando parla il Papa, nessuno li obbliga ad ascoltare, ma chi vuole deve averne il diritto.
Sul sito già campeggia la notiziona sulla presa di posizione di Lancet,naturalmente contro il Papa. Nessuno invece mi pare si indigni nè tra i politici nè tra i vippsss nè tra gli scienziati per la legalizzazione della vendita di organi a Singapore. Anzi, c'è da aspettarsi da un momento all'altro che nel caso il Papa si pronuncerà sull'argomento, diventerà una proposta di civiltà anche da parte dei radicali europei per ridurre il commercio di organi clandestini. Al solito, l'etica non serve, elimando il reato, si elimina la clandestinità...facendo abortire le africane, si riducono gli africani e si eliminano i problemi dell'Africa...Il problema è che ormai da certe teorie nemmeno il Papa pare essere più libero di dissentire

euge ha detto...

Cara Gemma, infatti, pare che in questa società di oggi, chiunque si ponga uno scrupolo etico sulle problematiche che tu stessa hai accennato, sia o un retrogrado o un mentecatto, oppure uno che vive fuori dal mondo.
Come ebbi modo di dire in altre situazioni, continuando così non solo si arriverà a giustificare anche i crimini più aberranti ma, si arriverà a considerare l'essere umano nel suo complesso, soltanto un qualcosa senza anima, senza cervello e senza personalità da gestire, inquadrare, manipolare ed all'occorrenza eliminare, senza nessun tipo di riguardo. Del resto, è proprio quello che si è incominciato a fare. Mi chiedo quanto dovremo ancora attendere, per spingerci ad emulare certe pratiche tristemente conosciute e condannate dalla storia, che propagandavano la selezione della razza.