martedì 17 marzo 2009

Nell'incontro con i giornalisti durante il viaggio aereo il Papa propone una lettura dell'attuale crisi alla luce dei valori cristiani (Osservatore)


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Nell'incontro con i giornalisti durante il viaggio aereo il Papa propone una lettura dell'attuale crisi alla luce dei valori cristiani

Più solidarietà per l'Africa

dal nostro inviato Mario Ponzi

Il Papa non va in Africa con programmi politici o economici ma con un programma religioso, un programma di fede, una proposta etica. È stato lo stesso Benedetto XVI a puntualizzare così le motivazioni del suo viaggio parlando ai giornalisti durante il volo verso la capitale del Camerun, Yaoundé.
La crisi economica mondiale e i suoi riflessi sul continente sono stati uno dei temi centrali della tradizionale conferenza stampa a bordo dell'aereo, decollato da Fiumicino alle 10.25 di martedì 17 marzo. La causa della recessione - ha detto il Papa - è soprattutto di carattere etico, perché "dove manca l'etica, la morale, non può esserci correttezza nei rapporti". Durante la sua visita il Pontefice parlerà di Dio e dei grandi valori della vita cristiana, offrendo su questo terreno anche un contributo all'analisi e alla comprensione della crisi economica.
Al riguardo Benedetto XVI ha assicurato che farà appello alla comunità internazionale perché sia solidale con l'Africa. "La solidarietà e la carità - ha affermato - fanno parte della cattolicità. Dunque, è proprio dai cattolici che mi aspetto qualcosa di più". Il Papa ha accennato anche alla prossima enciclica dedicata ai temi sociali, rivelando che era già pronta e stava per uscire. Ma poi - ha spiegato - si è scatenata la tempesta e, di conseguenza, sono state riviste alcune cose alla luce dei nuovi avvenimenti per cercare risposte sempre più confacenti.
A chi gli chiedeva un commento sull'immagine di un Pontefice "solo" diffusa in questi giorni dai media dopo la recente lettera ai vescovi del mondo, Benedetto XVI ha risposto: "Devo dire che mi viene un po' da ridere del mito della solitudine del Papa". E ha assicurato che quotidianamente riceve i suoi più stretti collaboratori, incontra presuli e ha colloqui con tutti i vescovi che vengono in Vaticano. Nei giorni scorsi ha anche ricevuto alcuni vecchi compagni di ordinazione sacerdotale. Dunque "nessuna solitudine", perché - ha confidato - "sono strettamente circondato da amici".
Il Papa ha poi confermato di andare in Africa con gioia, per incontrare un popolo ricco di fede. Riferendosi in particolare alla comunità cattolica, Benedetto XVI ha parlato di una Chiesa molto vicina alla gente, presente con tutte le sue istituzioni accanto ai poveri e ai sofferenti. Certo - ha ammesso - la Chiesa non è "una società perfetta". Per questo egli farà appello anche a "una purificazione alla Chiesa". Ma si tratta - ha specificato - di una purificazione non delle strutture, ma del cuore e della coscienza, perché le strutture sono il risultato di ciò che è il cuore.
Una delle domande ha preso in esame il contesto religioso generale del continente. A questo proposito il Pontefice ha riconosciuto che l'ateismo in Africa quasi non si pone, perché per gli africani è inconcepibile vivere senza Dio. Quanto al rapporto tra fede cattolica e sette religiose, ha ricordato che l'annuncio cristiano è un annuncio sereno, perché propone un Dio vicino all'uomo e dà vita a una grande rete di solidarietà.
Sulla diffusione dell'Aids nel continente africano, il Pontefice ha risposto che non ci sono realtà più efficienti nella lotta contro la terribile epidemia di quelle legate alla presenza della Chiesa. Del resto - ha puntualizzato - non si può vincere l'Aids con il denaro, tantomeno con la distribuzione dei preservativi. Due le risposte offerte dalla Chiesa: umanizzare la sessualità e aiutare l'uomo anche nelle situazioni di sofferenza.
Il Papa concludendo la conversazione - di cui pubblicheremo la trascrizione integrale - ha parlato dei "segni di speranza" che si possono cogliere oggi nella realtà africana. La nostra fede - ha detto - è speranza. Chi porta la fede porta speranza. In Africa - ha rilevato - ci sono nuovi Governi, nuove disponibilità nella lotta contro la corruzione, che è uno dei più grandi mali da sconfiggere. E le stesse religioni tradizionali si stanno aprendo al messaggio evangelico, perché cominciano a vedere che il Dio dei cattolici non è un Dio lontano. Il Papa ha ribadito la sua fiducia nel dialogo interreligioso e parlando dei rapporti con i musulmani ha assicurato che con loro sta crescendo il rispetto reciproco nella comune responsabilità etica.

(©L'Osservatore Romano - 18 marzo 2009)

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Non so se qualcuno abbia fatto notare che il Papa ha un bel nero sul suo stemma: speriamo che lo notino almeno gli africani. Saluti, Eufemia

Anonimo ha detto...

Su Zenit un bell'articolo sull'accoglienza riservata al Papa in Camerun da Musulmani e Protestanti. Maria Pia

Vatykanista ha detto...

Raffa, segnalo tre cose molto interessanti (di cui la prima senz'altro on topic) :


http://cathcon.blogspot.com/2009/03/benedictine-abbot-primate-condoms-not.html

http://cathcon.blogspot.com/2009/03/cardinal-hoyos-speaks-on-williamson.html


http://cathcon.blogspot.com/2009/03/jewish-pressure-for-pope-to-lay-aside.html

Vatykanista ha detto...

Maria Pia, grazie. Ieri sera sono stato veramente deluso dalla di solito 'neutrale' Euronews che nel suo servizio ha sollevato un polverone su come la visita del papa riduce in ginocchio finanziariamente il Camerun, con tutte interviste anti-papa (di una protestante 'i protestanti mi danno cose che il cattolicesimo non mi avrebbe dato' e di un abitante contrario alla visita).

Raffaella ha detto...

Grazie!!! :-))
R.