lunedì 16 marzo 2009

Benedetto XVI esalta lo spirito di unità con i vescovi. Attesa per il viaggio in Africa (Conte)


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Benedetto XVI esalta lo spirito di unità con i vescovi

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Domitilla Conte

ROMA

Benedetto XVI, al termine di una settimana tra le più sofferte del suo pontificato per le lacerazioni aperte dopo la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani, spiega che un vescovo «è il principio e il fondamento visibile di unità nella sua chiesa», e che «nessun vescovo è solo» se resta unito a Cristo, agli altri vescovi e al Papa.
Parole non scontate, tenuto conto delle polemiche piovute da alcuni presuli e da intere conferenze episcopali per alcune sue scelte, una «bufera» che lo stesso «Osservatore romano» ha definito «senza precedenti» e che, nonostante le molte attestazioni di solidarietà seguite alla sua lettera ai vescovi di tutto il mondo, ha fatto parlare di «solitudine» del pontefice», di «fughe di notizie dalla Curia», fino a ipotizzare fronde esterne e interne al Vaticano.
Il card. Camillo Ruini aveva parlato di «perdita del senso di appartenenza», con un gergo più familiare al mondo della politica che a quello ecclesiale.
Ieri Benedetto XVI ha incontrato un gruppo di vescovi argentini in visita «ad limina», apparentemente più preoccupati del calo di fedeli nel loro Paese e in tutto il continente latinoamericano che non della vicenda lefebvriani.
Un'occasione, tuttavia, per ribadire con chiarezza e puntiglio cosa è un vescovo, e per assicurare non solo ai presuli argentini ma a quelli di tutto il mondo che possono contare sull'appoggio e la vicinanza del pontefice.
«Il ministero episcopale – ha detto papa Ratzinger ricevendo i vescovi argentini – è al servizio dell'unità e della comunione di tutto il Corpo mistico di Cristo».
Per questo «il vescovo, che è il principio e il fondamento visibile di unità nella sua Chiesa particolare, è chiamato a promuovere e a difendere l'integrità della fede e la disciplina comune di tutta la Chiesa, insegnando ai fedeli ad amare tutti i loro fratelli».
Il pontefice ha elogiato i vescovi argentini, che gli hanno promesso «di mantenere e di rafforzare l'unità in seno alla Conferenza episcopale e alle comunità diocesane. Questa unità – ha osservato – che dovete promuovere intensamente e in modo visibile, sarà inoltre fonte di consolazione nel serio incarico che vi è stato affidato. Grazie a questa collegialità affettiva ed effettiva – ha insistito ampliando idealmente la platea – nessun vescovo è solo».
E neanche il Papa, quindi – ha sottinteso – può essere solo, perchè anche lui è, oltre che Papa, vescovo.
Cresce, intanto, l'attesa per il viaggio in Africa («quel continente che mi è particolarmente caro») che il Papa compirà dal 17 al 23 marzo, prima in Camerun e quindi in Angola.
Aborto della bimba brasiliana, inopportuna la scomunica
Mettere in piazza l'aborto di una bambina di nove anni e sventolare scomuniche in un caso così «delicato» come quello della bimba brasiliana violentata dal patrigno e incinta di due gemelli, è stato non solo un atto «privo di misericordia», ma anche un danno alla «credibilità dell'insegnamento della Chiesa».
Il presidente della Pontificia accademia per la Vita, monsignor Rino Fisichella, la massima autorità vaticana in materia di bioetica, non poteva scegliere parole più efficaci per condannare l'iniziativa del vescovo di Olinda e Recife, Josè Cardozo Sobrinho, il quale, appreso della dolorosa vicenda, aveva annunciato ai giornali, con una prassi inconsueta anche per lo stesso diritto canonico, la scomunica dei medici e dei familiari della bambina che avevano favorito l'aborto.
Monsignor Fisichella, in un articolo dal titolo «Dalla parte della bambina brasiliana» apparso sull'Osservatore romano, quella della bimba brasiliana è «una storia di quotidiana violenza» che «ha guadagnato le pagine dei giornali solo perché l'arcivescovo di Olinda e Recife si è affrettato a dichiarare la scomunica per i medici che l'hanno aiutata a interrompere la gravidanza».
La scomunica per chi pratica l'aborto è automatica, secondo il diritto canonico, ma «non c'era bisogno» «di tanta urgenza e pubblicità», anzi era fondamentale salvaguardare la bambina.

© Copyright Gazzetta del sud, 15 marzo 2009

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, Raffa. Il Foglio oggi, in prima pagina con grande evidenza e dovizia, pubblica un riassunto di tutto il buano, come direbbe Mariateresa, caduto addosso a Papa Benedetto. Lettura decisamente spiacevole e maleodorante.
Io avrei preferito un riassunto improntato sulle voci pro.
Alessia

Raffaella ha detto...

Ciao Alessia, vuoi dire che pubblica le reazioni negative alla lettera oppure alla revoca della scomunica?
Peccato...avremmo bisogno anche di voci positive.
R.

Anonimo ha detto...

In breve Raffa, un elenco a 360° gradi di carognate, analisi più o meno interessate e interessanti e di si dice. Insomma, un di tutto e di più.
Alessia

Raffaella ha detto...

Ho letto...il Foglio pubblica una carrellata di citazioni dei peggiori articoli (con qualche eccezione) piovuti in questi giorni su Papa Benedetto.
Era proprio necessario?
Se c'e' una logica sarebbe bene spiegarla.
R.

Anonimo ha detto...

Raffa, io mi sono data una spiegazione del silenzio, taccio sulle rezioni negative, dei cosiddetti media e commentatori "amici" di Papa Benedetto: il coinvolgimento degli ebrei nella querelle. Nota bene, che molti dei muti di oggi, all'epoca di Ratisbona, avevano difeso a spada tratta il Papa.
Alessia

mariateresa ha detto...

s', non è una gran libidine il Foglio di oggi. Del resto il titolo spiega la selezione degli articoli: parla di "rivolta", quindi sono articoli che segnalano i rivoltosi.
Sinceramente non se ne sentiva il bisogno.

Raffaella ha detto...

Cara Alessia, non posso che concordare con te!
Questo spiega la mancanza di reazione e di difesa fino a quando non e' stata pubblicata la lettera nella quale il Papa ringrazia gli ebrei.

Mariateresa, hai ragione: non si sentiva il bisogno della paginata del Foglio.
R.

Anonimo ha detto...

Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io.
Alessia

gemma ha detto...

"Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io."
Concordo alessia e aggiungerei che per aprire gli occhi "meglio tardi che mai". Basterebbe forse essere un pò più cauti nel considerare amici coloro con cui capita di percorrere un piccolo tratto di strada insieme e diffidare di chi si insinua nelle disquisizione di fede per passione intellettuale o politica. Alla fine il Papa resta un uomo di fede e i suoi gesti diventano comprensibili solo se li si guarda nell'ottica della fede.
Resto infine del parere che forse è meglio leggere direttamente Politi, almeno è un antiratzingeriano coerente e pubblica la farina del suo sacco (che altri citano e scopiazzano), non il review delle dietrologie altrui con tanto di bibliografia, come ho visto fare da più parti in questi giorni-
Per il mio amico passante: il tuo amico" elefante" oggi fa una prima pagina non molto diversa di quella che il maestro del cafonal ha fatto sul suo sito due giorni fa facendo apparire la chiesa come un grande pollaio.
Mi chiedo perchè poi in queste analisi si continui ad insistere in dati della prefettura che si è visto essere completamente sbagliati e sovrapponibili a quelli disponibili delle udienze e angelus di Giovanni Paolo II. Ha senso dare credito ad analisi che si basano su dati e quindi presupposti errati? Si può continuare a paragonare la popolarità di qualcuno (per quanto grande possa essere) con quella di un Papa che ha governato su più generazioni di cattolici, di cui abbiamo vissuto malattia e morte praticamente in diretta e su cui è in corso una causa di beatificazione? Non suonano stonati i sondaggi e le percentuali in una situazione come questa in cui si cerca di paragonare continuamente un uomo (per me un grande uomo, ma io non partecipo al sondaggio) con un quasi santo?

un passante ha detto...

cara gemmi diciamo che la prima pagina del foglio di oggi mi ricorda tanto la grazia di un elefante in un... pollaio, appunto...
Ma forse hai ragione tu, per capire le questioni di fede e il reale significato delle diatribe tra credenti, ci vuole la fede, appunto