mercoledì 18 marzo 2009

La Chiesa condanna la promiscuità prima del condom. La polemica contro Giovanni Paolo II a San Francisco (Izzo)


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Riceviamo e con grande piacere ed immensa gratitudine pubblichiamo questo bellissimo servizio di Salvatore Izzo sulle polemiche delle ultime ore.
Leggiamo con attenzione perche' questo pezzo ci e' di grande aiuto per comprendere sia la posizione della Chiesa sia gli attacchi subiti dai due ultimi Papi sullo stesso tema
.
Grazie davvero per questa prova di professionalita'.
R.

PAPA: CHIESA CONDANNA PROMISCUITA' PRIMA CHE IL CONDOM

(AGI) - CdV, 18 mar.

(di Salvatore Izzo)

"La posizione della Chiesa in merito all'uso del preservativo come prevenzione dell'Aids non e' cambiata, resta quella di Giovanni Paolo II", ha dichiarato oggi a Yaounde' il portavoce vaticano padre Federico Lombardi sommerso dalla marea montante delle polemiche suscitate dalla frettolosa sintesi diffusa ieri dai media circa le affermazioni fatte dal Papa sull'aereo che lo portava in Africa.

E non e' bastato nemmeno diffondere il testo integrale delle dichiarazioni, che escludevano qualunque nuova condanna e si basavano sull'esperienza concreta dei cattolici impegnati nella lotta all'Aids.

Le stesse polemiche, d'altra parte, avevano accolto Giovanni Paolo II a San Francisco nel 1987 e anche in quel caso non ci fu nulla da fare per frenarle, nemmeno basto' che il Papa abbracciasse e baciasse un bambino malato di Aids.

Fuori dal Centro visitato dal Pontefice polacco, infatti, gay e lesbiche vestiti da "papa" distribuivano ai passanti condom come se fossero caramelle . Ed e' proprio questo che la Chiesa non vuole fare: distribuire essa stessa i condom. Un rifiuto che davvero non ne impedisce il libero commercio, anche in Africa. Quanto a verificare se questi mezzi poi sono sufficienti a sradicare l'Aids, il problema resta aperto: i medici cattolici, ad esempio, sono d'accordo con Ratzinger e dicono di no, avvertendo anzi che il preservativo puo' dare una falsa sicurezza e quindi ha l'effetto di favorire i rapporti promiscui e finisce cosi' con il favorire anche la diffusione dell'Aids.
Il problema riguardo al "no" ribadito dal Vaticano pero' e' un altro, sganciato dagli effetti pratici del condom sull'epidemia: la Chiesa ha legittimamente una sua dottrina morale sul matrimonio, unico luogo lecito per i rapporti sessuali e distribuire i condom confliggerebbe proprio con il Catechismo che al numero 2391 recita: "l'unione carnale e' moralmente legittima solo quando tra l'uomo e la donna si sia instaurata una comunita' di vita definitiva. L'amore umano non ammette la prova". Esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro". Inoltre, per il Catechismo (come per l'enciclica 'Humanae Vitae' e il Magistero convergente degli ultimi Papi) "e' intrinsecamente cattiva ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione". Sono questi in realta' i termini del problema.
Alcuni teologi, vescovi e cardinali, tra i quali l'ex arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, hanno pero' sostenuto la liceita' del preservativo se utilizzato all'interno di una coppia sposata, quando uno dei coniugi e' sieropositivo e non puo' sottrarsi ai doveri coniugali. Ed e' solo cosa fare in questa disgraziata eventualita' che divide dalla dottrina tradizionale quanti nella Chiesa sostengono la linea piu' morbida. "Non sara' la Chiesa a promuovere il profilattico" e su questo punto non possono esserci posizioni diverse, ha assicurato qualche mese fa il card. Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, sottolineando che fuori dal matrimonio i rapporti sessuali non sono mai leciti e dunque il problema non e' il condom. Su questo, ha rilevato, c'e' identita' di vedute anche con l'ex arcivescovo di Milano. Quanto all'ipotesi di un pronunciamento in merito, che sembra ora piuttosto improbabile, Barragan ha spiegato: "abbiamo chiesto ai nostri teologi ed ai nostri consultori di condurre uno studio su questo punto specifico, se cioe' all' interno di una coppia di cui uno dei due coniugi si e' infettato puo' essere lecito l'uso. Al termine daremo le nostre conclusioni al Papa e lui dira' cosa e' piu' conveniente fare". Il cardinale messicano ha raccontato che anche Giovanni Paolo II era preoccupato della piaga dell'Aids ma ha precisato che sara' ora Benedetto XVI a decidere se pronunciarsi su questo problema, con un documento che, dunque, "potrebbe esserci come non esserci".

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3 commenti:

euge ha detto...

Un grazie a Izzo e Raffaella per la pubblicazione di questo articolo.

gemma ha detto...

chi vuol capire e far capire senza cercare solo la polemica sa come fare, soprattutto chi da anni si occupa di cose vaticane. Poi il commentatore può anche dissentire, ma non si può far finta di essere un marziano appena sceso sulla terra che non ha mai sentito un papa parlare di certe cose. In genere i confronti con Giovanni Paoli II si sprecano, invece in questa occasione politici, giornalisti e associazioni paiono aver conosciuto solo Benedetto XVI. Un grazie a Izzo
e, se posso permettermi, la sala stampa vaticana la vedo troppo sensibile e intimidita dalle reazioni del mondo (inevitabili su certi temi). In questi casi,visto che in fondo si tratta di continuità magisteriale su principi indigesti per gran parte del mondo, credo che infiocchettare le parole del Papa per renderle più gradite non serva e sia solo controproducente.

Raffaella ha detto...

Amen!