martedì 17 marzo 2009

Se questo è un Papa debole...(Baget Bozzo)


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Su segnalazione di Alessia leggiamo:

Se questo è un Papa debole

GIANNI BAGET BOZZO

Un Papa che ammonisce una vasta corrente episcopale accusandola di essere motivata dall’odio non è un Papa debole. Esercita in pienezza il carisma petrino e ricorda le parole sulla «sporcizia» della Chiesa, che da cardinale indicò nella cerimonia penitenziale romana negli ultimi giorni di Giovanni Paolo II.
Ora accusa dei vescovi d’«avere bisogno di un gruppo almeno, al quale non riservare alcuna tolleranza, contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio». Significa che una parte dell’episcopato ha visto la comunità di Econe un capro espiatorio contro cui affermare la propria identità. E Benedetto ha visto se stesso oggetto di quest’odio. Se qualcuno osa avvicinarsi a Econe, anche se è il Papa, «perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo». Non si può chiamare debole un Papa che rivolge l’accusa di avere l’odio come mezzo d’identità a grandi correnti episcopali e teologiche, a una cultura cattolica dominante.

Non lo si può descrivere con l’immagine di un teologo raccolto nei libri e inteso a scrivere la vita di Gesù.

Benedetto non è un Papa teologo, è un Papa spirituale che usa radicalmente il carisma di Papa come potere profetico rivolto alla Chiesa universale.

Ma la cosa più grave che il Papa ha detto è d’aver avuto soccorso dagli amici ebrei che l’«hanno aiutato a togliere di mezzo prontamente il malinteso e a ristabilire l’atmosfera di amicizia e fiducia» verso una persona il cui lavoro teologico era stato rivolto fin dall’inizio con un ruolo di protagonista a promuovere «tutti i passi di riconciliazione per cristiani ed ebrei fatti a partire dal Concilio». Un aiuto che non è giunto al Papa dall’Israele spirituale, la Chiesa, gli è giunto dall’Israele carnale, le autorità dell’ebraismo e dello Stato d’Israele. È singolare questa congiunzione che si è posta tra il mondo ebraico e l’autorità spirituale del Papa romano. Ciò dà un quadro nuovo al lungo pellegrinaggio del Papa in Terra Santa, in cui i temi del rapporto tra Israele e la Chiesa saranno posti in piena luce. Ma la forza di papa Benedetto verso coloro che vedono il Vaticano II una rivoluzione nella Chiesa tesa a recepire il moderno come rifondazione dell’esistenza storica del cattolicesimo sino ad annullare il concetto stesso di cattolicesimo, sta nel fatto che la congiuntura intesa come il «segno dei tempi» da Giovanni XXIII è crollata nei fondamenti ed è rimossa dalla realtà. La grande abdicazione della Chiesa di fronte alla modernità ha situato la corrente progressista modernista fuori dai nuovi segni dei tempi: l’avvento della tecnica, la via del razionalismo, l’eclissi della filosofia moderna, la società mondiale, l’emersione dell’Islam e delle potenze dell’Asia.
Il Vaticano II si muoveva nella società eurocentrica nel secondo millennio, il terzo millennio vede altri tempi.

Se la Chiesa d’oggi s’inginocchiasse dinanzi al mondo non troverebbe alcun mondo disposto a raccogliere l’omaggio. Il riallacciamento della Chiesa postconciliare con la Chiesa dei millenni è la condizione per cui la Chiesa può fondarsi in Dio e non sull’egemonia delle opinioni.

Non è finita la storia, ma la storia del ‘900 è sicuramente finita. Per questo il Papa pone a tutta la Chiesa, e anche a Econe, di fare un gesto di fiducia in lui, che ha espresso da teologo, da cardinale e da Papa, la continua fondazione della Chiesa nella Tradizione e nella sua fedeltà al Cristo vivente in essa. I colloqui tra Roma ed Econe continueranno e il Papa spera di coglierne il frutto.

Se questo è presentato come un Papa debole, vorremmo sapere cosa dovrebbe fare un Papa forte. Se forte vuol dire essere veramente Papa.

© Copyright La Stampa, 17 marzo 2009 consultabile online anche qui.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Don Baget Bozzo è sempre un "grande!!!"

Vatykanista ha detto...

Raffa (ed Eufemia, e...) ti/vi segnalo questo :

http://www.kreuz.net/article.8844.html

che sembrerebbe confermare certi miei ingenui dubbi 'canonistici' della prima ora, circa la posizione di Mons. Wagner post-dispensa.

Da tradurre.

Anonimo ha detto...

A proposito della poco felix Austria. Sul blog messa in latino aggiornamento sulle vicende del prete concubino di Linz.
Alessia