sabato 14 marzo 2009

Secondo Tosatti il vero obiettivo degli attacchi di vescovi e cardinali al Papa sarebbe Bertone...


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BATTAGLIA IN VATICANO

Papa nel mirino delle critiche
Ma è Bertone il vero obiettivo


Molti vescovi chiedono a Ratzinger di pensionare il Segreterio di Stato

MARCO TOSATTI

CITTÀ DEL VATICANO

Il giorno dopo la sua lettera in cui lamenta ostilità e ammette errori, il Papa riceve un coro di profferte di fedeltà.
Anche dagli episcopati - tedesco, austriaco, francese, svizzero - in cui le riserve sulla revoca della scomunica ai lefebvriani erano state più forti e sonore, tanto da far parlare il cardinale Ruini di «indebolirsi e a volte praticamente all'estinguersi, del senso di appartenenza ecclesiale».
E, in fondo, sono sinceri; perché per molti di loro non è il Pontefice, che si avvia al suo ottantreesimo genetliaco (??? Il Papa compie 82 anni, nota di Raffaella), il bersaglio; ma alcuni suoi collaboratori, e in particolare il Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, che a dicembre compie 75 anni, e di conseguenza deve affidare al Papa la sua disponibilità a lasciare l’incarico.
Ci sono voci, molto solide, secondo le quali proprio negli episcopati di Germania, Austria, Svizzera e Ungheria si stiano raccogliendo consensi per un messaggio da far pervenire a Benedetto XVI, chiedendogli di accettare, a dicembre, la rinuncia del suo primo collaboratore.
Ovviamente non propongono nessuno, ma un candidato sarebbe preferito: l’arcivescovo di Vilnius, Audrys Backis, diplomatico di carriera (cosa che Bertone non è), molto legato al cardinale Silvestrini, e al "Club di Villa Nazareth", l’istituzione creata dal cardinale Tardini per aiutare i ragazzi promettenti e privi di mezzi, che nel corso dei decenni è diventato il punto di riferimento della diplomazia in talare. Gli episcopati nordici avrebbero chi li ascolta anche a Roma, nella persona di monsignor Joseph Clemens, che è stato segretario del Papa fino a poco prima dell’elezione. Era (ed è) una delle persone che godono della familiarità del Papa (che va a cena da lui un paio di volte al mese) fino, dicono, a curarne la persona.
«Con Bertone non c’è simpatia, e soprattutto il Segretario di Stato non amerebbe che il gioviale vescovo tedesco tornasse a un ruolo istituzionale vicino al Papa, per esempio nel ruolo di Prefetto della Casa Pontificia», dicono in Curia.
Ma le manovre dell’Europa del Nord non sono l’unica minaccia da cui il Segretario di Stato deve guardarsi. Anche il Sostituto alla Segreteria di Stato, l’arcivescovo Ferdinando Filoni, scelto proprio da Bertone, avrebbe da tempo cominciato a muoversi in maniera molto indipendente, allacciando rapporti stretti con l’arcivescovo Paolo Sardi, certamente non uno dei fan del Segretario di Stato, l’uomo che controlla i discorsi del Papa, e che da Benedetto XVI ha «ereditato» una figura molto importante: la ex governante del Pontefice, ora sua governante, Ingrid Stampa, che lavora in Segreteria di Stato; una delle poche persone che hanno accesso all’Appartamento. E qui si tocca un altro punto chiave, della crisi che sembra attraversare la Chiesa. Se sotto Wojtyla (finché è stato bene) l’Appartamento sembrava, secondo i critici, «una locanda», con gente che entrava e usciva continuamente, ora dopo le cinque, nei corridoi si sentono solo i passi del Papa, di don Georg e delle "Memores Domini" che lo accudiscono. «Rare le visite, persino dei cardinali d i Curia: il Prefetto dei Vescovi, Re, che deve per ufficio andare dal Papa per portargli le proposte di nomina dei vescovi in tutto il mondo, viene ricevuto una volta al mese. Il cardinale Hummes, Prefetto del Clero, cioè responsabile delle centinaia di migliaia di sacerdoti, è stato ricevuto due volte in due anni», dicono persone vicine al Papa. Altri porporati, una volta o al massimo due, dalla nomina.
Nel 1983, di ritorno da un viaggio nella Polonia di Jaruzelski, e dopo aver incontrato segretamente Lech Walesa imprigionato dal regime, Papa Wojtyla lesse sulla prima pagina dell’Osservatore Romano un fondo intitolato: «Onore al sacrificio», in cui si sosteneva che la Chiesa aveva sacrificato il leader di Solidarnosc alla realpolitik. Nel giro di poche ore il Papa accettò le dimissioni di monsignor Virgilio Levi, autore dell’articolo e vicedirettore del quotidiano. La Chiesa vive oggi nel regno di un papa mite; tanto mite da scrivere una lettera ai vescovi di tutto il mondo per scusarsi di essere stato servito male dai suoi collaboratori. Forse però qualche responsabilità ce l’ha anche il Pontefice. Se è vero che alla riunione in cui si è messa a punto la revoca delle scomuniche erano presenti, oltre a Benedetto XVI: il cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Fede; il cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi; il cardinale Dario Castrillon Hoyos, presidente di "Ecclesia Dei", la commissione incaricata di occuparsi dei lefebvriani; e il Sostituto alla Segreteria di Stato, l’arcivescovo Ferdinando Filoni (nel verbale della riunione ci sarebbero tre suoi interventi) è evidente che nessuno di loro può chiamarsi fuori. Ma a quella riunione non era presente, perché non convocato, l’uomo certamente più importante per l’immagine del Papa nel mondo, e cioè il Direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi. Joaquin Navarro Valls - di cui forse oggi Benedetto XVI rimpiange un troppo frettoloso allontanamento - aveva un contatto continuo con l’Appartamento. Nella corte vaticana questa posizione «privilegiata» gli procurò una quantità infinita di nemici (fra l’altro era - orrore - un laico!) che non mancarono di fargli pagare il conto. Con l’elezione di Benedetto XVI si tornava - furono parole pronunciate in Segreteria di Stato - «alla normalità». Ma se la «normalità» è quella di un Papa che deve scrivere ai vescovi per chiedere scusa di gesti di riconciliazione mal gestiti e mal spiegati...

© Copyright La Stampa, 14 marzo 2009 consultabile online anche qui.

Il Papa ha chiesto scusa? Dove? Quando?
Semmai ha spiegato perfettamente la sua posizione ed e' stato fermo nell'analizzare la realta'!
Infatti non ci sono stati passi indietro e, guarda caso, la lettera e' stata accolta bene dagli Ebrei, dai vescovi (non si sa quanto sinceramente) e, soprattutto, dai Lefebvriani.
Provo molto disagio quando mi tocca leggere questi "giochi di potere" all'interno della curia e della Chiesa Cattolica.
Come blog e come cattolici, abbiamo il dovere di documentarci attingendo a tutte le fonti, ma consentitemelo: pensare che dei sacerdoti (i vescovi ed i cardinali sono preti!) passino tutto il loro tempo a escogitare il modo piu' adatto per fare lo sgambetto al Papa o per guadagnare posizioni di prestigio e' qualcosa che mi da' il voltastomaco.
Preghiamo per la Chiesa e per il Papa.
Ultima considerazione: vedrei benissimo come Prefetto della Casa Pontificia uno strettissimo collaboratore di Benedetto XVI (non importa se Mons. Clemens o altri).
Forse, in quel caso, non si sparerebbero numeri a caso sulle presenze dei fedeli in Vaticano e ci sarebbe maggiore controllo sui dati diffusi a fine anno.
Vedrei benissimo Don Georg Genswein in quel ruolo.
Non dimentichiamoci che Giovanni Paolo II creo', per il suo segretario particolare, Mons. Dziwisz, la carica di "Prefetto aggiunto della Casa Pontificia", ruolo che non esisteva prima e che ora e' stato soppresso
.
R.

13 commenti:

Caron dimonio ha detto...

Non cerchiamo di scaricare ancora sul Pontefice colpe che non ha. La lettera c'è stata e non è stata una lettera di scuse per aver sbagliato ma, una lettera chiarificatrice ed una lettera dove coraggiosamente il Papa, si è fatto carico di colpe altrui.
Un coraggio ed una lealtà che i suoi collaboratori sognano tutte le notti di avere ma, che per quanto cerchino, non riescono a trovare.

mariateresa ha detto...

non prendo più sul serio chi scrive sulla Stampa, è una questione di pelle. Amche chi tiene i blog.
E infatti anche questo articolo è un misto di illazioni, pettegolezzi e cose superficiali.
Lasciamo stare poi Navarro che le sue critiche sul gobbone se le è prese anche lui.
Questa è una situazione pesa e diversa.E non bastano certi sprezzanti luoghi comuni.

Anonimo ha detto...

Insomma a far le spese è sempre e comunque Benedetto XVI.

C'è qualcosa che non torna.
I giornalisti italiani continuano ad insinuare che l'errore di Benedetto XVI è stato dalla superficialità di come si è trattata la questione dei vescovi scomunicati.
Una sola domanda...
Ma se il papa avesse riabilitato la Teologia della liberazione" credo che tutti i giornali avrebbero plaudito all'iniziativa .
Allora la stampa è venduta al miglior offerente, e in questo momento il migliore offerente è quella lobbie laicista a livello europeo che si serve di uomini di Chiesa (Melloni in prima linea, Mancuso, Martini, Tettamanzi, Kasper) e delle conferenze episcopali filo protestanti "indisciplinate" da quaranta anni in allegra compagnia con teologi protestanti al fine di indebolire la figura di Benedetto XVI.
Tosatti , si muove su queste file se ammette, quale coraggio, che i vescovi del nord Europa vorrebbero un certo signore alla segreteria di Stato,proprio i traditori ora pretedono di avere in loro mano il più stretto collaboratore del papa.
Qua c'è da uscire pazzi.
IL demonio fa salti di gioia.

Anonimo ha detto...

L'assurdo è che molti di questi personaggi squallidi che abitano la curia tentano di agire sotterraneamente attraverso i vaticanisti compiacenti. Pensate allo scambio Rodari - Gennari, dove quest'ultimo difendeva l'indifendibile Re. Il giornalismo, anche quello cattolico, è fatto di messaggi trasversali, tranne le rare e luminose eccezioni tipo Tornielli e Rodari..

Anonimo ha detto...

Questo articolo conta poco! molto giusto.
Ma è vero che manca una persona capace di dare un imagine al Papa, fare commenti come fu il grande Navarro. Padre Lombardi e la segreteria di Stato con Filoni deve chiedere consigli. Non hanno studiato comunicazione. Negli Stati Uniti l'imagine del Papa era stupenda. Ora, ci vuole una squadra di relazione pubblica, di consigliere mediatici. E urgente!

Anonimo ha detto...

pettegolezzi e le insinuazioni lasciano il tempo che trovano.
Adesso è giunto il momento, per coloro che hanno remato contro, di lasciare, e questo per il bene della Chiesa. E non solo.

Anonimo ha detto...

fanta politica religiosa. Un buon inizio per avvincenti romanzi gialli fanta ecclesiastici!

mariateresa ha detto...

Navarro non è adatto alla bisogna. Io la penso così.
Non so chi lo sia, ma lui no.
Aveva anche la tendenza a dire le balle con la faccia seria e, almeno a me, dà fastidio.

Alessandro VI ha detto...

Anche a me Navarro Valls non ha mai ispirato fiducia. negli ultimi giorni di vita di Giovanni paolo II è stato capace di far dire delle cose al Papa che non aveva più neanche la forza di respirare ma, che sarebbero servite in seguito e così è stato.
No! non ne sento la mancanza.
Invece, sento la mancanza di qualcuno che come responsabile della Sala Stampa Vaticana, sappia tenere a bada certe iene ed abbia il coraggio, di andare controcorrente e di parlare liberamente sciolto da qualsiasi meschino gioco di potere.

gemma ha detto...

Una raccolta di firme che proviene dagli episcopati tedesco, austriaco e svizzero, non mi pare una novità (usava anche ai tempi di Giovanni Paolo II, quando il cardinale Lehmann mi dicono che arrivasse ogni tanto a Roma con raccolte pro-abolizione celibato et simili).
Chissà perché poi in ogni articolo ricorre sempre il nome di Re…Sia lui che i vari porporati responsabili di dicasteri verrebbero ricevuti poco... che strano concetto di collegialità…il fatto che porporati di tale livello (tutti “papabili” nel conclave) vengano ricevuti dal Papa una sola volta al mese o meno, potrebbe anche significare che il Papa si fida delle loro decisioni, della loro capacità di discernimento nel designare i vescovi o le questioni concernenti i sacerdoti (istanze pro celibato a parte), o no???) . Quando invece serve per supportare la mancanza di collegialità esistente nella Chiesa, “questo” Papa è un monarca che vuole governare da solo e non si fida di nessuno, non lasciando spazio a curiali di provata esperienza.
Non si può poi sempre come punto di forza di un pontificato citare riferimenti inerenti la Polonia, come si fa con i gesti di Giovanni Paolo II. Il mondo cattolico è ben più vasto e tanti uomini nel mondo hanno subito e subiscono vessazioni. Nei riguardi di altre questioni, estranee alla realtà polacca, qualche problema si è verificato anche nel precedente pontificato (gli archivi ondine sono pieni di polemiche).
I problemi seguìti alla revoca della scomunica non sono arrivati tanto dal fatto che padre Lombardi non fosse stato magari informato. Perlomeno non possono essere imputabili solo a quello, se ciò che ha tenuto banco in realtà è stata l’immediata divulgazione dell’intervista antisemita a Williamson, fino ad allora tenuta in caldo (ma guarda che coincidenza!). Evidentemente padre Lombardi non è stato informato, ma qualcun’altro all’esterno del Vaticano che ha prontamente scatenato il caso Williamson,si…E vai a capire da parte di chi.
Navarro Valls si è sempre detto che si fosse volontariamente dimesso, ora impariamo che è stato allontanato. Chissà come stanno veramente le cose, comunque, non mi pare che il suo carisma professionale troppo tendente alla spettacolarizzazione del pontificato fosse in sintonia con quello di Benedetto XVI.
Comunque, posso capire la necessità di fornire spiegazioni ai fedeli, ma mi pare che quello dovesse essere compito dei vescovi, o no? Probabilmente, ancora una volta il Papa ha sopravvalutato quelli che ritiene confratelli nell’episcopato: come pensare che vescovi e cardinali non conoscessero i meccanismi della revoca di una scomunica e le sue effettive implicazioni immediate, che non significano, appunto, pieno reintegro nella Chiesa? E potessero spiegarle ai fedeli, anziché disorientarli e “fomentare” ribellione e la solita raccolta firme a mezzo stampa? Come pensare che chi predica ad altri il Vangelo potesse non comprendere una decisione che cerca di accogliere chi si è allontanato evitando che si perda del tutto? L’errore del Papa può essere stato solo questo, secondo me. Di sopravvalutazione delle attitudini di chi dovrebbe affiancarlo, e non mi pare che la sua sia stata una lettera di scuse. Se poi mi sbaglio, e non ho percepito tale sfumatura, ben venga chi sa chiedere scusa per gli errori della propria chiesa e non per quelli di altri .

Anonimo ha detto...

questo è l'articolo più offensivo e cattivo che un vaticanista abbia scritto finora.

un passante ha detto...

non amo certi siti ma fanno "notizia" e opinione e ....ecco cosa titola il famoso sito di D'Agostino prendendo a spunto l'articolo di Tosatti:

MAI ERA ACCADUTO CHE LA SANTA SEDE DIVENTASSE SEDE DI UN POLLAIO - L’INOPINATO ATTACCO DEI VESCOVI A RATZINGER MIRA A FAR FUORI BERTONE - LA CRISI DI UN PAPA DI 83 ANNI COSTRETTO A CHIEDERE SCUSA (DIMISSIONI?) -

E altri ne verranno da una parte della stampa che aspetta solo questi assist in cui si riduce una lettera nata da un moto del cuore in presunte scuse o addirittura dimissioni . Come non ringraziare di cuore chi l'ha scritto per il servizio reso a questo mite Papa, come lui stesso lo definisce? (83 anni compresi)
Come avrebbe fatto senza, chi sguazza negli scandali, a confezionarne l'ennesimo...
So che questo non è il luogo adatto in cui dare retta o pubblicizzare il "cafonal" ma certa dietrologia alla Angeli e Demoni può fare solo male. Una tregua vaticanista approfittando della prossima Pasqua..no ehhhh?

gemma ha detto...

caro amico mio passante, hai ragione, di dagospia e relativi scandalismi non ci importa poi molto in fondo, e non è sulla nostra linea, ma spero tanto che almeno tra i credenti lo si voglia raccogliere l'invito ad una tregua pasquale. Se poi ce lo propone un passante, non credente, la cosa deve faci riflettere ancora di più....:-)